Cuphead – Recensione PlayStation 4

Recensito su PlayStation 4

Quasi tre anni fa debuttava su Xbox One e PC l’attesissimo Cuphead, un run and gun che aveva stregato il pubblico dell’E3 del 2014 grazie al ricercato stile grafico che riproduceva la rubber hose animation in voga a cavallo fra anni Venti e Trenta del secolo scorso. L’anno successivo il gioco fu portato su Mac e nel 2019 anche su Nintendo Switch.

La versione per PlayStation 4 giunge per ultima a sorpresa lo scorso 28 luglio, con il bellissimo trailer che potete vedere qui sotto, realizzato da Studio MDHR in collaborazione con Stop Motion Department. Il tempismo è ottimo, se consideriamo che pochi giorni prima era stata annunciata la trasposizione animata di Netflix.

La versione per PlayStation 4 di Cuphead si presenta in tutto e per tutto identica a quella primigenia dopo la patch: il port è di assoluta qualità. Non ci sono contenuti aggiuntivi, dal momento che il DLC The Delicious Last Course, che avrebbe dovuto uscire entro l’anno scorso, è stato rinviato al 2020 e non è ancora stato pubblicato (e potrebbe essere ulteriormente posticipato a causa della pandemia Covid-19 che ha già causato, comprensibilmente, diversi slittamenti). Non sono state aggiunte funzionalità online, per cui la modalità cooperativa resta esclusivamente locale. Non sono state aggiunte agevolazioni opzionali di sorta. Anche il prezzo di lancio è rimasto invariato: € 19,99.

Cuphead

Del gioco vi abbiamo già parlato approfonditamente con il nostro Francesco Nava, che lo ha testato alla sua prima release, soffermandosi sia sulla versione Xbox One sia su quella PC. In questa sede ci limiteremo a tratteggiare le caratteristiche principali dell’opera di Studio MDHR, fondato dai fratelli Chad e Jared Moldenhauer (che nel sito ufficiale si identificano simpaticamente con Cuphead e il fratello Mugman.

Cuphead è uno spietato run and gun che guarda agli anni Trenta per la grafica e agli anni Ottanta per il gameplay. La sua peculiarità consiste nel focus quasi esclusivo sulle boss battle, che sono ben 19. In aggiunta a ciò, i pattern di attacco di ciascuno di essi si modificano a seconda del livello di difficoltà prescelto. Cuphead risulta accessibile in modalità facile, ma quest’ultima non vi consentirà di affrontare gli ultimi due cattivoni, e quindi di finire realmente il gioco. Al livello normale, che è quello standard del gioco, per così dire, dopo i boss del primo mondo le cose cominceranno a farsi davvero difficili e talvolta pure frustranti. Ad ogni modo, se riuscirete nell’ardua impresa di completare l’avventura, sbloccherete anche una modalità difficile, assolutamente proibitiva per la maggior parte dei giocatori.

Oltre alle boss battle ci sono sei livelli propriamente detti, in cui l’aspetto fondamentale non consiste nell’uccidere i nemici (anzi, il gioco vi premia con un trofeo se li finite tutti senza uccidere nessuno), bensì nel raccogliere le monete, necessarie ad acquistare armi ed equipaggiamenti, che a loro volta garantiscono bonus come l’aumento della salute (a discapito della potenza d’attacco) o l’invulnerabilità durante il dash. Si tratta in teoria di sezioni opzionali, ma per vincere il gioco avrete assolutamente bisogno di comprare power up e adattare la build al nemico, quindi il consiglio è quello di portarle a termine il prima possibile (anche se non sono il massimo della vita) e di parlare con i NPC, che a volte regalano monete. Via il dente, via il dolore.

Cuphead

Cuphead, lo sanno già tutti, è uno delle migliori opere indipendenti della generazione che sta volgendo al termine, specialmente sul piano artistico. Il port per PlayStation 4 è uguale in tutto e per tutto alle versioni precedentemente uscite nel corso degli ultimi tre anni, anche se questo non è assolutamente una caratteristica negativa.

9

Pro

  • Uno dei migliori indie della generazione arriva su PS4
  • Ottimo port

Contro

  • Livelli run and gun non eccezionali
  • Può risultare frustrante
Vai alla scheda di Cuphead
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