SpongeBob SquarePants Titani della Marea Recensione
Ci sono premesse che non puoi evitare, soprattutto quando ti trovi davanti all’ennesimo videogioco tratto da una serie animata famosa. E allora lasciamelo dire subito: guai a te se parti prevenuto. Guai a te se pensi che un titolo di SpongeBob sia materiale minore, roba per bambini, fast food videoludico da consumare e dimenticare.
Perché se c’è una cosa che la storia di questo franchise insegna, è che il mondo dei platform 3D colorati e spensierati ha ancora un suo pubblico, una sua dignità e, soprattutto, una sua identità ludica molto più solida di quanto ci si aspetterebbe guardando solo la copertina.
Chi più, chi meno, i giochi di SpongeBob hanno sempre avuto un loro carattere. A volte sgangherato, a volte sorprendente, ma sempre riconoscibile. E SpongeBob SquarePants Titani della Marea prova a posizionarsi esattamente qui: al confine tra tradizione e tentativo di evoluzione, tra fedeltà al brand e uno sguardo verso una generazione di console più esigente e affamata di pulizia tecnica.
Ed è proprio da qui che si comincia a capire cosa funziona e cosa invece rimane un’occasione mancata.
SpongeBob SquarePants Titani della Marea Recensione | Fantasmi allo sbaraglio
Con SpongeBob ci sono cresciuto, e non lo nascondo. Sono figlio di un’epoca in cui il videogioco del film di SpongeBob era sorprendentemente bello, quasi inspiegabile nella sua qualità e nel modo in cui catturava lo spirito della serie. Quel titolo ce l’ho ancora scolpito nella memoria, e forse proprio per questo ogni nuovo capitolo diventa un piccolo evento personale, un incontro con una parte di me che è rimasta nei corridoi della PlayStation 2.
Quando alla Gamescom ho provato SpongeBob SquarePants Titani della Marea l’entusiasmo era salito. Purple Lamp mi aveva confermato che si sarebbe trattato di un titolo solo current-gen, e il che, considerando il precedente The Cosmic Shake, mi sembrava quasi un nuovo inizio.

Nuova piattaforma, nuove ambizioni, nuovo contesto narrativo: uno scontro tra Re Nettuno e l’Olandese Volante che manda nel caos Bikini Bottom e innesca una meccanica di gameplay tanto strana quanto potenzialmente brillante.
Spongebob e Patrick si ritrovano infatti… scambiati. Uno è vivo, l’altro fantasma. Uno solido, l’altro etereo. Un’idea semplice, ma affascinante nel suo potenziale.
L’elemento centrale di SpongeBob SquarePants Titani della Marea è proprio lo swap istantaneo tra SpongeBob e Patrick. Una meccanica che all’inizio può sembrare gimmick, un vezzo narrativo trasformato in gioco, ma che dopo un paio d’ore rivela un’anima più interessante.
Patrick fantasma può usare una lingua ectoplasmatica per afferrare oggetti lontani, attivare piattaforme e interagire con elementi sospesi. SpongeBob, invece, rimane quello più concreto: salta, colpisce, plana, esegue attacchi speciali.
È nella fusione tra questi due ritmi che si costruisce buona parte del level design: salti che richiedono un cambio a mezz’aria, piattaforme da attivare al volo prima di ricambiare personaggio, piccoli enigmi ambientali che funzionano solo se si entra nel flow corretto tra i due.

E quando il gioco ingrana, il risultato è piacevole. Non innovativo, non rivoluzionario, ma coerente, giocoso, in pieno stile SpongeBob.
Il problema è che questa meccanica regge su un gioco che avrebbe bisogno di molto più spazio per respirare. Più varietà, più livelli, più sperimentazione. Perché SpongeBob SquarePants Titani della Marea dura davvero poco.
Non voglio fare il professorino del “più è lungo, meglio è”. Un gioco può durare tre ore ed essere un capolavoro di densità e ritmo. Ma qui siamo dalle 6 alle 7 ore, includendo qualche collezionabile recuperato, qualche costume, le 100 meduse, i pezzi di mutanda per aumentare la vita.
E proprio perché SpongeBob SquarePants Titani della Marea vuole essere lineare, più diretto e meno dispersivo rispetto ai precedenti, quella linearità avrebbe richiesto un rafforzamento altrove. Più momenti epici, più variazioni negli scenari, più senso di progressione.
Invece, quando arriva la fine, la sensazione è che mancasse “quel livello in più”, quello che fa dire: ecco, ora ha senso. Soprattutto perché la struttura non monzoniana del gioco elimina gran parte del fascino da collectathon che aveva reso Battle for Bikini Bottom e The Cosmic Shake così longevi.
SpongeBob SquarePants Titani della Marea Recensione | Un comparto tecnico finalmente solido
Qui però arrivano le buone notizie. E non poche. L’incarnazione attuale di SpongeBob e Patrick su next-gen è la migliore mai vista in un gioco della serie. Le animazioni sono fluide, piene di micro-dettagli, persino “pesanti” al punto giusto. Le inclinazioni del corpo, le smorfie, i movimenti mentre cambiano direzione: sembra davvero di avere tra le mani una versione videoludica moderna del cartone.
Purple Lamp da questo punto di vista si è superata e dopo il disastroso lancio di The Cosmic Shake, pieno di bug, glitch e crolli di performance, SpongeBob SquarePants Titani della Marea è un gioiellino di stabilità. Nessuno scivolone evidente, nessun impatto sul ritmo. Tutto scorre, tutto funziona.

Eppure, se da un lato c’è cura tecnica, dall’altro manca un po’ di ispirazione nella costruzione dei mondi. Bikini Bottom semi-distrutta funziona, il Krusty Krab fa sorridere, il Poseidome e la villa di Nettuno fanno la loro figura.
Ma il resto dei livelli sembra un po’ troppo derivativo, privo di quell’esplosione estetica che ci si aspetterebbe da un titolo con questa palette. È bello, sì. Ma raramente sorprende.
SpongeBob SquarePants Titani della Marea Recensione | Colonna sonora: dove sono finite le chitarre?
Parliamo del mio più grande rimpianto. SpongeBob, nei momenti epici, è sempre stato accompagnato da rock pompato, chitarre ridicole, riff esagerati. Il tie-in del film aveva una boss fight che ancora oggi ho nella testa: follia pura, ma perfetta.
In SpongeBob SquarePants Titani della Marea, invece, questa magia scompare. Le musiche sono carine, funzionali, ma quando arrivi ai boss… non succede niente. A volte rimane persino la stessa traccia del livello, appena più accelerata.
Un’occasione persa gigantesca. Ed è quasi un peccato, perché i boss sono ben fatti. Dopo la delusione colossale del finale di The Cosmic Shake, qui ci troviamo davanti a un climax sorprendentemente solido: divertente, vario, costruito con intelligenza.

Anche i nemici funzionano: cinque o sei tipi, introdotti inizialmente come mini-boss e poi riciclati nei livelli. Nulla che rivoluzioni nulla, ma tutto coerente, ben gestito, ben animato.
È proprio in queste parti che il gioco mostra cosa potrebbe essere stato con un po’ più di ambizione. Sì, perché Titani della Marea prova anche a nascondere piccole chicche da fan. Dieci TV misteriose (una maledizione trovarle tutte), piccole missioni secondarie, gare a tempo sulle scivolate in stile Battle for Bikini Bottom, attività rapide stile fetch quest.
E poi… la voce misteriosa. Quella presenza di David Hasselhoff che aleggia nel gioco come ricompensa dopo aver trovato 10 televisioni misteriose.
SpongeBob SquarePants Titani della Marea Recensione | La delusione del doppiaggio
Lo dico da giocatore adulto: a me non cambia nulla. Capisco l’inglese, anzi mi piace sentire le voci originali. Ma questo non è un gioco pensato solo per me.
Questo è un titolo perfetto per i bambini. Per la nuova generazione cresciuta a pane e SpongeBob. E privarli di un doppiaggio italiano che abbiamo sempre saputo essere eccellente è una scelta che limita la fruizione e l’impatto emotivo del gioco.
Purple Lamp mi ha detto che ci hanno provato, che ci hanno pensato, ma evidentemente non è bastato. E rimane un dispiacere forte.

SpongeBob Squarepants: Titani della Marea è un videogioco che sa divertire, soprattutto se entri nell’ottica giusta. È solido, pulito, ben costruito nelle sue parti essenziali, perfetto per chi vuole un’avventura leggera ma ben impacchettata.
Non è però il salto in avanti che ci si aspettava. È un gioco bello, ma troppo breve. Curato, ma non abbastanza ambizioso. Divertente, ma non memorabile quanto potrebbe essere.
Eppure, se questo è il nuovo punto di partenza per il futuro della serie, allora la base è ottima. Purple Lamp ha capito cosa funziona. Ha capito cosa migliorare. Ha trovato un equilibrio nuovo. Ora serve solo avere più coraggio.
Colorato, veloce, irresistibilmente SpongeBob.
Pro
- Animazioni splendide e comparto tecnico pulito
- Gameplay fluido e divertente
- Boss fight riuscite e ritmo solido
Contro
- Durata troppo breve
- Scenari e colonna sonora poco ispirati