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Il gioco Dragon Quest Android, iOS, PlayStation 4Uscito il 27 Mag 1986 8
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Realizzare un videogioco in appena mezz’ora, senza saper disegnare né programmare. È l’esperimento raccontato da Yuji Horii, storico autore e co-creatore della saga di Dragon Quest, che ha condiviso sui social un piccolo gioco creato con l’aiuto dell’intelligenza artificiale generativa. Un risultato che, secondo lo sviluppatore giapponese, dimostra quanto queste tecnologie stiano cambiando le possibilità offerte anche a chi non possiede competenze tecniche specifiche. In un post pubblicato su X l’11 ottobre, Horii ha messo a confronto questa nuova esperienza con la realizzazione di The Portopia Serial Murder Case, avventura investigativa del 1983 che sviluppò quasi interamente da solo. «Ho ideato la storia, disegnato le illustrazioni, programmato e realizzato il gioco interamente da solo», ha ricordato, sottolineando quanto fosse diverso il processo creativo dell’epoca.

L’IA velocizzerebbe lo sviluppo dei videogiochi per Yuji Horii

Oggi, invece, grazie all’intelligenza artificiale, è possibile ottenere un risultato giocabile semplicemente descrivendo ciò che si desidera realizzare. «Non c’è bisogno di disegnare o programmare: si può creare un gioco decente dando istruzioni all’IA», ha spiegato Horii, definendo l’esperienza sorprendente. Il tempo necessario per realizzare il progetto condiviso online sarebbe stato di circa 30 minuti. Il suo consiglio ai giocatori? Non premere il pulsante «boost», senza però fornire ulteriori dettagli sul suo funzionamento.
L’interesse di Horii per queste tecnologie non è una novità. All’inizio del 2026, Dragon Quest X, l’MMORPG della serie, ha sperimentato l’integrazione di Gemini, l’intelligenza artificiale di Google, attraverso Chatty Slimey, un personaggio virtuale capace di conversare con i giocatori.

In un’intervista a Famitsu, lo sviluppatore ha sottolineato quanto sia divertente interagire con sistemi sempre più evoluti, evidenziando il potenziale dell’IA nel rendere più accessibile la comunicazione all’interno dei giochi. L’entusiasmo, tuttavia, si inserisce in un dibattito ancora acceso. L’impiego dell’IA generativa nell’industria videoludica solleva interrogativi sulla tutela dei posti di lavoro, sui diritti degli autori e sul ruolo della creatività umana. Nel frattempo, Horii è impegnato nello sviluppo di Dragon Quest XII: The Flames of Fate e di un nuovo progetto legato a Portopia. Il suo esperimento non dimostra che realizzare un videogioco completo sia ormai questione di minuti, ma suggerisce che l’IA potrebbe abbassare sensibilmente le barriere d’ingresso per aspiranti sviluppatori e creatori indipendenti.

 

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