Tomb Raider: Underworld – Recensione Tomb Raider Underworld

La terza opera dei Crystal Dynamics

Per facilitare l’excursus temporale avvenuto fino ad oggi a tutti gli appassionati videoludici della saga di Lara Croft, ricordiamo che con Tomb Raider Underworld ci ritroviamo nel continuum della trilogia che è partita col capitolo Legend e dinanzi al terzo lavoro della Crystal Dinamics, che aveva curato anche l’Anniversary, remake del best seller primo capitolo della saga.
Il gioco sarà sviluppato in un perfetto multipiattaforma che andrà ad occupare tutte le branche possibili dell’ambiente videoludico. Quindi, si affaccerà su PlayStation2 e 3, Xbox360, PC, Nintendo WII e DS, offrendo ovviamente per quest’ultimo una diversa composizione, come si sta solendo fare negli ultimi lavori sviluppati in contemporanea su next gen e portatile. Intanto si nota la bocciatura, o stroncatura se preferite, di una versione per PSP, dopo il malandato esperimento avvenuto col capitolo precedente in ordine cronologico. Così facendo, tutti coloro che ebbero la possibilità di giocare il primo capitolo della trilogia, leggi Tomb Raider Legend, avranno la possibilità di giocare il seguito senza dover sobbarcarsi il costo aggiuntivo di una nuova console.

Madre

Avevamo lasciato Lara in una visione rivelatrice riguardante la presunta morte della genitrice nata dall’ultimo avvenimento in ordine cronologico: fulcro delle vicende lo scontro finale di Tomb Raider Legend, senza voler anticipare nulla a chi non ha ancora avuto modo di assistere in prima persona all’avvenimento e si accinge alla lettura di queste poche righe. Dopo aver recuperato quindi l’artefatto di Excalibur, e riposto il tutto nel posto adatto, la Croft è costretta dal suo animo ricercatore e di figlia a partire per una nuova avventura e continuare la ricerca della madre, che, come dice la controparte maschile della famiglia, dev’essere ancora viva. Avalon, Annwyn per i Celti, il Regno delle Fate, è il possibile posto dove la madre di Lara si è rifugiata, trovando un luogo migliore dove vivere: il tutto sembra in qualche modo legato in maniera indissolubile alla leggenda del martello di Thor, oggetto capace di ogni qualsivoglia pericolosa azione contro la razza umana. Partendo quindi con la sua equipe, Lara dovrà cercare artefatti quali la cintura e il guanto del dio nordico, fino ad arrivare ad impossessarsi del Mjollnir, il martello poc’anzi citato, e poter affrontare quello che Annwyn potrebbe nascondere al suo ingresso: un possibile dio, un possibile ritorno di Jacqueline Natha. Non mancherete, oltretutto, di ritrovare anche Amanda Evert nel corso della vostra avventura, costringendovi anche ad iniziare a credere che l’immortalità l’abbia voluta ricoprire di un velo piacente.

 

Una delle location che saremo costretti a visitare durante il nostro viaggio

Sicuramente non mancano spunti per un’ottima trama, piena di suspance e scoperte che apporteranno un ulteriore tassello nella ricerca di Amelia, la madre della vostra protesi digitale Lara. Nonostante tutto però sembra quasi scontato che ci sarà un errore di valutazione da parte della ricercatrice, che sarà costretta in un’altra avventura nell’ultimo capitolo della trilogia. Magari lasciar intendere che non ci sarebbe stato un continuum avrebbe stuzzicato più di una mente a credere che alla fine di questo capitolo ci sarebbe stata la risoluzione tanto attesa e ambita.

Tutte le strade portano a Avalon…o no?

Si parlava di avere tante possibilità, tante scelte e varianti di percorso per arrivare al proprio obiettivo, invece a quanto è risultato dalle prime ore di gioco la strada rimane sempre una sola, percorribile in un unico modo e senza soluzioni di intercambiabilità.
Analizzando le prime battute, troviamo una Lara davvero modernizzata che ha fatto molti passi avanti, a partire dalla movenza delle braccia, che ricalca moltissimo quella sviluppata da Altair in Assassin’s Creed per muoversi tra la folla, con l’unica differenza che qui avremo la vegetazione da spazzare via. Tante cose, poi, si potranno "spazzare via" grazie ad un ottimo motore fisico da far concorrenza a qualsiasi gioco di colluttazioni, se ne esistessero: nel vostro cammino, percorso, corsa, o come volete definirlo voi, potrete spostare tronchi, usare pietre come poggi per i vostri piedi e osservare il mondo da un’altra visuale, crearvi riparo contro dei possibili nemici e tutto quello che vi viene in mente. Le strade sono sempre intarsiate di enigmi, com’è giusto che sia nelle opere che riguardano l’esploratrice Lara Croft: niente di fin troppo difficile, comunque, tanto da farvi trovare la risoluzione in breve tempo. D’altra parte si tratterà sempre di saltare, aggrapparvi al momento giusto con una veloce e precisa pressione di un tasto apposito, mantenere l’equilibrio e guardarvi intorno per trovare il pertugio giusto nel quale lanciarvi. I controlli ricopiano esattamente quelli che si usavano nel capitolo precedente della trilogia, con l’aggiunta di un corpo a corpo, eseguibile col tasto più in alto nella croce del controller, uno scatto mentre si è in corsa e un lancio di granate, azioni eseguibili con i dorsali più prossimi alle croci. Altra aggiunta che forse farà storcere il naso a chi amava le movenze umane di Lara, saranno le acrobazie muro a muro, salti cui eravamo stati abituati nei migliori giochi d’azione nei panni di un guerriero o di un ninja: a quanto pare Lara va ben oltre questi limiti canonici.

 


Lara in un momento di precario equilibrio: una caduta potrebbe essere fatale

Potremmo anche dire che in questo ottavo capitolo Lara ha imparato ad amare la sporcizia; ma non pensate male, dopotutto Lara, da signora qual è, ci tiene al suo aspetto. L’evenienza purtroppo, e anche l’amore per la scoperta, l’hanno portata in ambienti angusti, tra piogge torrenziali e luoghi molto paludosi: spesso la vedrete ricoperta di fanghiglia, sporcata dalla pioggia, con delle macchie sulle parti del corpo lasciate scoperte dai vestiti, e quindi noterete una Lara che interagisce bene con la cornice che le si prospetta davanti. Basterà, per fortuna e come accade anche nella realtà, un po’ d’acqua di fiume, d’oceano, di fonte, per lavare la nostra eroina e portarla al suo splendore originale con qualche bel riflesso in più. Anche accovacciarsi, e dovrete farlo spesso per rotolare sotto dei piccoli passaggi altrimenti inarrivabili, sotto una caverna poco pulita, vi costringerà ad una uscita leggermente malandata, sotto l’aspetto della pulizia.

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