To the Moon – Recensione To the Moon

"To The Moon"

Nel mercato videoludico moderno succede raramente di imbattersi in prodotti che cercano di emergere per originalità: To the Moon riesce a stravolgere l’idea classica di un videogame. La FreeBird Games, casa di produzione del titolo, nasce sul principio del fondatore Kan Gao: creare una nuova esperienza videoludica che faccia immergere il giocatore completamente all’interno della narrazione. Dopo alcuni titoli di prova come The Mirror Lied o Quintessence Gao riesce finalmente a realizzare un’opera veramente pregevole nella sua semplicità. Il lavoro della FreeBird Games si presenta come un avventura grafica/GDR arricchita da uno stile retro a 16bit con la scelta di buoni vecchi dialoghi scritti al posto di un doppiaggio dei personaggi.
 

Un viaggio sulla Luna

La trama  si sviluppa intorno a pochi personaggi chiave: Neil Watts ed Eva Rosalene sono due scienziati che lavorano presso la Sigmund Corp., una misteriosa società che promette di esaudire gli ultimi desideri delle persone. Grazie ad una avanzata tecnologia gli scienziati riescono ad entrare nei ricordi del "cliente" e, scendendo sempre più nel profondo delle memorie del soggetto, innestano una serie di ricordi fasulli che però riescono a regalare qualche minuto di felicità, realizzandone i sogni e cancellando tutti gli errori ed i rimpianti prima della dipartita. Il vero protagonista del titolo è però John, un anziano vedovo che vuole esaudire il suo ultimo desiderio prima di cedere alla vecchiaia: andare sulla Luna, anche se non sa perché vorrebbe andarci. I due scienziati dovranno quindi accedere alla sua memoria facendo un viaggio a ritroso nei suoi ricordi per riuscire a capire il motivo del suo desiderio. Il viaggio all’interno dei ricordi di John si rivelerà ricco di colpi di scena, riuscendo così a creare una storia ricca di pathos che coinvolge i due scienziati e il giocatore stesso, il quale si ritroverà immerso in un’avventura, un po’ sulla scia dei recenti film che trattano argomenti analoghi come “Inception” o “Se mi lasci ti cancello”.
La FreeBird Games decide così di abbandonare tutte le basi su cui sono nati i titoli degli ultimi anni creando qualcosa di innovativo, un racconto interattivo dove solo il piacere di godersi la narrazione è importante. Il tema trattato non è di certo dei più semplici, e ben lontano dai temi canonici del mercato videoludico. Questa avventura è un viaggio all’interno della memoria e dei ricordi dove tutto gira intorno ad una sola domanda: come sarebbe stata la mia vita se avessi fatto scelte differenti? Il percorso dei due scienziati, all’interno dei ricordi di John servirà proprio a rispondere a questa domanda, cambiando in questo modo l’intera vita dell’anziano.
 

Il fascino della semplicità

To the Moon è un titolo veramente ricco di contenuti, nonostante la semplicità nell’ambito delle prestazioni. Al primo impatto si propone come uno dei tanti RPG del vecchio Super Nintendo. L’impostazione grafica minimalista utilizzata è apprezzabile soprattutto dai nostalgici, che ricorderanno capolavori come Final Fantasy o Zelda. Anche la scelta di utilizzare dei testi scritti al posto di un doppiaggio dei personaggi fa immergere ancor più il giocatore nella nostalgia. La colonna sonora si basa quasi unicamente su un solo brano molto semplice e allo stesso tempo commovente, per Riven, un brano la cui ripetitività rievoca l’atteggiamento compulsivo della persona a cui è dedicato. Il coinvolgente pianoforte di Kan Gao insieme all’ormai famosa Laura Shigihara, che gli intenditori ricorderanno per le musiche di  "Plant vs Zombie" sono la base della colonna sonora.
Dare un posto a questo titolo cosi particolare è complicato: il primo impatto è quello di trovarsi di fronte a uno dei tanti RPG, ma la mancanza dei classici elementi chiave che lo contraddistinguono, come la barra dell’esperienza, abilità o equipaggiamento, smentiscono quest’ipotesi. All’interno della storia vi sono degli enigmi da risolvere che porteranno il giocatore a recuperare i ricordi dell’anziano protagonista mano a mano che andrà indietro nella sua memoria. I quiz di fine livello saranno comunque piuttosto semplici e si ridurranno a  una sorta di puzzle che dovremo risolvere in un certo numero di mosse. Questo permetterà di sbloccare il ricordo successivo. Anche i comandi sono molto limitati, le frecce direzionali serviranno a spostarci nel mondo di gioco, mentre il mouse ha semplicemente una funzione di interazione e di lettura dei dialoghi. Occasionalmente To the Moon usa il gameplay per alternare le parti narrative, ad esempio giocando con le aspettative del giocatore inserisce una scena da RPG con tanto di combattimento, il tutto riempito di stereotipi ed umorismo. Una scena ambientata in un ranch si trasforma in una corsa sfrenata per recuperare il nostro collega che ha perso il controllo di un ronzino scatenato o in un altra sequenza il gioco si trasformerà in uno sparatutto con tanto di zombie da eliminare.
Andando bene a vedere il giocatore non può far niente che possa in qualche modo influenzare il mondo di gioco, che appare come un romanzo interattivo la cui storia è capace di coinvolgere a livello emotivo grazie ad una scelta perfetta di colpi di scena. Gli stessi scienziati non sono altro che la rappresentazione del classico duo da romanzo: lui cinico e sempre pronto alla battuta per sdrammatizzare, lei professionale ed integerrima quasi alla paranoia; con un rapporto di botta e risposta che aiuta a rilassarsi anche durante i momenti più drammatici del gioco. Alcune delle battute che si leggono si rifanno a dialoghi di film, serie tv ed altri titoli. Le musiche di To the Moon sono pregevoli nella loro semplicità, un semplice motivo ripetuto vi accompagna durante tutta l’avventura quasi come una guida all’interno della storia, permettendovi di godere appieno della magia che regala questo titolo.

 

In conclusione

Tirare le somme non è facile, e ancora meno facile è dare un voto al lavoro della FreeBirdGames. La cosa certa è che To The Moon non è un titolo per tutti i giocatori, chi lo proverà come un intermezzo tra i vari "Call of Duty" o a qualche titolo "Elder Scroll" probabilmente rimarrà deluso. Ma se siete stanchi di titoli qualunque privi di una storia ricca e coinvolgente, questo è il gioco che dovete provare.
Il titolo riesce veramente a rapire e a tenere davanti allo schermo fino alla fine, che arriverà comunque abbastanza presto: il gioco non supera le 5 ore ma vi sono altri episodi in cantiere.
Quindi, lo studio di Kan Gao è riuscito nel suo intento: ha creato un prodotto che nulla ha in meno di titoli recenti più famosi, ma anzi regala emozioni che come pochi riescono a dare, toccando il cuore, tra risate e lacrime in questa incredibile avventura.
Attendendo altri capitoli il titolo comunque merita senz’altro un grande voto. Questo è garantito.

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