Keep Driving - immagine della recensione
In questo articolo
  1. Keep Driving - Recensione (PS5)
  2. L'essenza del viaggio on the road
  3. Sconosciuti a bordo
  4. Essere indipendenti
  5. La colonna sonora che definisce l'esperienza
  6. Conclusione

Keep Driving mi ha sbloccato un ricordo, o meglio, una sensazione: quella di libertà che nasce prima ancora di salire sulla propria prima automobile. Un sentimento fatto di mesi di duro lavoro, rinunce e sacrifici per mettere da parte ogni singolo euro – o lira, se sei un po’ più grandicello – solo per accaparrarsela. Ti ricordi ancora l’emozione di quando, finalmente, hai girato la chiave per la prima volta? Niente pensieri, ma solo pura e semplice gioia: la stanchezza accumulata scompare in un attimo, chiudi gli occhi e ti lasci accompagnare dal rombo del motore. Siete solo tu e la tua nuova compagna d’avventure.

Ripensandoci oggi, però, ti si stringe lo stomaco e la nostalgia pesa come un macigno sul petto. Un sentimento fin troppo familiare, almeno per me. Del resto, anche una vettura – seppur priva di vita o di volontà propria – custodisce una storia: la tua. Una storia fatta di persone care che ti hanno accompagnato nella vita di tutti i giorni, ma anche di incontri inaspettati e silenzi condivisi che valevano più di mille parole.

Con un tratto grafico che profuma di asfalto e pixel, Keep Driving riporta a galla tutti quei ricordi sopiti legati al primo e indimenticabile viaggio in auto. È questa l’essenza viscerale che il nuovo titolo indie sviluppato dallo studio svedese YCJY Games – composto unicamente dal programmatore Christopher Andreasson e dal concept artist Josef Martinovsky – tenta di catturare e portare su schermo: un viaggio su quattro ruote, irto, colmo di insidie che dovremo fronteggiare con un sistema RPG profondo e ben integrato.

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Essendo un viaggio in solitaria, ogni tanto bisogna mettersi in gioco e fari lavoretti straordinari per guadagnare qualche spicciolo.

Keep Driving – Recensione (PS5)

Stati Uniti, primi anni Duemila. È estate, fa caldo, ma non troppo. Hai appena preso la patente (congratulazioni!) e subito un amico ti invita a un grande festival musicale dall’altra parte della nazione; ti serve solo una cosa a questo punto: un’automobile per partire. Decidi di comprarne una, non un’auto di lusso, ma nemmeno un catorcio – una berlina rigorosamente usata è più che sufficiente. Bagagli pronti, una mappa sbiadita sul sedile del passeggero e via, si parte!

La premessa narrativa di Keep Driving è tanto essenziale quanto verosimile. Il giocatore deve raggiungere il concerto entro la data prestabilita, viaggiando da un’estremità all’altra del Paese. Non c’è una vera e propria trama da seguire, ma siamo noi a costruirla attraverso il viaggio stesso, che può concludersi nei modi più disparati grazie ai finali multipli. Keep Driving incarna alla perfezione il concetto secondo cui l’importante non è la destinazione, ma il viaggio dato che il gioco può finire ancor prima di raggiungere l’ambita meta.

Dal canale YouTube di GameSource

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L’essenza del viaggio on the road

All’apparenza, Keep Driving si presenta come un simulatore di guida a scorrimento laterale, ma basta percorrere i primi chilometri per comprendere che ci troviamo di fronte a qualcosa di profondamente diverso da un tradizionale racing game. Keep Driving fonde RPG, avventura e gestionale, richiedendo una certa dose di attenzione e pazienza iniziale per essere assimilato. Da una parte è anche colpa del tutorial, che fornisce una breve introduzione al gioco ma senza approfondire determinate meccaniche.

Sullo schermo, la nostra auto procede con andatura lenta verso la sua destinazione mentre lo scenario muta sullo sfondo attraverso molteplici livelli di parallasse, evocando paesaggi urbani, strade di campagna bagnate dalla pioggia e autostrade assolate che ricordano molto i grandi spazi aperti americani, il tutto rigorosamente con un stile in pixel art 2D.

Un po’ come in un road movie americano, dove può succedere di tutto, anche in Keep Driving gli imprevisti durante il viaggio sono all’ordine del giorno: incontrare autostoppisti da caricare, trovare strade bloccate da animali (pecore o mucche) oppure da alberi caduti, imbattersi in trattori che bloccano la carreggiata, o ancora, banalmente, rimanere a corto di soldi e benzina (una combo micidiale quando ci si trova lontani da casa). Alcuni eventi sono anche introspettivi, in cui il nostro personaggio si pone delle domande e, in base alla risposta che daremo, riceveremo un bonus o malus.

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Il sistema di combattimento consiste nel rimuovere gli ostacoli con l’uso di abilità e oggetti.

La peculiarità di Keep Driving, però, risiede nel fatto che gli imprevisti funzionano esattamente come i combattimenti a turni dei classici RPG. Nella parte inferiore dello schermo compaiono, sotto forma di icone colorate, una serie di “ostacoli” che mettono a rischio le nostre risorse – come carburante e denaro – e il nostro stato psicofisico. Dovremo quindi sfruttare le abilità sbloccate e gli oggetti accumulati nel portabagagli per neutralizzare le minacce una alla volta.

Sebbene la combinazione tra viaggio on the road e RPG sia molto affascinante su carta, questo sistema di combattimento tende a diventare ripetitivo nel corso del tempo. Questo spiega, in un certo senso, anche la longevità delle run non particolarmente ampia (2-3 ore a run). Il problema di fondo è che alcuni eventi si replicano più volte nel corso di una tratta rendendola un po’ tediosa, specialmente quando si arriva al terzo combattimento di fila contro un trattore!

Sconosciuti a bordo

Lungo il tragitto è possibile accogliere a bordo una serie di autostoppisti, bizzarri compagni di viaggio, anime perse e sognatori con le proprie storie da raccontare e piccole missioni da affidarci. Questi incontri avvengono attraverso testi minimali ma incredibilmente evocativi, capaci di delineare personalità sfaccettate e malinconiche con pochissime parole ben scelte, facendoci sentire parte di una piccola comunità temporanea racchiusa nell’abitacolo polveroso della nostra utilitaria.

Far salire uno sconosciuto a bordo allarga il nostro set di mosse da utilizzare in battaglia come se si fosse aggiunto un nuovo personaggio al nostro party. Chiaramente c’è un limite di persone che possiamo caricare, ma è matematico che più persone in macchina portano ad avere mosse più diversificate e frequenti da utilizzare.

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Durante il viaggio possiamo incontrare individui di qualsiasi tipo.

Di contro, ogni personaggio ha un suo aspetto passivo, come sporcare di brutto la macchina, consumare più cibo e soldi, o anche crearci disturbi della salute non indifferenti. Bisogna quindi ponderare bene la scelta se accogliere qualcuno di nuovo nell’abitacolo o passare senza fermarsi. Ovviamente siamo liberi di buttarli fuori in qualsiasi momento, quindi è una di quelle situazioni facilmente gestibili.

Altro aspetto da tenere in considerazione è lo sviluppo dei personaggi. Come per il nostro protagonista, che sblocca nuove abilità tramite il classico sistema a esperienza, anche i nostri nuovi compagni possono sviluppare effetti secondari che rendono i combattimenti più dinamici, e anche facilitati.

Essere indipendenti

Viaggiare da soli è anche sinonimo di indipendenza; questo significa anche avere una certa considerazione delle proprie risorse, che in Keep Driving sono principalmente due: soldi e benzina. Nelle città e nei piccoli centri abitati che incontriamo lungo la mappa ramificata, il tempo assume una dimensione diversa. Possiamo accettare lavoretti occasionali agli uffici di collocamento per racimolare qualche soldo extra, necessari per fare rifornimento e comprare beni di prima necessità.

La fase gestionale è forse la componente più difficile da approcciare. I soldi finiscono quasi subito (come la vita vera!), e la benzina costa veramente tanto (di nuovo, come la vita vera!), motivo per cui alcuni spostamenti possono risultare pesanti perché siamo a corto di oggetti curativi che ci permettono di proseguire nel viaggio. Probabilmente l’aspetto più ansiogeno di Keep Driving che, se non superato fin da subito, rischia di compromettere l’intera run.

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Anche Keep Driving ha un boss nascosto: il carburante!

La colonna sonora che definisce l’esperienza

Almeno due paragrafi li devo dedicare assolutamente alla colonna sonora. La OST di Keep Driving è composta da decine di brani indie rock, alternative rock e sonorità lo-fi provenienti prevalentemente dalla scena underground svedese, come la band Westkust o Zimmer Grandioso, che si sposano benissimo con il tema del viaggio on the road.

Le canzoni possono essere selezionate manualmente, oppure possiamo lasciare che si susseguano casualmente mentre il paesaggio scorre sullo schermo (consigliato!). C’è anche la possibilità di creare una playlist personalizzata con i brani presenti nel gioco. Questo aspetto è stato curato nei minimi dettagli, con anche il suono dell’audiocassetta che gratta ogni tanto: un pregio che, per me, eleva l’esperienza sia visiva che acustica.

Conclusione

In conclusione, Keep Driving si dimostra un trionfo di sensibilità indie, un’opera coraggiosa che riesce a tradurre il concetto di viaggio in un medium interattivo senza affidarsi a trame contorte. Nonostante qualche piccola ripetitività meccanica e un grado di sfida inizialmente ostico, la sua immensa atmosfera riesce a lasciare il segno nel giocatore. Un titolo ideale da giocare tra un Tripla A pompato e un’opera più moderata, magari come Silver Pines (trovi qui la nostra recensione)

Keep Driving ci ricorda, con la dolcezza di una vecchia audiocassetta consumata dal tempo, che l’importanza di un’avventura non risiede mai esclusivamente nella meta da raggiungere, ma in tutto ciò che accade mentre teniamo saldamente le mani sul volante, pronti a percorrere chilometri sulla via dell’ignoto.

8,5Ottimo
Il voto di GameSource

Keep Driving è un'indimenticabile viaggio on the road dove il percorso conta più della destinazione.

Pro
  • Il tema del viaggio in auto unito al sistema RPG è affascinante
  • Grafica in pixel art raffinata e dettagliata
  • Colonna sonora immersiva
  • Finali multipli che aumentano la longevità
Contro
  • Inizio traumatico e il tutorial non aiuta molto
  • Interfaccia poco intuitiva
  • Il gameplay loop alla lunga diventa ripetitivo
Recensito su PlayStation 5
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L'autore

Appassionato di videogame da quando ho memoria, gioco a tutti i giochi di ogni genere, senza alcun pregiudizio. Amante del Giappone in ogni sua forma e grande appassionato di picchiaduro cresciuto a suon di Hadoken!

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