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Emergere dal marasma delle uscite di questo folle ottobre non è un’impresa facile per uno studio alla prima pubblicazione. Eppure, in mezzo a produzioni titaniche e titoli altisonanti, riesce a ritagliarsi il suo spazio anche Stupid Never Dies, opera prima della software house giapponese GPTRACK50 fondata dal veterano Hiroyuki Kobayashi (Resident Evil, Dino Crisis, Devil May Cry).
Seguo questo titolo fin dal primo annuncio e il mese scorso sono riuscito a provarlo con mano grazie alla First Bite Demo, rilasciata dallo studio per PlayStation 5 e PC. Le prime impressioni di questo action RPG sono state decisamente positive, ma con ancora qualche riserva sulla profondità e sulla varietà dell’esperienza. Il gioco completo sarà riuscito a convincermi del tutto? Scopriamolo nella recensione di Stupid Never Dies.
Stupid Never Dies – Recensione PS5
Hai presente il film Warm Bodies, dove uno zombie si innamora di una ragazza umana? Ecco, direi che l’incipit di Stupid Never Dies ci si avvicina a grandi linee. Al centro della vicenda troviamo Davy, descritto senza mezzi termini come lo zombie più debole del mondo, emarginato sia dai viventi sia dalle spaventose creature che ormai regnano sulla terra.
Mentre è alla ricerca di cibo, il suo cammino si incrocia con quello di Julia, una ragazza umana rimasta ibernata sin dall’epoca della Grande Guerra tra esseri umani e mostri. Davy si innamora a prima vista della giovane e decide di fare l’impossibile: sconfiggere il Re dei Mostri (KOM) e riportare in vita la sua amata.
Ma come può un semplice zombie sconfiggere il terrore in persona? Semplice: grazie all’Uovo di Fenice, che gli conferisce l’abilità di assorbire i poteri degli altri mostri divorandoli. Oltre al potere di Davy, chiamato “Mangia stili”, nel corso dell’avventura potremo fare affidamento su un cast di personaggi davvero stravaganti: il folle scienziato Dr. Frank, il chihuahua (mannaro?) Acelino, esperto di equipaggiamenti, e Goyle, un gargoyle smemorato.

La storia di Stupid Never Dies riprende molto da quelle produzioni eccentriche e sopra le righe tipiche della generazione PlayStation 3, come ad esempio Lollipop Chainsaw – di cui avremo un sequel per PS5 il prossimo anno – e No More Heroes (c’è del Suda51 qui). Non segue una trama particolarmente profonda, ma intrattiene grazie allo scambio di battute tra i personaggi davvero esilaranti (anche se Davy in forma zombie parla molto lento!).
L’aspetto narrativo non è di certo il fulcro del gioco, però i personaggi sono molto carismatici e ci si affeziona quasi subito. Direi però di vedere il vero core di Stupid Never Dies, ovvero la struttura di gioco e il gameplay.
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Giù per il Dungeon!
L’esperienza offerta dalla versione completa di Stupid Never Dies non si discosta molto da quella della demo. Il gioco è strutturato come un roguelike, un genere che sta diventando stucchevole e che mi capita spesso sotto mano ultimamente (vedi anche Ratatan, per dire). Lo scopo principale del gioco è scendere nelle profondità del dungeon, sconfiggere i nemici lungo il tragitto e potenziarci una volta tornati all’hub principale.
Ogni “tuffo” nello scarico – letteralmente – è una run che va dai cinque ai sette livelli (dipende dal percorso che sceglierai), caratterizzati da una difficoltà via via maggiore e con un boss finale ad attenderci. Il dungeon è progettato con uno sviluppo verticale a livelli progressivi, ma si allontana dalla classica esplorazione lenta dei soliti dungeon crawler.
L’elemento centrale dell’architettura è il sistema di progressione “risk/reward”: al termine di ciascun piano completato, viene offerta la possibilità di proseguire al livello successivo in modo graduale oppure di effettuare un salto diretto verso i piani molto più profondi. Questo azzardo proietta subito Davy di fronte a mostri overtech nettamente più forti, ma permette di accumulare risorse, equipaggiamenti avanzati ed esperienza a velocità quadruplicata, attenuando così quella sensazione di noia o grinding passivo.

Il problema principale di Stupid Never Dies è che impiega un bel po’ di ore prima di iniziare a carburare, quindi le prime run saranno fin troppo simili tra loro dando quel senso di ripetitiva intrinseca nella struttura stessa del gioco. Questa monotonia si spezza una volta che il dungeon inizia a espandersi, sbloccando nuove aree, nuovi stili di combattimento e nemici da affrontare, boss inclusi.
Da tener conto anche della questione tempo limitato all’interno del dungeon. Il gioco impone infatti un conto alla rovescia costante che non permette di perlustrare le stanze con calma o di accumulare risorse all’infinito: se il timer scade prima di aver raggiunto la fine della run, Devy inizierà a subire danni costanti nel tempo e i nemici diventeranno più aggressivi.
Questo meccanismo costringe a valutare continuamente il percorso da fare, poiché avanzare piano piano per far salire di livello il protagonista in sicurezza fa consumare tempo prezioso rischiando di far scadere l’orologio, mentre saltare diversi piani per risparmiare minuti preziosi catapulta di colpo il giocatore contro nemici di livello sproporzionato e immensamente più pericolosi.
Con l’avanzare della storia questo problema viene meno, grazie al fatto che si può prolungare il periodo di tempo all’interno del dungeon tramite dei potenziamenti. Il problema di fondo, però, è sbloccare queste migliorie che arrivano quasi a metà gioco. In sintesi, per apprezzare appieno Stupid Never Dies ti serviranno diverse ore di gioco.
Magia, assorbi, trasformati, uccidi
Un po’ come la struttura di gioco, anche il sistema di combattimento di Stupid Never Dies impiega del tempo per entrare a regime, ingranando davvero solo quando la storia sblocca, quasi contemporaneamente, i nuovi stili di combattimento.
Le run iniziano tutte allo stesso modo, ovvero con la forma zombie base di Davy. Grazie al “Mangia Stili”, Davy ha la capacità di divorare i nemici élite sconfitti e di assimilare direttamente le loro abilità, il loro equipaggiamento e persino le loro caratteristiche fisiche. Ci sono un totale di 11 forme differenti in cui trasformarsi tra lupi mannari, arpie, fate delle nevi e tante altre. Ogni forma possiede un’abilità unica che cambia in base al mostro assimilato e alla rarità della trasformazione ottenuta, che va da comune a leggendaria.
Queste trasformazioni non sono permanenti e possono essere usate solamente un numero limitato di volte per piano. Da questo punto di vista però non devi preoccuparti: ogni livello offre almeno un nemico élite, pertanto è impossibile rimanere senza trasformazioni.

Per quanto riguarda il sistema di combattimento vero e proprio, Stupid Never Dies prende a piene mani le caratteristiche degli action moderni. Troviamo l’attacco leggero, attacco pesante, mosse speciali e persino il parry (chiamata parata stupida), utile per far barcollare il nemico e morderlo recuperando così della salute. I morsi sono limitati e si ricaricano colpendo i nemici, oppure assorbendo dei nuclei all’interno delle zone.
Importante è anche l’utilizzo degli equipaggiamenti e delle abilità istantanee. Gli equipaggiamenti sono delle dotazioni fornite dal nostro chihuahua di fiducia, Acelino, mentre le abilità uniche si ottengono assorbendo nuclei di mostri comuni. Quest’ultime sono abilità monouso e variano in base al nemico assorbito.
Davy dispone anche di un’alterazione di stato personale, chiamata Impulso di Davy (che si attiva come la Spartan Rage di Kratos). Grazie ai morsi ripetuti, Davy risveglia i suoi poteri latenti da zombie, diventando temporaneamente potentissimo e invincibile. Questo stato alterato ha una durata limitata e impiega molto tempo prima di ricaricarsi.
Per chiudere sul sistema di combattimento, come già detto all’inizio, Stupid Never Dies è un action RPG con meccaniche da roguelike. Le caratteristiche del genere le ritroviamo in alcuni livelli, dove Davy riceve degli scontrini aumento di livello che gli permettono di migliorare temporaneamente le proprie statistiche. Si possono aumentare i danni, la salute, il fattore guarigione e anche il cooldown delle mosse stile. L’ho trovato un aspetto ben implementato nel gioco e per nulla pesante da seguire.

I grandi classici dell’horror e grafica impressionista
Il comparto grafico di Stupid Never Dies mi ha suscitato sensazioni contrastanti. Ho apprezzato il character design, seppur non particolarmente audace, ma non posso dire lo stesso per le ambientazioni. Purtroppo gli stage risultano molto piatti e privi di stimoli all’esplorazione, complice anche il tempo limitato a disposizione in ciascun livello. Il bestiario dei nemici si rifà al folklore horror in generale, come il Lupo Mannaro o Dracula (qui chiamato Dragul), e sono tutti ben realizzati e caratterizzati.

Come ho già detto però, il vero problema grafico di Stupid Never Dies lo troviamo nelle ambientazioni, troppo simili tra loro e utilizzano uno stile grafico molto complesso da indentificare. È una tecnica che sembra simulare un quadro impressionista in movimento; mi ha ricordato, per certi versi, il gioco 11-11 Memories Retold di Bandai Namco, oppure Dreams di Sony. Non mi ha convinto particolarmente, anche perché stona parecchio con gli effetti particellari usati dal team durante alcune animazioni.
Gli stupidi non muoiono mai
Valutando il titolo nel suo complesso, Stupid Never Dies dimostra una forte consapevolezza della propria identità di gioco. I suoi maggiori pregi vanno ricercati nella meccanica di assimilazione delle abilità, nel tono ironico e dissacrante che accompagna l’intera avventura e in un sistema di controllo altamente intuitivo. Di buono ha anche la colonna sonora e il doppiaggio inglese (presenti i sottotitoli in italiano).
La progressione del protagonista Davy – che passa rapidamente dall’essere un debole emarginato a una devastante macchina da combattimento – garantisce un senso di gratificazione immediato e continuo, mentre l’elevata personalizzazione dell’esperienza data dai perk incentiva la sperimentazione e aumenta la rigiocabilità.
Non mancano tuttavia alcune criticità strutturali: la narrazione, per quanto spassosa e ricca di battute brillanti, funge solo da pretesto per sostenere il ritmo dell’azione. A pesare sull’esperienza complessiva vi sono soprattutto la natura ricorsiva dei dungeon, una varietà visiva degli ambienti altalenante e qualche incertezza della telecamera negli scontri più caotici, causata anche dall’assenza del lock sui nemici.
Pur con questi limiti, il debutto di GPTRACK50 si rivela un’interessante visione per il genere degli action RPG. È un titolo audace e spensierato, perfetto per chi desidera un’avventura dinamica, divertente e piacevolmente fuori dagli schemi. In breve, Stupid Never Dies è un titolo affascinante e interessante, capace di richiamare la spensieratezza tipica dei giochi della generazione PlayStation 3. Non eccelle in nulla, ma quello che fa, lo fa bene.
Se vuoi farti un’idea tua personale prima dell’acquisto, puoi sempre provare la Stupid Never Dies First Bite Demo che trovi disponibile sia su PlayStation 5 che su PC via Steam.
Un folle action RPG che impiega del tempo per essere apprezzato.
- Sistema di combattimento stratificato e divertente grazie agli stili unici
- Personaggi fuori di testa
- Meccaniche roguelike bilanciate e per niente invasive
- Boss fight impegnative ma gratificanti
- Impiega molto tempo prima di ingranare
- La struttura del dungeon rende l'esperienza complessiva ridondante
- Graficamente altalenante
- Telecamera ballerina nei momenti più caotici
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