Disciples: Domination Recensione

Avyanna seduta su un trono con grandi ali scure spiegate alle spalle, all’interno di una cattedrale illuminata da luce soffusa.
Avyanna, ora regina di Yllian, alle prese con il peso del potere in Disciples: Domination.

Prima di cominciare questa recensione, hai bisogno di conoscere le origini di questa saga dark fantasy: Disciples: Domination è parte di una serie di videogiochi strategici a turni con elementi RPG ambientata nel mondo fantasy oscuro di Nevandaar (chiamato anche Sacred Lands, le Terre Sacre).

Questo mondo è tormentato da guerre tra razze, divinità e conflitti antichi tra fazioni e la storia mitologica fittizia descrive la creazione del mondo da parte di un’entità superiore, i conflitti tra angeli e demoni, e le forze in lotta per il controllo delle Sacred Lands.

Se conosci la saga e hai giocato a Liberation e non ti interessano gli spoiler prosegui pure con questo paragrafo, altrimenti passa pure più avanti al primo sottotitolo di questa recensione.

Il primo gioco della serie, chiamato appunto Disciples: Sacred Lands era uno strategico a turni con gestione della città che introdusse le principali fazioni, umani, nani, demoni e non morti (tutti con i nomi dedicati all’universo di Disciples).

Seguito diretto di Sacred Lands, Disciples II: Dark Prophecy, nel 2002, più popolare e con diverse espansioni, aveva meccaniche simili ma con più profondità tattica e nuove opzioni di storia per ogni fazione. Successivamente, nel 2009 introdusse battaglie più dinamiche con movimento delle unità su di una griglia.

Fu seguito poi da Disciples III: Reincarnation, ultimo capitolo della serie classica, e ultimo caro ai vecchi fan della saga.

Il nuovo corso moderno, ricominciato dopo anni di silenzio, prese vita nel 2021, tornando con Disciples: Liberation, sviluppato da Frima Studio, un team canadese con editore Kalypso Media. Questo prodotto è fondamentale per poter parlare di Disciples: Domination poiché è il sequel diretto di Liberation. Quindi, se vuoi evitare spoiler, fermati qui nella lettura e gioca pure Liberation.

Il mondo di Nevandaar è devastato da una guerra teologica permanente. E le sue fazioni sono manifestazioni di poteri cosmici.

L’Empire, umani teocratici, ordine e fanatismo religioso, la Legione dei Dannati, nella quale i demoni e il caos la fanno da padrone, le Orde di non morti, dove vivono non-morti e poi c’è l’Alleanza Elfica, gli elfi, che vivono di natura e libertà.

Dopo secoli di conflitti, il mondo è stanco. Le guerre divine hanno lasciato cicatrici profonde, ed è qui che nasce la storia di Avyanna.

Interfaccia di combattimento di Disciples: Domination con personaggi su una mappa esagonale e pannelli delle abilità.
Una schermata di combattimento tattico a turni in Disciples: Domination, con unità schierate su una griglia esagonale e abilità pronte all’uso.

Come dicevo, Avyanna è la protagonista, figlia di un signore della guerra di Yllian, una città-fortezza indipendente. Il padre di Avyanna viene assassinato durante un attacco politico/militare, in questo processo, Avyanna sopravvive grazie a un misterioso legame demoniaco e scopre di essere legata a una creatura chiamata Orion, un potente demone.

Questo legame è il fulcro della trama.

Durante il corso dei tre atti successivi di Liberation, Avyanna scopre che suo padre aveva stretto patti segreti con forze demoniache e che Orion è un prigioniero legato alla sua anima, inoltre, questo legame le concede potere, ma la corrompe anche lentamente.

Nei successivi 2 atti di Disciples: Liberation, la scoperta sulla storia di Orion svela che in realtà era un demone coinvolto per alterare il bilanciamento cosmico e che suo padre l’aveva imprigionato in Avyanna per usarlo come arma.

La tensione culmina quando Orion tenterà di fondersi completamente con Avyanna e di usare il suo corpo come portale.

E lì dovrai effettuare una scelta per determinare un finale. Qualunque sia il finale per cui hai optato, Avyanna diventerà una regina consolidata, il suo regno sarà potente ma le conseguenze del legame con Orion non sono finite.

NDR: Il gioco è completamente in inglese, per cui mi prenderò delle licenze di traduzione per alcuni termini.

Una regina tormentata reduce dai fatti di Disciples: Liberation

Il regno di Avyanna è instabile e Disciples: Domination comincia quindici anni dopo gli eventi di Disciples: Liberation, in cui Avyanna ha liberato Nevandaar dalla morsa tirannica degli dèi. Ora non è più una ribelle o una mercenaria, ma la Regina sul trono di Yllian.

Al principio del gioco, verrai posto in piena crisi di potere. Avyanna è tormentata da sogni inquietanti che la spingono a domandarsi se sia diventato “ciò che una volta ha combattuto” e dal peso delle responsabilità di guida.

Gli alleati più fedeli iniziano a sparire o a ritirarsi, frammentando le coalizioni che la regina aveva costruito. Inoltre, un nuovo nemico sta seminando discordia, follia e conflitti in tutto il regno.

L’idea di partenza è interessante: una sovrana che deve affrontare le conseguenze della propria assenza e il peso delle scelte passate.

Tuttavia, l’esecuzione non regge sempre le promesse. Il tono oscilla in modo incoerente, e la scrittura spesso scivola in dialoghi moderni e battute fuori contesto che smorzano la gravità del mondo. Avyanna stessa appare talvolta contraddittoria, con cambi di personalità poco giustificati.

I comprimari risultano generalmente meglio caratterizzati, ma l’insieme soffre di un ritmo narrativo disomogeneo. Il doppiaggio è limitato alla trama principale e alcune cutscene danno proprio l’impressione di essere poco curate. L’atmosfera, che dovrebbe essere uno dei pilastri della serie, finisce per perdere intensità.

Schermata di dialogo di Disciples: Domination con due personaggi e testo centrale attribuito a Helmer.
Una scena di dialogo tra due personaggi durante la campagna narrativa di Disciples: Domination.

Nessuna grande ambizione in questo nuovo capitolo

Dal punto di vista strutturale, Disciples: Domination riprende quasi integralmente le basi di Liberation. L’esplorazione della mappa avviene in tempo reale: si conquistano edifici produttivi, si raccolgono risorse e si completano missioni secondarie.

Ogni struttura genera materiali su base temporale nella vita quotidiana nostrana, incentivando una progressione anche passiva. Un po’ come succede con i giochi free to play e mobile.

Interessante l’introduzione (o meglio, l’espansione) del sistema delle “rimostranze”: nella sala del trono di Yllian si devono dirimere questioni politiche e conflitti tra fazioni, ottenendo reputazione o risorse in base alle scelte.

È una meccanica potenzialmente stimolante, ma nella pratica si riduce spesso a decisioni binarie e poco incisive, non ti verrà nemmeno la voglia di leggere il problema politico in questione e vedrai soltanto verso quale fazione vuoi aumentare o diminuire la tua reputazione nei loro confronti.

Schermata del Sistema di Rimostranze in Disciples: Domination con un personaggio inginocchiato davanti a un trono e un elenco di scelte diplomatiche.
Il Sistema di Rimostranze di Disciples: Domination, dove le fazioni presentano richieste politiche e il giocatore decide come intervenire.

La gestione dell’insediamento è semplificata: non puoi costruire strutture, puoi solo potenziare quelle già presenti. Il castello determina il limite di leadership, valore chiave per stabilire quante e quali unità portare in battaglia. Questo sistema è funzionale e può sembrare anche divertente all’inizio, ma nel lungo periodo risulta privo di grande profondità strategica.

Il mercato, invece, appare limitato: si possono acquistare materie prime con l’oro, ma non venderle né scambiarle, scelta che impoverisce le possibilità economiche.

Avyanna può scegliere tra quattro diverse classi – orientate rispettivamente a combattimento fisico, magia primordiale, supporto sacro o arti oscure – ciascuna con incantesimi specifici potenziabili.

L’equipaggiamento si ottiene tramite loot casuale e può essere migliorato fino a un certo livello, con possibilità di aumentare la rarità e aggiungere attributi.

I compagni offrono abilità uniche sia in combattimento sia durante l’esplorazione (teletrasporti, apertura di passaggi segreti, interazioni ambientali). Tuttavia, il sistema di romance è davvero molto superficiale: le scelte sentimentali non hanno conseguenze rilevanti e non generano vere reazioni nel gruppo.

Molti elementi RPG sembrano più ornamentali che sostanziali, sono sì presenti, ma il loro sviluppo lascia piuttosto a desiderare.

Visuale isometrica di Disciples: Domination con un personaggio che esplora un porto medievale illuminato da torce.
Esplorazione isometrica del mondo di gioco, con un porto e una nave attraccata presso una fortezza costiera.

Ma ci sono anche cose belle da dire su Disciples: Domination?

Dove Disciples: Domination convince un po’ di più, è negli scontri. Le battaglie su griglia esagonale sono dinamiche, leggibili e ben ritmate. Si possono schierare fino a dieci unità, più una retroguardia con funzioni di supporto passivo.

La gestione della leadership costringe a bilanciare unità di alto livello e truppe meno costose, almeno nelle fasi iniziali. Ogni unità dispone di quattro abilità, 2 utilizzabili, 1 passiva sempre in azione e 1 per quando sono in retroguardia. Per utilizzare le abilità o anche muoversi bisogna utilizzare i punti azione.

Posizionamento, sinergie e utilizzo delle abilità ad area fanno la differenza.

I boss introducono meccaniche aggiuntive che richiedono adattamento tattico. Rispetto a Liberation, il comparto visivo dei combattimenti appare migliorato: animazioni più fluide, effetti più incisivi e un impatto generale più soddisfacente. Gli scontri sono rapidi e facilmente adattabili aumentandone la velocità e altre opzioni di accessibilità.

Tecnicamente il gioco mostra qualche passo avanti, ma non abbastanza da definirlo evolutivo. L’interfaccia e alcune semplificazioni danno talvolta un’impressione “mobile”, come dicevo più su in questa recensione, poco in linea con le aspettative di un titolo PC.

La modalità Domination, sbloccabile dopo il completamento della campagna, aggiunge la possibilità di utilizzare tutti i compagni in battaglia e offre un finale alternativo, ma da qui a parlare di una rivoluzione del gioco ce ne passa.

Ho giocato una seconda partita prima della pubblicazione della recensione e i risultati?

Ho provato anche ad affrontare una seconda partita di Disciples: Domination scegliendo una classe diversa per Avyanna, sperando in un’esperienza sensibilmente differente. Tuttavia, il risultato non è stato particolarmente convincente.

Le differenze tra le classi si percepiscono in modo concreto solo dopo diverse ore di gioco, rendendo le fasi iniziali molto simili tra loro. Questo limita anche la rigiocabilità nel breve termine e dà l’impressione che la varietà promessa dal sistema di classi emerga troppo lentamente per avere un impatto significativo sull’esperienza complessiva.

Un altro aspetto che lascia l’amaro in bocca riguarda il peso delle scelte durante la campagna. Nonostante il gioco proponga numerose decisioni, sia nella gestione delle rimostranze sia nei momenti chiave della storia, il loro impatto sull’esperienza complessiva risulta limitato.

Le conseguenze sono spesso poco percepibili nel breve termine e raramente portano a cambiamenti nel mondo di gioco o nello sviluppo della trama.

Questo riduce il coinvolgimento, perché viene meno la sensazione di responsabilità e di influenza sugli eventi che ci si aspetterebbe da un prodotto con ambizioni narrative e ruolistiche.

Mappa di Disciples: Domination con icone di luoghi, risorse e missioni distribuite lungo una regione costiera.
La mappa di gioco di Disciples: Domination, con punti d’interesse, risorse e obiettivi di missione.

Disciples: Domination | In conclusione

Disciples: Domination è un seguito privo di ambizioni. Il sistema di combattimento rappresenta il suo punto migliore: migliorato e strategicamente anche appagante, se vogliamo. Tutto il resto, invece, rimane in una zona grigia.

La componente ruolistica appare abbozzata, la gestione economica limitata e, soprattutto, la scrittura non riesce a sostenere il peso di un universo che dovrebbe vivere di tensione teologica e oscurità morale.

Non è un brutto gioco. Ha una buona base tattica, ma un potenziale narrativo per niente sfruttato. Se sei un fan di Liberation, e ti è piaciuto il prequel, potresti trovare una continuità in Disciples: Domination, ma difficilmente assisterai a un salto qualitativo.

6
Un sequel che migliora il sistema di combattimento ma con una narrativa poco interessante, offrendo un'esperienza solida sul piano tattico ma meno convincente su quello atmosferico.

Pro

  • Sistema di combattimento profondo, veloce e visivamente migliorato
  • Boss fight con meccaniche interessanti
  • Buona varietà di unità e gestione della leadership strategica
  • Comparto tecnico negli scontri migliorato rispetto al prequel

Contro

  • Scrittura debole e dialoghi fuori tono rispetto all'ambientazione dark fantasy
  • Atmosfera poco incisiva e mondo di gioco troppo statico
  • Sistema economico limitato e mercato poco approfondito
  • Romance prive di conseguenze
  • Interfaccia e semplificazioni dal sapore "mobile"
Vai alla scheda di Disciples: Domination
Ti è piaciuto quello che hai letto? Vuoi mettere le mani su giochi in anteprima, partecipare a eventi esclusivi e scrivere su quello che ti appassiona? Unisciti al nostro staff! Clicca qui per venire a far parte della nostra squadra!

Potrebbe interessarti anche

Lascia un commento