Splatoon Raiders – Recensione

Recensito su Nintendo Switch 2

Editoria & Trasparenza

Codice digitale fornito gratuitamente dal produttore/editore per fini editoriali.

Splatoon Raiders Recensione Cover

Arrivo a questa Splatoon Raiders Recensione pronto a rimangiarmi più di un pregiudizio, perché Nintendo è un’azienda che negli anni ha saputo coltivare un’autentica pletora di mascotte a cui attingere, e mi vengono in mente Super Mario, The Legend of Zelda e Metroid, ma anche Pokémon, Pikmin e persino quel recente Star Fox che ha da poco riportato in pista la sua volpe spaziale.

Eppure, in tempi tutto sommato recenti, dal calderone della Grande N è emersa una proprietà intellettuale capace di imporsi fin da subito, ovvero Splatoon, una serie sgargiante che ha fatto della propria identità cromatica uno dei suoi tratti più riconoscibili.

Nata quasi in sordina su un hardware sfortunato come Wii U, è poi deflagrata con Splatoon 2 su Nintendo Switch, spalancando le porte di un franchise che ancora oggi conserva un seguito imponente.

Il fenomeno, badate bene, è molto più caldo di quanto si percepisca alle nostre latitudini, perché se in Italia Splatoon resta un affare quasi di nicchia, nel Sol Levante si è trasformato in un autentico culto di massa, un po’ come lo è Call of Duty dalle nostre parti, tra tornei, team competitivi, eventi, gadget e persino spettacoli musicali.

Proprio per questo, quando è stato annunciato questo spin off, in arrivo il 23 luglio 2026 in esclusiva su Nintendo Switch 2 dopo un lungo corteggiamento fatto di trailer e presentazioni dedicate, la mia curiosità si è accesa all’istante.

Del resto se ne parlava da tempo, fin dal primo annuncio affidato all’app Nintendo Today, e con l’avvicinarsi del debutto le presentazioni si erano moltiplicate fino a un Direct interamente dedicato, segno di quanta fiducia la casa di Kyoto riponesse nel progetto.

Splatoon Raiders Recensione: molto più di uno spin off

Se l’annuncio aveva acceso la scintilla, la reazione immediatamente successiva, lo ammetto senza giri di parole, è stata parecchio più tiepida, perché questa Splatoon Raiders Recensione nasce proprio da uno scetticismo che ho dovuto smantellare un tassello alla volta.

Sulle prime avevo immaginato un semplice scorporo della Salmon Run, la modalità cooperativa introdotta ai tempi di Splatoon 2, una sorta di ondata in stile Call of Duty Zombie in cui, round dopo round, la difficoltà cresce fino a farsi davvero severa. Il timore, insomma, era quello di ritrovarmi di fronte a una trovata simpatica ma esile, un contentino confezionato per allargare il pubblico senza troppa sostanza alle spalle.

La vera impresa degli sviluppatori di Nintendo EPD consisteva proprio nel prendere tutto quello studio, quella moltitudine di armi, poteri e abilità accumulati in anni di capitoli principali, per travasarli in un’avventura che, sulla carta, di originale sembrava avere ben poco. 

È qui che si gioca l’intera partita, perché il rischio di un riciclo pigro era davvero dietro l’angolo, eppure basta qualche ora per accorgersi che la direzione imboccata è tutt’altra.

Chiarite le mie riserve iniziali, conviene mettere un minimo di ordine, perché in Splatoon Raiders si vestono i panni del Macchinista, un personaggio che è possibile plasmare scegliendo tra un Inkling e un Octoling e che scorta in elicottero il Trio Triglio, gli idoli musicali già ammirati in Splatoon 3, sulle tracce di un tesoro annotato su una mappa misteriosa. 

Splatoon Raiders Recensione

La rotta punta verso le Isole Spirhalite, una sorta di triangolo delle Bermuda che provoca un incidente e fa precipitare il velivolo, così che, una volta ripresa conoscenza, non resta che erigere un piccolo avamposto galleggiante, ovvero la base operativa che diventerà il fulcro dell’intera spedizione.

Quel presidio in mezzo al mare, all’inizio poco più di una zattera, si potrà ampliare passo dopo passo con nuovi moduli capaci di sveltire il lavoro successivo e di aggiungere servizi via via più raffinati, in un piccolo ciclo di gestione che fa da collante a tutto il resto. 

Da lì la partita decolla immediatamente, senza filmati interminabili né dialoghi prolissi, catapultando subito nel vivo dell’azione con i primi livelli che fungono da tutorial e che introducono con garbo le meccaniche di base, a partire da quella che considero la vera colonna portante dell’esperienza, vale a dire la mira.

Proprio la mira, del resto, è uno di quegli elementi che in Splatoon dividono i giocatori da sempre, perché convivono due scuole di pensiero, quella di chi si affida ai soli analogici e quella di chi sposa il giroscopio. 

Io milito con convinzione nella seconda fazione, dato che inclinare il pad per correggere il tiro mi pare tuttora il modo migliore per assaporare questi giochi, e il bello è che non vengono pretesi riflessi da fuoriclasse, perché ci si abitua in un lampo e la precisione arriva quasi da sé. 

Splatoon Raiders Recensione Mossa speciale

Nel mio caso ho impugnato il Pro Controller, ma il discorso non muta con le altre configurazioni, e chi parte prevenuto verso il giroscopio farebbe bene a concedergli una possibilità.

Proprio qui, tuttavia, si consuma un piccolo peccato capitale, dato che parliamo di un’esclusiva Nintendo Switch 2 e per giunta di uno sparatutto in terza persona, eppure di un controllo tramite mouse non vi è la benché minima traccia. 

Si tratta di un’assenza che pesa, perché la nuova console offre proprio quella possibilità e vederla ignorata lascia l’amaro in bocca, tanto che nutro il sospetto che Nintendo se la stia tenendo nel cassetto come asso da calare con un futuro Splatoon 4 che, ne sono certo, prima o poi busserà alla porta.

Se così fosse, sarà affascinante scoprire quanto quel tipo di mira potrà ridefinire il modo stesso di approcciare la serie, ma per il momento resta una feature pesantemente sacrificata.

Superato questo scoglio e assimilate le meccaniche di base, il gioco prende a stratificarsi componente dopo componente, ed è lì che ho colto di trovarmi al cospetto di qualcosa che eccede di gran lunga il semplice spin off. 

Se dovessi accostarlo ad altri titoli per rendere l’idea, direi che Splatoon Raiders è un calderone che amalgama tutto ciò che la serie ha edificato finora, una spruzzata di Diablo, e non sto affatto scherzando, una generosa manciata di dungeon crawler, una punta di Call of Duty Zombie e quella leggerezza stratificata che avevo apprezzato ai tempi di Minecraft Dungeons. 

Un accostamento che potrà sembrare azzardato, eppure rende bene l’idea di quanti registri diversi convivano nella stessa produzione.

Ciò che mi ha davvero conquistato, in ogni caso, risiede nel modo in cui ognuno di questi sistemi viene introdotto con calma ma con il giusto passo, senza mai rovesciare addosso al giocatore un’indigestione di menu e statistiche. 

Splatoon Raiders Recensione Isola

Progressione della storia, livelli, abilità, congegni e serbatoi entrano in scena uno alla volta, così che si mantenga sempre il controllo di quanto si sta imparando e, al tempo stesso, si riesca a goderne appieno. 

È un equilibrio tutt’altro che scontato, perché tenere insieme accessibilità e profondità è forse l’insidia più temibile per un titolo di questa natura, e qui viene aggirata con notevole eleganza.

Salmonoidi, tesori e il controllo del territorio

Ed è proprio questa progressione dosata a rendere il tutto così appagante, perché i raid disseminati sulle varie isole si consumano in un lampo, da un minuto e mezzo fino a cinque minuti al massimo, trasformandosi in piccole scorribande mordi e fuggi che funzionano a meraviglia e ne fanno un perfetto gioco estivo. 

Non è un caso, del resto, che produzioni simili diano il meglio proprio d’estate, ed esattamente come era accaduto con Assassin’s Creed Black Flag Resynced, uscito a luglio nel momento ideale per un’avventura intrisa di mare, isole e bottini da stanare, anche in questo caso il periodo di lancio calza a pennello.

Il meccanismo, se vogliamo, ricorda un po’ l’andare in palestra, dato che non ci si scolpisce dopo la prima seduta ma occorre tornarci con costanza, e il gioco asseconda questo ritmo modellandosi sul tempo libero di ciascuno. 

Splatoon Raiders Recensione Nemici

Ci si può concedere una manciata di sessioni fulminee tra un impegno e l’altro oppure lanciarsi in una lunga maratona, e in entrambi i casi ci si congeda dallo schermo con il sorriso sulle labbra, perché la sensazione di aver comunque strappato qualcosa alla giocata non manca mai, che si tratti di un’arma nuova, di qualche tesoro recuperato o di un semplice record limato.

Nel cuore di ogni spedizione, in ogni caso, ci si trova a fare i conti con i salmonidi, ed è qui che affiora l’unico grande cordone ombelicale con la serie madre, perché sono proprio loro il bersaglio storico della Salmon Run, questi bizzarri pesci mutaforma di specie, taglie e abilità disparate che in Splatoon Raiders si moltiplicano oltre ogni previsione. 

Sono rimasto sinceramente colpito dalla varietà dei nemici, che non si accontenta di riproporre qualche ritorno rimaneggiato dai capitoli precedenti ma sforna un numero cospicuo di specie inedite, spesso così singolari da spostare la domanda dal semplice come si elimina questo nemico al ben più insidioso come lo si tiene a bada mentre un altro incombe già alle spalle.

Del resto Splatoon è anche e soprattutto il controllo del territorio, quasi un tower defense in perenne movimento, perché nel frattempo bisogna spostarsi da un capo all’altro della mappa per estrarre i tesori dal terreno. 

Splatoon Raiders Recensione Mossa speciale

Per riuscirci occorre tinteggiare con l’inchiostro la zona circostante oppure raccogliere un certo quantitativo di uova di salmonide, un traguardo che si sblocca abbattendo i nemici giusti, fino a mettere le mani sul bottino colossale che suggella ogni livello e che va poi riportato alla base. 

In mezzo a tutto questo si esplora, si scovano segreti, si racimolano materiali e si ripuliscono aree, in un intreccio di attività che tiene costantemente le mani occupate e la mente vigile.

Con il procedere dell’avventura la posta si alza, perché i livelli diventano più affollati e articolati, e non di rado ci si ritrova non più sulla superficie dell’isola bensì nelle sue viscere, dove una trivella di supporto scava il terreno e impone di completare la discesa entro un certo lasso di tempo raccogliendo un tot di uova, in un chiaro omaggio alla Salmon Run che parte morbido salvo poi picchiare duro. 

Il tutto si può affrontare in solitaria oppure in compagnia, perché la componente cooperativa arriva fino a quattro giocatori, in locale o online, con una difficoltà che si adatta al numero dei partecipanti, e da lì nascono le sessioni più elettriche, quelle in cui si accorre in soccorso di un compagno o si invoca aiuto un attimo prima di soccombere.

Non tutto, però, si esaurisce in una singola incursione, perché capita spesso di tornare su un’isola già visitata per recuperare un tesoro sfuggito o per limare un tempo, dato che ogni livello nasconde molto più di quanto una prima corsa lasci intuire. 

È un invito continuo a rigiocare che non sa mai di riempitivo, perché a ogni ritorno si affrontano insidie diverse, si sbloccano scorciatoie e si mette insieme quel bottino che alla base si traduce poi in nuovi potenziamenti, alimentando un circolo virtuoso che difficilmente lascia scampo.

Armi, serbatoi e congegni: una stratificazione continua

A rendere ancora più corpose le partite concorrono gli stessi membri del Trio Triglio, perché Pinnuccia, Morena e Mantaleo si aggregano alla spedizione e irrompono con abilità speciali da innescare quasi fossero delle mosse finali, rivelandosi provvidenziali quando la mischia si infiamma e riuscendo a salvare la pelle, anzi le pinne, del giocatore.

La loro presenza, tra l’altro, ribadisce quanto la musica sia da sempre un tassello identitario di Splatoon, dato che il terzetto è prima di tutto un gruppo di idoli, e le loro incursioni portano in campo tanto un aiuto concreto quanto un innegabile tocco di scena.

Attorno a loro, però, gravita un impianto di crescita molto profondo, a partire dalle armi, che recuperano l’arsenale classico della serie con qualche novità più nella resa estetica che nella sostanza e che si dipanano lungo un sistema di rarità infarcito di bonus passivi. 

Splatoon Raiders Recensione Potenziamento

Ogni bocca da inchiostro possiede un proprio livello, si lascia potenziare e infligge danni crescenti, tanto più che la potenza offensiva aumenta anche in funzione delle statistiche complessive del personaggio, dalla salute massima ai valori d’attacco, così che ogni progresso si ripercuota sull’intero assetto. 

Più si avanza, più si trovano equipaggiamenti rari e performanti, in un rincorrersi di numeri che regala una soddisfazione quasi ipnotica.

Al di sopra di tutto questo si colloca il vero cuore pulsante del gioco, ovvero i tre serbatoi, quello leggero, quello potente e quello tattico, che incarnano di fatto le tre anime dell’esperienza. 

Chi predilige il movimento troverà nel primo il proprio alleato, chi ambisce a incassare come un tank si affiderà al secondo, mentre chi ama ragionare con gadget e strumenti eleggerà il terzo a compagno ideale, e la bellezza sta nel fatto che nessuna delle tre vie appare secondaria, perché tutte reggono l’urto e propongono un modo diverso di affrontare le medesime situazioni.

A ciascun serbatoio si possono poi abbinare due congegni, che in questo capitolo rimpiazzano le vecchie granate e si attivano con L ed R per assolvere ai compiti più disparati.

Splatoon Raiders Recensione Isola 2

Con alcuni congegni si può scattare in avanti o aggrapparsi con un rampino che toglie dai guai in un istante, con quelli potenti si scatena un colpo capace di ripulire ciò che si ha davanti oppure un pugno gigantesco calato dall’alto, mentre con quelli tattici, vi è uno dei miei preferiti, una torretta che apre a un ventaglio di soluzioni davvero sconfinato.

Il bello è che questi congegni si lasciano persino potenziare con add-on e slot supplementari, al punto che una singola torretta ne diventa due dal raggio più esteso, e lo stesso principio vale per ogni singolo congegno, moltiplicando le combinazioni fino a farmi girare la testa solo a immaginarle. 

È il celebre effetto Diablo, quello scandito da run continue in cui si sale di livello, si potenzia, si rastrella bottino e si riparte, prigionieri di un loop tanto semplice quanto ipnotico, e devo confessare che più di una volta mi sono detto una partita e poi basta salvo poi ritrovarmi a giocare per ore filate. 

A fare da collante c’è pure una trama di fondo che non ambisce al capolavoro, una di quelle classiche pensate per offrire il pretesto iniziale, che però cresce con qualche colpo di scena fino a un climax che, sinceramente, mi ha appagato più del previsto.

Tra qualche ombra tecnica e un verdetto convinto

Se c’è però un fronte su cui questa Splatoon Raiders è costretta ad abbassare i toni, quello è il comparto tecnico

Il gioco gira in modo egregio, con 60 fotogrammi al secondo granitici tanto in dock quanto in portatile e con i colori delle vernici che mutano di continuo restando splendidi, e va detto che in modalità portatile, complice lo schermo più raccolto, l’immagine guadagna perfino in nitidezza, pur ricordando che la nuova Switch non monta un pannello OLED.

Eppure il balzo rispetto a Splatoon 3 non è così vistoso come pregustavo, tanto che, senza voler calcare troppo la mano, credo che il titolo avrebbe potuto viaggiare senza affanni a trenta fotogrammi persino sulla prima Switch, viste le ambientazioni tutto sommato poco elaborate e piuttosto raccolte, con le fasi sotterranee ancora più chiuse e circoscritte. 

Splatoon Raiders Recensione Salmonoidi

È una riflessione che non intacca in alcun modo il divertimento, sia chiaro, ma che lascia la sensazione di un’occasione in parte non colta sul piano puramente scenografico, quasi che si sia preferito andare sul sicuro anziché osare.

A questa perplessità aggiungo una prima manciata di biomi un filo spenti e spaesanti, complice una colonna sonora deliberatamente straniante, costruita con un impasto di strumenti che spiazza e restituisce quella sensazione di smarrimento tipica dei momenti più folli della serie. 

Da un lato tutto ciò rientra pienamente nei canoni di Splatoon, che dello spiazzamento ha spesso fatto una cifra stilistica, dall’altro dalle isole mi sarei atteso più estro cromatico e più inventiva sin da subito, prima di approdare alle tappe decisamente più riuscite come la montagna, la zona lavica e i settori ghiacciati.

A raddrizzare la rotta ci pensano però i livelli sfida, che mi hanno rammentato da vicino quelli dell’Octo Expansion di Splatoon 2 (a parer mio il miglior contenuto aggiuntivo mai concepito nell’intera serie). 

Si tratta di prove che mettono al centro la padronanza dei singoli congegni, arrivando talvolta a privare del tutto delle armi e a costringere a ragionare con quello che passa il convento, e affrontarle regala quella meraviglia da veterano nel constatare quanto si possano rendere fresche perfino meccaniche già note. 

Splatoon Raiders Recensione Livello

Quando le luci si spengono sulle Isole Spirhalite e la base torna a dondolare silenziosa sul mare, resta la sensazione di aver messo le mani su qualcosa di raro, perché ciò che temevo fosse un semplice riempitivo si è rivelato un’avventura profonda, generosa e sorprendentemente vasta, capace di intrecciare la caccia al tesoro a una progressione che non concede tregua.

Al netto di un comparto tecnico che avrebbe potuto osare di più e di qualche isola iniziale un filo spenta, ci si ritrova invischiati in un loop tanto semplice quanto ipnotico, dove ogni run promette un bottino nuovo e ogni bottino spinge verso quello successivo, così che staccare diventa quasi un’impresa.

Che si arrivi da veterani navigati o si salpi per la prima volta verso queste acque, il verdetto per me non cambia, perché Splatoon Raiders è un tesoro in ogni senso, e non vedo l’ora di scoprire dove vorrà spingersi la rotta di questo nuovo filone.

9
Un tesoro, in ogni senso

Pro

  • Un impianto sorprendentemente vasto e stratificato, tra armi, rarità, serbatoi e congegni da combinare
  • Un loop ipnotico e raid mordi e fuggi che lo rendono il compagno estivo ideale
  • Bestiario di salmonidi ricchissimo, tra ritorni rimaneggiati e numerose specie inedite
  • Biglietto d'ingresso perfetto anche per chi non ha mai toccato la serie

Contro

  • Comparto tecnico sotto le potenzialità dell'hardware, con ambientazioni che sarebbero girate anche su Switch
  • I primi biomi e le isole iniziali risultano poco ispirati e un po' slavati
  • L'assenza dei controlli mouse su un'esclusiva Switch 2 è una feature sprecata
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