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Castlevania: Belmont’s Curse nasce dall’unione delle forze del colosso Konami e di Evil Empire, casa di sviluppo francese distintasi sul mercato grazie a Dead Cells (2018), titolo diventato tra i più famosi Metroidvania nonostante la sua natura roguelike.
Siamo al 40th anniversario dall’uscita del primo Castlevania su Famicom Disk Systeem. Il gioco vedeva come protagonista il cacciatore di vampiri Simon Belmont, chiamato ad affrontrare i mille pericoli del castello di Dracula al fine di eliminarne il padrone, l’essenza stessa del male.
Da decenni seguiamo le avventure della famiglia Belmont nella sua lotta contro la notte eterna, con capitoli che si muovono avanti e indietro lungo la cronologia per raccontare le vicende di diverse generazioni unite dallo stesso storico nemico: Dracula.
Tra tutti i capitoli del franchise, il più memorabile rimane ancora oggi Castlevania: Symphony of the Night, uscito nel 1997 per PlayStation, un titolo a cui Evil Empire si è in gran parte ispirata per la realizzazione di Belmont’s Curse.
Ho potuto provare il Castlevania: Belmont’s Curse in anteprima per PlayStation 5 nella sua edizione Midnight Edition, che include qualche bonus digitale. Il titolo sarà disponibile per tutti a partire dal 15 ottobre 2026 su Nintendo Switch, Pc, PlayStation 5 e Xbox Series X/S. Il preordine garantisce unicamente una skin esclusiva per Rose ispirata ad Alucard.
Castlevania Belmont’s Curse Recensione – PlayStation 5: Punto di inizio
Parigi, 1499. Sono passati poco più di vent’anni dalla sconfitta di Dracula per mano di Trevor Belmont e Sypha Belnades – affiancati in realtà anche da Grant Danasty e Alucard, sebbene qui il focus sia incentrato sulla famiglia Belmont e tralasciando quindi questa parte di storia raccontata su Castlevania III: Dracula’s Curse.
La città è avvolta dalle fiamme e creature aberranti emergono dalle ombre per seminare il terrore. Trevor, accompagnato dalla figlia Rose, si reca così nella capitale francese per evitare che il male si diffonda e ne prenda definitivamente il controllo.
La protagonista della storia è però la giovane Rose Belmont, che porta con sé una maledizione ereditata dalla madre Sypha e inflittale da Dracula al momento della sua morte. Ma questo non è l’unico ricordo lasciatole dalla defunta madre, Rose custodisce infatti anche un mazzo di tarocchi magici creati appositamente per lei che giocheranno un ruolo cruciale nel corso del gioco.
Addestrata dal padre all’arte del combattimento e forte degli insegnamenti materni, per Rose è arrivato il momento di combattere da sola, si avventura quindi per le strade di Parigi alla ricerca dell’origine della piaga che sta devastando la città, mentre Trevor, ormai anziano, preferirà allontanarsi per indagare per contro proprio, affidando la parte più importante a Rose.
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Il platform Action che non ti aspetti
Quando parliamo di Metroidvania e mi trovo difronte a un nuovo Castlevania, è impossibile non considerare che sto affrontando uno dei due franchise che hanno letteralmente dato il nome al genere. Viene naturale guardarmi indietro per capire quanto questo nuovo capitolo porti con sé il proprio passato, ma sopratutto come deciderà di farlo.
Parliamo d’altronde di un genere che un lungo periodo è rimasto confinato in una nicchia, per poi tornare in auge grazie al successo non solo di Dead Cells, ma anche di altri grandi giochi come Hollow Knight, tutto dovuto al lavoro di tanti sviluppatori della mia generazione (classe ’88) desiderosi di creare qualcosa che omagiasse la propria infanzia.
Anche Castlevania: Belmont’s Curse si inserisce in questo movimento, lo dimostra la scelta di riprendere la storia di un capitolo uscito in Giappone nel 1989 (Castlevania III: Dracula’s Curse). Il titolo sfrutta anche il successo ottenuto dalla serie animata di Netflic che racconta la storia di Trevor Belmont e il ritorno di Dracula in Valacchia (sebbene lo faccia seguendo la sua strada).

Con le premesse di un Castlevania moderno, mi sono ritrovato davanti a una schiacciante verità, mai mi sarei aspettato un approccio così vicino al platform, al tempo stesso, così fedele al concetto Metroidvania.
Fin da subito, Castlevania: Belmont’s Curse ci mete di fronte a ostacoli di ogni tipo. Superando i vari boss, il gioco si arricchisce gradualmente di nuovi elementi platform a complicare i percorsi, mettendo costantemente alla prova riflessi, agilità e, sopratutto, pazienza.
Ad esempio, sconfitto il primo boss si sblocca l’immancabile e iconica frusta che, in questo capitolo, serve per agganciarsi ad appositi anelli per raggiungere piattaforme altrimenti inaccessibili.
Non si tratta però di saltare qua e la per avanzare, presto dovrai affrontare articolati percorsi aerei andando su e giù per la mappa e superando ostacoli e nemici prima di toccare di nuovo terra.
Proseguendo nell’avventura e sconfiggendo i boss, le abilità esplorative di Rose aumenteranno, dando vita a sequenze di movimento sempre più complesse, intervallate da mostri con moveset sempre più insidiosi.
Grazie a questa struttura, Castlevania: Belmont’s Curse non risulta mai ne noiso né eccessivamente tedioso. Avanzando si sbloccano frequentemente scorciatoie che permettono di saltare gran parte delle sezioni platform già superate. Al contrario, il gioco ti spingerà sempre a superare nuove sfide, premiando ogni sforzo con una ricompensa.

Se inizialmente i livelli appaiono piuttosto lineari – dando l’impresisone che ci sia un’unica via da seguire – si tratta in realtà soltanto di una lunga fase introduttiva per iniziare a prendere dimestichezza con le varie meccaniche. Sconfitti i primi tre boss, la mappa si spalanca lasciando spazio ad un’esplorazione non lineare piena di backtracking.
Ottenere nuovi poteri significa dover tornare indietro per aprire nuovi passaggi, che sbloccheranno intere aree da esplorare. Sebbene non tutte siano fondamentali per finire il gioco, queste zone diventano fondamentali per completare il titolo al 100%. Dopotutto, perché mai giocare a un Castlevania se non si vuole esplorare ogni angolo della mappa e scoprirne ogni segreto? Senza contare che il gioco offrei diversi finali, accessibili con diverse percentuali di completamento.
Meccaniche di combattimento
Finito di parlare della natura Platform e Metroidvania del titolo, è giunto il momento di parlare un po’ del lato Action. In Castlevania: Belmont’s Curse, infatti, non dovrai solamente percorrere la mappa in lungo e in largo, dovrai anche abbattere diversi nemici e boss.
L’approccio pensato dagli sviluppatori si ispira a quello classico e più “rigido”, arrichendolo però di meccaniche più dinamiche. Ad esempio, la frusta, sbloccata come abilità d’esplorazione, la si può usare anche in combattimento per agganciare i nemici e avvicinarsi a loro. Questo permette di muoversi rapidamente da un punto all’altro dello schermo, per poi finire il nemico con l’arma principale equipaggiata.
Rose inizia la sua avventura armata di spada (niente frusta, questa non sarà disponibile fin da subito). In totale ci sono 7 tipologie di armi: Spada Lunga, Spada e Scudo, Lancia, Tirapugni, Spadone, Due Lame e, infine, la Frusta. Ognuna di queste si trova nascosta nella mappa o come ricompensa per aver sconfitto un boss. Ciascuna arma ha i propri pro e contro e le proprie meccaniche uniche. A te la scelta su quale scegliere, sono tutte valide e bilanciate. Ma si sa, un Belmont avrà sempre bisogno del suo cimelio di famiglia.
Per quanto riguarda il comparto difensivo, le meccaniche sono due: la parata e la schivata:
- La parata si esegue con il tasto L2, richiede un tempismo quasi perfetto per deviare l’attaco nemico, parlo quindi di un Perfect Parry.
- La schivata si eseque con il tasto Cerchio, questa permette di scattare all’indietro (opzione più sicura e funzionale) oppure in avanti per superare il nemico con una scivolata (azione più complessa a causa di hitbox difficilmente generose).
Come per le sezione platform, anche in combattimento il tempismo è tutto per riuscire a attaccare e difendersi con efficacia.
I boss mantengono l’impostazione standard, ognuno presenta il propri pattern d’attacco. Le prime volte ti potranno sembrare complessi, ma studiando i movimenti e capendo quando attaccare e quando difendersi, ne verrai sicuramente a capo. In generale tutti i boss sono ben realizzati, bilanciati e divertenti da affrontare anche se non particolarmente originali.

Come anticipato, i Tarocchi lasciati a Rose dalla madre Sypha hanno diverse funzioni: narrativa, esplorativa e combattiva. Ogni boss sconfitto viene assorbito all’interno di una carta, trasformando un avversario in un prezioso alleato. Niente armi secondarie da raccogliere distruggendo candelabri; puoi cambiare gli incantesimi in qualsiasi momento dal menù. Se dal primo boss ottieni la classica Croce da lanciare, in seguito sbloccherai colonne di fuco, sguardi pietrificanti e molto altro.
Completando speicifici obiettivi indicati nel menù degli Arcani, puoi potenziare i singoli incantesimi. Per fare un esempio, per potenziare la Santa Croce dovrai portare a termine tre “Opere di Misericordia”: trovare tre fruste differenti, eliminare 5 nemici con una singola croce ed eliminare 10 nemici con un attacco di frusta. Ogni sfida superare ti permette di scegliere un tra i tre potenziamenti disponibili.
Durante il gioco troverai diversi indizzi che ti suggeriranno dove trovare i vari boss. Sebbene molti siano obbligatori per proseguire nella storia, altri sono “facoltativi” e nascosti.
Per concludere il gioco porta con se anche una piccola, ma incisiva, meccanica GDR. Rose può equipaggiare fino a tre relique che le danno diversi bonus: danni, difesa, movimento etc. Ma più rilevante, Rose avanza di livello uccidendo i nemici, dando così un peso ai parametri di gioco, farmando troppo si rischia di rendere troppo semplici i boss, almeno alle difficoltà iniziali.
Esplora Parigi… e non solo
Buona parte dell’avventura ti porterà ad eplsorare le vie di Parigi, senza tralsciare i grandi classici com il cimitero e le catacombe, omaggiando il riferimento alla pittura gotica che ha contraddistindo la serie negli anni.
Fondali, animazioni, dialoghi e colonna sonora sono ben curati, sebbene si presenti qualche piccola sbavatura nella resa visiva di qualche ambiente. Alcuni elementi dello sfondo risultano infatti un po’ più sgranati rispetto al resto, minando di tanto in tanto l’armonia d’insieme.
Di per sé non sarebbe un grave problema, non fosse che in determinati momenti, gli sviluppatori, scelgono di effettuare uno zoom su alcuni dettaglie di una stanza prima di mostrtare l’inquadratura completa. Proprio in questi momenti questi difetti emergono, lasciando un po’ d’amaro in bocca.
Non è un segreto che in Castlevania: Belmont’s Curse ci sia da esplorare il castello di Dracula, e la sua resa non delude nessuna aspettativa. Pur non essendo una riproduzione 1:1 di quello realizzato in Symphony of the Night, il castello mantiene gran parte delle sue peculiarità.

I luoghi da esplorare non mancano e si mostrano con una forte personalità, rendendo ogni zona della città o del castello ben disinguibile e sventando il rischio di una monotonia visiva tra un mappa e l’altra.
La minimappa è consultabile in qualsiasi momento e viene incontro alle esigenze di tutti i giocatori. Consultandola è possibile inserire segnalini di diverse forme per segnalare dei segreti lasciati indietro o delle casse rimaste chiuse, ma sopratutto, il colore delle stanze cambia per indicare quando un’area è stata esplorata al 100%.
Castlevania Belmont’s Curse non è un gioco riservato solo a chi provi nostalgia per la serie; è, in tutto e per tutto, un titolo da non lasciarsi sfuggire, soprattutto se si è fan della saga. Nonostante la qualità sia elevata sotto quasi ogni aspetto, manca ancora quel pizzico di brillantezza in più per poterlo definire un vero e proprio capolavoro.
Come di consueto, il mordente narrativo non è tra i più incisivi, ma fa comunque il suo dovere grazie a colpi di scena ben riusciti e a una protagonista carismatica. La struttura della mappa, sia sul fronte dell’esplorazione che su quello del platforming, si attesta su livelli eccelsi; qui il tocco e l’esperienza di Evil Empire si avvertono tutti. Parigi si mostra in tutto il suo splendore, promettendo un’avventura difficile da dimenticare.
Nel complesso, il gioco è estremamente valido e conferma in pieno le ottime premesse della demo. Il titolo è stato trattato con tutto il rispetto dovuto a un franchise con 40 anni di storia alle spalle, riuscendo a svecchiarlo quasi al meglio delle sue possibilità.
Castlevania: Belmont's Curse è un Metroidvania quasi perfetto che sa come bilanciare divertimento e sfida.
- Ottieme ambientazioni
- Platforming Estremo
- Il Castello di Dracula
- Un combat system non particolarmente soddisfacente
- Qualche sbavatura nelle texture

