Monster Hunter Rise: Sunbreak – Recensione

Recensito su Nintendo Switch

Qualunque cacciatore di vecchia data sa che i titoli di coda di ogni avventura siano solo il preludio a un altro viaggio. Ecco che, dopo avere espugnato il Drago Anziano noto come Narwa e l’Ibushi del Vento (la missione base 7: “Dea del tuono”) mi sono tuffata di nuovo a Kamura. Monster Hunter Rise: Sunbreak introduce il grado maestro (o G rank, per chi preferisce la nomenclatura nota ai fan) al gioco base disponibile per PC e Nintendo Switch – la versione qui presa in esame – portando in dote una serie di novità preziose per il franchise intero.

Non solo una lista di mostri caratterizzati in maniera ottima come già avvenuto in passato, il corposo DLC a pagamento prevede dei piccoli e grandi accorgimenti al Gameplay e persino meccaniche inedite per renderlo più stratificato. A dire il vero, la nomenclatura ufficiale è “Massiccia Espansione” e pur non essendo a conoscenza del tempo che Capcom dedicherà al supporto post lancio, sono convinta che sia precisa al cento per cento. Insomma, che siate tipi da arma a lunga o a breve distanza, preparatevi a colpire per proteggere Elgado.

Monster Hunter Rise: Sunbreak

Di regali e mostri

Se è vero che l’intreccio narrativo non sia mai stato il fulcro di Monster Hunter, bisogna fare i complimenti a Capcom per l’impegno crescente profuso su questa componente. Da Rise a Sunbreak si percepisce un cambio di marcia che non intacca l’esperienza ludica, al contrario le fornisce un contesto più elaborato: i personaggi sono dei veri compagni e non delle semplici comparse, inoltre al superamento di ogni missione importante s’innesca una scena animata e una serie di dialoghi tali da essere un buon intermezzo senza togliere troppo tempo all’azione.

Dopo una spedizione, il protagonista viene assalito da una creatura mai vista prima d’ora, il Lunagaron, ma una misteriosa guerriera sopraggiunge a dargli man forte. Sventato il pericolo, ella rivela di chiamarsi Fiorayne, cavaliere dell’Ordine Reale e di provenire da una regione non troppo distante per chiedere aiuto. Fuoriuscito dall’enorme cratere apertosi cinquant’anni prima, il Drago Anziano Malzeno, che in passato aveva già portato il regno sull’orlo della rovina, è tornato per completare la sua opera di distruzione. Dovendo monitorare l’evolversi della situazione, l’Ordine ha edificato un avamposto su un vecchio forte, cercando di bloccare l’avanzata dei mostri verso le zone limitrofe.

Laddove Kamura s’ispira alle architetture e all’estetica del Giappone feudale, Elgado è una base navale che richiama più delle forme occidentali, tra strutture medievaleggianti e qualche curioso accenno alla corrente steampunk. Strizzando l’occhio anche all’hub di Monster Hunter World, il nuovo accampamento è tutto concentrato in due sole aree poco fantasiose, mentre la presenza di un gruppo di nobili mi aveva fatto sperare in un ritrovo più sontuoso. Non parlo di un modello abnorme tale da rimpiazzare quello affascinante del gioco base, ma volendosi rifare all’Età di mezzo si sarebbe potuto optare per le ceneri di un castello in lontananza ed Elgado in funzione di accampamento militare (come accadeva proprio nell’Alto Medioevo).

Monster Hunter Rise: Sunbreak

Seguaci e tradizioni infrante

L’ho accennato in apertura e ora spiego a cosa mi riferisco parlando di cambiamenti radicali per l’intera serie a partire da Monster Hunter Rise: Sunbreak. La tradizione ha visto alternare iterazioni e riedizioni che ampliano le prime con il rango G e nemici aggiuntivi, almeno fino a Iceborne, DLC di World che a livello contenutistico rimane nel solco della consuetudine. Sunbreak si spinge oltre: insieme a una lista ricca di bestie minacciose – di poco minore a quella dell’episodio precedente con tanto di aggiornamenti – l’espansione per Nintendo Switch e PC implementa vari elementi microscopici e delle modifiche di gameplay macroscopiche da spingerla al confine con la sesta generazione.

Invece d’insistere con le Missioni Furia, caotiche sia in solitaria che in compagnia, Capcom le ha direttamente eliminate dall’equazione in favore di una novità a vantaggio del single player. La casa di Osaka dimostra innanzitutto di avere ascoltato i fan riguardo una modalità mal recepita, sostituendola con le missioni seguaci. Questi ultimi non sono altro che i guerrieri dell’Ordine Reale che per un motivo o un altro accompagneranno la Fiamma di Kamura in alcune battute di caccia, rigorosamente controllati dall’IA: attraverso un menù apposito, sarà possibile partire con Fiorayne o altri alleati, approfondendo il rapporto con loro e avendo la possibilità di guadagnare pezzi di armature complete.

Ognuno di loro presenta abilità e armi specifiche, oltre a una gamma di comportamenti ben variegati; basti citare proprio la sorella di Rondine, la quale a un certo punto di uno scontro si assenta per tornare mentre cavalca un mostro. Lungi dal rappresentare un rimpiazzo ai cacciatori online, i seguaci danno una nuova vitalità al comparto offline e non solo. I loro svenimenti non vengono conteggiati per una sconfitta e addirittura possono riprendersi da soli, o in alternativa è possibile aiutarli a rialzarsi. Da un tipo di compagni a un altro, anche Canyne e Felyne godono delle novità in dote al DLC: i primi beneficiano di una borsa speciale per la raccolta di oggetti, i secondi di mosse segrete che li rendono ancora più forti che in Rise – come una cura progressiva o un cannone esplosivo.

Monster Hunter Rise: Sunbreak

Abilità scambio e la mandria dalla Transilvania

Concentrandomi ora sull’alter ego e sui mostri, i veri protagonisti della serie, bisogna spendere più di qualche parola per le Abilità scambio. Ryozo Tsujimoto e colleghi hanno implementato una ricca selezione di mosse Fildiseta, ma la vera chicca consiste nella libertà di armarsi con due set distinti di mosse. Sulla carta è un’idea semplice, ma all’atto pratico si dimostra una miglioria da cui nessuno vorrà più tornare indietro. Chi usa le Doppie Lame era costretto per esempio a scegliere tra il Volo e la Furia Demoniaca, mentre adesso può adattare la rosa delle tecniche equipaggiate a seconda delle necessità e del nemico fronteggiato. L’unica pecca consiste in un forte squilibrio tra armi e armi: mentre la Lama Caricata esce da tali modifiche come potenziata, chi usa Spada e Scudo dovrà macinare non meno di 15 ore prima di ottenere delle abilità interessanti. La necessità di aspettare per scoprire accorgimenti votati al puro gameplay punta anche contro i talismani, poiché per un’aggiunta a essi dedicata sarà necessario vincere la campagna principale.

L’appello delle creature di Monster Hunter Rise: Sunbreak vede presenti dei ritorni illustri come l’Astalos, il Gore Magala e persino l’Espinas da Monster Hunter Frontier. A questi si sommino delle varianti regionali di mostri già visti come il Bishaten sanguigno e i primi della classe, ovvero i tre signori: originari di Elgado, sono il Garangolm, il Lunagaron e il Malzeno, belve ispirate al folklore occidentale – rispettivamente al mostro di Frankenstein, a un lupo mannaro e a Dracula. Il computo totale degli avversari ferini non è esagerato, ma va lodato proprio in virtù del suo equilibrio tra volti conosciuti e altri originali. Non finisce qui, poiché Capcom ha innalzato alcuni loro parametri, i punti vita e i punti di attacco, oltre a dotarli di pattern inediti. Insomma, anche i cacciatori dall’arma più affilata troveranno pane per i loro denti.

Monster Hunter Rise: Sunbreak

In Monster Hunter Rise: Sunbreak debuttano due mappe nuove, la Cittadella e la Giungla. Se la prima è capace di sorprendere i giocatori per il suo fascino, la seconda li catturerà un po’ per nostalgia, essendo una rivisitazione da Monster Hunter 2, un po’ per il suo level design studiato tra cunicoli erbosi, caverne e zone sabbiose. A questo proposito, chi partirà per qualunque missione non potrà fare a meno di notare altre chicche più o meno importanti, dall’arrampicata non più vincolata dallo scattofilo, alla presenza di fauna e flora endemica originale. I cacciatori avranno modo di conoscere gli scenari anche dopo la fine della storia principale: se Rise non offriva un pacchetto end game efficace, Sunbreak arriva a scongiurare questa pecca con una proposta che sarà impossibile da rifiutare.

Tecnica, musica e verdetto

Poco da obiettare dal punto di vista puramente tecnico. Gli sviluppatori giapponesi, forti del RE Engine proprietario, hanno confermato la possibilità di creare un piccolo gioiello su Nintendo Switch in questo senso, con un discreto livello di dettagli su schermo e 30 FPS quasi sempre fissi (per chi anela un frame rate sbloccato, vi rimandiamo alla recensione della versione PC). Le musiche proprie di Elgado non hanno saputo rapirmi al pari di quelle che avvolgono Kamura, le quali invece continuo a intonare nella mente anche al di fuori del gioco.


Monster Hunter Rise: Sunbreak non è soltanto ciò che si aspettava qualunque fan in attesa di tornare a Kamura, è qualcosa che avvicina questo episodio alla sesta generazione della serie. Alla Massiccia Espansione potrei aggiungere l’appellativo di colossale a livello contenutistico, con una pletora di creature originali e familiari, insieme a una gamma di modifiche, accorgimenti e aggiunte provenienti in parte dai commenti degli appassionati. Ciliegina sulla torta di Capcom è un end game longevo capace d’intrattenere la Fiamma di Kamura ancora a lungo e la promessa di un ricco supporto post lancio. Che siate esperti o novizi non importa, la caccia è di nuovo aperta per tutti.

8.9

Pro

  • Mole di contenuti principali ed endgame impressionante
  • Modifiche e aggiunte di gameplay che eliminano i punti meno riusciti del gioco base
  • Una lista di creature ben assortita tra graditi ritorni e grandi debutti

Contro

  • Un leggero squilibrio tra le Abilità scambio delle armi
Vai alla scheda di Monster Hunter Rise
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