Kusan: City of Wolves – Provato della demo
Action adrenalinico in salsa Hotline Miami misto a Cyberpunk.
Il panorama indie continua a dimostrare di essere uno dei terreni più fertili per gli action ad alto tasso di adrenalina e Kusan: City of Wolves sembra voler ritagliarsi uno spazio tutto suo. Sviluppato da CIRCLEfromDOT e pubblicato da GCORES Publishing, il titolo arriverà il 30 luglio su PC, PlayStation 5, Xbox Series X|S e Nintendo Switch, proponendo un mix di sparatorie dall’alto, combattimenti corpo a corpo e meccaniche che richiedono alta precisione.
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ToggleLa demo disponibile permette di affrontare le prime fasi dell’avventura fino al primo boss e, se da una parte lascia ancora qualche interrogativo sul ritmo generale che manterrà nel corso dell’intera campagna, dall’altra mette subito in chiaro quale sia il suo punto di forza. Qui tutto ruota attorno al gameplay.
L’ambientazione è quella di una metropoli cyberpunk disgregata dalla criminalità, in cui il protagonista, ex agente speciale trasformato in un cyborg, torna in azione per fermare un’organizzazione che ha trascinato la città nel caos. Insomma, uno Steven Seagal dalla forma canina. La storia, quantomeno nella demo, resta volutamente sullo sfondo e quello che ci viene presentato è giusto qualche dialogo e alcune brevi sequenze narrative.
La campagna completa sarà composta da oltre cinquanta stage e già questa struttura emerge chiaramente nella prova. Ogni stage è pensato come una piccola sfida autonoma, con classifiche, punteggi e valutazioni finali che portano a rigiocare le missioni per ottenere risultati sempre migliori, classica impostazione arcade che funziona perfettamente.
Kusan: City of Wolves
Dopo pochi minuti si comprende subito come Kusan: City of Wolves non premi l’improvvisazione. Entrare in una stanza sparando e picchiando all’impazzata è probabilmente il modo più veloce per morire, vuoi che per la disponibilità limitata dei colpi, vuoi per la velocità con cui i nemici si scagliano sul protagonista.
Ogni ambiente viene costruito come un piccolo rompicapo dove bisogna osservare la disposizione e il movimento dei nemici per capire chi rappresenta la minaccia principale e decidere come muoversi ancora prima di premere il grilletto o picchiare i pugni. Le arene sono compatte ma ben progettate e sfruttano corridoi, coperture e linee di tiro per costringere il giocatore a muoversi in continuazione.
La sensazione è quella di affrontare una sequenza di combattimenti brevi ma intensissimi, dove pochi secondi bastano per soverchiare completamente la situazione. Si muore spesso, ma non si ha mai la percezione che la colpa sia del gioco. Al contrario, ogni sconfitta rappresenta un’occasione per riprovare con un approccio diverso, memorizzando la posizione dei nemici.

È una filosofia che ricorda alcuni grandi classici degli action dall’alto, ma Kusan evita di limitarsi a copiarli grazie a un sistema di combattimento decisamente più articolato, in cui lo shooting non sempre rappresenta il cuore dell’esperienza. Le armi restituiscono un ottimo feedback, i colpi hanno il giusto peso e ogni categoria modifica sensibilmente il modo di affrontare gli scontri.
Il vero protagonista, dopotutto, è il combattimento ravvicinato, fatto di pugni e attacchi con lame, e a questo si aggiungono una schivata estremamente reattiva e un sistema di parata che rappresenta probabilmente la meccanica più interessante della demo. Alcuni attacchi possono infatti essere respinti con il giusto tempismo, aprendo una finestra perfetta per il contrattacco.
La cosa più convincente è che tutte queste meccaniche dialogano tra loro in maniera naturale perché non esiste una strategia dominante. La curva di apprendimento è evidente già nella demo. All’inizio si tende a giocare con prudenza, ma dopo qualche tentativo si comincia a concatenare eliminazioni, schivate e parate quasi d’istinto, trovando una fluidità che rende ogni scontro estremamente soddisfacente.
La colonna sonora che detta il ritmo
Tra gli aspetti che più mi hanno colpito c’è senza dubbio la colonna sonora che accompagna ogni stage. Le tracce elettroniche scandiscono ogni combattimento con sintetizzatori, bassi pulsanti e ritmi che sembrano conoscere già il movimento che andremo a fare durante quel determinato stage. È uno di quei casi in cui la musica non si limita a fare da sottofondo, ma diventa parte integrante dell’esperienza.
Le influenze ricordano inevitabilmente produzioni come Hotline Miami, ma Kusan costruisce una propria identità grazie a sonorità certamente più moderne, legate all’immaginario cyberpunk. Anche dal punto di vista artistico Kusan: City of Wolves dimostra di avere una personalità ben definita, rimanendo fedele all’immaginario cyberpunk ed evitando di puntare tutto sull’effetto neon ovunque.
Il gioco costruisce ambientazioni credibili, sporche e oppressive, rappresentazioni di vicoli industriali, laboratori, magazzini e strutture tecnologiche che, nell’insieme, ben si sposano con il carattere della città in cui tutto si svolge. La visuale dall’alto valorizza particolarmente il colpo d’occhio durante gli scontri. Esplosioni, effetti particellari e illuminazione rendono ogni combattimento leggibile anche nei momenti più concitati, senza sacrificare la pulizia dell’azione.
Il level design convince per la costruzione degli stage che sfrutta spazi contenuti costruiti attorno alle meccaniche del gameplay. Ogni arena introduce una disposizione e natura diversa dei nemici e delle coperture, costringendo il giocatore ad adattare il proprio approccio di volta in volta. Questa varietà è probabilmente uno degli elementi che lascia più fiducia in vista della versione completa.

Il primo boss mette tutto alla prova
La demo culmina con il primo boss e qui l’approccio cambia sensibilmente. Non basta più eliminare rapidamente un gruppo di nemici per passare alla stanza successiva ma occorre osservare gli attacchi del nemico e riconoscere i pattern. Questo dimostra come gli sviluppatori non abbiano intenzione di limitarsi a proporre una semplice successione di arene, ma vogliano alternare il ritmo dell’avventura con combattimenti più ragionati.
Dopo aver completato la demo, la sensazione è che Kusan: City of Wolves abbia le idee molto chiare. Il gioco, infatti, inserisce nel proprio arsenale elementi già conosciuti e li rielabora con intelligenza, costruendo un gameplay tecnico, veloce e particolarmente appagante quando si iniziano a padroneggiare tutte le sue meccaniche.
Le influenze di Hotline Miami sono evidenti nel ritmo serrato, nella struttura a stanze e nella letalità degli scontri, ma sarebbe riduttivo fermarsi esclusivamente a questo paragone. Naturalmente sarà la versione completa a stabilire se questa formula riuscirà a mantenere alta la qualità per tutte le oltre cinquanta missioni promesse.
Le basi, in ogni caso, sono decisamente solide. Se il contenuto finale saprà mantenere questa qualità, introducendo nuovi nemici, boss sempre più interessanti e una progressione capace di rinnovare costantemente il gameplay, Kusan: City of Wolves potrebbe trasformarsi in una delle sorprese più interessanti dell’estate e dell’intero 2026.