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Street Fighter è il titolo della celebre saga di picchiaduro targata Capcom, che troneggia sul panorama videoludico fin dalle sue prime incarnazioni nei cabinati del lontano 1987. La storia videoludica che ne consegue è una costellazione di alti e bassi che è riuscita a imprimersi nelle iridi dei giocatori e non di tutto il mondo.
Hadoken è la parola magica in grado di mandare in fibrillazione fan e millennial, ritagliandosi un posto tutto suo nell’olimpo della cultura pop. Non è la prima volta naturalmente che i combattenti dei Capcom provano a fare centro sul grande schermo, ricordate il disastroso film degli anni ’90?
Street Fighter torna al cinema
Negli ultimi anni i protagonisti più amati del mondo videoludico stanno riprovando a cercare le luci della ribalta dei cinema di tutto il mondo con discreto successo: basti guardare all’approvazione generale che hanno ricevuto i recenti film di Super Mario o le epopee di The Last of Us targate HBO.

Era il momento per Ryu, Chun li e Ken Masters di rinnovare le proprie vesti e raccontare ancora una volta la loro saga e per quest’occasione sono stato invitato ad una proiezione in anteprima e ho avuto modo di visionarne il montaggio. Sono qui per parlarvene.
La prova di Kitao Sakurai
Alla macchina da persa abbiamo un Kitao Sakurai decisamente avvezzo ai grandi set in molteplici ruoli, da attore fino a regista emergente. Sebbene non abbia firmato fino a ieri delle pellicole particolarmente rilevanti in qualità di Director, in Street Fighter ha avuto modo di dimostrare ampiamente le sue competenze.
Parliamo di una regia puntuale e rispettosa del materiale originale, in grado di enfatizzare piacevolmente i momenti cardine della mise en scène, senza rinunciare al tocco effortless di una commedia che vede l’autoironia come chiave di sdoganamento culturale.

Ne emerge un film di genere che vive di un equilibrio quasi perfetto di tre asset principali: una buona caratterizzazione dei personaggi con backstory annessa, i combattimenti in costante bilico tra la citazione videoludica e le arti marziali, il grottesco come chiave di volta comica.
Il film è ambientato negli anni ’80 e si svolge in una piacevolissima media res in grado di distanziarci dall’incipit assoluto della narrazione, scegliendo un momento narrativo interessante per proseguire il racconto.
Il racconto fin’ora
I primi minuti della pellicola hanno calzato splendidamente le vesti dell’animazione anime, raccontandoci di come Ryu abbia vinto il primo torneo di Street Fighter cedendo al “lato oscuro dell’ Hado” e riuscendo infine a battere l’enorme e perfido Sagat.
Ne seguirà l’arrivo di Akuma, che come ben sappiamo ucciderà Gouken: il maestro di Ryu e Ken. Ryu scompare, passano sei anni e l’animazione lascia il posto al live action, arrivano gli attori in carne e muscoli. Il perfido Bison sta organizzando un nuovo torneo con lo scopo di irretire Ryu e sottrarne l’energia spirituale.

Ken, abbandonato dall’amico d’infanzia si trova sulla via della perdizione dello showbusiness accompagnato da niente meno che il bislacco Dan. Partirà un racconto di formazione leggero e toccante, dove i protagonisti (tra un pugno e l’altro) dovranno affrontare sè stessi, sconfiggendo le proprie insicurezze ed emancipandosi dall’ego.
Un cast incredibile
Il cast attoriale è semplicemente incredibile, la fotografia riesce a smorzare il lato caricaturale dei personaggi che risultano esteticamente credibili, con picchi d’apprezzamento per l’interpretazione di Vidyut Jammwal nei panni di Dhalsim e l’eccellente Olivier Richters aka Zangief.
Al mix aggiungiamo lo spettacolare Akuma di Leati Joseph “Roman Reign” Anona’i per una ricetta al cardiopalma. Per quanto riguarda invece Bison e il cast della Shadaloo, il discorso è parzialmente diverso.
Invece di adottare un approccio più simile alla compagnia di villain di Street Fighter videogioco, Kitao Sakurai ha preferito omaggiare il film del 1994, dove Bison (interpretato dal compiano Raúl Juliá) ha un’accessione per niente spaventosa e assolutamente grottesca.
Viene dipinto come un piccolo malvagio insicuro, accecato da mire di grandezza in grado di lenirle l’ego ferito e decisamente ridicolo. A mio avviso sarebbe risultato più convincente un compromesso tra le due realtà, un po’ come è stato fatto per tutto il resto della caratterizzazione del cast.
Le due ore della proiezione scorrono via piacevolmente, c’è da sottolineare che la sceneggiatura durante le sue fasi centrali ha perso colpi riguardo la gestione organica della narrazione, sbilanciando la promessa di coralità della pellicola e tagliando qua e là momenti topici che sono sicuro approfondiremo in una versione più estesa del montaggio.
Un film di genere profondo e al contempo scanzonato. Bersaglio centrato, Capcom.
- Trama convincente
- Regia sul pezzo
- Cast stellare
- Cut frettoloso durante il segmento centrale

