The Walking Dead: Onslaught

The Walking Dead: Onslaught – Recensione PlayStation VR

Recensito su PlayStation VR
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Dopo uno sviluppo molto travagliato e tanta attesa, finalmente abbiamo potuto mettere le mani sul nuovo progetto di Survios, The Walking Dead: Onslaught. Un titolo per realtà virtuale dalle ottime potenzialità, e che sfrutta il suo nome ormai popolarissimo, grazie all’omonima serie TV di AMC.

We are the walking dead…

The Walking Dead: Onslaught si presenta come un FPS in realtà virtuale, con delle piccole meccaniche di crafting e gestione dell’accampamento molto marginali. Il titolo offre due modalità: la campagna, in cui interpreteremo Daryl Dixon, uno dei personaggi più amati della serie, mentre racconta di una sua disavventura al di fuori della città fortificata di Alexandria, attraverso 7 missioni completabili in circa 6 ore. Queste sono strutturate in lunghi tunnel attraverso i quali il giocatore dovrà affrontare una grande quantità di vaganti (e non zombie!). La scrittura non brilla particolarmente ma ovviamente, non è la trama il piatto forte di The Walking Dead: Onslaught; i ragazzi di Saviors hanno infatti puntato tutto sul gameplay, come ci si poteva aspettare da un titolo del genere.

La seconda modalità di gioco è quella di Scavenging: in queste brevi missioni lo scopo del giocatore sarà quello di recuperare più materiali e scorte possibili, per far aumentare il numero di sopravvissuti nell’accampamento e per riuscire a costruire nuovi edifici. Questo aspetto di raccolta materiali risulta però alquanto inutile per l’ampliamento della città, mentre le scorte di cibo faranno aumentare gli abitanti, che serviranno per avanzare nella campagna, in quanto si dovranno recuperare un certo numero di persone prima di poter passare alla missione principale successiva. La struttura di queste missioni è leggermente più aperta di quelle della campagna principale, sono infatti presenti più aree interne come negozi o garage. Durante la ricerca ovviamente ci troveremo ad affrontare i non morti, con una difficoltà aggiuntiva: saremo inseguiti da un’orda, la quale non potrà essere affrontata, e che ci porterà al game over se ci dovesse raggiungere. Questa meccanica aggiunge ancora più tensione durante le missioni, tensione che comunque si percepisce anche nelle missioni normali, soprattutto quando ci troveremo circondati dai vaganti.

Parlando di gameplay puro, The Walking Dead: Onslaught trasmette un bel feeling in quella che è la meccanica principale… uccidere. Ci sono però degli appunti da fare: se è vero che le uccisioni con il coltello o le varie armi bianche danno una bella soddisfazione, non si può dire lo stesso per quanto riguarda le armi da fuoco. Queste, oltre a non dare quasi mai la soddisfazione dell’headshot (che invece regala un colpo di coltello), risultano spesso poco precise e non calibrate benissimo con il movimento del controller. Purtroppo la tensione che si prova nelle primissime fasi di gioco quando ci si trova circondati dai morti, si perde un po’ andando avanti quando si capisce che spesso basta agitare il braccio armato di coltello per liberarsi nei momenti di difficoltà. Resta comunque sempre abbastanza terrificante trovarsi di fronte ad un’orda di non morti che cercano di mangiarti!

The Walking Dead: Onslaught

Macchinosità o motion sickness?

A far perdere un po’ l’immersione del giocatore nel mondo di gioco ci pensa il sistema di movimento: all’inizio ci viene fatto scegliere se usare il teletrasporto o muoversi oscillando il braccio disarmato, come a simulare la camminata, e questi due metodi funzionano entrambi abbastanza bene. Il problema arriva con la gestione della visuale, che viene controllata con i tasti X e O del PlayStation Move; si può scegliere se muovere la visuale di 45° o 30° ad ogni pressione, oppure con una rotazione più fluida tenendo premuto. Il primo di questi metodi risulta abbastanza macchinoso e spesso disorienta il giocatore, con la modalità di movimento fluido invece la situazione migliora per quanto riguarda la rapidità ma aumenta “vertiginosamente” il rischio di motion sickness. Consigliamo quindi di usare la prima opzione per la visuale, con la quale in qualche ora ci si abitua e si riesce a giocare abbastanza tranquillamente, soprattutto a chi soffre solitamente di motion sickness.

The Walking Dead: Onslaught

Anche l’occhio vuole la sua parte

Graficamente The Walking Dead: Onslaught su PlayStation VR rimane sugli standard degli altri titoli per il visore di Sony, con una particolare attenzione ai volti dei personaggi, su tutti quello di Norman Reedus, l’attore che ha prestato anche la voce al suo personaggio e che ormai, dopo aver partecipato allo sviluppo di Death Stranding, continua a lavorare nel settore dei videogiochi con grandi risultati. L’ambiente che circonda il giocatore non è mai troppo complesso o ampio, e per questo riesce a essere abbastanza dettagliato e gradevole da esplorare, anche se il colpo d’occhio risulta, già dopo un paio d’ore, molto ripetitivo. Da segnalare alcuni piccoli problemi di freeze, cali di frame, mentre l’audio si attesta comunque su ottimi livelli, con musiche che risulteranno familiari per chi segue la serie TV e un buon audio 3D in grado di far percepire al giocatore quando sta per essere attaccato alle spalle.

The Walking Dead: Onslaught

Personalità ne abbiamo?

Il più grande problema di The Walking Dead: Onslaught è la personalità: togliendo infatti la città di Alexandria e il volto dei personaggi, questo potrebbe essere un qualunque gioco di zombie in VR. Inoltre la trama principale non riesce a far venir voglia di continuare a giocare, anche a causa dell’avanzamento che viene bloccato continuamente dalle missioni secondarie, e la ripetitività di queste ultime che risulta essere probabilmente il difetto più grande della produzione.

The Walking Dead: Onslaught

Nonostante le potenzialità per essere un grande titolo ci fossero tutte, queste non sono state completamente rispettate dagli sviluppatori, che hanno confezionato comunque un prodotto di buona qualità, il quale però non riesce ad eccellere in nessun campo. L’ottimo feeling delle armi corpo a corpo viene bilanciato dalla quasi totale inutilità delle armi da fuoco, il buon comparto tecnico è reso quasi inutile dalla poca personalità presentata dal gioco, e il gameplay, tutto sommato abbastanza divertente, non basta, senza una trama più interessante, per attirare il giocatore verso la console, vista anche la ripetitività delle missioni.

6.2

Pro

  • Buon feeling con le armi bianche
  • Doppiaggio di Norman Reedus eccellente
  • Mantiene alta la tensione durante gli scontri

Contro

  • Tracciamento dei controller non precisissimo
  • Trama poco ispirata
  • Missioni a dir poco ripetitive
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