Penumbra: Requiem – Recensione Penumbra: Requiem

La serie Penumbra ha sicuramente affascinato e terrificato un gran numero di persone grazie alle sue atmosfere sapientemente disegnate e ad un gameplay fuori dagli schemi, geniale e realistico. I primi due capitoli sono la prova più evidente che anche da un piccolo team possono nascere titoli di tutto rispetto, senza dover ricorrere necessariamente a cifre astronomiche.

Ed eccoci al terzo capitolo della serie, pronti a scoprire le innovazioni presenti in quest’ultimo prodotto tanto atteso dai fan. Ebbene, lo dirò sin da ora, Penumbra: Requiem non è affatto ciò che i giocatori si aspettavano. I motivi sono più che elementari: primo tra tutti, il tentato stravolgimento del genere. Definirlo un horror game, infatti, potrebbe essere inappropriato, in quanto il vero scopo di questo episodio consiste nel risolvere una serie di puzzle, raccogliendo un certo numero di chiavi di livello in livello, al fine di raggiungere tutti interi la fase successiva.
 

Un giubbetto abbandonato con qualche chiazza di sangue attorno: buon segno.

 

Ci siamo persi per strada…

Penumbra: Requiem fa intendere, sin dall’inizio, di aver sfruttato un po’ a casaccio gli elementi a sua disposizione. Si tratta, infatti, di un titolo la cui trama non è legata da un filo logico, per non dire forse che il suddetto elemento è praticamente assente;  la varietà di puzzle presenti e risolvibili quasi esclusivamente tramite l’utilizzo della fisica, inoltre, mostra come il titolo abbia voluto constatare quali livelli avrebbe potuto raggiungere il motore in questione, quindi un progetto puramente sperimentale. In aggiunta a tutto questo, bisogna dire che ai ragazzi di Frictional Games dev’essere piaciuto parecchio il capolavoro targato Valve, conosciuto come Portal. Nel gioco, infatti, si notano un buon numero di somiglianze con quest’ultimo, a partire dalla voce femminile, dalla meccanica, che tiene conto del numero di chiavi in nostro possesso, e dall’orientamento complessivo del gioco al genere del rompicapo; impossibile non notare, poi, che alla fine di ogni livello c’è un bel portale ad attenderci.
 

Ecco un portale di cui si è parlato…

 

Non mi spaventerò più… lo giuro.

E’ proprio questa un’altra pecca di Penumbra: Requiem. Le atmosfere che prima ci tenevano incollati alla sedia, paralizzati dalla paura di un eventuale attacco o da un terrificante rumore, risulteranno ora noiose e già viste e, a dirla tutta, neppure i mostri di questo capitolo saranno capaci di spaventarci, sbucando prevedibilmente da ogni dove. Tornando però a parlare di ambienti, questi si presenteranno sì con una discreta atmosfera ed illuminazioni molto buone, ma con una ripetitività altissima della loro composizione ed oggettistica, tale da far perdere la voglia di continuare a giocare anche ai più audaci. Location dunque troppo simili e, pertanto, già viste e ben assaporate nei precedenti episodi. L’unica cosa notevole rimasta invariata ed adattata bene a questo capitolo rimane così la fisica, che riesce a dare il massimo di sé per tutto il corso del gioco che, se non si fosse chiamato Penumbra, avrebbe sicuramente preso qualche punticino in più.
 

Questa cara bestiolina non sembra contenta di vederci.

 

Ingranaggi che girano ancora.

Requiem non sembra aver voluto variare nulla a livello tecnico, rispetto ai capitoli precedenti. Noteremo, infatti, come la veste grafica del titolo sia rimasta pressoché invariata, così come il sistema di illuminazione, le ombre, i poligoni ed il motore fisico. Non che siano realizzati male, anzi; per quanto riguarda gli effetti luce, si può dire che raggiungano livelli molto buoni, così come avviene per la fisica, che risulta sicuramente tra le migliori in circolazione. Rimane tuttavia da pensare che un miglioramento tecnico sarebbe in parte servito. Per quanto riguarda il sonoro, anch’esso ripercorre i capitoli precedenti, collocandosi ancora una volta ad alti livelli.
 

Meglio tener conto di tale consiglio.

 

Conclusione.

Insomma, Penumbra: Requiem non è ciò che stavamo aspettando: non si tratta affatto di un gioco horror, bensì di un puzzle game che ci terrà impegnati per poco tempo. Si tratta di un videogioco da provare solo se fermamente intenzionati ad approfondire il capitolo precedente, partendo, però, dal presupposto che non saranno presenti né una trama vera e propria né alcuna sostanziale novità.

 

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