Diablo II Resurrected Reign Of The Warlock Recensione

Recensito su PC

Diablo II Cover art della nuova espansione
Diablo II Cover art della nuova espansione

È dovuto trascorrere oltre un ventennio dall’ultimo, titanico aggiornamento di Diablo II prima che l’impossibile si materializzasse.

Quella che abbiamo tra le mani non è una semplice aggiunta, ma una monumentale riaffermazione di supremazia: una pietra miliare che prende un’opera già mitologica e la incide in modo ancora più indelebile nel pantheon del medium videoludico.

Con Reign of the Warlock, Blizzard trova finalmente il coraggio di compiere quel salto evolutivo tanto necessario quanto a lungo rimandato.

Questa espansione arriva con tutte le intenzioni di tentare di scardinare e mandare in frantumi un gameplay loop che, per quanto venerato, era ormai prigioniero della sua stessa, logorante stasi da fin troppi anni.

Ma domiamo l’entusiasmo iniziale, procediamo con ordine e tuffiamoci a capofitto per sezionare l’intera offerta contenutistica di questa inaspettata espansione.

Il Warlock: la nuova classe di Diablo II

Affrontiamo immediatamente l’elefante nella stanza, il cuore pulsante di questo aggiornamento: l’introduzione dell’ottava classe, il Warlock.

Ero fermamente convinto che l’ecosistema di Diablo II fosse ormai un’equazione chiusa.

Si trattava di un meta che appariva cristallizzato, matematicamente risolto e sviscerato in ogni sua minima variabile nel corso di vent’anni, eppure, l’innesco di questa singola, dirompente incognita ha esercitato su di me un’attrazione magnetica e quasi primordiale.

L’arrivo del Warlock ha riacceso una fiamma che credevo sopita da tempo immemore: il brivido puro del theory crafting. Mi sono ritrovato a ricalcolare statistiche, a sperimentare ossessivamente con l’equipaggiamento e a cercare sinergie inedite, ritrovando una fame di scoperta che mi mancava da decenni.

Ma il vero trionfo di design del Warlock risiede nella sua fluidità camaleontica: è una classe dalla versatilità mostruosa, progettata per eccellere con brutale efficacia sia nel corpo a corpo, sia nel controllo del campo a distanza con le arti oscure.

Questa natura ibrida e malleabile non solo ha sconvolto le gerarchie finali, ma ha trasfigurato l’intera progressione: ha reso il leveling, quella marcia verso l’endgame spesso vissuta come un obbligo, un viaggio vibrante, facendomi riassaporare l’autentica magia della mia prima discesa a Sanctuarium.

Diablo II Il Warlock nella schermata di selezione della classe
Il Warlock nella schermata di selezione della classe

Gli aggiornamenti all’endgame potevano essere più aggressivi però

Ma è spingendoci nelle profondità dell’esperienza che incappiamo nella prima, vera nota stonata.

Voglio essere cristallino: l’iniezione di contenuti è innegabile. Tra la dinamizzazione delle Terror Zones, il ribilanciamento certosino delle classi storiche e l’introduzione di nuove Runewords in grado di scuotere l’economia di gioco, il piatto è indubbiamente ricco.

Tuttavia, mi sarei aspettato un intervento di game design molto più aggressivo sul fronte dell’Endgame: la storia del franchise ci insegna che un’espansione ufficiale di Diablo solitamente funge da vero e proprio reset e rade al suolo il vecchio paradigma del farming per costruirne uno totalmente inedito.

In Reign of the Warlock, invece, questo sisma strutturale è clamorosamente assente. Assistiamo difatti a un’espansione orizzontale che stratifica e arricchisce il loop esistente, apportando deviazioni interessanti, ma manca di quel taglio netto e rivoluzionario col passato a cui Blizzard ci aveva abituati.

Sia ben chiaro, stiamo parlando dell’Endgame di Diablo II: un orologio svizzero della rigiocabilità che funziona da decenni e che, comprensibilmente, gli sviluppatori erano terrorizzati all’idea di rompere.

Eppure, proprio in virtù di questo ritorno storico, avrei desiderato un azzardo più radicale, una scintilla capace di ridefinire le nostre nottate su Sanctuarium.

Diablo II La schermata per la nuova meccanica delle runeword
La schermata per la nuova meccanica delle runeword

Ottimi aggiornamenti alla quality of life, però anche in questo caso avrei azzardato di più

Spostandoci sul versante della Quality of Life, l’intervento di Blizzard è stato a dir poco chirurgico e vitale per la futuribilità dell’opera.

Hanno finalmente implementato un sistema nativo di Loot Filter, una vera e propria manna dal cielo che pone fine a vent’anni di inquinamento visivo.

Possiamo finalmente dire addio a quelle schermate illeggibili, vomitate dai boss, dove scovare l’oggetto perfetto in mezzo a un mare di scritte inutili richiedeva l’occhio di un falco e una pazienza certosina.

Ma la vera rivoluzione logistica, che a mio avviso supera persino l’importanza dei filtri, è il rework strutturale delle Stash Tab.

Gestire l’economia delle proprie risorse, e in particolare la frustrazione atavica legata all’accumulo di Gemme e Rune, è diventato un processo fluido e indolore.

L’ispirazione tratta dai tab specializzati di Path of Exile è palese, e onestamente non c’è nulla di cui lamentarsi: prendere in prestito le soluzioni migliori dalla concorrenza era esattamente ciò che serviva.

Eppure, anche in questo trionfo di modernizzazione, emerge un’ombra di prudenza eccessiva: avrei osato di più sul fronte della progressione.

Attualmente persiste una frattura enorme: un veterano navigato brucia la campagna e raggiunge l’endgame in un paio d’ore, mentre un neofita o un giocatore meno hardcore rischia di schiantarsi contro una curva di ore e ore di leveling prolungato.

Introdurre dei sistemi di catch-up o delle scorciatoie per snellire questo viaggio verso i contenuti finali avrebbe azzerato questo divario, rendendo il titolo davvero accessibile a tutti senza per questo banalizzarne la profondità.

Però anche in questo caso, capisco il timore nel voler stravolgere così tanto un’opera consolidata.

Diablo II La schermata dei filtri del loot
La schermata dei filtri del loot

Un’espansione sicura, che però ha avuto paura di fare il salto in avanti

Tirando le somme, Reign of the Warlock si configura senza mezzi termini come un’espansione estremamente conservativa.

Ci troviamo di fronte a un’operazione di puro restauro incrementale: Blizzard ha lucidato, smussato e perfezionato l’impalcatura preesistente, ma si è guardata bene dal compiere passi falsi, evitando accuratamente qualsiasi scelta di design realmente coraggiosa o di rottura.

Sia chiaro: se nel vostro DNA scorre l’essenza di Diablo II, amerete alla follia questo pacchetto.

E da un punto di vista commerciale e affettivo è una scelta inattaccabile, poiché l’intera opera è una dichiarazione d’intenti rivolta esplicitamente a quello zoccolo duro di puristi che, macinando innumerevoli ore nel corso dei decenni, ha tenuto in vita la leggenda.

Tuttavia, se come il sottoscritto vi aspettavate un vero e proprio cataclisma ludico, un’espansione capace di ribaltare il tavolo e stravolgere i sacri equilibri del meta, rimarrete in parte a bocca asciutta.

Comprendo perfettamente che a molti questa “stasi dorata” vada benissimo così, ma, indossando le vesti del critico, non posso nascondere una punta di amarezza né storcere il naso davanti all’ombra ingombrante di un potenziale inespresso: Blizzard ha scelto la rassicurante via del compromesso, sacrificando sull’altare della sicurezza la possibilità di riscrivere, ancora una volta, la storia degli ARPG.

Vi lascio infine il link per acquistare il gioco e l’espansione da Steam, e il mio ultimo editoriale su Diablo II.

8.5
Un'espansione sicura, che farà contenta la maggior parte dei player attuali del gioco, ma fallisce nello stravolgere gli equilibri come di tradizione nella serie.

Pro

  • Il Warlock è incredibile da giocare
  • Un buon arricchimento dell'endgame
  • Dei QOL essenziali alla futuribilità del titolo

Contro

  • I contenuti sull'endgame potevano essere più radicali
  • Sarebbe stato gradito un sistema di catch-up per facilitare la vita ai novizi
Vai alla scheda di Diablo II: Resurrected
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