Avatar Legends: The Fighting Game – Recensione PS5
Codice digitale fornito gratuitamente dal produttore/editore per fini editoriali.
Dopo un percorso tortuoso, segnato da controversie e rinvii dell’ultimo minuto, il mese scorso Avatar Legends: The Fighting Game è finalmente approdato su PlayStation 5, Nintendo Switch e PC via Steam. Sfortuna vuole che il picchiaduro, sviluppato dallo studio Gameplay Group International e pubblicato da Paramount Game Studios, abbia dovuto contendersi la scena con un altro colosso attesissimo dalla FGC: Marvel Tokon: Fighting Souls.
Pur essendo due picchiaduro concettualmente diversi, la maggior parte degli appassionati del genere ha preferito dare la precedenza all’ultimo capolavoro di Arc System Works anziché al titolo su licenza basato su Avatar – La Leggenda di Aang. Non per demeriti di quest’ultimo, sia chiaro, ma per pura e semplice questione di priorità e aspettative.
Fortunatamente, ho avuto modo di provarli a fondo entrambi e posso assicurarti che i due giochi in questione sono assolutamente validi, per motivi diversi. Aggiungo, però, che se pensi che Avatar Legends sia più accessibile di Marvel Tokon o di altri picchiaduro più blasonati, come Street Fighter 6 o Tekken 8, allora preparati a rimanere sorpreso dalla complessità di questo titolo.
Avatar Legends: The Fighting Game – Recensione PS5
Il mondo creato da Michael Dante DiMartino e Bryan Konietzko mi ha sempre affascinato: dall’incredibile caratterizzazione dei personaggi alla frammentazione delle nazioni, fino alla resa scenica del dominio degli elementi, capace di regalare spettacolo a ogni combattimento. Avatar è l’opera statunitense che più si avvicina agli anime, di cui sono ovviamente un grande estimatore e appassionato.
Un picchiaduro basato su questo universo è un sogno che si avvera per me. In passato abbiamo avuto altri tie-in legati al franchise, ma nessuno di essi è mai riuscito a rendere davvero giustizia al materiale originale. Avatar Legends: The Fighting Game, invece, attinge a piene mani dal cartone animato, trasportando in modo fedele l’universo di Avatar – La Leggenda di Aang e La Leggenda di Korra nel genere dei picchiaduro a incontri 1v1.

Questo si nota fin da subito grazie al comparto grafico disegnato interamente a mano. Un lavoro notevole e significativo, specialmente in un periodo in cui i picchiaduro si muovono tra un comparto grafico iperrealistico e il cel-shading. Oltre alla grafica, troviamo anche una certa fedeltà nelle animazioni delle mosse realizzate in maniera fluida e con richiami continui alla controparte animata. Meno riuscite, invece, le animazioni riguardanti lo scatto, che fanno zompettare i personaggi per lo stage in maniera goffa, ma del tutto normale quando si punta sull’hand drawing.
Ma se da un lato il gioco ricrea il cartone animato con estrema fedeltà, o almeno ci prova, dall’altro propone una modalità storia basata sul solito cliché delle linee temporali stravolte da qualche tipo di evento, usata giusto come mero pretesto per giustificare scontri improbabili. Più che una storia originale io l’ho vista come una sorta di what if. Non aspettarti dunque una trama profonda o quella del cartone.
Il Flow del combattimento
Nonostante l’aspetto fanciullesco, Avatar Legends nasconde un sistema di combattimento vecchia scuola, stratificato e con una curva d’apprendimento ripida in grado di mettere alla prova persino i giocatori più navigati. È un picchiaduro che premia la pazienza e che richiede il tempismo perfetto di ogni singolo frame per eseguire le combo più complesse.
Il roster è piuttosto contenuto – comprende infatti 12 personaggi giocabili provenienti sia dalla serie Avatar che dal sequel La Leggenda di Korra – ma ognuno di essi è ben caratterizzato per garantire tanta varietà durante i combattimenti. Ogni personaggio ha a disposizione tre support che stravolgono completamente il moveset e lo stile di gioco. Nel caso di Azula, ad esempio, uno dei tre support la fa partire fin da subito in modalità Firelord, cambiando il suo set di mosse e la potenza dei colpi.
Per farti capire meglio il concetto, questo sistema di support è molto simile alle varianti presenti in Mortal Kombat X. È un aspetto che apprezzo sicuramente, ma che critico anche, in quanto i support più forti sono spesso i più gettonati, rendendo di fatto inutili gli altri.
Dal punto di vista del gameplay vero e proprio, il titolo si distanzia dalla struttura arcade classica per abbracciare un sistema di combattimento in cui la continuità dell’azione è tutto. Oltre ai tre tasti d’attacco legati all’intensità, troviamo un pulsante che introduce una delle meccaniche più interessanti di Avatar Legends, ovvero il flow.

Il flow può essere usato per deviare i colpi con azioni spettacolari da vedere. Per farti un parallelismo, il flow è esattamente il Drive Parry di Street Fighter 6: una difesa completa che evita tutto, ma non le proiezioni. Proprio come nel titolo di casa Capcom, anche in Avatar Legends questa barra può consumarsi facendo entrare il personaggio in uno stato di burnout.
Oltre a questa barra della concentrazione che gestisce il flow, troviamo anche un secondo indicatore fatto a pallini situato proprio sotto la barra della vita. Questo indicatore si riempie mantenendo il ritmo offensivo a suon di colpi, e permette di attivare l’estensione del dominio, una meccanica che altera temporaneamente le proprietà degli attacchi di base e consente di estendere le combinazioni. Sono quelli che in genere vengono chiamati colpi EX. Inoltre questa barra serve anche ad attivare le mosse ultimate, devastanti e, soprattutto, utilizzabili durante le combo.
La struttura del netcode e l’esperienza online
Parlando però di aspetti negativi del titolo, Avatar Legends soffre di una certa scarsità di contenuti presenti. Finita la modalità storia, che si conclude in circa quattro ore, quello che rimane poi al giocatore sono il classico Arcade e l’online – togliendo ovviamente il tutorial e l’allenamento.
Mantenendo il discorso sulla componente online, quello che manca veramente è una sezione competitiva: mancano le ranked. In un picchiaduro moderno è quasi impensabile non avere una modalità che tenga incollati i giocatori come le partite classificate. Ci sono le partite casuali, ma è chiaro che senza un sistema che suddivida i giocatori in base alla bravura, è molto semplice imbattersi in giocatori più hardcore ed esperti, scoraggiando di fatto i neofiti.
Avatar Legends vanta anche una struttura netcode decisamente solida. Nonostante questo sistema sia stato al centro di accese controversie poco prima della release a causa del coinvolgimento di Mike Zaimont (ex CEO di Lab Zero Games), in questa sede mi limiterò a giudicare il lavoro svolto che, da questo punto di vista, è indubbiamente di ottimo livello.

Hard to master
Avatar Legends: The Fighting Game non è il classico picchiaduro che punta alle masse, ma un progetto minore indirizzato a chi mastica picchiaduro da più generazioni. Il combat system è divertente quanto difficile da padroneggiare, complice un sistema che punta sulla concatenazione di mosse follow-up da eseguire frame per frame.
Non è un picchiaduro adatto a tutti, ma per chi viene da mondi più punitivi e complessi come Under Night o Melty Blood, allora troverà sicuramente una nuova casa in Avatar Legends: The Fighting Game. È anche un titolo venduto a prezzo budget, meglio di così.
Avatar Legends è una piacevole sorpresa, ma che potrebbe intimorire i neofiti alla ricerca di un'esperienza più rilassante.
Pro
- Sistema di combattimento complesso e appagante
- Roster discreto, ma molto variegato
- Grafica disegnata a mano che rispecchia il materiale originale
Contro
- La sua complessità potrebbe scoraggiarti
- Pochi contenuti al lancio, mancano le ranked