Rumbral – Recensione

Recensito su PlayStation 5

RUMBRAL - Recensione

Non tutti i viaggi sono destinati a concludersi, alcuni si interrompono, si rompono e svaniscono nel momento in cui sembrano trovare un senso. RUMBRAL è uno di questi, la rappresentazione di un successo mancato, un finale che al tempo stesso sa di resa e sparizione. Il protagonista non salva nulla, nemmeno sé stesso e viene inghiottito, portato via, lasciandosi alle spalle il dubbio di ciò che è stato davvero.

RUMBRAL è un piccolo platform che si muove in una direzione ben precisa fin dai primi istanti. Il gioco si presenta come un’esperienza compatta e controllata, costruita attorno a un’atmosfera cupa e a una narrazione che rinuncia completamente alle parole, a perseguire un’idea di sorpresa con trovate rivoluzionarie, mostrando il lato più umano e genuino del videogioco.

Sviluppato da OSEA Innovations e pubblicato da Out of Mana e Dojo System, il titolo abbraccia una filosofia semplice ma chiara che consiste nel raccontare una storia senza spiegarla, nel suggerire un passato senza dichiararlo apertamente, all’interno di un mondo di gioco spoglio per chiara volontà del team di sviluppo e intriso di un mistero la cui risoluzione è lasciata in mano al giocatore.

RUMBRAL, un mondo oscuro che parla senza voce

L’elemento che in RUMBRAL colpisce immediatamente è il silenzio. Come detto, si tratta di un gioco che consapevolmente decide di non raccontare nulla al giocatore, omettendo di inserire dialoghi, testi esplicativi o una tradizionale guida narrativa. Tutto viene lasciato allo scorrere delle immagini, alle animazioni e al modo in cui gli ambienti si trasformano e cambiano davanti agli occhi del giocatore.

Anche il passato del mondo non viene mai spiegato in maniera diretta da una voce narrante, ma emerge lentamente attraverso la scoperta di oggetti sparsi nei vari scenari, spesso nascosti al di fuori del percorso principale. È una scelta che spinge il giocatore a osservare per cercare un significato tra i frammenti ma al tempo stesso non complica minimamente la raccolta degli oggetti.

Il protagonista, un umano che ricorda un automa, riconoscibile soprattutto per la maschera che indossa, si risveglia all’interno di un bosco, dando inizio all’avventura di RUMBRAL. Un dettaglio, quello della maschera, che sembra puramente estetico all’inizio, ma che acquista significato nel corso dell’esperienza e trova una sua collocazione più precisa verso la conclusione del gioco.

RUMBRAL - Recensione

Il mondo che viene attraversato è costruito in 2D, con elementi tridimensionali che arricchiscono la scena senza mai appesantirla. Ogni ambiente è immerso in tonalità scure, quasi soffocanti, che contribuiscono a creare un’identità visiva forte. In alcuni momenti, per atmosfera e costruzione, è difficile non pensare a produzioni recenti come Reanimal, soprattutto per quella sensazione costante di inquietudine sottile accompagnata da una colonna sonora sempre pungente.

A fare da contraltare alle tonalità scure che dominano l’esperienza intervengono alcuni scenari completamente immersi nel rosso, attivati attraverso le pozzanghere, elemento di gameplay che verrà approfondito in seguito. Questo cambio visivo non alleggerisce l’atmosfera, ma la estremizza maggiormente poiché il rosso, anziché rassicurare, amplifica il senso di inquietudine, rivelando un mondo ancora più spoglio e impoverito, quasi intriso di sangue.

Platform classico con un’identità precisa

Dal punto di vista del gameplay, RUMBRAL si inserisce nel solco già tracciato dai platform più tradizionali, arricchito da meccaniche tipiche dei puzzle game. Il movimento è quindi orizzontale, le azioni sono essenziali e il gioco non introduce funzionalità particolarmente complesse da far gridare al miracolo. Si salta, si esplora e si interagisce con l’ambiente per aprire nuove strade.

Il posizionamento degli oggetti e l’utilizzo delle altezze diventano fondamentali per raggiungere aree altrimenti inaccessibili e non c’è una reale difficoltà in questa fase, ma il design funziona perché accompagna il giocatore con gradualità. Si percepisce chiaramente l’intenzione di costruire una base solida su cui sviluppare idee più interessanti e di utilizzare il gameplay come mezzo per raccontare una storia.

Il gioco riduce all’osso anche l’azione. Sebbene, in alcuni intermezzi, compaiano dei nemici a inseguire il protagonista, allo stesso è permesso esclusivamente scappare o nascondersi, non potendo quindi combattere o sparare, restituendo l’impressione che il giocatore sia in netta inferiorità rispetto a tutto ciò che di ostile si trova all’interno dello scenario di gioco.

RUMBRAL - Recensione

La vera intuizione di RUMBRAL emerge quando il gioco introduce la sua meccanica principale. In diversi punti degli scenari, soprattutto in prossimità di porte bloccate o passaggi chiusi, sono state inserite delle pozzanghere rosse dall’aspetto quasi radioattivo, elemento di gameplay ma anche visivo, che permette di rompere con decisione la palette scura dominante.

Attraversare tali pozzanghere significa essere catapultati in una versione alternativa dello stesso ambiente, che altro non è se non il passato della stessa area, magari riferito a un periodo antecedente la minaccia che pare incombere. Una realtà parallela, quindi, che mantiene la struttura originale del mondo, modificando in modo sostanziale il posizionamento di alcuni oggetti o pezzi dello scenario.

Piattaforme che prima non esistevano appaiono improvvisamente, alcune cambiano posizione, mentre certi ostacoli cessano di rappresentare un problema. Questo sistema crea un dialogo costante tra le due dimensioni e obbliga il giocatore a ragionare in modo diverso, favorendo l’interazione tra i due mondi e lo spostamento tra gli stessi di oggetti.

Non si tratta solo di osservare ciò che si ha davanti, ma di immaginare come quello stesso spazio possa trasformarsi a seconda della realtà in cui ci troviamo. La risoluzione degli enigmi passa quindi attraverso l’uso intelligente di queste transizioni, sfruttando più pozzanghere all’interno dello stesso scenario per costruire percorsi alternativi utili per avanzare nel gioco

È una meccanica semplice nella sua concezione, ma che si dimostra efficace nella pratica poiché offre quel minimo di varietà necessario a mantenere viva l’attenzione all’interno di un titolo dai ritmi particolarmente flebili e tutt’altro che serrati, spezzando la continuità monotona del gioco e rappresentando senza dubbio l’idea di gameplay più interessante dell’intero progetto.

RUMBRAL - Recensione

RUMBRAL è un primo passo

Se da un lato, per i motivi già esposti, RUMBRAL riesce a costruirsi un’identità chiara, dall’altro paga una certa mancanza di evoluzione nel ritmo di gioco. Il titolo mantiene la stessa cadenza dall’inizio alla fine, senza particolari picchi o momenti di rottura. Questo si riflette anche sulla durata complessiva, proponendo un’esperienza che può essere conclusa in circa un’ora (ma anche meno), tempo estremamente contenuto che potrebbe lasciare la sensazione di qualcosa di incompleto.

È però importante contestualizzare RUMBRAL per valutarlo fino in fondo. Siamo di fronte alla prima opera di un team estremamente ridotto, un progetto che ha più il sapore di una dichiarazione d’intenti che di un prodotto finito nel senso più tradizionale. La mancanza di veri colpi di scena o di variazioni significative nel gameplay limita il coinvolgimento sul lungo periodo, ma non annulla quanto di buono costruito.

Si procede con interesse, senza picchi di urgenza, ma accompagnati da una coerenza stilistica che raramente viene meno. In quest’ottica, il lavoro svolto è più che positivo perché l’identità visiva di RUMBRAL è solida, la direzione artistica è coerente e la scelta di raccontare senza parole dimostra una volontà comunicativa precisa.

I limiti, soprattutto nella varietà e nella profondità delle meccaniche, restano evidenti, ma assumono un peso diverso se letti come parte di un progetto ancora acerbo. Più che difetti veri e propri, sembrano margini di crescita e più che un’opera compiuta, RUMBRAL ha il sapore di un primo passo, di un biglietto da visita, di un mezzo per mostrare una visione già riconoscibile.

In questo il gioco funziona meglio e mostra il proprio potenziale, come introduzione, come esordio che, pur nei suoi limiti, riesce a presentarsi con personalità e a lasciare intravedere qualcosa che merita di essere seguito. Io stesso, dopo aver provato la demo, mi aspettavo un’evoluzione più marcata sul piano del gameplay, e la mancanza di variazioni nel ritmo mi ha inizialmente lasciato perplesso.

Solo al termine dell’esperienza ho avuto modo di rileggere questa scelta sotto una luce diversa, non come un limite strutturale di RUMBRAL, ma come la volontà precisa del team di offrire al giocatore un racconto breve ed essenziale, più simile a un assaggio che a un pasto completo.

7.5
RUMBRAL è un’esperienza che punta tutto su atmosfera e intenzione più che sulla complessità. Non rivoluziona il genere e mostra chiaramente i limiti di una produzione ancora acerba, soprattutto nella varietà e nel ritmo, ma riesce comunque a lasciare il segno grazie a una direzione artistica solida e a una visione identitaria.

Pro

  • Identità artistica forte e coerente
  • Narrazione ambientale senza parole efficace
  • Meccanica passato/presente interessante
  • Atmosfera immersiva e ben costruita

Contro

  • Gameplay poco evoluto e ripetitivo
  • Ritmo piatto, senza picchi
  • Sensazione di esperienza incompleta
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