In questo articolo
Direttamente dalla celebre serie targata AMC, The Walking Dead: Streets of Survival segna il ritorno del franchise nel mondo dei videogiochi in una veste del tutto nuova. Sviluppato da Odaclick Game Studio, autori del già noto The Karate Kid: Street Rumble, questo nuovo adattamento trasporta i giocatori nel crudele universo della serie sotto forma di picchiaduro a scorrimento in grafica pixel art.
Sono sempre pronto a tuffarmi nel genere dei beat ‘em up e, onestamente, un titolo incentrato su The Walking Dead con questa impostazione mi aveva incuriosito non poco. Purtroppo – e lo dico con immenso dispiacere – mi sono ricreduto quasi subito: mi sono ritrovato tra le mani un gioco deludente sotto quasi ogni aspetto, e addirittura estenuante per certi versi. Un’esperienza che, a conti fatti, eviterei volentieri di ripetere.
I motivi sono parecchi, quindi direi di toglierci subito il dente proseguendo la recensione di The Walking Dead: Streets of Survival.
The Walking Dead: Streets of Survival – Recensione
La trama di The Walking Dead: Streets of Survival non parte dalle origini della serie, ma riprende il racconto dalla “Guerra Totale”, il conflitto che vede la comunità guidata da Rick Grimes contro i feroci Salvatori di Negan. C’è da dire che la longevità non è il punto forte del titolo: la modalità storia, articolata in 11 livelli totali, si completa infatti in appena 2-3 ore.
Il completamento della storia porta allo sblocco del NG+ e del personaggio giocabile di Negan, ma oltre a queste due “ricompense” il titolo è molto limitato in fatto di contenuti. Possiamo rigiocarci la storia, stavolta con qualsiasi personaggio vogliamo tra i quattro disponibili (Rick, Daryl, Michonne e Negan), oppure affrontare la sfida ne “La fossa di Walker”, una modalità sopravvivenza a ondate infinite. Quest’ultima provata due volte e per due volte mi sono annoiato a morte, quindi è un no per me. Aggiungo anche che la mancanza di una modalità coop sia offline che online non aiuta molto a rimanere incollati al titolo che già di suo non offre molto.

Anche la modalità storia, il fulcro del gioco, non è riuscito a prendermi. Le missioni sono piatte e ripetitive, strutturate quasi unicamente sull’andare da un punto A a un punto B per raccogliere chiavi e proseguire. Nel mezzo ci si scontra con una quantità spropositata di nemici, tra zombie e sopravvissuti, pronti a massacrarci con attacchi decisamente fastidiosi.
L’intelligenza artificiale risulta fin troppo aggressiva già a difficoltà normale, con zombie che abusano continuamente delle stesse mosse e i nemici umani che sparano off-screen infliggendo danni non solo troppo elevati ma anche stunnanti. Il moveset degli avversari è piuttosto monotono, ma quando riescono a colpirci ci scaraventano a terra, innescando in alcuni casi un loop di colpi quasi infinito.

L’ultima nota dolente riguarda le boss fight. The Walking Dead: Streets of Survival fallisce anche su questo fronte, proponendo come scontri finali una serie di nemici élite noiosi e mal bilanciati. Alcuni sembrano maghi dato che passano attraverso le pareti e si teletrasportano accanto al nostro personaggio; altri, invece, continuano a evocare rinforzi armati mentre il boss principale ci attacca continuamente con un arsenale di armi improponibili (sì Simon, sto guardando proprio te).
Control Resonant è meravigliosamente imperfetto | Recensione
Iscriviti al canale →
Combat System basilare
Se da un lato abbiamo una scarsa quantità di contenuti, dall’altra abbiamo anche un combat system che fa fatica a divertire. Contrariamente ad altri beat ‘em up, ma anche dallo stesso The Karate Kid dello stesso studio, qui troviamo un sistema di combattimento totalmente privo di mordente e profondità.
Come già scritto in precedenza, i personaggi giocabili sono in tutto quattro. Ogni personaggio dispone di moveset e kit unici: Michonne, ad esempio, può usare la sua katana come arma da mischia speciale, mentre Daryl ha con se la sua fidata balestra. Nel gioco si trovano parecchie armi da mischia e da fuoco, ma nulla che rivoluzioni il gameplay.

I personaggi possono essere potenziati attraverso la sezione “progressi” dal menu principale. Da qui possiamo aumentare alcune statistiche, come la salute o i colpi critici, utilizzando l’esperienza ottenuta completando le missioni della storia e uccidendo i nemici (si ottiene valuta raggiungendo un certo numero di kill count). Quello che mi ha fatto storcere il naso è che la valuta dei potenziamenti è condivisa tra i personaggi, quindi la progressione dei singoli è veramente lenta.
Per quanto riguarda la configurazione dei comandi, The Walking Dead: Streets of Survival mescola attacchi in mischia con quelli da arma da fuoco. Il combattimento corpo a corpo è il classico dei beat ‘em up e si basa su tre tasti: quadrato per l’attacco leggero, triangolo per quello forte e R1 per attacchi con arma da mischia usa e getta. Il primo potenziamento di ogni personaggio sblocca un attacco “adrenalina”, una sorta di special che viene assegnata al tasto L1.
L’utilizzo delle armi da fuoco è invece assegnato ai grilletti: L2 (per mirare) e R2 (per fare fuoco). Tenendo premuto il tasto di mira i danni inflitti sono maggiori dato che aumenta in maniera esponenziale il crit rate dei colpi. Le munizioni sono scarse, ma è un limite che può essere aggirato sempre tramite i potenziamenti. In generale mi è sembrato un sistema molto basilare e di facile utilizzo, ma l’assenza di vere e proprie combo e di special potenti rende il combattimento alla lunga ripetitivo.

Lo stile in pixel art
L’aspetto più curato di The Walking Dead: Streets of Survival risiede nel suo lato artistico. La grafica in pixel art è quasi sempre una scelta vincente in queste produzioni. Lo stile è molto simile a quello di The Karate Kid: Street Rumble, affascinante con i suoi bei pixel quadrati e spigolosi.
I personaggi e i nemici sono ben realizzati, così come anche gli scenari, seppur con l’utilizzo di una tecnica differente. Le animazioni sono buone ma risicate, sia per i protagonisti che per i nemici. E poi? Niente, tutto qui. La grafica e le (poche) animazioni presenti sono gli unici aspetti che salvo di The Walking Dead: Streets of Survival.
Conclusione
Per chi ha già letto altre mie recensioni, raramente tendo a essere così critico nei confronti di un titolo, ma nel caso di The Walking Dead: Streets of Survival è veramente difficile per me trovare degli aspetti positivi da salvare. È un gioco che ho finito a fatica nonostante durasse poco, veramente.
Il problema principale sta tutto nel suo combat system, troppo basilare anche per un beat ‘em up: combo assenti, special inesistenti, monotono, mal bilanciato e aggiungo stressante. Si, perché venire scaraventato ogni due attacchi da nemici che in teoria dovrebbero essere più deboli di noi è veramente snervante!
Un beat 'em up snervante e ripetitivo.
- Graficamente delizioso (e brutale!)
- La modalità sopravvivenza gli fa guadagnare qualche ora in più di gioco...
- ...ma rimane comunque noiosa
- Le missioni della storia sono ridondanti
- Combat system basilare e monotono
- Boss fight indecenti e nemici stressanti
- Manca la coop offline e online
GameSource su Google Aggiungici alle tue fonti preferite: Google ti mostrerà più spesso i nostri articoli.
Aggiungi alle fonti preferiteFire Emblem Fortune Weave – Recensione Switch 2