Dive or Die Recensione
Codice digitale fornito gratuitamente dal produttore/editore per fini editoriali.
Sviluppato da Drop Rate Studio, Dive or Die Children of Rain immerge il giocatore negli abissi di un mondo sprofondato, alla ricerca di una speranza sempre più flebile. Vediamo come se la cava nella nostra recensione di Dive or Die Children of Rain!
Dive or Die Recensione – Un mondo annegato
L’incipit di Dive or Die Children of Rain non è particolarmente originale ma è certamente accattivante e chiarisce subito il tono dell’avventura: un’innaturale pioggia nera cade ininterrottamente da anni, portando alla follia chiunque entri in contatto con essa e sommergendo il mondo in un cupo oceano.
Il giocatore controlla non un singolo personaggio, ma un piccolo campo di superstiti situato su un lembo di terra emersa, costretti ad immergersi negli abissi alla ricerca di provviste e materiali da contendere a svariate creature tentacolari di chiara ispirazione lovecraftiana, uno dei tanti elementi che lo accomuna anche a Darkest Dungeon (qui la nostra recensione del secondo capitolo).
Lo scopo ultimo di Dive or Die Children of Rain è quello di porre fine alla pioggia nera recuperando dalle profondità dell’oceano otto idoli necessari a placare la furia del Rainmaker, immensa entità semi-divina emersa dalle acque, gestendo nel contempo le necessità dei sopravvissuti e il countdown che rappresenta il tempo rimasto prima che l’essere ponga fine alla partita.
Il gameplay di Dive or Die Children of Rain è dunque suddiviso in due fasi, quella esplorativa, in cui controlleremo un sopravvissuto durante la sua immersione, e quella gestionale, in cui ci prenderemo cura dell’accampamento. Analizziamo prima quella esplorativa, vero cuore dell’avventura.

Un tuffo nel buio
Durante questa fase il giocatore avrà a disposizione una serie di indicatori per monitorare lo stato del personaggio; alla classica barra della salute si aggiunge quella dell’ossigeno, che di fatto limita la durata dell’immersione, e quella della sanità mentale, il cui esaurimento provoca uno stato di follia che raddoppia il consumo di ossigeno, oltre a provocare malus successivi in caso di ritorno del personaggio al campo.
Lo scopo di ogni immersione è dunque quello di destreggiarsi tra nemici e pericoli di ogni tipo, alcuni dei quali letali a meno di utilizzare strategie che possono essere apprese solo giocando, alla ricerca di risorse che mantengano alti i livelli di cibo e morale del campo e altre necessarie a craftare miglioramenti che rendano più lunghe ed efficaci le immersioni, miglioramenti a loro volta ottenibili tramite progetti trovati sott’acqua.
L’aumento dell’area esplorabile negli abissi è permesso non solo dal miglioramento dell’equipaggiamento a nostra disposizione, ma anche dall’aumento di livello dei personaggi stessi, che permette a sua l’incremento delle statistiche e l’aggiunta di tratti speciali con bonus, e talvolta malus, rilevanti.
Si tratta comunque di una rincorsa continua, dal momento che i biomi esplorabili sono numerosi e soprattutto diversi al punto da dover essere affrontati con tattiche ed equipaggiamento sempre diversi; inoltre il continuo aumento della profondità e la necessità di tornare comunque in superficie contribuisce a rendere necessaria una gestione sempre più accurata delle risorse a nostra disposizione.

Una flebile speranza
Sebbene sia solo un personaggio alla volta ad affrontare gli abissi marini, il successo della spedizione è legato a doppio filo a ciò che accade nel campo, luogo in cui ci ritroveremo dopo ogni immersione, a prescindere dal suo risultato.
Qui potremo usare le risorse a nostra disposizione per creare nuovi equipaggiamenti, alcuni consumabili, altri permanenti, così come costruire o migliorare una serie di strutture in grado di aiutarci considerevolmente nell’avventura, permettendoci ad esempio di portare più consumabili, di immergerci in punti diversi, di aumentare il numero di giorni a nostra disposizione o di guarire i feriti.
E’ inoltre possibile assegnare un sopravvissuto a ciascuna struttura, per migliorane gli effetti o aggiungerne di nuovi, portando inoltre all’ottenimento di esperienza da parte da parte di questi personaggi che potranno così crescere di giorno in giorno senza necessariamente immergersi, assegnando poi loro tratti passivi legati al miglioramento della struttura di loro competenza.
Sebbene tali sopravvissuti siano relativamente al sicuro all’interno del campo, è bene ricordare che Dive or Die Children of Rain è un gioco a tratti spietato, dove la morte di un personaggio, sia essa avvenuta negli abissi o tramite eventi o mancanza di cibo nel campo, crea immediatamente una voragine nella ragnatela di compiti da gestire, colmabile solo tramite il reclutamento di nuovi personaggi di livello e competenze necessariamente più basse rispetto ai caduti, mettendo quindi a serio rischio l’intera partita.

Conclusione
Dive or Die Children of Rain è un titolo a tratti sorprendente, sia dal punto di vista delle ambientazioni che della profondità del gameplay. Pecca però nella varietà di eventi casuali che, unita alla grande rilevanza svolta dalle conoscenze del giocatore riguardo alla gestione di determinate situazioni, riduce in maniera importante la rigiocabilità.
Dive or Die Children of Rain è disponibile per PlayStation 5, Xbox Series X|S , Nintendo Switch e PC. Se sei interessato all’acquisto del gioco, puoi farlo seguendo questo link su Steam!
Una piacevole sorpresa
Pro
- Atmosfera cupa e opprimente.
- Fasi esplorative molto appaganti.
- Grande varietà di biomi...
Contro
- ...un po' meno per quanto riguarda gli eventi.
- Alcune situazioni sono eccessivamente trial and error.