NBA The Run – Recensione
Codice digitale fornito gratuitamente dal produttore/editore per fini editoriali.
Al tempo della scuola l’inizio dell’estate significava solo una cosa: libertà. Personalmente, a questa sensazione si aggiungeva anche l’inizio delle partite serali al campetto con gli amici, il modo perfetto per saziare quella voglia di basket che, vista la fine dei campionati, si faceva sempre più accesa.
Oggi che purtroppo c’è sempre meno tempo per le scampagnate al campetto, c’è anche meno modo di colmare questo vuoto. Quando però ho visto l’annuncio di NBA The Run, ho pensato che forse per quest’estate potevo aver trovato un’ancora di salvataggio.
Il nuovo titolo di Play by Play Studios si propone con forza di prendere il posto del leggendario NBA Street. L’obiettivo del gioco, infatti, è quello di ricreare le vibes del campetto a cui si unisce la spettacolarità delle mosse realizzate dai mostri sacri del basket americano.
Il ricco roster di The Run promette schiacciate folli, caviglie spezzate, triple ignorantissime e trash talking sotto forma di provocazioni come se piovessero.

Struttura e modalità: tra tornei lampo e ruote degli imprevisti
Partiamo subito dalla nota dolente riguardo la struttura di NBA The Run: il titolo è esclusivamente multiplayer. L’assenza totale di una modalità single player a mio avviso toglie molta profondità e longevità al pacchetto.
Con questo non si intende che il gioco avrebbe dovuto creare un vero e proprio impianto narrativo con una storia incredibile da raccontare; tuttavia, cercare un modo per regalare agli utenti un’avventura da giocare in solitaria sarebbe stato decisamente apprezzabile.
L’offerta che propone il titolo è composta da tre modalità online, denominate Solos, Squads e Friends. Nella modalità Solos avrete il controllo di un solo giocatore, mentre gli altri due membri del team verranno scelti dal matchmaking automatico.
In Squads, invece, sceglieremo e controlleremo tutti e tre i giocatori del team in un classico 3v3 contro un team avversario.
Infine, la modalità Friends funziona esattamente come la modalità Solos, con la variante fondamentale che al posto di due sconosciuti potremo scendere in campo con i nostri amici.
Quest’ultima è senza dubbio la modalità consigliabile per vivere l’esperienza di NBA The Run nella maniera più divertente e godibile possibile. Nel caso non abbiate compagni disposti a prendere parte al vostro team, il consiglio è di virare sulla modalità Solos, decisamente più a fuoco rispetto a Squads.
Le partite si inseriscono in una dinamica a torneo: vincendo quattro partite di fila (ottavi, quarti, semifinale e finale) si vincerà il titolo di campione. Il focus è tutto sulla velocità: basti pensare che un intero torneo può durare al massimo 10 minuti, con partite che variano tra i 2 e i 4 minuti ciascuna.
A creare un po’ di imprevedibilità e varietà c’è una dinamica in stile “ruota degli imprevisti” all’inizio di ogni match, che proporrà ogni volta regole diverse: canestri segnati da alley-oop che valgono tre punti, stamina infinita, tiri da tre che valgono 4 punti e così via.

Il fattore campo (e il fattore caso)
Il feeling iniziale con il gameplay di NBA The Run può considerarsi piacevole: il gioco è fluido, le animazioni sono ben strutturate e sono realizzabili con una combinazione di tasti non eccessivamente complessa. Agli occhi di chi guarda, assistere a questi 3v3 così frenetici è molto godibile e divertente.
Il problema si riscontra però pad alla mano. In più di un’occasione ho riscontrato alcune criticità che rendono le partite decisamente meno godibili nel momento in cui siamo noi a controllare i giocatori.
A differenza di un NBA Street in cui a fare la differenza erano la bravura tecnica nel padroneggiare le varie meccaniche e il tempismo perfetto, in NBA The Run si ha la costante sensazione che le azioni siano governate dalla casualità più che dalle reali abilità di chi gioca.
Questo, abbinato a una frenesia portata al massimo livello, rende spesso le partite frustranti: pur compiendo i movimenti e le combinazioni giuste, molte volte i canestri non riescono per motivi inspiegabili.
Per quanto riguarda la progressione, si avverte un fastidioso senso di vuoto. Finire un torneo non regala una reale soddisfazione: il sistema di ricompense non è appagante e per poter sbloccare anche quei pochi elementi aggiuntivi di cui è composto il gioco ci vorranno ore e ore di sessioni.
Con le poche monete guadagnate sarà possibile acquistare per lo più elementi cosmetici, come divise nuove o provocazioni, oltre a mosse speciali di ball-handling o schiacciate che però aggiungono poco a livello di gameplay effettivo, se non la pura soddisfazione visiva.

Il richiamo del passato: stelle NBA e leggende del campetto
Il roster di NBA The Run è stellare. Oltre alla selezione delle attuali stelle NBA tra cui spiccano i nomi di Stephen Curry, Kevin Durant, Nikola Jokic, Anthony Edwards e, ultimo ma sicuramente non per importanza, LeBron James, avrete la possibilità di controllare anche leggende dello street basket come Destiny “DJ” Jackson o Shen Tong.
In più, avrete modo di sbloccare anche le loro varianti storiche: potremo quindi giocare con il Durant dei Seattle Supersonics, il Curry degli inizi a Golden State oppure il LeBron formato Miami Heat. Tuttavia, per poterli avere a disposizione sarà necessario un grinding quasi infinito che molti utenti non saranno disposti ad affrontare.
Dal il punto di vista grafico, il design cartoonesco scelto per i giocatori è fantastico. Anche i campi dove si disputano le partite sono colorati, unici e ben caratterizzati. La ciliegina sulla torta è però il commento audio affidato alla leggendaria voce di DJ Bobbito Garcia, da sempre un marchio di fabbrica per titoli di questo genere.
Piccola nota a margine: la telecronaca è ovviamente solo in inglese e spesso le traduzioni dei testi in italiano sono rivedibili. Basti pensare che quando giocherete sul leggendario campo di “Venice Beach”, il gioco lo tradurrà letteralmente in “Spiaggia di Venezia”.

Conclusioni
NBA The Run è il classico esempio di titolo che ha il cuore nel posto giusto, ma a cui mancano le gambe per correre davvero.
Play by Play Studios è riuscita nell’impresa non facile di confezionare un prodotto esteticamente delizioso, arricchito da un roster che farà battere il cuore di ogni appassionato grazie a chicche nostalgiche come KD in maglia Sonics o LeBron in versione Miami Heat.
La voce di DJ Bobbito e il design dei campetti creano quell’atmosfera street che cercavamo disperatamente per colmare il vuoto post-Playoff.
Il problema sorge quando si posa l’occhio sul tabellone del punteggio a fine partita. L’assenza totale di una modalità single player taglia le gambe alla longevità, mentre un gameplay fin troppo caotico e legato alla casualità – più che al reale talento col controller – impedisce a NBA The Run di raccogliere la pesante eredità di NBA Street.
Se a questo aggiungiamo un sistema di ricompense poco stimolante e un grinding eccessivo per sbloccare le versioni storiche dei giocatori, l’entusiasmo iniziale rischia di sgonfiarsi rapidamente.
NBA The Run, in definitiva, è il gioco perfetto per staccare il cervello e farsi due risate in chat vocale con gli amici per una decina di minuti? Assolutamente sì. È l’arcade cestistico definitivo che stavamo aspettando? Purtroppo no.
È il gioco perfetto per staccare il cervello e farsi due risate? Sì. È l'arcade cestistico definitivo? Purtroppo no.
Pro
- Roster eccezionale
- Direzione artistica azzeccata
- Atmosfera street al top
Contro
- Gameplay troppo casuale
- Progressione e ricompense piatte
- Localizzazione approssimativa