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Forspoken – Recensione

Recensito su PlayStation 5
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Project Athia è stato uno dei primi videogiochi che hanno promesso di sfruttare al massimo le features di PlayStation 5, il primo trailer mostra un mondo fantastico dominato dalla magia della nostra Frey e magnifiche creature corrotte dalla rovina… tutto procede bene fino a che il titolo viene rinviato (in origine sarebbe dovuto uscire il 24 maggio 2022). Da qui il nome ufficiale diventa Forspoken, il titolo pubblicato da Square Enix e sviluppato da Luminous Productions che conosciamo oggi e di cui parlerò in questa recensione. Riuscirà l’esclusiva PlayStation 5 a mantenere le aspettative?

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Da New York a Athia

Forspoken apre le danze presentando ai giocatori la giovane Frey Holland, una ragazza Newyorkese non troppo simpatica alla legge e ai soliti bulletti di strada del quartiere ma chissà, forse è la vita a non essere stata troppo simpatica con Frey. Come se non bastasse Frey accetta un lavoro non troppo pulito dai ladruncoli di strada che terminerà con un inseguimento (che apre al tutorial del parkour) e la distruzione della piccola dimora della solitaria Frey ormai a un passo dal compiere il gesto estremo. A cambiare la routine della ragazza ci penserà Cuss, un bracciale dotato di poteri mistici in grado di comunicare con Frey che la porterà attraverso un portale tra le dimensioni nella fantastica terra di Athia. Il mondo è corrotto dalla Rovina, una piaga che infetta e prende il controllo del corpo e della mente degli abitanti del posto e di ogni sorta di creatura: l’arrivo di Frey ad Athia non sembra casuale e molto probabilmente non lo è.

Forspoken

Non si direbbe ma la storia di Forspoken è curata da Gary Whitta (Rogue One: A Star Wars Story), senza andare oltre per evitare spoiler posso dirti tranquillamente che l’avventura di Frey a livello narrativo non è nulla di innovativo ma tutto sommato la storia si lascia seguire senza troppi problemi ed è ricca di colpi di scena anche se tutti abbastanza telefonati. Il design dei personaggi principali risulta spesso essere interessante soprattutto per quanto riguarda le Tantha: delle figure protettrici per gli abitanti di Athia ormai corrotte e fuori controllo. Non si può dire lo stesso dei dialoghi e della loro introspezione psicologica infatti sia Frey che gli altri personaggi potevano essere molto più approfonditi e non solo tramite i collezionabili sparsi nel mondo di gioco. Peccato perché Athia avrebbe potuto offrire oltre ai suggestivi paesaggi molto di più sulla lore del gioco.

Parkour, combattimenti magici e ancora parkour

Già prima di entrare in contatto con il bracciale Frey si spostava tra le strade di New York con delle spettacolari tecniche di parkour e ora grazie all’assistenza della magia di Cuff i giocatori possono godere di combattimenti cinematografici che fondono magia e parkour.

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Frey avrà a disposizione quattro set di incantesimi ognuno composto da venticinque magie sbloccabili ottenendo punti esperienza e proseguendo con la storia, una volta sbloccati tutti i set è molto più soddisfacente spostarsi per la vasta mappa di gioco e sfoderare le unghie (letteralmente) e il parkour per abbattere le bestie corrotte dalla Rovina, i set sono molto validi e passano da attacchi elementali a distanza al corpo a corpo. Esplorando Athia si possono trovare diversi luoghi di interesse come torri, labirinti sigillati, monumenti ecc… che consentono di trovare nuovi mantelli, unghie e collane per rendere Frey più forte e “cazzuta”. Ho trovato la mappa di gioco troppo “vuota” e solo uno sfondo per passare dal punto A al punto B per continuare la storia, per fortuna Frey è molto veloce e ci sono molti punti di viaggio rapido.

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Il gameplay purtroppo ingrana solo dopo aver sbloccato gran parte dei poteri di Frey quindi chi vuole godersi solo la storia corre il rischio di giocare solo con poche mosse magiche e di rendere molto meno godibile l’avventura: anche se può risultare ripetitivo il mio consiglio è quello di potenziarsi subito esplorando per bene tutti i punti di interesse (altrimenti potrà essere fatto durante il noiosissimo endgame). Durante i combattimenti si può cambiare stile di magia premendo le frecce direzionali (soluzione rapida) oppure aprendo il menù di selezione magie verrà offerta una pausa tattica che consente di pensare con calma allo stile più adatto alla situazione, fortunatamente chi non vuole frenare la frenesia del combattimento può deselezionare la pausa tattica dalle impostazioni. Luminous Productions ha svolto un buon lavoro per quanto riguarda la personalizzazione dell’esperienza, dalle impostazioni infatti in qualsiasi momento il giocatore può (oltre a cambiare difficoltà) aumentare l’energia di Frey o utilizzare le cure in automatico  il che può essere utile per chi vuole concentrarsi particolarmente sulla storia o per chi trova il gioco troppo difficile (Forspoken non è per niente difficile nemmeno a difficoltà più alte).

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Un’epica avventura dal ritmo incerto

Il ritmo dell’avventura è abbastanza incerto: le missioni della storia principale a tratti catturano il giocatore che pochi istanti dopo si ritroverà a dover percorrere a piedi svariati chilometri per proseguire la storia. Sono presenti diverse missioni secondarie spesso pessime che vanno da seguire gatti che porteranno Frey a raccogliere un pupazzo collezionabile a dare da mangiare alle pecore: delle missioni secondarie così mal scritte sono difficili da trovare e dopo una decina di queste missioni (segnalate sulla mappa come Deviazioni) sarà dura trovare la voglia per completare le altre. I Boss principali hanno delle trovate interessanti e spesso sono accompagnati da un ottimo design mentre i miniboss dei dungeon a lungo andare possono decisamente stancare. Consiglio di giocare a difficoltà alta perché è discutibile il fatto che le Tantha costruite come delle Dee vengano abbattute da Frey in 5 minuti. Apprezzabile invece l’archivio in cui si possono consultare le voci di luoghi, persone e bestie che Frey e Cuff hanno incontrato durante l’avventura.

La Rovina ha contagiato anche il lato tecnico

Tecnicamente parlando Forspoken offre tre modalità grafiche:

  1. Qualità: 30fps in 4K Nativo con cali di frame (25 fps circa). Qualità è la modalità visivamente più fotogenica a discapito dei 60 fps
  2. Prestazioni: 1440p 60 fps poco stabili (brevi cali anche a 30 fps). Questa è la modalità che consiglio per un gameplay più fluido e cinematografico, ci sono forti e frequenti cali di frame durante i combattimenti più movimentati. (Ho giocato in Performance mode, anche gli screen sono realizzati in questa modalità)
  3. Ray Tracing 1080p/1440p 30 fps (anche qui cali di frame). Questa modalità la sconsiglio vista la qualità dei riflessi, stiamo sempre parlando di una macchina che non mette il Ray Tracing tra i sui punti di forza (anche se tanti team di sviluppo sono riusciti a rendere gli effetti migliori.

Se Forspoken viene definito next gen non ci siamo minimamente, se ottimizzato sono certo che avrebbe benissimo potuto girare anche su PlayStation 4. Al momento ci sono titoli cross gen decisamente migliori fronte lato tecnico. P.S. il titolo dovrebbe uscire su Xbox Series X/S a gennaio 2025 circa.

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Un open world timido

Il codice in anteprima per recensire Forspoken è arrivato solo il giorno prima dell’uscita, per fortuna sono riuscito a finirlo in tempi brevi perché si, Forspoken è un open world molto breve (longevità non significa qualità). Per completare la storia sono richieste circa 9 ore (15 a difficoltà massima proseguendo con calma) e in circa una ventina di ore si possono completare quasi tutti i punti di interesse.


Forspoken è un’occasione persa: sebbene personaggi e missioni principali siano interessanti il tutto viene smorzato da un open world “vuoto” e un lato tecnico appena sufficiente. Ottimo il sistema di combattimento e le interfacce, elementi che però non bastano a rendere Forspoken un gran gioco. Peccato.

6.8
Ridateci Project Athia

Pro

  • Magie e combattimenti ottimi
  • Il Parkour è uno spasso
  • Buon design dei personaggi

Contro

  • Lato tecnico pessimo, lag continuo
  • Open world "vuoto"
  • Caratterizzazione dei personaggi
  • Trama spesso banale
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