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In questo articolo
  1. Who you gonna call? Ghostwriter!
  2. Rated R for restriction
  3. Verità inverosimile

Il 2026 è stato senza dubbio uno degli anni più prolifici per Anne Hathaway. Dopo Mother Mary, Il Diavolo veste Prada 2, Odissea e La fine di Oak Street, quella che è una delle migliori attrici nel panorama del momento sembrava non sbagliare un colpo. Purtroppo la serie fortunata prima o poi doveva interrompersi, anche se non certo per i suoi demeriti.

Verity è la versione cinematografica dell’omonimo romanzo di Colleen Hoover, trasposto dal regista Michael Showalter in un thriller con un pizzico di erotismo; un film che vuole giocare con l’ambiguità della realtà, ma che affronta maldestramente il tema camminando sulle fragili gambe di una sceneggiatura che rasenta il trash.

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Who you gonna call? Ghostwriter!

La premessa di partenza è intrigante: Lowen Ashleigh (Dakota Johnson) è una scrittrice in difficoltà che viene ingaggiata per completare la popolare serie di romanzi di Verity Crawford (Anne Hathaway), autrice di grande successo ma ormai impossibilitata a scrivere perchè rimasta paralizzata dopo un incidente stradale. Lowen viene quindi invitata dal marito di Verity, Jeremy (Josh Hartnett), nella loro remota e lussuosa casa nel Vermont, dove dovrà mettere ordine gli appunti lasciati in giro da Verity. È nel suo studio che scopre un file privato, una bozza di un’autobiografia che sembra gettare una luce inquietante sulla vita della nota scrittrice.

La trama procederà in modo erratico tra l’invidia di Lowen per la vita perfetta di Verity (almeno prima dell’incidente), alcune visioni che le faranno pensare che la padrona di casa possa non essere davvero catatonica e un crescente e avvicinamento a Jeremy.

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Rated R for restriction

Gli attori principali fanno del loro meglio per le sorti del film, ma sono palesemente limitati da una sceneggiatura che li porta da scene irrealistiche cliché a momenti anticlimatici.

Dakota Johnson non è alla sua prova migliore, anche perché la rivediamo fin troppo facilmente nella donna sfortunata che viene desiderata dall’uomo ricco senza una motivazione convincente, ruolo già stucchevole in Cinquanta Sfumature. Lowen, con i suoi difetti umani, avrebbe potenzialmente potuto essere un personaggio dalla caratterizzazione non banalmente “buona”, ma raramente nel film le viene data una reale consistenza.

Josh Hartnett si trova a interpretare un Jeremy combattuto tra il dolore della perdita e il desiderio, ma che per buona parte del film risulta sostanzialmente un cane bastonato che si invaghisce con la facilità di un liceale.

Il personaggio più interessante è sicuramente Verity, se non altro per il mistero che la avvolge e il fatto che fino alla fine non possiamo essere sicuri della sua reale personalità, e la performance di Anne Hathaway è esemplare; il problema è che ha troppo poche scene per poterla apprezzare davvero.

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I dialoghi a tratti risultano artificiali e persino involontariamente comici. Il film cerca di coinvolgere lo spettatore nell’attrazione tra Lowen e Jeremy, ma non è abbastanza convincente per motivarla. Gli elementi “oscuri” intriganti che diversi personaggi raccontano essere presenti nei romanzi di Verity non sono mai rivelati. Persino le scene erotiche sono girate col freno a mano, con protagonisti per lo più vestiti e inquadrati in dinamiche monotone.

Michael Showalter prova a dare alla pellicola un’atmosfera da thriller erotico anni Novanta, con una casa isolata, boschi, segreti familiari e una fotografia patinata. L’estetica funziona a tratti, ma non basta a colmare le falle della scrittura.

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Verità inverosimile

Il problema di Verity è che pretende di essere enigmatico senza riuscirci davvero. Invece di costruire l’ambiguità sul conflitto dei personaggi e sull’impossibilità di credere a una versione dei fatti piuttosto che a un’altra, il film la crea per accumulo di depistaggi. Lo sforzo fatto per instillare il dubbio nello spettatore è affidato a colpi di scena che non risultano mai credibili e infrangono la sospensione dell’incredulità.

Il supposto colpo di scena finale mi è sembrato posticcio e non crea quell’effetto mindfuck che gli autori pensavano di creare. Invece di uscire dalla sala con una riflessione, mi sono solo rimaste domande sui buchi di trama lasciati in giro immotivatamente.

4,5Insufficiente
Il voto di GameSource

Un tema intrigante, ma azzoppato da una sceneggiatura mediocre e posticcia

Pro
  • Concept di base interessante
  • Discrete prove attoriali
Contro
  • Cliché a ogni angolo
  • Intreccio poco credibile
  • Scene erotiche non esaltanti
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L'autore

Inizia a videogiocare con Commodore 64, NES e i coin-op nelle sale giochi (di cui sente la mancanza). Da allora non ha mai smesso di menar di pollici sul joypad, seguendo per oltre 20 anni con passione l'industria dei videogame, per poi finire a scriverne su diverse realtà online. Mastica un po' ogni genere, ma predilige RPG, action, adventure, picchiaduro e platform. Quando non ha il joypad in mano si dedica alle arti marziali, alla letteratura e al buon cibo,

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