Tales of Arise Beyond Dawn – Recensione Nintendo Switch 2

Recensito su Nintendo Switch 2

Tales Of Arise I nostri personaggi principali radunati
I nostri personaggi principali radunati

Dopo un’attesa quasi spasmodica lunga un lustro dal suo esordio originale, l’epopea fiammeggiante di Tales of Arise sbarca finalmente sull’ammiraglia di casa Nintendo.

E diciamolo chiaramente: stiamo assistendo a una vera e propria conquista hardware, grazie al brutale balzo computazionale e architettonico compiuto da Nintendo Switch 2, quello che sulla console di precedente generazione sarebbe stato un miraggio tecnologico, o peggio, un disastroso porting in cloud, si è tramutato in solida, impressionante realtà.

L’industria ci consegna così l’assoluto e decadente lusso di poter racchiudere un JRPG di questa magnitudo visiva nel palmo delle nostre mani, godendo di un’opera mastodontica nel comfort totale della portatilità.

Sotto il profilo della fruizione, ci troviamo di fronte a una sinergia perfetta: la struttura narrativa e ritmica del titolo Bandai Namco si sposa in modo osmotico con la natura ibrida della console.

Tuttavia, il banco di prova dell’ottimizzazione è spietato per chiunque, e questa conversione non è purtroppo uscita del tutto indenne dal processo di transizione, mettete da parte l’entusiasmo cieco e affilate lo spirito critico: è giunto il momento di addentrarci nell’analisi chirurgica di questo attesissimo porting.

Questo porting di Tales of Arise è solido, ma non privo di problemi

Passando la conversione sotto la spietata lente dell’analisi prestazionale, dobbiamo onestamente riconoscere che l’ossatura di questo porting è fondamentalmente granitica.

Sul piano della pura fedeltà visiva, l’opera compie un piccolo miracolo ingegneristico, riuscendo a tenere botta senza grossi compromessi contro le sue ben più carrozzate controparti.

Una pulizia d’immagine che trova la sua sublimazione assoluta in modalità handheld: lo schermo di Switch 2 esalta prepotentemente i contrasti e l’art direction del titolo, restituendo un colpo d’occhio semplicemente sbalorditivo.

Eppure, grattando sotto questa scintillante superficie, emergono le inevitabili cicatrici del processo di transizione, il framerate si rivela essere il vero, doloroso tallone d’Achille della produzione, manifestandosi con una stabilità claudicante e ballerina.

Navigando per le macro-aree, specialmente in concomitanza con rotazioni repentine della telecamera, si incappa in episodi di stuttering tanto netti quanto fastidiosi; dei veri e propri singhiozzi nel frametime che spezzano brutalmente l’immersione.

Tuttavia, analizzando a fondo il fenomeno, si nota un’anomalia prestazionale tanto bizzarra quanto, in fin dei conti, salvifica: questi cali drastici evaporano non appena si sguaina la spada.

Questa asimmetria tra l’esplorazione scattosa e un combat system miracolosamente fluido ci fornisce una chiara diagnosi tecnica, il motore grafico entra in evidente debito d’ossigeno quando deve gestire il caricamento in background e lo streaming degli asset ambientali, ma torna a respirare a pieni polmoni non appena l’azione viene “confinata” all’interno delle arene chiuse e calcolate dei combattimenti.

È un difetto di ottimizzazione palese e circoscritto, che sporca l’avventura ma che, per fortuna, risparmia il vero cuore pulsante del gameplay.

Tales Of Arise Un frametime non proprio pulito
Un frametime non proprio pulito

Una direzione artistica estremamente accattivante

Ma se c’è un elemento che innalza Tales of Arise nell’Olimpo del genere, oscurando gran parte dei suoi difetti strutturali, è senza dubbio la sua monumentale direzione artistica.

Ricordo ancora il suo fulminante reveal di ben sette anni fa, sui palchi di quell’ultimo, glorioso e ormai compianto E3: già da quei primissimi frammenti video era lampante il magnetismo visivo dell’opera.

Il gioco ci investe con una prepotente esplosione cromatica, garantita da un rendering estetico che trasforma lo schermo in una tela dipinta ad acquerello.

È un motore visivo capace di infondere linfa vitale persino nei biomi più inospitali: anche le spietate e riarse lande desertiche riescono a trasudare una disperata, pulsante energia, tramutando la desolazione in pura estetica pittorica.

Eppure, l’autentica punta di diamante dell’intera produzione risiede nella ricercatezza del character design e, soprattutto, nella sontuosità delle sue cutscene animate.

Qui Bandai Namco flette i muscoli produttivi senza alcuna pietà, se proviamo a fare un parallelo con la spietata concorrenza odierna, il distacco è palese: persino un monolite sacro e universalmente amato come Metaphor: ReFantazio è costretto ad abbassare lo sguardo di fronte a questo livello di rifinitura.

Le sequenze d’intermezzo di Arise (animate dallo studio Ufotable) non sono meri riempitivi, ma un lusso cinematografico di altissimo profilo, dotato di una fluidità e di un dettaglio che gran parte del mercato ruolistico può soltanto sognare di eguagliare.

Tales Of Arise Un esempio della notevole Art Direction
Un esempio della notevole Art Direction

Un Action JRPG che riesce ad interpretare la componente action correttamente

Se c’è un campo di battaglia dove Tales of Arise non si limita a eccellere, ma impartisce una severa e inappellabile lezione di game design all’intera industria, è senza dubbio la sua infrastruttura di combattimento.

È proprio in questo delicato snodo ludico che il titolo Bandai Namco trionfa laddove colossi dal budget faraonico, e il pensiero corre inesorabilmente a Final Fantasy XVI, hanno palesemente fallito.

Se le recenti derive action del panorama JRPG tendono troppo spesso a sacrificare la profondità strategica sull’altare del puro e vuoto spettacolo pirotecnico, Arise compie il miracolo opposto: offre un dinamismo sfrenato senza mai disinnescare il cervello di chi impugna il pad.

Il cuore pulsante di questo trionfo risiede in un ecosistema di meccaniche progettato chirurgicamente per punire e rigettare la letale prassi del button-mashing compulsivo.

Il titolo ti impedisce fisicamente di ancorarti alla pigra ripetizione ventiquattr’ore su ventiquattro di un’unica combo risolutiva, costringendoti a decifrare i pattern nemici e a variare costantemente la tua danza offensiva.

A sublimare questo apparato interviene la superba gestione del party, i compagni di squadra non sono meri manichini da contorno guidati da un’IA passiva, ma ingranaggi attivi di una spietata sinergia corale.

Il giocatore ha il totale potere di plasmare, calzare e orchestrare l’intervento dei comprimari in base alla propria personale visione tattica.

Era da tempo immemore che il mercato reclamava a gran voce un Action JRPG di questa caratura: un’opera che rifiuta categoricamente di svilire il genere riducendolo alla lobotomizzante pressione di un singolo tasto, restituendo finalmente dignità, peso e intelligenza a ogni singolo fendente.

Tales Of Arise Sicuramente il sistema di combattimento è una delle componenti che ho apprezzato di più
Sicuramente il sistema di combattimento è una delle componenti che ho apprezzato di più

Una buona trama, ma con evidenti criticità

Spostando inesorabilmente la lente d’ingrandimento sul versante narrativo, andiamo purtroppo a toccare il vero nervo scoperto, il fianco strutturalmente più debole dell’intera produzione.

Intendiamoci, ci troviamo pur sempre di fronte a un intreccio funzionale e a tratti godibile, ma è innegabile che l’architettura della trama sia zavorrata da criticità macroscopiche impossibili da ignorare.

Il primo, grande cortocircuito risiede nella scrittura del cast. Nonostante il gioco compia uno sforzo titanico per sviscerare le loro dinamiche interpersonali, appoggiandosi massicciamente alle iconiche skit, le celebri sequenze opzionali in stile fumetto, il risultato scade troppo spesso in una bidimensionalità disarmante.

I protagonisti si ritrovano asfissiati sotto una mole opprimente di stereotipi tipici dell’animazione nipponica, sfociando a tratti in atteggiamenti di una fanciullesca, quasi irritante, ingenuità.

L’emblema di questo difetto è senza dubbio Alphen: nelle prime, cruciali ore di campagna, il nostro eroe assume contorni quasi grotteschi per la sua cecità cognitiva.

E per quanto questa estrema ingenuità trovi una parziale giustificazione fisiologica all’interno della trama del gioco, pad alla mano si traduce in un espediente narrativo logorante e, francamente, fastidioso da digerire per il giocatore.

A questa claudicante gestione dei personaggi si somma un peccato originale ben più grave: l’estrema, quasi scolastica, derivatività dell’opera.

L’intero archetipo fantapolitico su cui poggia l’universo di Arise trasuda una prepotente sensazione di “già visto”.

Dalle premesse iniziali fino allo scioglimento finale, la sceneggiatura si rifiuta categoricamente di osare o di subvertire i dogmi del genere, adagiandosi su un binario rassicurante ma narrativamente pigro, disinnescando la portata emotiva di quella che avrebbe potuto essere un’epopea indimenticabile.

Tales Of Arise Per ogni frammento di maschera in meno il nostro personaggio guadagna una sinapsi
Per ogni frammento di maschera in meno il nostro personaggio guadagna una sinapsi

Una buona opera, con qualche grossolana sbavatura

Tirando le somme su questa complessa operazione di transizione hardware, il verdetto finale ci consegna un’opera dalle due facce, seppur innegabilmente forgiata con estrema cura e dedizione.

Da un lato della bilancia, il titolo brilla di luce propria: ci regala un’infrastruttura ludica formidabile, magistralmente sorretta dai complessi snodi del suo combat system, e ci rapisce attraverso una direzione artistica di monumentale caratura estetica.

Dall’altro lato, tuttavia, il necessario rigore critico ci vieta categoricamente di ignorare le vistose crepe che incrinano la produzione.

Non appena si scalfisce la superficie narrativa, il gioco inciampa malamente in una rete di ingenuità e derivatività palesi, mentre sul versante dell’ottimizzazione dobbiamo fare i conti con un frametime esplorativo claudicante e ben lontano dall’auspicata graniticità.

Alla luce di questa evidente dicotomia, qual è dunque la sentenza definitiva? Nonostante l’amaro in bocca lasciato da queste criticità, l’ossatura di Tales of Arise sopravvive ai suoi stessi difetti.

Al netto delle fisiologiche e doverose riserve che abbiamo sollevato, rimane un Action JRPG di enorme fascino e carisma; un’epopea vibrante che, specialmente nel lusso della fruizione portatile offerta da Switch 2, merita assolutamente di essere vissuta e assaporata.

Vi lascio infine la nostra recensione del dlc Beyond Dawn di Tales of Arise, e la pagina del my nintendo store per acquistare il titolo.

7.5
Un buon porting di un altrettanto buon titolo, seppure ci sono delle evidenti criticità

Pro

  • Un'ottima direzione artistica
  • Un action JRPG che finalmente riesce ad interpretare la componente action correttamente
  • Un ottima resa su Switch 2 che non va a sacrificare eccessivamente la resa grafica

Contro

  • Un frametime non proprio pulito
  • Una trama con dei personaggi eccessivamente stereotipati, e che ricade in una modica sensazione di già visto
Vai alla scheda di Tales of Arise
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