Banishers: Ghosts of New Eden RECENSIONE

Recensito su PlayStation 5

Banishers: Ghosts of New Eden RECENSIONE
Banishers: Ghosts of New Eden (2024)

La prime immagini di Banishers: Ghosts of New Eden non mi avevano colpito minimamente; mi era sembrato il solito videogioco action esplorativo fantasy vestito bene in cui si combatte qualche demone a suon di combo con spada, magie e perché no, qualche talismano, che non può mai mancare. Poi ho letto Don’t Nod, mi sono ricordato di Remember me, Life is Strange e Vampyr, e mi si è riaccesa la speranza.

Era dall’ormai lontano 2018 che aspettavo di vedere con quale titolo lo studio francese avrebbe tentato di superare quanto dimostrato con Vampyr; un progetto che ho personalmente apprezzato moltissimo in ogni sua sfumatura e che, da orfano di Vampire: The Masquerade e Legacy of Kain, è stato capace di salvarmi dall’oblio, riempiendo il mio tenero cuore di quella “calda” oscurità tipica di un immaginario a mio parere mai troppo sfruttato in ambiente videoludico.

Banishers: Ghosts of New Eden e l’amarezza di un’occasione mancata

Sfortunatamente, Banishers: Ghosts of New Eden, pur portando tranquillamente a casa la pagnotta, non è riuscito a stupirmi positivamente tanto quanto il precedente gioco di ruolo dello sviluppatore, e fallisce dove invece mi sarei aspettato un netto miglioramento strutturale, a maggior ragione trattandosi di uno dei punti focali dell’intero impianto narrativo e di marketing del gioco.

Mi riferisco naturalmente alla possibilità di influenzare l’evoluzione degli eventi e il background dei personaggi adottando determinate scelte in corrispondenza di situazioni cardine della storia.

La proposta è in effetti sostanzialmente la medesima di Vampyr, di cui è possibile leggere la nostra recensione, ma con una variante sul tema e con l’aggiunta del fatto che le nostre decisioni avranno una ricaduta non tanto su noi stessi quanto sulla nostra amata e compagna di avventure, di cui avremo in mano proprio il destino.

Banishers: Ghosts of New Eden RECENSIONE
Scheletri e cadaveri in decomposizione sono perfetti per un’azzuffata nella foresta

Il rapporto tra i due protagonisti, Red e Antea, è scritto in maniera abbastanza solida da colpire nel segno il giocatore al momento giusto, ma non basta a spingere il valore complessivo dell’opera verso vette più elevate; infatti, sebbene Banishers: Ghosts of New Eden faccia più o meno tutto abbastanza bene, finisce per non eccellere in nulla, restituendo un’esperienza di gioco divertente ma poco profonda e per cui in definitiva risulta difficile provare veramente qualcosa di più intimo.

Le circa 40 ore necessarie per il completamento totale scorrono piuttosto velocemente e con vero piacere, ma senza impattare realmente nel nostro immaginario; sia a causa di un globalmente poco ispirato world design, che per un loop di gameplay che non stanca immediatamente solamente grazie a un discreto comparto narrativo e attoriale, ma anche tecnico, a cui va dato atto di aver messo in scena dei personaggi assolutamente di buona fattura, spesso incredibilmente espressivi.

Ancora una volta, quindi, sembrerebbe che uno sviluppatore abbia tentato di approcciare il cinema a partire dalla sponda del videogioco, raggiungendo a tratti il risultato sperato, ma tralasciando di aggiungere quel “pizzico” di innovazione in più in quella che a tutti gli effetti rimane un’esperienza ludica interattiva, cedendo il fianco a scelte di game design francamente ormai vecchie e in qualche modo più arrugginite di quanto sia già stato fatto in passato dai medesimi artisti.

I morti camminano tra noi, ed è perfettamente normale

New England, 1695. Il mondo dei vivi e quello dei morti sono separati da un sottilissimo velo percepito solamente da una manciata di persone dotate di una spiccata sensibilità sovrannaturale e dagli Epuratori, figure “sciamaniche” dotate di particolari poteri il cui compito è quello di far trapassare gli spiriti incapaci di lasciare la vita terrena.

Red Mac Raith e Antea sono tra i migliori in circolazione e vengono contattati da un vecchio amico, il Reverendo Charles, per indagare su una misteriosa maledizione che da settimane affligge la cittadina costiera di New Eden.

La natura del pericolo si rivelerà presto ben più minacciosa e profonda di quanto i due Epuratori si potessero immaginare e, a causa di un avventato Red, Antea perde la vita per mano di un Incubo, una creatura spettrale talmente potente da essere protagonista di numerose leggende demoniache.

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Uno dei pochi momenti in cui vedrete Antea realmente viva

Salvo per miracolo, Red viene contattato da una strega, la quale gli rivela che la sua figura giocherà un ruolo determinante all’interno della vicenda di New Eden, un nodo che dovrà essere necessariamente sciolto per concedere la pace ad Antea, il cui spirito, rimasto a fianco del protagonista, è indissolubilmente legato al corpo senza vita che giace nella Sala del Culto della cittadina.

Inizia così un sinuoso pellegrinaggio sui polverosi e innevati terreni di una landa popolata da fantasmi incatenati a ricordi del passato e sconsolati esseri umani, le cui speranze in un sereno avvenire sono state completamente elise da un male che non sembra voler abbandonare New Eden.

Red e Antea, gli Epuratori

Per quanto inizialmente affascinante e arricchita da un’atmosfera incredibilmente suggestiva, la storia di Banishers: Ghosts of New Eden si rivelerà tutt’altro che originale e abbastanza scontata, sviando ampiamente dall’ottimo binario invece intrapreso dal prologo e cedendo completamente le redini del successo dell’impalcatura narrativa alla dinamica del rapporto tra Red e Antea, di cui avremo modo di approfondire una manciata di sfumature, essenziali al fine di percepire il più possibile la tensione drammatica della vicenda.

Le nostre azioni avranno un peso importante sul futuro della donna, appare dunque chiaro quanto sia fondamentale riuscire a stringere un rapporto di forte emotività con i personaggi, non solo ottimi guerrieri, ma soprattutto amanti e compagni di vita. Un dettaglio che potrebbe far davvero male, giunti alla resa dei conti.

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Antea è in grado di osservare il mondo con occhi diversi

Il sistema di scelte pensato da Don’t Nod funziona e, non dissimilmente dal medesimo concept apparso in Vampyr, decidere il destino dei protagonisti delle vicende su cui stiamo indagando influenzerà in maniera importante il gameplay: non in termini di potenziamento delle abilità o allineamento, come potrebbe avvenire in altri giochi di ruolo o nello stesso titolo vampiresco, ma quindi, come anticipato anche dalla stessa campagna marketing di Banishers, permettendo di scrivere le ultime pagine della vita di Antea.

Il peso della scelta

Ogni qualvolta ci troveremo di fronte alla risoluzione di un caso, il gioco ci imporrà una scelta in cui dovremo alternativamente decidere se accusare la vittima della persecuzione spettrale, bandendone l’anima e uccidendola, far ascendere il fantasma in questione donandogli un eterno riposo, oppure epurarlo gettandolo nell’oblio degli inferi.

Ognuna di queste strade peserà sui rapporti con gli NPC e sul futuro di Antea stessa nella misura in cui l’anima di ogni persona accusata nutrirà il suo spirito, facendole accumulare abbastanza essenza vitale da tornare in vita, mentre ogni spirito asceso o epurato porterà nella direzione opposta: la morte definitiva dell’Epuratrice.

L’impatto emotivo di questa struttura di gioco si rivelerà essere ancora più importante nei confronti del giocatore quando rapportato alla promessa su cui si basa tutto lo struggimento di Red.

Poco dopo il suo ritorno in forma di spirito, infatti, Antea chiederà a Red di deciderne la sorte, e vi assicuro che, proprio in virtù di questo passaggio, apparirà veramente difficile capire come agire al momento giusto, specialmente considerando che nessuno dei casi di indagine avrà una soluzione chiara in termini di responsabilità, obbligando a riflettere con sensibilità.

Una open map senza reale mordente

Le occasioni per modulare il cammino, suddivise tra punti nevralgici della storia principale e un buon quantitativo di attività secondarie, non mancheranno e ci daranno modo di esplorare in lungo e in largo una mappa tutto sommato ampia ma poco ispirata, connotata da un ottimo colpo d’occhio ma scontata nel suo design.

Banishers: Ghosts of New Eden non è un titolo open world ma potrebbe essere definito open map, dove ogni area del mondo è ampia ma lineare, esplorabile e percorribile a piedi, ma collegata alle altre da punti di passaggio, tra l’altro piuttosto frequenti, che fungono da nascondigli per i caricamenti delle zone successive; mi riferisco ai canonici pertugi nella roccia di cui si abusa come se non ci fosse un domani in praticamente tutti i videogiochi di questo tipo.

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Il colpo d’occhio è spesso e volentieri davvero notevole

Immaginate uno degli ultimi Tomb Raider ambientato in un 17° secolo fantasy in stile Greedfall, in cui Lara Croft è stata fusa con Kratos e il nostro compagno di avventure non è un bambino ma il fantasma della nostra fidanzata.

Banishers: Ghosts of New Eden, fatto salvo per il sistema di scelte, è sostanzialmente tutto qui; un videogioco che intrattiene, ma di cui si sarebbe probabilmente potuto fare a meno, ricco di aree da scoprire, ma rese vive dal più classico dei classici sistemi di quest. Non che Vampyr fosse tanto innovativo, ma una certa freschezza nel gameplay e un’ambientazione incredibilmente seducente giocavano ben più a favore di un progetto comunque non scevro di difetti, in particolar modo tecnici.

I boschi, i monti, le miniere e le paludi di Banishers: Ghosts of New Eden appaiono invece come una qualsiasi ambientazione tipicamente fantasy, privi del minimo cenno di creatività, risultando banali e per nulla memorabili.

Indaga, combatti, ripeti: il gameplay di Banishers: Ghosts of New Eden

Scenari che avremo modo di osservare in prima persona sia attraverso gli occhi di Red che di Antea, protagonisti caratterizzati da abilità proprie che potremo utilizzare in maniera alternata alla bisogna, nelle fasi esplorative e di combattimento, avvalendoci sia della forza di uno che delle capacità ultraterrene dell’altra, chiamate Manifestazioni.

Seguire le tracce spettrali e risolvere le indagini dona un twist particolare a un gioco che tuttavia non riesce a brillare nemmeno lato combat system, aspetto in cui comunque è possibile constatare un netto passo in avanti rispetto ai titoli precedenti.

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Parare gli attacchi permette di stordire temporaneamente i nemici

Da questo punto di vista Banishers: Ghosts of New Eden funziona, ma il minimo indispensabile, e si propone con un approccio abbastanza classico e diretto, strizzando l’occhio all’azione tipica dei reboot di God of War, avvalendosi di un meccanismo di combo creabili passando rapidamente da Red ad Antea, e viceversa, ma scivolando nel tentativo di provare a essere più tecnico.

A tratti ho infatti avuto l’impressione di dover adottare un approccio più strategico: attendendo le mosse del nemico, parando per stordire gli avversari o schivare al momento giusto. Un’impostazione però a mio avviso non in perfetta sintonia con l’agilità e il numero talvolta elevato di avversità presenti sul campo di battaglia, specialmente a livelli di difficoltà importanti e nelle sfide, spingendomi a potenziare le difese e a picchiare semplicemente in maniera “ignorante” come un bruto.

Mi è piaciuto? Assolutamente, ma lo reputo ugualmente un sistema di combattimento grezzo e in parte inutilmente caotico.

Potenziamenti e abilità

A supporto di un sistema di menare non propriamente rifinito troviamo un organismo di equipaggiamenti basato su abiti, spade, fucili, anelli e amuleti di vario genere – tutti migliorabili spendendo risorse presso i falò – e un albero di abilità semplice ma efficace, che permette di investire speciali punti esperienza al fine di ampliare le capacità di entrambi i personaggi, principalmente sotto un profilo offensivo.

Ogni oggetto equipaggiato garantisce inoltre potenziamenti unici, dando modo al giocatore di costruire una propria basilare build e optare a piacimento per un gameplay più fisico, basato sulla forza di Red, o uno stile di combattimento più agile, fondato sulle capacità magiche di Antea.

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Un sistema di equipaggiamenti semplice ma funzionale al gameplay

I protagonisti di Banishers: Ghosts of New Eden potranno inoltre essere potenziati ulteriormente interagendo con singolari santuari e completando particolari sfide, come quelle del Vuoto o dei Nidi Spettrali; combattimenti disseminati in lungo e in largo all’interno nel mondo di gioco che se portati a termine con successo premieranno il giocatore con risorse più rare, necessarie per raffinare al massimo gli equipaggiamenti, ma anche con boost permanenti alle statistiche.

Un insieme di soluzioni del tutto convenzionale e semplificato che trattiene a forza l’ultima fatica di Don’t Nod all’interno del panorama puramente action, spegnendo ogni possibile spunto realmente ruolistico e sottolineando ancora una volta quanto l’unico vero punto di forza della produzione rimanga il comparto narrativo, nello specifico il rapporto tra i protagonisti, il destino della coppia e l’influenza delle loro scelte sulla vita dei cittadini del New England.

Un impianto tecnico che si dimostra solido

Un mondo tutt’altro che innovativo nel suo complesso ma che, è bene ribadirlo, riesce nell’impresa di accompagnare il giocatore in un’avventura divertente e appassionante, supportata da un Unreal Engine in ottima forma, capace di restituire immagini brillanti e dettagliate, caratterizzate da una qualità che si assesta sempre su ottimi livelli, sia per quanto riguarda gli scenari, che i personaggi e gli effetti atmosferici, particolarmente importanti nelle situazioni più lugubri, come le fasi iniziali e finali della quest principale.

Banishers: Ghosts of New Eden RECENSIONE
La prima notte a New Eden non si scorda mai

Banishers: Ghosts of New Eden si è dimostrato discretamente granitico anche sotto il profilo della stabilità, funzionando perfettamente sia in modalità qualità che performance, quest’ultima chiaramente superiore dal punto di vista della fluidità, e mostrando il fianco ad alcuni bug di poca importanza solamente in pochissimi momenti. Nulla di particolarmente allarmante e che sarà sicuramente risolto con uno dei primi aggiornamenti.

Chiude il cerchio un comparto audio di buon livello impreziosito da una colonna sonora davvero efficace, ben composta e montata al punto giusto. Ciononostante, sfido chiunque a ricordare anche solamente una nota del tema principale dopo aver completato il gioco.

Banishers: Ghosts of New Eden RECENSIONE | In conclusione

L’ultimo lavoro targato Don’t Nod è un action single player di stampo narrativo che si comporta molto bene sostanzialmente sotto ogni punto di vista e potrebbe riservare diverse sorprese a chiunque sia appassionato di storie di genere fantasy con più di un piede nell’horror.

Nonostante ciò, Banishers: Ghosts of New Eden non fa altro che crogiolarsi nella mediocrità di un buon prodotto, senza eccellere in nessuno degli aspetti che ne compongono l’essenza; tanto quanto un compito svolto al punto giusto ma senza alcuna spinta che possa dimostrare un vero pregio creativo.

Se quindi, come me, speravate di poter affondare i denti in un titolo migliore rispetto a Vampyr, con tutta probabilità rimarrete delusi e vi dovrete accontentare di una produzione sicuramente piacevole, ma che più di qualche passo indietro lo ha fatto.

7.5
Un action fantasy piacevole ma che non riesce a stupire

Pro

  • Personaggi accattivanti
  • Il sistema di scelte funziona e coinvolge
  • Graficamente molto valido
  • Ottima longevità
  • Bella l'idea delle indagini spettrali

Contro

  • Il mondo è davvero poco ispirato e povero
  • Storia poco originale
  • La colonna sonora funziona ma non è memorabile
  • Combat system un po' troppo grezzo
Vai alla scheda di Banishers Ghosts of New Eden
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