Beast of Reincarnation – Recensione PS5 Pro

Recensito su PlayStation 5

Editoria & Trasparenza

Codice digitale fornito gratuitamente dal produttore/editore per fini editoriali.

Beast of Reincarnation – Recensione PS5 Pro (5)

Quanto è giusto valutare un titolo per ciò che poteva essere? Quanto per ciò che non è?

Beast of Reincarnation è il nuovo titolo di Game Freak: il primo titolo non Pokémon, il primo titolo multipiattaforma, il primo action in terza persona. Una serie di prime volte, insomma, e una combo di apparenti novità che, lo confesso, durante il primo trailer mi avevano sì detto poco del gioco, ma creato una miccia per il mio interesse data la mia asprezza verso tutti i titoli Pokémon recenti, sia dal lato grafico che dal lato meramente di esperienza utente.

Certo, del gioco si era capito poco, e anche i successivi trailer (non tantissimi, ad onor del vero) non erano riusciti del tutto a far capire esattamente che bestia fosse, Beast of Reincarnation: solo un paio di anteprime di testate internazionali avevano aperto piccoli spiragli sull’offerta di meccaniche del titolo. Finalmente ho modo di parlartene a gioco finito… ma non so se riesco a parlarne con l’entusiasmo che avevo all’inizio.

Beast of Reincarnation – Recensione PS5 Pro

Beast of Reincarnation si apre ben dopo l’inizio delle vicende, scelta che ti piazza subito in corsa attraverso un mondo in cui animali dalle forme riconoscibili, come orsi, cinghiali e stambecchi, presentano escrescenze floreali a metà tra corruzione e beatificazione.

Beast of Reincarnation – Recensione PS5 Pro (3)
I poteri di Koo sembrano inizialmente essenziali, ma ti ritroverai a usare solo un paio di essi nelle 20 ore di durata di Beast of Reincarnation

Un leggerissimo tutorial ti spiega l’attacco, il parry, e l’utilizzo dei poteri sia di Emma (il tuo alter ego) che di Koo, un cane lupo bianco – anch’esso modificato dalla corruzione floreale – che non sembra voler lasciare il tuo fianco. È un’insieme di meccaniche già note da sole, ma piacevolmente remixate in un combat system intrigante. Dopo un po’ di combat, molto su binario in un livello che esteticamente lascia a desiderare, arriviamo alla fine del prologo e un po’ dell’oscurissimo comparto narrativo si mostra, intrigando ma, di nuovo, non definendo troppo i toni dell’avventura che abbiamo davanti.

Post prologo, e nelle – lunghissime – 20 ore che seguono, Beast of Reincarnation è esattamente questo, ma ripetuto ad libitum. Ogni capitolo, infatti, ti porta in una zona nuova – con qualche eccezione -, ti piazza davanti dei nemici sempre più pericolosi, fino ad arrivare al boss animale-floreale di fine livello. Una volta abbattuto, questo assumerà una forma più pericolosa, quindi dovrai abbatterlo di nuovo, trigger che ti permetterà di acquisire nuovi poteri magici (sia per Emma che per Koo). E via così…

Tutte le debolezze e le forze di Beast of Reincarnation sono quelle dei primi 15 minuti, e a queste si aggiunge solo un altro difetto: quanto tutto sia estremamente diluito. Un titolo, soprattutto di un team che sì è alla sua prima avventura non-Pokémon ma che di esperienza di sviluppo dovrebbe averne, è inevitabilmente giudicato anche per la sua durata: nessuno valuterebbe Marvel’s Spiderman 2 un titolo ottimo, se durasse il doppio, no? Beast of Reincarnation invece dimentica questa lezione e si prende quantità smisurate di tempo non solo per “partire davvero” a livello narrativo, ma anche per introdurre un po’ di varietà alla sua formula e soprattutto per capire ciò che è.

Beast of Reincarnation – Recensione PS5 Pro (2)
La corruzione della Beast of Reincarnation continua ogni 100 anni a modificare esseri umani e animali, e sta a noi assorbirla

Open map? No, scherzavo

Prima di tornare a parlare del combat, voglio elaborare proprio su questi ultimi due punti. La varietà e la definizione della propria identità.

A prendere Beast of Reincarnation nel suo primo terzo, i contorni sono quelli di un action RPG open map, con una golden path ben chiara attraverso il livello e una serie di obbiettivi secondari passivi, come collezionabili, nemici elite, potenziamenti permanenti da sbloccare, ecc. A giocare questo primo terzo, viene istintivo cercare ogni collezionabile, ogni potenziamento del Cleans Walker (una cabina robotica con due gambe che funge da mezzo di trasporto ma anche hub); viene da inseguire ogni seme e uovo, due elementi di un sottosistema dedicato alla scoperta e creazione di ricette che, cucinate da una tua compagna di avventure, forniscono potenziamenti alla salute o all’attacco.

Ma a Beast of Reincarnation, di tutti questi sistemi, sembra interessare davvero poco, per quanto sono solo accennati e per quanto poco impattano sull’esperienza di gioco. Persino le sue componenti RPG sono troppo un’infarinatura leggera e non un pilastro portante: cambiare spada ad Emma, o ciondolo a Koo, ha pochissimo impatto sul nostro output di attacco, almeno a tutte le difficoltà tranne la più alta. La difficoltà merita un accenno, tra l’altro, perché nonostante gli update, Beast of Reincarnation è difficile ma godibile a normale, una passeggiata nel bosco a facile, e un vero scoglio a difficile, 3 perni di un triangolo di un’idea di progressione che sembra meramente numerica (cosa che onestamente un po’ mi aspetto, dato lo storico del team).

Beast of Reincarnation – Recensione PS5 Pro (1)
Gli ibridi di animali e fiori offrono sicuramente stimoli artistici interessanti, in Beast of Reincarnation

Persino le promesse dell’open map vengono meno quando, a metà dell’avventura circa, ogni capitolo ci butta su mappe lineari e con scarse possibilità di vagare alla ricerca di “altro”. Sia chiaro: Beast of Reincarnation non ha bisogno dell’open map, ma l’offerta di design a riguardo offriva un senso di sfida ed esplorazione in grado, in parte, di distrarre dalla superficialità di quasi tutti gli altri aspetti: quando il gioco te lo toglie, tu ti ritrovi faccia a faccia con la vera natura di Beast of Reincarnation, e non è la migliore delle esperienze.

Alle stesse meccaniche di traversal non viene dato lo spazio che meritano: se la possibilità di creare un ponte di rami ci permette delle rapide esecuzioni dei nemici nei livelli un po’ più ampi, il salto “boostato” di Emma non ha mai una funzionalità oltre il raggiungere una piattaforma più elevata, questo nonostante i continui tentativi del combat system di integrarlo nei sistemi di mosse, combo e finisher (del combat parlo alla fine).

“Inserire trama sci-fi generica qui”

Nel tempo, mio malgrado, sono un po’ diventato qualcuno che giudica la narrazione con il mignolo alzato. Non tanto per ciò che dice, dato che tutte le storie sono un remix delle storie che sono venute prima, ma per come lo fa, per quanto accattivante è il tono, quanto lo sono le premesse, e quanto lo è l’obbiettivo emotivo dell’opera.

Il mondo di Beast of Reincarnation è una terra 2000 anni nel futuro. Un animale-floreale di proporzioni bibliche, la Beast of Reincarnation del titolo, ha costretto l’umanità a vivere in tante piccole colonie, e ogni 100 anni torna a spargere il Blight, proprio quella corruzione che sembra infettare tutti gli animali e gli esseri umani. Dell’umanità è restato relativamente poco, sia a livello di strutture che a livello di popolazione, ma di Golem, costrutti robotici che sembrano contenere l’anima degli esseri umani presenti al primo avvento della Beast of Reincarnation, ce ne sono a bizzeffe: se alcuni di questi ti aiutano, dandoti informazioni, due linee di dialogo o permettondoti di vendere e comprare nuovi gingilli, la maggior parte di questi ci sono ostili e, in diverse varianti, rappresentato le situazioni di combat più stimolanti.

Beast of Reincarnation – Recensione PS5 Pro (9)
Ogni capitolo circa ci ritroveremo in una zona nuova, ma la varietà lascia molto a desiderare

Il viaggio di Emma, e il nostro, è quello di una purificatrice, ossia qualcuno che è in grado di sconfiggere le varie bestie spawnate dall’originaria Beast of Reincarnation per poi assorbirne la corruzione. Solo Emma, apparentemente figlia di esperimenti andati avanti per secoli, è capace di assorbire la corruzione di più di una Bestia specifica, ergo sta a lei risolvere la situazione, uccidendo tutte le Bestie sul suo cammino fino ad arrivare alla Cittadella, il centro delle civiltà, e sconfiggere la Beast of Reincarnation per salvare l’umanità – o quel che ne rimane – una volta per tutte.

Se mi puntassi un rasoio alla barba e mi chiedessi di spiegarti esattamente cosa succede nelle 20 ore di Beast of Reincarnation, sarei molto a rischio di trovarmi glabro, perché, come accennavo, la narrazione del gioco si prende il suo tempo ma nel modo più sgarbato possibile: lascia correre le animazioni lente e piuttosto legnose delle cutscene meno action (che invece sono ben scenografata e piacevoli da vedere), lascia anche correre che la mancanza di emozioni di Emma è voluta dallo script quindi lamentarsene è da infami… ma ogni singolo dialogo e ogni singolo scarico di informazioni si prende dei noiosissimi respiri, talmente ariosi da risultare inevitabilmente soporiferi e controproducenti al mantenere la mia attenzione sulla narrazione, di per sé abbastanza interessante. Fortunatamente Emma inizia a scoprire – e ad esprimere – più emozioni nel corso dei 13 capitoli, ma i toni un po’ troppo pacati di ogni interazione non smettono di pesare.

Il rapporto fra Emma e Koo è purtroppo solo accennato, e lontano dalle promesse lessicali di un gioco definito dal dev come un action RPG con protagonista una donna e un cane. In fin dei conti Koo potrebbe tranquillamente essere una ruota di poteri a sé, senza la necessità di un personaggio modellato in 3D con il quale Emma condivide sì l’intero gioco, ma a malapena una decina di minuti di dialogo in tutto.

Beast of Reincarnation – Recensione PS5 Pro (8)
Tra le poche emozioni di Emma e la chiara impossibilità di Koo di parlare, il poter empatizzare con loro è una richiesta di troppo

Considerando quanto centrale il companion canino sembrasse inizialmente, non posso che percepire un po’ di amaro in bocca nel ripensare all’impatto quasi nullo della sua presenza. Emotivamente non ti sentirai sicuramente coinvolto da quel che succede, tantomeno dalla portata delle fatiche di Emma: è un mondo senza empatia, e forse ci si può vedere un grande schema, da parte di Game Freak, nel rifiutarci empatia persino verso i nostri alter ego.

Il “colpo di scena” finale non è troppo prevedibile, ma il suo impatto è quasi nulla per come il gioco prosegue, sia meccanicamente che tematicamente. La Beast of Reincarnation è ancora la cosa da abbattere, solo per motivi diversi. Nier Automata è ancora distante, come asticella di riferimento per la narrazione di titoli sci-fi dal mood soft-apocalittico, non c’è niente da fare.

Seki… no?

Ho volutamente girato intorno all’aspetto che più mi convince e mi ha convinto di Beast of Reincarnation: il combat system.

Anche in questo caso, certo, ciò che il titolo offre a un’ora dall’inizio è più o meno lo stesso che offre a 15 ore dall’inizio, ma l’offerta meccanica di Game Freak è al centro di una struttura che sì non è perfetta se vogliamo un grado sensibile di personalizzazione dei nostri pattern di attacco, ma che è in grado di regalare momenti offensivi sicuramente più vicini al memorabile che al dimenticabile.

Beast of Reincarnation – Recensione PS5 Pro (7)
I Golem sono l’ultimo rimasuglio dell’umanità che esisteva al tempo del primo attacco della Beast of Reincarnation

Io stesso non avevo inizialmente capito quanto profondamente dovessi fare affidamento sugli attacchi magici di Emma e Koo per affrontare e vincere sui nemici più aggressivi e sulle barre di vita più lunghe, ma quando la cosa è cliccata ho intravisto una luce in Beast of Reincarnation che non troverai da nessun altra parte dell’opera di Game Freak.

Ovviamente persino l’aspetto più interessante di Beast of Reincarnation non è esente da difetti, e in particolare sono rimasto deluso dalla poca varietà dei nemici animali e dall’assenza di epicità delle boss fight con essi. Le Bestie che si trovano alla fine di ogni livello non sembrano mai, meccanicamente ed esteticamente, che una versione grande delle bestie che trovi come mob in giro. Persino la seconda fase della boss fight non presenta vere sfide o, peggio, vere evoluzioni del pattern di attacco dei boss e del loro modus operandi, rendendo ogni singola boss fight contro animali corrotti un tedio del quale non vedi l’ora di liberarti.

Ironicamente, sono i nemici elite sparsi per la mappa – tendenza che, come dicevo, Beast of Reincarnation si lascia per lo più indietro da metà gioco in poi – a offrire i momenti di combat migliori, costringendoti a studiarne i pattern per essere pronto a rilasciare danno appena ce n’è l’occasione. L’introduzione di armi e attacchi elementali (i soliti) non ha un vero impatto nel modo di combattere o affrontare i vari nemici, però, come lo è la presenza di 2 armi da distanza, tanto che da metà gioco in poi ho smesso quasi completamente di attaccare da distante, vista la soddisfazione che il combattimento corpo a corpo dava ancora e ancora.

Ah, e se della soundtrack non ti ho parlato… fatti due domande.

Conclusioni

Quanto è giusto valutare un titolo per ciò che poteva essere? Quanto per ciò che non è?

Te lo chiedevo a inizio recensione, e spero tu sia arrivato fino a qui con una tua risposta. Beast of Reincarnation è un gioco imperfetto, un’opera che riterrei più giustificata come primo output di uno studio di sviluppo inesperto e alle prime armi… ma Game Freak non lo è. Tolto il combat system, soddisfacente pur nei limiti di una scarsità evidente di impatto delle sue variabili elementali o statistiche, Beast of Reincarnation offre una narrazione ben impostata ma troppo diluita nella sua evoluzione, dei personaggi fin troppo annacquati e una durata che mi sento costretto a definire oltraggiosa. È un titolo che ha profondi problemi di ritmo e distribuzione dei suoi contenuti, ma se devo punire Game Freak per il fatto di non essere uno studio alle prime armi, almeno sulla carta, devo dare loro la stessa chance che darei ad altri.

Spero Beast of Reincarnation sia il trampolino per qualcosa di più, magari per un sequel in grado di essere creativamente diretto meglio, più conciso e più essenziale nella sua offerta, senza che però si lasci indietro una narrazione d’impatto e un ritmo in grado di tenerti attaccato allo schermo per l’intera durata, difetti che purtroppo Beast of Reincarnation mostra senza particolare ritegno. Insomma, un gioco per ora sufficiente, ma c’è spazio di manovra per un sequel migliore, o almeno per una lezione che per fortuna non è un “tornate a fare giochi Pokémon”, quanto più un monito a lasciarsi indietro i limiti di quel franchise. 

Beast of Reincarnation – Recensione PS5 Pro (6)
Qui e lì Beast of Reincarnation offre una composizione dell’immagine molto ispirata
6.9
Un titolo sufficiente, ma che mi dà speranze per il futuro

Pro

  • Il combat system è soddisfacente e forse l'unica nota complessivamente positiva del gioco
  • Una buona narrazione, all'inizio...

Contro

  • ... inevitabilmente diluita in 20 ore
  • Problemi di ritmo e di gestione dei propri contenuti
  • Personaggi annacquati come pochi altri
  • Lunghezza eccessiva e pesante
Vai alla scheda di Beast of Reincarnation
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