Metro 2039 e il confine sottile tra finzione e realtà

Quando il videogioco non è "solo" intrattenimento

Metro 2039 e il confine tra finzione e realtà

Nel momento in cui ho visto il video annuncio di Metro 2039 mi ha colto un’immediata felicità. Da appassionato che ha apprezzato tantissimo i primi tre capitoli della saga, ritenendoli tra i migliori FPS mai prodotti, sapere che 4AGames è al lavoro per un nuovo titolo Metro mi ha riempito di entusiasmo.

Poi però c’è quel video. Un carico di emotività indescrivibile che mi ha travolto come un treno in corsa. Sentire le parole dei membri del team di sviluppo mi ha fatto riflettere. Il loro racconto delle condizioni in cui hanno dovuto lavorare, facendo fronte ad una situazione complessa come quella che si sta vivendo in Ucraina, loro terra d’origine.

Il messaggio con cui hanno voluto presentare la loro nuova creazione è potentissimo. Non si tratta più di un “semplice” sparatutto horror ambientato in un mondo post-apocalittico: è un riflesso diretto della guerra reale – e di quella interiore degli sviluppatori – trasformata in narrazione videoludica.

Metro 2039 e realtà: un parallelismo inevitabile

Quello che doveva sembrare un ritorno in grande stile di una delle saghe più amate nel panorama degli FPS, nasconde dentro di sé qualcosa di molto più reale. Il titolo presenta implicitamente una serie di parallelismi che ci riportano bruscamente alla realtà – che spesso è peggio dell’incubo.

Le fazioni che combattono nei tunnel della Metro richiamano inevitabilmente a ciò che sta succedendo al di fuori dello schermo: un altro conflitto, più duro, più vero. Allo stesso modo, la propaganda del Novoreich, il nuovo regime filonazista che domina il mondo sotteraneo – trova immediato riflesso nelle dinamiche comunicative a cui siamo esposti ogni giorno.

Poi c’è la sopravvivenza. Ciò che negli anni ha reso Metro quello che è oggi: l’ansia dei colpi contati, la maschera che si consuma, la costante ricerca di un rifugio sicuro. Quest’ultima che ha un riscontro tangibile nella realtà. È lo stesso bisogno che accompagna i membri di 4AGames: che continuano a lavorare con resilienza, trasformando la loro esperienza in un messaggio.

Emblematico è il tributo con cui è stato onorato Dmitry Glukhovsky, autore dei romanzi su cui si basa la saga videoludica. Un critico dichiarato dell’invasione russa. Una posizione coraggiosa che ha comportato un costo personale: una vita in esilio dalla sua patria.

Il tema della guerra nel nuovo Metro 2039 non è più solo immaginato: è filtrata attraverso l’esperienza diretta di chi la sta vivendo.

Metro 2039 un messaggio che non ha bisogno di essere urlato

Un messaggio che non ha bisogno di essere urlato

Quello che 4AGames ha voluto trasmettere con la presentazione di Metro 2039 non sono semplici parole al vento. Non è una comunicazione costruita per suscitare compassione, né un’operazione pensata per il marketing.

Si tratta di una testimonianza vera e sincera. Dalle loro parole emerge con forza cosa vuol dire appartenere ad un paese in guerra: essere cittadini inermi, che si sono trovati catapultati in una realtà a cui loro non hanno potuto opporsi. Nonostante questo, l’amore per la propria terra è tanto, troppo per pensare di abbandonarla anche in una situazione complicata come quella in Ucraina.

L’azione del team non è semplice propaganda esplicita. È il tentativo di raccontare una storia – la loro storia – con un tono, scelte narrative ed immagini ben precise che colpiscano come uno schiaffo in pieno volto chi certe dinamiche non le vive.

Il messaggio non è gridato, è silenzioso, si insinua tra le righe: nella rabbia, nella fatica e nella volontà di non mollare che emergono dalle parole e dai volti di chi le racconta.

Metro 2039 e il vero ruolo dei videogiochi

Quando il videogioco diventa qualcosa in più

Cercando di ampliare il discorso arriviamo ad un ulteriore aspetto che arricchisce ancora di più la presentazione di Metro 2039: il videogioco è una forma d’arte. Un mezzo che, al pari di altri linguaggi, è in grado di raccontare, interpretare e dare forma alla realtà.

Quello che 4AGames ha realizzato è la dimostrazione per tutti coloro che abbassano il mondo dei videogiochi a “semplici passatempi” di quanto questo sia un medium potentissimo. Per cui il videogioco non è solo intrattenimento, ma anche emozione, riflessione e consapevolezza. Il videogioco apre la mente, mettendo il videogiocatore davanti a situazioni complesse: nel mondo non esiste il bianco e il nero ma ci sono diverse sfumature, prospettive diverse e contraddizioni.

Eppure, ancora oggi, si fatica a riconoscere questa dimensione. A vedere nel videogioco non solo un prodotto, ma uno strumento capace di offrire una chiave di lettura del mondo — anche nelle sue componenti più umane e politiche. In questo contesto, Metro 2039 potrebbe rappresentare uno di quei casi in cui il videogioco smette di essere evasione per trasformarsi in qualcosa di più: un racconto che si avvicina, per intensità e significato, a una vera e propria testimonianza.

Metro 2039 conclusioni

Conclusione

Probabilmente, quando avremo Metro 2039 tra le mani o installato nelle nostre console o PC, questo sarà visto come l’ultimo titolo di una saga importante. Ridurlo a questo significherebbe non cogliere il senso più profondo su cui si basa l’opera.

Questa volta, a differenza dei suoi predecessori, non si tratta solo di esplorare tunnel, affrontare nemici o sopravvivere a qualsiasi tipo di creatura ostile ci si pari davanti. Con Metro 2039 entriamo in una storia che prende vita nel mondo reale, da un conflitto che con la finzione non ha niente a che fare.

Metro 2039 non sarà solo un gioco da vivere nelle ore che gli dedicheremo. Sarà una realtà da comprendere, che non terminerà nel momento in cui decideremo di spegnere lo schermo.

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