Solasta II – Anteprima
Meno spettacolo, più sostanza
Dopo il successo ottenuto dal primo capitolo, Solasta II si presenta come un seguito ambizioso che punta a espandere e migliorare ogni singolo aspetto dell’esperienza originale. Il primo gioco era riuscito a conquistare una nicchia molto precisa: quella degli appassionati di giochi di ruolo classici, profondamente legato alle regole di Dungeons & Dragons e desiderosi di un sistema di combattimento tattico. Tuttavia, era anche un titolo con limiti evidenti, soprattutto sul piano tecnico e narrativo.
Con questo sequel, gli sviluppatori di Tactical Adventures sembrano aver ascoltato attentamente la community, cercando di costruire un’esperienza più completa, moderna e immersiva, senza tradire l’identità che aveva reso il primo Solasta così apprezzato.

Un mondo meno lineare
Solasta II si apre con un’impostazione narrativa diversa rispetto a molti RPG tradizionali. Non interpreterai un singolo eroe destinato a diventare il fulcro della storia, ma controllerai direttamente un gruppo di quattro fratelli adottivi, già legati tra loro da un passato condiviso. Questo approccio rafforza immediatamente il senso di squadra e richiama da vicino le dinamiche di una vera campagna da tavolo, dove il party è il vero protagonista.
La vicenda si svolge molti anni dopo gli eventi del primo capitolo, ma in una regione completamente diversa del mondo di gioco, rendendo l’esperienza accessibile anche a chi non ha familiarità con la storia precedente. Fin dalle prime ore, i protagonisti si trovano coinvolti in un conflitto antico e più grande di loro, intrecciato al destino dei loro fratelli maggiori. Un incipit molto comune, a dire il vero.
Uno degli elementi più evidenti di questa nuova iterazione è il cambiamento nella struttura del mondo di gioco. Se il primo capitolo era caratterizzato da un’impostazione piuttosto lineare, con dungeon e aree ben delimitate, Solasta II introduce ambientazioni più ampie e interconnesse. L’esplorazione diventa più libera e meno guidata e potrai affrontare gli obiettivi in modi diversi, scoprire percorsi alternativi o utilizzare approcci stealth o diplomatici oltre al combattimento. Questa maggiore apertura contribuisce a rendere il mondo più dinamico, dando la sensazione che le proprie scelte abbiano un peso.
Giustappunto, uno dei punti più criticati del primo Solasta fu la narrazione, spesso considerata funzionale ma poco memorabile. Solasta II cerca di migliorare questo aspetto, introducendo una storia più articolata e personaggi meglio caratterizzati. Le scelte del giocatore hanno un impatto più significativo, come ad esempio con le decisioni morali prese nel corso dell’avventura, o anche con relazioni più profonde tra i membri del party. Ogni personaggio del gruppo ha una propria personalità, e durante le conversazioni può intervenire in base a ciò che accade durante il suo background e dalle scelte prese dal protagonista. Questo sistema contribuisce a rendere il party più interessante e meno “meccanico”.
Il sistema di combattimento resta il fulcro dell’esperienza, e fortunatamente non perde nulla della sua profondità. Basato sulle regole della quinta edizione di Dungeons & Dragons, il sistema di combattimento a turni è ancora estremamente strategico. Tra gli elementi chiave troveremo la solita gestione della posizione e dell’altezza, e soprattutto una incredibile importanza della luce e dell’oscurità. Le battaglie richiedono pianificazione e attenzione, premiando i giocatori che sanno sfruttare l’ambiente a proprio vantaggio.
In Solasta II, però, tutto questo è stato reso più fluido e spettacolare. Le animazioni sono migliorate e l’intelligenza artificiale dei nemici mi è sembrata molto meno prevedibile della prima iterazione.
Il sistema di di progressione e personalizzazione è stato ampliato. Avrai accesso a un numero maggiore di classi e sottoclassi e a nuove abilità e incantesimi rispetto al passato, questo significa build più varie e una maggiore libertà nel creare personaggi unici. L’obiettivo è chiaramente quello di aumentare la rigiocabilità, permettendo approcci completamente diversi dopo ogni partita.
Esplorazione e comparto tecnico
Il level design è stato ripensato per offrire maggiore verticalità e varietà , Non attraverserai più solo stanze chiuse o corridoi, le interazioni ambientali sono più numerose e ci sono tantissimi percorsi alternativi nascosti. Un approccio che rende l’esplorazione più interessante e che mantiene il senso di star giocando a un gioco di ruolo pen & paper, qual è Dungeons & Dragons.
Dal punto di vista tecnico, il miglioramento è evidente. Il primo Solasta soffriva di animazioni rigide e modelli poco espressivi, mentre questo sequel introduce animazioni fluidissime, ambienti più dettagliati e un’illuminazione migliorata. Pur non essendo un titolo tripla A, Solasta II dimostra un netto passo avanti, avvicinandosi agli standard moderni.

Il confronto inevitabile con Baldur’s Gate 3
È impossibile parlare di Solasta II senza tirare in ballo Baldur’s Gate 3, non solo perché condividono le fondamenta di Dungeons & Dragons, ma perché il titolo di Larian Studios è ormai diventato il punto di riferimento per il genere. Tuttavia, più che veri rivali diretti, i due giochi sembrano rappresentare due filosofie quasi opposte
Baldur’s Gate 3 è, prima di tutto, un’esperienza narrativa. Punta su personaggi memorabili, dialoghi estremamente curati, scelte morali complesse e una messa in scena quasi cinematografica. Il budget e le dimensioni dello studio permettono una quantità enorme di contenuti, cutscene e diramazioni narrative, rendendolo un gioco “story-first” in tutto e per tutto.
Solasta II, invece, sembra voler seguire una direzione diversa: meno spettacolo, più sistematica. Il focus è chiaramente sul combattimento tattico, sulla fedeltà alle regole e sulla sensazione di stare giocando a una vera partita di ruolo da tavolo. Non è un caso che venga spesso descritto come un’esperienza più “simulativa”, dove ogni meccanica – dalla linea di vista alla gestione delle azioni – è passata per essere il più possibile coerente con D&D.
Anche la struttura del party riflette questa differenza: in Baldur’s Gate 3 si viaggia con compagni scritti e caratterizzati, con storie personali profonde e relazioni complesse; in Solasta II, invece, dovrai costruire l’intero gruppo, enfatizzando la libertà e la personalizzazione rispetto alla narrazione predefinita. Questo approccio rende l’esperienza meno guidata, ma anche meno emotivamente forte.
Un altro punto chiave è il sistema di regole. Mentre Baldur’s Gate 3 si prende diverse libertà per adattare D&D al formato videoludico, Solasta II punta a essere molto più rigoroso, arrivando persino a implementare meccaniche che altri giochi tendono a semplificare o ignorare. Questo lo rende potenzialmente più tecnico ma anche meno immediato per chi cerca un’esperienza più accessibile.
In sostanza, il confronto non si gioca tanto su “chi è il migliore”, quanto su cosa si cerca da un RPG. Da una parte abbiamo un kolossal narrativo che punta tutto sull’immersione e sulle scelte; dall’altra, un RPG puro e sistemico, che mette al centro la strategia e la fedeltà alle regole.
Non sorprende quindi che molti giocatori vedano i due titoli come complementare piuttosto che concorrenti: Baldur’s Gate 3 per vivere una grande storia, Solasta II per “giocare davvero” a Dungeons & Dragons.

Solasta II Anteprima – Conclusioni
Dopo aver provato Solasta II in questa fase iniziale, la sensazione è quella di trovarsi davanti a un progetto costruito con grande consapevolezza dei propri punti di forza e dei limiti del passato. Non è un titolo che cerca di stupire a tutti i costi con effetti spettacolari o una narrazione iper cinematografica, ma piuttosto un’esperienza che punta dritta al cuore del gioco di ruolo: sistema, scelte e libertà. Naturalmente ci sono diversi bug causati dal fatto che sia un Early Access, ma nulla che limita troppo l’avanzamento della trama.
Personalmente, non mi capita di avvicinarmi a un titolo in accesso anticipato, soprattutto perché spesso non amo parlare di prodotti in fase Alpha o Beta, mi piace parlare dei prodotti finiti, anche perché spesso tendiamo a porci delle aspettative che, spesso, vengono disattese.
L’unica volta che provai un titolo in Early Access fu proprio Baldur’s Gate 3. In quel caso, come in questo, la motivazione nasce da una passione genuina per il genere. Gioco regolarmente a Dungeons & Dragons su base settimanale, e questo tipo di esperienza digitale rappresenta per me un’estensione naturale di quel mondo fatto di regole, immaginazione e collaborazione. Solasta II, almeno per ora, sembra voler incarnare proprio quello spirito: meno spettacolo, più sostanza.
È ancora presto per dire se riuscirà a raggiungere pienamente il suo potenziale, ma le fondamenta sono solide e le intenzioni molto chiare. Se Tactical Adventures riuscirà a sviluppare ulteriormente la componente narrativa e a mantenere alta la qualità del sistema di gioco, ci troveremo davanti a un titolo che potrebbe diventare un ulteriore punto di riferimento per chi cerca un RPG con le regole di Dungeons & Dragons.