Clutch, il racing cinematografico di Maverick Games

Clutch è il nuovo racing open world di Maverick Games, lo studio nato dai papà di Forza Horizon. Tutto quello che sappiamo dopo i primi provati.

Clutch

Clutch è il nuovo racing open world di Maverick Games, lo studio nato dai papà di Forza Horizon. Tutto quello che sappiamo dopo i primi provati.

Confesso di non essere a Los Angeles in questi giorni, eppure Clutch è il gioco di cui non riesco a smettere di leggere, perché ho seguito da vicino i provati arrivati dal Summer Game Fest e ho passato ore a studiare il lungo gameplay mostrato da chi ha avuto accesso anticipato al titolo.

Più mi addentro nei dettagli, più mi convinco che non si tratti del solito open world su quattro ruote, dato che dietro a ogni meccanica si intravede un’idea precisa, ovvero quella di trasformare il racing in qualcosa di più vicino al cinema.

Prima di scendere nello specifico vale la pena fissare le coordinate, perché Clutch è ambientato tra Monaco e la Costa Azzurra, alterna gare ufficiali e corse clandestine ed è atteso per la primavera 2027 su PS5, Xbox Series X|S e PC.

Clutch e l’eredità di Forza Horizon

Per capire da dove nasca questa ambizione conviene partire dalle persone, perché Clutch è il debutto di Maverick Games, uno studio indipendente fondato nel 2022 che riunisce circa 140 sviluppatori nella sede inglese di Leamington Spa e che ha lavorato al progetto per oltre tre anni, lontano dai riflettori.

A guidare il gruppo c’è Mike Brown, già direttore creativo di Forza Horizon 5, e proprio la sua provenienza rende interessante la rotta scelta, dato che la filosofia di Clutch è quasi opposta a quella della serie Horizon, perché qui la narrazione pesa quanto le gare e il tono punta dritto verso il dramma.

Clutch

Il fatto che dietro non ci sia un esordio improvvisato si percepisce in fretta, perché il gruppo riunisce veterani di Playground Games e Codemasters che hanno contribuito a definire il genere open world racing per un intero decennio, e tutto questo emerge nei dettagli, dalla cura maniacale per le auto fino alla regia delle missioni.

A rendere il quadro ancora più affascinante c’è il percorso non lineare dello studio, che oggi si muove come realtà del tutto indipendente, e se da un lato questo regala una libertà creativa rara, dall’altro scarica sul team una responsabilità enorme, perché la posta in gioco per un primo titolo così ambizioso è altissima.

Monaco e la Costa Azzurra, un mondo vivo

Se sono le persone a spiegare l’ambizione di Clutch, è il mondo di gioco a darle una forma concreta, e quel mondo coincide con la riviera francese, dove Monaco viene ricostruita in una versione che, a quanto raccontano gli sviluppatori, conta circa 790 strade ed espande la controparte reale invece di limitarsi a copiarla.

Alcune vie ricalcano fedelmente quelle del Principato, mentre altre sono completamente inventate per riempire gli spazi, eppure ciò che colpisce di più è quanto la mappa appaia viva, perché i marciapiedi pullulano di pedoni, il traffico è sorprendentemente denso e sulle strade è possibile persino segnare dei record sul giro.

Clutch Auto 2

Il Principato, però, non è l’unico scenario delle corse, dato che il mondo si allarga fino a Cannes e Saint-Tropez e arriva a toccare le Alpi e le gole del Verdon, così che ogni zona conserva un carattere preciso, perché la varietà del paesaggio finisce per influenzare il modo stesso in cui si guida.

Tornando proprio a Monaco, quello che mi ha colpito di più nei provati è la sensazione di stratificazione, perché le strade si intrecciano tra livello stradale, tunnel e sopraelevate, dando vita a un labirinto luminoso in cui ogni curva nasconde una scorciatoia oppure un’insidia, mentre i tracciati delle gare non vivono isolati ma risultano integrati direttamente nella mappa.

A rendere ancora più tangibile questa vivacità c’è un dettaglio che apprezzo molto, ovvero la possibilità di scendere dall’auto in determinati punti e muoversi a piedi, perché alla casa di Theo e Cass, per esempio, puoi parcheggiare dove vuoi, esplorare la proprietà a piedi e poi risalire in macchina per ripartire, il tutto senza alcuno stacco o caricamento visibile.

Theo e Cass, la storia e il cast

Un mondo così curato avrebbe poco senso senza una storia all’altezza, ed è qui che entrano in scena i due protagonisti, ovvero i fratelli adottati Theo e Cass Martial, cresciuti fin da piccoli per diventare piloti di vertice della prestigiosa serie R1K, prima che il destino li trascinasse ben oltre le piste ufficiali.

Il punto di svolta arriva quando entrambi vengono risucchiati nello street racing clandestino del Midnight Collective, e in particolare Theo finisce nel mirino di un’enigmatica fixer che, avendo un’arma di ricatto nei suoi confronti, lo costringe a una serie di colpi ad alto rischio, mentre a te resta la libertà di alternare i due fratelli a piacimento.

Clutch Corsa

Questa struttura a doppio protagonista non è un semplice vezzo, perché a volte Theo e Cass condividono la stessa missione pur perseguendo obiettivi diversi, mentre altre volte affrontano situazioni del tutto personali, così che rigiocare l’avventura diventa il modo migliore per cogliere ogni sfumatura del racconto.

R1K e Midnight Collective

Il mondo competitivo di Clutch ruota attorno a due anime opposte, perché da un lato troviamo la R1K, un campionato prestigioso che vanta un secolo di storia e funge da banco di prova per i migliori piloti, mentre dall’altro pulsa il Midnight Collective, la scena clandestina in cui contano soprattutto lo stile e l’adrenalina.

A dare spessore a tutto questo c’è anche una piccola mitologia interna, dato che la R1K sarebbe nata dalla sfida tra due fratelli decisi a stabilire chi fosse il più veloce lungo una corsa di mille miglia, e proprio come accade con quella leggenda fondativa, i nomi dei piloti e delle scuderie ricorrono lungo l’avventura, così da rendere il campionato credibile e coerente.

Le voci dietro ai personaggi

Per sostenere un impianto narrativo del genere serviva un cast convincente, e le ambizioni cinematografiche si vedono proprio qui, perché Theo presta il volto e la voce a Tosin Cole mentre Cass è interpretata da Little Simz, e al loro fianco compaiono nomi come Jane Perry (la Diana Burnwood di Hitman), Peter Serafinowicz e Grégory Montel.

A scrivere la storia è inoltre Jamie Brittain, già co-creatore della serie Skins, e la sua presenza lascia immaginare personaggi sfaccettati e un dramma familiare credibile, dato che i temi portanti, da quanto trapela, ruotano attorno alla famiglia, all’eredità e al tradimento, ovvero esattamente la materia che tiene insieme un buon racconto di formazione.

Le missioni e i ClutchTech, il cuore diverso di Clutch

Capito chi siano Theo e Cass, resta da vedere come tutto questo si traduca in gioco, e la risposta sta nelle missioni della storia, che non sono semplici gare ma eventi unici costruiti attorno a un obiettivo, pensati per spezzare il ritmo tra una corsa e l’altra.

In una delle missioni più memorabili tra quelle mostrate, per esempio, l’obiettivo è ritrovare una Aston Martin nuova di zecca nascosta in un parcheggio, e l’intera sequenza si gioca all’insegna della furtività, perché la sicurezza privata, ben pagata e piuttosto aggressiva, va assolutamente evitata, mentre alcuni elicotteri perlustrano la zona senza però averti ancora individuato.

La tensione sale ulteriormente quando l’unica via d’uscita diventa proprio l’auto cercata, dato che la situazione precipita e la malavita locale chiude ogni accesso, così che a Theo non resta che usare il rampino di bordo per agganciare un appiglio e lanciarsi letteralmente nel vuoto, attraversando una vallata per atterrare su una strada collinare e seminare gli inseguitori.

Clutch Interni veicolo

Quel rampino non è un espediente confinato alle missioni, perché i ClutchTech, ovvero i gadget al centro dell’esperienza, possono essere sfruttati anche nel mondo aperto, e l’esempio più spettacolare è proprio l’uso dell’arpione per affrontare i tornanti più stretti, dato che, agganciandolo a un lampione o a un albero, l’auto viene trascinata attraverso la curva ad alta velocità.

Il bello è che tutto poggia su una base fisica reale, perciò la manovra richiede pratica e un tempismo preciso tra il momento dello sparo e quello del rilascio, e va detto che questa componente resta opzionale nel free roam ed è disattivata nella maggior parte delle gare, così da diventare davvero indispensabile soltanto all’interno delle missioni della storia.

Tra gare ufficiali e corse clandestine

Accanto alla componente più cinematografica resta comunque un cuore racing tradizionale, e nelle gare ufficiali su circuito chiuso ho trovato la sorpresa più gradita, perché l’intelligenza artificiale degli avversari si è rivelata rapida e soprattutto credibile, dato che non segue ciecamente la traiettoria ideale ma commette errori plausibili da sfruttare al momento giusto.

Naturalmente non mancano le regole, perché tagliare le curve comporta delle penalità ben precise, mentre i tracciati restano sempre integrati nella mappa invece di vivere in arene separate, e oltre ai classici circuiti chiusi esistono anche gare sprint che ti conducono da un punto all’altro, con tutti i piloti, protagonisti compresi, inquadrati all’interno di vere e proprie scuderie.

Clutch

Tutt’altra storia sono invece le corse clandestine, che funzionano in un modo tanto originale quanto azzeccato, perché vengono trasmesse in diretta all’interno del gioco e mostrano persino una chat che scorre a lato, così che per vincere non basta affatto arrivare primi, dato che l’obiettivo reale è generare il maggior clamore possibile tra il pubblico.

A far salire il punteggio concorrono allora le derapate, i sorpassi al limite e le scie ravvicinate, mentre durante la corsa arrivano richieste speciali da soddisfare al volo per accumulare altri punti, e il meccanismo ricorda da vicino il vecchio sistema di consensi di Blur, anche perché influenza direttamente il denaro che porti a casa.

Il modello di guida, gli inseguimenti e la personalizzazione

Dietro a ogni tipo di gara c’è poi una domanda che ogni appassionato si pone, ovvero come si guida davvero, e la risposta colloca Clutch in un territorio quasi simulativo, perché le vetture reagiscono in modo diverso a seconda di peso, trazione e annata, così che una vecchia BMW tende a scivolare in curva mentre una Porsche moderna resta incollata all’asfalto.

Per fugare ogni dubbio sul cosiddetto modello brake to drift basta osservare una derapata attorno al celebre tornante Fairmont a bordo di una M3, perché controllare lo sbandamento richiede una finezza notevole tra dosaggio del gas e controsterzo, dato che grip, raggio di sterzata e frenata sono sì leggermente accentuati per agevolare gli spostamenti, eppure appena la fisica prende il sopravvento serve concentrazione assoluta per non perdere il controllo.

Lo stesso gusto per la sfida lo ritrovo negli inseguimenti, che adottano una scelta capace di far felici i nostalgici, perché non esiste alcuna barra della salute e la polizia deve fermarti completamente per arrestarti, esattamente come accadeva nei vecchi Need for Speed, tanto che il più delle volte puoi speronare le volanti quanto ti pare senza temere un game over improvviso.

Clutch Corsa 2

Esiste comunque qualche eccezione legata agli obiettivi, come una missione in cui bisogna consegnare del vino mantenendolo intatto, e per quanto in apparenza somigli a una sorta di barra della salute, si tratta in realtà di un vincolo isolato pensato per quella singola consegna, perciò la filosofia di fondo resta sempre quella della libertà più totale.

A chiudere il quadro c’è infine la personalizzazione, che va parecchio oltre la semplice estetica, perché puoi acquistare le vetture e modellarle nei minimi dettagli, arrivando a curare gli interni e perfino gli oggetti lasciati sul cruscotto, mentre un sistema di usura tiene traccia del modo in cui guidi e imprime sull’auto i segni del tempo e degli abusi.

Clutch promette di osare, e io ci spero

Mettendo insieme tutti questi tasselli, Clutch mi appare come un grande crocevia di ispirazioni che ho amato, perché le sue vedute mediterranee richiamano la luce della Costa Azzurra vista in Forza Horizon 2, mentre la guida ricorda i vecchi GRID per via del grip generoso e dei freni decisi, salvo poi pretendere una finezza quasi da Forza Motorsport o Gran Turismo quando si arriva al limite.

Eppure, tra tutti i paragoni possibili, ce n’è uno che torna con forza, ovvero Driver San Francisco, che ancora oggi, a quindici anni dall’uscita, considero un esempio di cosa possa essere un racing, perché entrambi i giochi condividono la stessa filosofia, fatta di atmosfera cinematografica, racconto maturo, progressione affidata alle missioni di guida e, soprattutto, una meccanica capace di ridefinire il modo in cui ci si rapporta al gioco.

Resta inteso che le impressioni nascono da un titolo ancora lontano e tutt’altro che rifinito, perciò non mi spingo a dire che riscriverà le regole del genere né che sostituirà i vari Forza Horizon o Need for Speed, eppure preferirò sempre un gioco coraggioso a un clone già visto mille volte, anche perché quale altro racing ti permette di scagliare una Twingo tra le curve e nel vuoto grazie a un rampino?

L’appuntamento, come detto, è fissato per la primavera 2027 su PS5, Xbox Series X|S e PC, e da qui ad allora terrò gli occhi ben aperti, perché Clutch ha tutta l’aria di qualcosa di speciale, così che, non appena arriveranno nuove informazioni, le troverete raccontate proprio qui.

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