The Relic: First Guardian – Recensione PS5

Recensito su PlayStation 5

Editoria & Trasparenza

Codice digitale fornito gratuitamente dal produttore/editore per fini editoriali.

Immagine ufficiale di copertina di The Relic First Guardian con il protagonista in un bosco illuminato da alberi mistici violacei, che maschera i reali difetti di ottimizzazione del titolo PC.
L'evocativa copertina del gioco. Un artwork dark fantasy bellissimo che promette un'epopea epica... e invece nasconde un comparto tecnico fermo a due generazioni fa.

Un guerriero isolato fissa le rovine di un mondo corrotto. Da lontano sembra l’inizio di una grande epopea dark fantasy; da vicino, è l’inizio di un incubo tecnico.

Quando si osserva The Relic: First Guardian da lontano, magari attraverso qualche screenshot accuratamente selezionato, si potrebbe pensare di trovarsi di fronte al classico “B-game” ambizioso, quell’action-RPG ruvido ma pieno di cuore da consigliare agli amici in cerca di una valida alternativa nell’attesa del prossimo “capolavoro” targato FromSoftware.

Sviluppato dal team coreano Project Cloud Games, il titolo si prefigge infatti l’arduo compito di fondere un combat system punitivo con un’estetica retro e una lore avvolgente.

Tuttavia, basta impugnare il pad per qualche ora per rendersi conto che la realtà è diametralmente opposta. Quando ti avvicini, The Relic: First Guardian si sgretola tra le mani, rivelandosi non solo incapace di raggiungere gli standard a cui si ispira, ma addirittura inetto nel soddisfare le sue stesse e modeste ambizioni.

Cimentarsi oggi in una recensione di The Relic: First Guardian significa analizzare le ossa fragili di un progetto dalle enormi potenzialità, brutalmente affossato da un’esecuzione tecnica e ludica a tratti inaccettabile.

Screenshot di una boss fight in The Relic: First Guardian, dove il giocatore armato di spada magica affronta un nemico agile. L'immagine maschera bene la telecamera ballerina e l'input lag tipico di questi scontri.
Una delle tante boss fight del gioco. Inizi a combattere sperando che il sistema di aggancio non impazzisca e che non ci siano muri invisibili a bloccarti la schivata.

Estetica e disastri tecnici: una tela sbiadita

L’impatto visivo di The Relic: First Guardian non lascia una buona impressione. Non la prima, e di certo nemmeno la seconda. Gli sviluppatori hanno optato per un look 3D che ricorda pesantemente la gloriosa era della PlayStation 2 o i vecchi MMO asiatici.

Una scelta stilistica che di per sé potrebbe avere un fascino nostalgico, se non fosse che la direzione artistica vera e propria è di una piattezza disarmante. I modelli dei personaggi sono anonimi, composti per lo più da cavalieri generici e contadini, o al limite da NPC dalle proporzioni sballate (come “Eliza”, la vostra sacerdotessa, evidente e goffa controfigura della Bambola di Bloodborne).

L’esplorazione del mondo si traduce in una lunga marcia attraverso insediamenti abbandonati e fortezze in rovina che, drammaticamente, sembrano tutti lo stesso identico rudere copia-incollato all’infinito. Per differenziare visivamente le aree, gli sviluppatori hanno abusato di filtri dell’immagine opprimenti.

C’è una zona boscosa avvolta da una perenne luce giallastra che ricorda le pellicole americane ambientate in Medio Oriente; ci sono villaggi in fiamme filtrati con un rosso-arancio così aggressivo e pasticciato da rendere illeggibili persino i sentieri per proseguire; e poi ci sono le caverne, che scuriscono artificialmente i bordi dello schermo mettendo a dura prova la vista periferica.

E se l’estetica zoppica, l’ottimizzazione crolla in un burrone. The Relic: First Guardian soffre di un tearing feroce, ed è afflitto da cali di frame rate che non trovano alcuna giustificazione logica di fronte a una grafica così arretrata.

Oltretutto, l’esplorazione è costantemente minacciata dalla geometria della mappa: vi capiterà di sprofondare fino alla vita vicino ai checkpoint o, cosa ancora più esilarante, di trovare punti di viaggio rapido generati all’interno di muri solidi e perciò totalmente inaccessibili.

Combattimento a terra in The Relic: First Guardian contro un enorme mostro di carne ("Brutal"). Il protagonista tenta un colpo esplosivo cercando di arginare l'IA rotta del nemico.
Il giocatore tenta disperatamente un attacco potente contro un bestione corrotto. Speriamo non parta la combo infinita da 13 colpi che ignora i nostri Perfect Parry.

Gameplay: la danza spezzata

The Relic: First Guardian viene pubblicizzato come un titolo appartenente al filone dei Souls, eppure le fondamenta del gameplay rinnegano quasi subito le regole del genere. Manca totalmente la meccanica della corpse run: la morte non comporta alcuna perdita di risorse o oro.

La gestione della stamina è altrettanto bizzarra: correre a perdifiato o eseguire attacchi base non consuma nulla, relegando il dispendio energetico alle sole schivate e mosse difensive. E per quanto l’impatto fisico dei colpi sui nemici sia a tratti persino piacevole, i controlli soffrono di una latenza generale che rende l’azione legnosa.

L’arsenale offre cinque tipologie di armi, ciascuna dotata di un albero delle abilità sdoppiato che consente di specializzarsi in due stili di combattimento distinti (il bastone da battaglia, ad esempio, può trasformarvi in un turbine da mischia o in un vero e proprio mago a distanza).

Purtroppo, le combo di base sono composte da una singola sequenza che richiede un tempismo preciso ma che spesso non entra a causa dell’input lag.

Il sistema di combattimento di The Relic: First Guardian è piagato da un bilanciamento scellerato. Da una parte abbiamo una palla di fuoco iniziale che definire letale è riduttivo: non consuma mana, si ricarica smembrando mostri e ustiona chiunque.

Dall’altra, ci sono sistemi rotti come la parata. I nemici — su cui non è visibile alcuna barra della stamina per intuire lo stordimento — tendono a lanciarsi in combo infinite da otto o tredici colpi. Eseguire un Perfect Parry al primo colpo non interrompe la serie nemica: la bestia accuserà il colpo per un istante, per poi finire di gonfiarti di botte senza pietà.

Se poi aggiungiamo un sistema di aggancio del bersaglio e una telecamera a dir poco instabili, i combattimenti contro gruppi di mob si trasformano rapidamente in pura e caotica frustrazione.

Il protagonista esplora le tetre rovine interne di una fortezza in The Relic: First Guardian, preparandosi ad affrontare l'ennesimo scontro senza la minima ansia della corpse run in caso di morte.
L’esplorazione dei dungeon: una sequela di corridoi copia-incollati pieni di nemici generici, dove fermarsi a raccogliere i loot da 30 monete d’oro diventa presto inutile.

Level design e Arene: il trionfo dell’assurdo

In The Relic: First Guardian sono presenti oltre 75 boss (gran parte dei quali opzionali), eppure le boss fight rappresentano i momenti peggiori dell’intera esperienza. Molti scontri si risolvono in battaglie tediosissime in arene ostili.

Affronterete “Branko” in una chiesetta microscopica dove i vostri movimenti sono bloccati non solo dall’enorme stazza del boss, ma da surreali muri invisibili distanti metri dalle pareti reali.

Sfidando orrori mutati si assiste a routine comportamentali che sfidano la gravità, con nemici che si bloccano in cielo camminando nell’aria. Il fondo del barile, però, è stato raggiunto quando toccando quando un boss (una misteriosa spadaccina) ha semplicemente deciso di non generarsi affatto nell’arena dopo un respawn, costringendo a ricaricare manualmente l’intero salvataggio per fuggire da una stanza vuota chiusa a chiave.

Anche l’esplorazione ambientale in The Relic: First Guardian perde presto mordente. Il mondo è tempestato di centinaia di punti luminosi, ma il 99% di questi vi ricompenserà con pile ridicole di 30 monete d’oro, mentre ogni singolo forziere ne conterrà magicamente 600.

A metà avventura avrete le tasche talmente piene di soldi inutili che smetterete fisiologicamente di raccogliere qualsiasi oggetto.

Immagine di The Relic: First Guardian coperta da una fitta foschia verde-bluastra in cui si intravede a malapena una creatura con le corna ("non si vede niente"). Una dimostrazione palese dell'illuminazione gestita in modo disastroso.
Il classico momento “brancolare nel buio”. Un filtro oppressivo che scurisce i bordi dello schermo mettendo a dura prova la vista periferica del giocatore.

La narrativa tra folklore e software di traduzione

Uno degli aspetti più dolorosi è il potenziale sprecato nella narrativa. The Relic: First Guardian attinge a piene mani dal folklore coreano e si impegna a raccontare decine di drammi collaterali legati alle vittime del “Vuoto”.

Seguirete tracce come un Batman medievale, deducendo le disgrazie da carri rotti e leggendo gli immancabili appunti scritti un momento prima di esalare l’ultimo respiro (una moglie che attende invano il marito lasciando girandole sulla collina, preti impazziti, padri carnefici). Spesso queste indagini culminano in boss fight forzate, perdendo tutto il loro iniziale e sottile impatto emotivo.

Il vero dramma di The Relic: First Guardian si consuma nei testi e nel doppiaggio. I dialoghi, scialbi e sconnessi, sembrano essere passati nudi e crudi all’interno di un software di traduzione automatica. NPC che ripetono pedissequamente battute in loop (“Ogni volta che batto il martello penso a mia figlia”) convivono con un doppiaggio inglese di una sciattezza clamorosa, con attori che leggono le righe con un’enfasi totalmente slegata dal contesto.

E poi c’è lui, il narratore fantasma, pronto a ribadire l’ovvio con un tono solenne e patetico. Vedi due cadaveri davanti a una tavola apparecchiata? “La nuora preparò la zuppa. Ma nessuno mangiò mai quella zuppa”. Vedi una donna crollare esanime circondata dal fuoco? “E la poveretta morì soffocata”. Una sceneggiatura che sconfina inevitabilmente nella comicità involontaria.

Il Tono… e il Tonfo

L’oscuro fantasy di The Relic: First Guardian è, in sintesi, la storia di un enorme potenziale sprecato. Si intravedono le ossa di quello che, con una cura radicalmente diversa, avrebbe potuto essere un action-RPG grezzo ma intrigante, specialmente grazie al sistema di progressione dell’equipaggiamento e delle abilità. I Relic, oggetti che fungono da potenziamenti passivi, garantiscono una certa profondità alla costruzione del personaggio.

Ma ogni singola meccanica di The Relic: First Guardian, dalla narrazione all’esplorazione, fino ad arrivare ai colpi di spada, risulta azzoppata da uno stato di programmazione che rasenta l’amatoriale.

Non si tratta di tollerare dei sottotitoli instabili o una grafica obsoleta; si tratta di un titolo strutturalmente rotto in troppi modi ingiustificabili. È una gemma grezza, nemmeno intagliata, figuriamoci lucidata.

In un mercato che pullula di alternative solidissime, approcciarsi a questo disastro tecnico, venduto tra l’altro a un prezzo decisamente fuori asse rispetto al valore reale, è un rischio che sconsiglio caldamente di correre.

Screenshot di un villaggio in fiamme in The Relic: First Guardian. L'effetto visivo del fuoco è talmente esagerato e cromaticamente sballato da rendere illeggibile l'azione a schermo e confondere il giocatore.
Quando il filtro rosso-arancio è talmente aggressivo, sovraesposto e pasticciato da scioglierti le retine e nascondere letteralmente la via per proseguire.

Recensione The Relic: First Guardian – Conclusioni

Arrivati ai titoli di coda di questa faticosa, frustrante e a tratti grottesca avventura, il giudizio su The Relic: First Guardian non può che essere implacabile. Se avessimo tra le mani un prodotto in accesso anticipato o un modesto progetto indipendente venduto a una decina di euro, potremmo anche sforzarci di chiudere un occhio – e magari pure l’altro – per premiare il coraggio di The Relic: First Guardian, facendoci due risate sulle storture tecniche e sulla narrazione al limite del nonsense.

Ma la realtà nuda e cruda è un’altra: ci troviamo di fronte a un titolo lanciato sul mercato a quasi 50 euro, con la presunzione di sedersi al tavolo dei grandi action-RPG senza avere la minima idea di come si apparecchi.

Il combat system di The Relic: First Guardian, che pur nasconde tra le sue pieghe un feeling fisico discreto e una buona varietà di build grazie alle reliquie, annega irrimediabilmente in un mare di input lag, hit-box ballerine e un bilanciamento semplicemente inesistente.

L’estetica retro, che nelle giuste mani avrebbe potuto rappresentare un malinconico valore aggiunto, è stata gestita malissimo, tra filtri visivi opprimenti e un’ottimizzazione su PC che definire imbarazzante è un eufemismo. E la trama… beh, rimarrà negli annali per la sua involontaria comicità, più vicina a un meme generato dall’IA che a un’epopea dark fantasy.

Se siete avventurieri temerari alla ricerca di trash videoludico o avete un’insana nostalgia per le telecamere incastrate nei muri tipiche della primissima era PS2, potreste persino trovarci una perversa forma di intrattenimento.

Per tutti gli altri, il mercato odierno offre alternative infinitamente più valide, pulite e rispettose del vostro tempo e dei vostri risparmi. The Relic: First Guardian non è il primo guardiano di nulla, se non forse di un immenso spreco di potenziale. Un passo falso su quasi tutta la linea.

4
Un action-RPG goffo e rotto, che annega il suo modesto potenziale in un mare di bug, muri invisibili e una narrazione involontariamente comica. A prezzo pieno è semplicemente indifendibile.

Pro

  • Feeling dei colpi fisico e a tratti appagante
  • Discreta varietà di build grazie a reliquie e abilità doppie
  • Qualche spunto di lore interessante ispirato al folklore coreano

Contro

  • Ottimizzazione disastrosa tra cali di frame, tearing e filtri accecanti
  • Narrativa grottesca, localizzazione maccheronica e doppiaggio agghiacciante
  • Gameplay sbilanciato: magie rotte, parry inutili e input lag
  • Level design pessimo, con boss fight in arene minuscole e muri invisibili
  • Presenza massiccia di bug, anche gravi e bloccanti
  • Esplorazione svuotata di senso da un'economia del loot inutile
Vai alla scheda di The Relic: First Guardian
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