Shoji Gatoh: l’equilibrio tra commedia e dramma – Intervista Japan Expo 2026
In questa intervista esclusiva a Shoji Gatoh scopriamo i segreti di Full Metal Panic, il suo metodo di scrittura e il rapporto con il doppiaggio.
Incontrare Shoji Gatoh al Japan Expo Paris 2026 è un’opportunità straordinaria per comprendere i meccanismi creativi che si celano dietro ad alcune delle opere giapponesi più amate degli ultimi decenni. Durante la nostra intervista, l’autore ha condiviso con grande generosità la sua personale visione della narrazione, svelando dettagli inediti sul suo iconico stile che unisce azione militare, dramma e commedia pura.
L’uso della comicità per Shoji Gatoh
La prima curiosità che abbiamo voluto approfondire con Shoji Gatoh riguarda proprio questa sua celebre capacità di passare senza alcuno sforzo da situazioni d’azione ad alta tensione a momenti di commedia esilarante. Abbiamo quindi chiesto al maestro se questo continuo cambio di tono sia un modo per dare un po’ di respiro al lettore o se lui consideri tragedia e commedia come due facce della stessa medaglia.
L’autore ha risposto spiegando che in prima battuta è lui stesso a sentire il bisogno fisiologico di inserire l’umorismo nelle sue storie, poiché desidera ridere in prima persona e vuole far quindi ridere chi legge. Gatoh-San ritiene infatti che una narrazione eccessivamente seria, priva di elementi comici, rischi di diventare noiosa e troppo pesante.
Per supportare questa tesi l’autore ha citato la nuova serie di Ghost in the Shell, evidenziando come persino in contesti così complessi come quelli dell’opera di Masamune Shirow, la presenza di scene umoristiche sia fondamentale. L’autore su questo aspetto ci ha anche confidato di preferire la versione originale cartacea dell’opera, proprio per la vicinanza a questo tipo di sensibilità.
Il segreto di Full Metal Panic
Siamo poi passati a esplorare una delle sue creazioni più famose, ovvero Full Metal Panic, concentrandoci sul personaggio di Sousuke Sagara. Abbiamo infatti chiesto a Shoji Gatoh come riesca a mantenere coerente un personaggio con un passato così traumatico quando viene calato in contesti scolastici estremamente leggeri.
Il creatore ha spiegato che l’idea di partenza era puramente legata al divertimento generato dal divario tra la vita militare e la quotidianità scolastica. Inizialmente questo contrasto ha funzionato molto bene come elemento comico, ma con il proseguire della storia il protagonista ha iniziato effettivamente ad adattarsi a quella vita.
Questa evoluzione ha fatto così emergere frustrazioni, dilemmi interiori e situazioni sempre più complesse, rendendo l’opera e la crescita del protagonista molto più profonda e interessante. L’autore ci ha confessato di aver pianificato e gestito con grande consapevolezza questa transizione verso toni più drammatici e profondi nella seconda metà dell’opera.

L’importanza dell’immaginazione
La nostra conversazione si è poi spostata sul piano della tecnica di scrittura, più in particolare sulla struttura delle light novel. Essendo infatti un formato che richiede al lettore un grande uso dell’immaginazione per riempire i buchi tra i lunghi testi del romanzo e i suoi disegni, abbiamo chiesto all’autore se durante la stesura visualizzi le scene come un regista cinematografico o se si concentri maggiormente sulle emozioni da trasmettere.
Shoji Gatoh ci ha tenuto a precisare che il processo varia sicuramente molto da scrittore a scrittore, ma che nel suo caso la visualizzazione delle scene gioca un ruolo fondamentale. L’autore ama immaginare visivamente ciò che accade, specialmente per le sequenze più intricate e complesse che richiedono una pianificazione accurata prima di essere tradotte in parole.
Al contrario, per scene estremamente semplici o quotidiane, come “un personaggio che va in bagno”, non sente invece la necessità di attivare questo tipo di sforzo immaginativo, e riesce a scriverle di getto senza alcuna preparazione precedente.
L’impatto del doppiaggio nel processo creativo
Infine, abbiamo voluto indagare con Shoji Gatoh cos’ha provato nel vedere le sue parole trasformarsi in immagini animate e tradursi in serie di grande successo. Su questo aspetto abbiamo chiesto all’autore se assistere ai movimenti e ai dialoghi dei suoi personaggi sul piccolo schermo cambi il suo modo di percepirli o di scriverli nelle iterazioni future.
Gatoh-San ci ha rivelato che per lui l’impatto maggiore non deriva dall’aspetto visivo dei personaggi, bensì dal lavoro straordinario svolto dai doppiatori. La caratterizzazione vocale dei personaggi è così intensa che, durante la scrittura dei capitoli successivi, Gatoh finisce per sentire nella propria mente le voci reali degli attori mentre stende i dialoghi.
Pur definendola scherzosamente una sensazione un po’ bizzarra, l’autore la considera in realtà una cosa estremamente positiva e ci ha anche confermato che l’anime non ha modificato in alcun la personalità dei protagonisti, anche grazie alla sua esplicita richiesta allo studio di produzione di rimanere il più fedele possibile all’opera originale.
Con la sua solita ironia e una grandissima umiltà, Shoji Gatoh si conferma un autore straordinario, capace di ricordarci che dietro ogni grande robot gigante c’è sempre, prima di tutto, un cuore umano. In attesa quindi di scoprire quali saranno i suoi prossimi progetti, non possiamo fare altro che recuperare i suoi capolavori e lasciarci trascinare, ancora una volta, tra risate esplosive e battaglie mozzafiato.

Vi ricordiamo infine che l’ultima opera di Shoji Gatoh – Reincarnated as a Giant-Mech〈LAYDAS〉- riceverà presto un adattamento in formato novel, con le splendide illustrazioni curate da BUNBUN (Sword Art Online) e il mecha design curato da Kanetake Ebikawa, conosciuto per il suo lavoro sulla serie Mobile Suit Gundam, e Toshiaki Ihara, che ha lavorato a opere del calibro di Evangelion.
Al Japan Expo Paris 2026 abbiamo anche avuto modo di intervistare molti altri autori. Vi invitiamo a recuperare anche la nostra intervista con Kia Asamiya.