Egalitarismo e omosessualità nei Videogiochi



I videogiochi sembrano in tutto e per tutto fatti da uomini e per uomini. Basta seguire una qualsiasi discussione su un gioco di successo per avere un’idea di come i giochi (e i giocatori) sappiano essere incredibilmente sessisti, immaturi e contro ogni qualsiasi forma di pensiero sessualmente non tradizionale.

Quando appena sostenuto è purtroppo vero per la maggior parte dei casi, anche se con questo articolo verremo in parte smentiti. Titoli più recenti infatti, come The Sims e Dragon Age, ostentano egualitarismo mettendo in scena relazioni tra omossessuali e scene lesbo. Sviluppatori come BioWare sostengono le relazioni gay e intendono continuare ad inserirle nei loro giochi. Quanto segue è un piccolo riassunto di come questo pensiero sia stato vissuto nella storia dei videogiochi.

Potrebbe sorprendere sapere che Nintendo, tra gli anni ’80 e ’90, ha censurato Mortal Kombat eliminando le decapitazioni e cambiando il colore del sangue da rosso a blu, mentre non è intervenuta con analoghe manovre nel campo della sessualità. Birdo – probabilmente il più famoso personaggio transessuale del mondo dei videogiochi, essendo un protagonista della saga di Super Mario – era chiaramente descritto come transessuale nel manuale giapponese di Mario Party 8, mentre in occidente questa descrizione è stata rimossa. Dragon Warrior III, al contrario, è stato rilasciato su NES con la censura della location del gay bar. Questa politica di censura è proseguita fino al 1999, all’uscita di Conker’s Bad Fur Day, gioco dalle battute molto scurrili nonostante i personaggi cartooneschi. Streets of Rage 3 di Sega, nel frattempo, presentava un sub-boss che venne censurato nella versione occidentale del gioco, molto probabilmente a causa della sua sessualità ambigua.

 

Non c’è da stupirsi, invece, se è negli RPG e nei MMO che troviamo la maggior percentuale di egualitarismo: questi generi, per loro natura, permettono al giocatore di essere chi vuole – maschio, femmina, gay, etero, mago o uccisore di draghi e così via – anche se l’orientamento sessuale non è mai stato esplicitato con una domanda nel menu di creazione del personaggio. Fallout 2 ha il primato di videogioco che ha mostrato il primo matrimonio gay del mondo videoludico (effettivamente, con il mondo in ginocchio dopo la catastrofe nucleare, forse avremmo altre cose di cui preoccuparci prima di pensare con chi vanno a letto i superstiti).

Gli RPG giapponesi non hanno mai avuto problemi a mostrare personaggi dall’abbigliamento gay (pensate a Flea di Chrono Trigger), mentre in Persona 2 e 4 è permesso impersonare personaggi omosessuali. In Persona 4, addirittura, il protagonista Kanji lotta con la sua sessualità, trovandosi costretto ad affrontare in combattimento una versione nuda e omosessuale di sé stesso. Kuruso Jun in Persona 2, invece, poteva trovarsi invischiato in una relazione con Tatsuya (uno dei protagonisti). In questo caso però, come spesso accade nella raffigurazioni stereotipate giapponesi, Kuruso è estremamente effeminato, e quanto di più lontano si possa immaginare da una rappresentazione egualitaria e rispettosa.

Passando agli sviluppatori occidentali, il personaggio di Juhani (Star Wars: The Old Republic, sviluppato da BioWare) è un raro esempio di personaggio non etero, in quanto dichiaratamente lesbica. In Dragon Age II, invece, il giocatore può inizialmente scegliere i suoi interessi sessuali, a prescindere dal fatto che il suo personaggio sia maschio o femmina. Nella versione originale del gioco, addirittura, si poteva dichiarare uguale interesse per entrambi i sessi, opzione poi cancellata da una patch rilasciata successivamente. Fatta forse eccezione per la scena lesbo tra Liara e Fem Shep in Mass Effect, BioWare non ha mai utilizzato il sesso per attirare i giocatori. Gli sviluppatori hanno considerato la preferenza sessuale semplicemente come una variabile di scelta in un titolo pieno zeppo di scelte di ogni genere, considerandola non diversamente da un’opzione come potrebbe essere il colore dei capelli del proprio personaggio.

 

In Fable, un titolo sviluppato in Gran Bretagna, nessuno si è scandalizzato quando è stato dichiarato che era possibile sposare e giacere a letto con qualsiasi personaggio nel mondo di gioco. Quando il fatto di poter sposare chiunque in Skyrim stava facendo scalpore, Pete Hines di Batsheda (casa di produzione del gioco in questione) ha semplicemente risposto: "E quindi? Potete sposare chiunque, punto. Non mi sembra chissà che notizia".

Tornando a BioWare, i suoi responsabili hanno dato una brillante risposta alle lamentele di un giocatore che, in rete, aveva accusato gli sviluppatori di aver tradito la fan base più profonda di Dragon Age (ovvero, a detta sua, maschi eterosessuali) inserendo, nel secondo capitolo, dei personaggi gay. David Gaider di BioWare ha semplicemente dichiarato: “Dragon Age non è dedicato ad un solo pubblico maschile, è per tutti. Vedetela come espressione di correttezza: è una verità assoluta che i privilegi sono sempre della maggioranza. Dragon Age è invece un titolo pensato per chiunque".

Al di fuori degli RPG, comunque, la presenza di personaggi gay è molto meno frequente, e sicuramente meno marcata. Ci sono certamente stati personaggi bisessuali in tutti i titoli di maggior successo, da The Longest Journey a Metal Gear, passando per Indigo Prophecy di David Cage (Farenheit da noi in Italia, NDR), anche se gli action o gli shooter tendono a non prestare molta attenzione alla sessualità dei personaggi. Dopotutto non c’è da stupirsi se in uno sparatutto l’orientamento sessuale non è uno dei temi principali.

 

Dove vogliamo arrivare, quindi? Perché il tema della sessualità e dell’egualitarismo nei videogames dovrebbe essere così importante? Semplicemente perché avere personaggi omosessuali nei videogiochi è importante tanto quanto avere personaggi femminili: rivolgendosi solamente ad un pubblico di maschi eterosessuali e disegnando soltanto personaggi  a loro simili si esclude una buona metà del pubblico dei videogiocatori. Questa scelta, inoltre, è un forte limite alla creatività e alla libertà di pensiero e di espressione.

È importante ricordare che i giovani gay e le giovani lesbiche hann obisogno di personaggi in cui immedesimarsi tanto quanto i teenager eterosessuali. Forse anche più di questi ultimi, in quanto sono gli omosessuali quelli che dovranno affrontare più avversità e persecuzioni nel mondo reale. Non dimentichiamoci che i videogiochi sono da sempre un rifugio per chi non si sente a suo agio nella società. Effettivamente i gay hanno più libertà nel mondo virtuale che in quello reale: The Sims 3, così come Fable e Skyrim, permettono ai personaggi di sposarsi, prevedendo anche i matrimoni gay. Le coppie di fatto che popolano questi mondi videoludici, inoltre, non devono affrontare la discriminazione degli altri personaggi, e non sono chiamate a giustificare le loro scelte così spesso come accade invece nel mondo reale.

La prossima volta che vi condannerete la mancanza di maturità di un videogioco, ricordate questo articolo. Mentre nel mondo reale il raggiungimento dell’uguaglianza va a rilento, è confortante vedere come nel mondo virtuale dei videogiochi la maggior parte di queste battaglie sia già stata vinta.

Tradotto dall’originale articolo di Keza MacDonald (IGN Uk) 

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