The Lord of the Rings: War in the North Legacy Edition – Recensione PS5 Pro

Recensito su PlayStation 5

Editoria & Trasparenza

Codice digitale fornito gratuitamente dal produttore/editore per fini editoriali.

The Lord of the Rings War in the North Legacy Edition – Recensione PS5 Pro (1)

Quanti giochi hai giocato che, pur nella loro sufficienza, ti sono solo sembrati usciti nel momento sbagliato, con il budget sbagliato, e l’IP giusta? The Lord of the Rings: War in the North è per molti uno di questi. Uscì nel 2011, anno in cui la concorrenza includeva Dark Souls, Uncharted 3 e Arkham City, e affondò con la velocità e la grazia di un Nazgûl colpito da una freccia. Eppure, nei quindici anni seguenti, una piccola ma devota comunità lo ha tenuto in vita, ha parlato della sua co-op, del suo sistema di progressione, del suo rispetto per il lore tolkieniano. Abbastanza perché Aspyr decidesse di tirarlo fuori dall’armadio e dargli una seconda possibilità con la Legacy Edition.

L’avevo incrociato al tempo, brevemente, e il ricordo era quello di un action RPG robusto ma ruvido, che chiedeva indulgenza su più di un fronte. Ricordo di non averlo finito, quindi ritrovarlo su PS5 Pro nel 2026 è stato un’esperienza strana: come incontrare un vecchio amico che ha perso un po’ di peso, cambiato ciuffo, ma parla esattamente nel modo che ti ricordi.

Data la mia scarsa esperienza con l’originale, un titolo come The Lord of the Rings: War in the North Legacy Edition ha valore nostalgico pari a zero, ma mi trovo costantemente incuriosito dai titoli legati all’IP del Signore degli Anelli, vuoi per la mia passione per quel mondo, vuoi perché l’opera di Tolkien ha sicuramente raccontato molto, ma molto ancora lascia libero di essere raccontato. War in the North è proprio questo, anche in questa versione restaurata: il racconto del “resto”, o di parte di quel resto che non tocca le vicende di Frodo e compagnia, ma che inevitabilmente ne segna il cammino.

The Lord of the Rings: War in the North Legacy Edition – Recensione PS5 Pro

Prima di parlare di quello che Aspyr ha fatto al gioco, vale la pena spendere qualche parola su cosa sia War in the North nella sua sostanza. Il gioco segue tre personaggi originali: Eradan, un ranger umano; Andriel, un’elfa maga; e Farin, un nano guerriero. Non stai giocando Aragorn, Legolas e Gimli. Stai giocando i loro equivalenti funzionali, ma senza la storia alle spalle, senza il peso narrativo, senza quella tensione interrazziale che Tolkien aveva costruito con tanta cura. Partono come amici, finiscono come amici, e nel mezzo combattono nelle zone di Middle-Earth che Peter Jackson non ha mai filmato perché, francamente, lì non succedeva niente di abbastanza visivo da reggere uno schermo cinematografico.

The Lord of the Rings War in the North Legacy Edition – Recensione PS5 Pro (7)
I tre personaggi giocabili riflettono le razze che già conosciamo, ma senza il peso narrativo di Gimli, Legolas e Aragorn

Questo non è necessariamente un problema, anzi.

Il tentativo di espandere il lore tolkieniano con personaggi originali che operano ai margini degli eventi principali è un’idea legittima, e per lunghi tratti il gioco rispetta la lingua e il tono di Tolkien con una cura che non ti aspetti da un action RPG del 2011. Il doppiaggio originale, con un cast che include Nolan North e Laura Bailey quando erano ancora all’inizio delle loro carriere stellari, regge ancora bene quindici anni dopo. Si incontrano volti familiari: Legolas, Gandalf, Aragorn fanno apparizioni che sembrano fedeli all’estetica dei film di Jackson senza tradire il materiale originale. In ogni cutscene e zona ci si sente “a casa”, in un certo senso, immerso nel mondo sì messo a schermo da Jackson ma che queste lande non ce le aveva ancora fatte esplorare.

Il problema non è che il gioco non ami abbastanza la sua licenza. Il problema è che quella licenza viene servita da un impianto ludico che mostra ogni anno dei quindici che ha sul groppone. Il pretesto di The Lord of the Rings: War in the North Legacy Edition è quello di farci tornare in un mondo che chiaramente amiamo, ma vorrei che il lavoro di restauro del titolo, da parte di Aspyr, fosse stato meno… da sfaticati.

Il combat loop: divertente, ripetitivo, e onesto su entrambe le cose

Il sistema di combattimento di War in the North è quello di un action RPG della vecchia scuola: attacco leggero, attacco pesante, schivata, blocco, abilità speciali in cooldown. Non è complicato, non vuole esserlo. Quello che vuole essere è soddisfacente, e in questo ci riesce a tratti con una generosità che sorprende.

The Lord of the Rings War in the North Legacy Edition – Recensione PS5 Pro (5)
Inizialmente interessante, il combat system diventa presto puro button mashing, e non di quelli buoni

Le esecuzioni sui nemici storditi, con la loro slo-motion enfatica e i dettagli splatter che Jackson avrebbe tagliato al montaggio, hanno un gusto arcade pulito che non ti stanca nelle prime ore, mentre ancora stai capendo i ritmi di attacco, quando schivare e quando darne di santa ragione al goblin di turno. Il moltiplicatore di combo a schermo, il feedback visivo dei colpi critici, la sensazione di essere sempre circondati da più nemici di quanto gestibile sono costanti ricordi di un combat system dall’apparenza stylish, ma sono anche inevitabili elementi di un loop godibile… nel breve termine.

Il problema è che il medio e lungo termine non aggiungono abbastanza strati a questo loop. I capitoli si allungano senza che la varietà dei nemici o delle situazioni di combattimento cresca in proporzione: orchi e goblin sono per lo più gestibili, poi arrivano orchi più grossi che sembrano più tosti e che messi a fianco di una quantità crescente di mob ti porteranno all’inevitabile squad death. Poi arriva qualche troll senza barra della vita visibile e senza reazione fisica ai tuoi attacchi, e il legno inizia a rendersi evidente.

Il gioco ti chiede di fare sostanzialmente le stesse cose per ore, in arene strutturalmente identiche collegate da corridoi di transizione, e la progressione dei personaggi, pur soddisfacente sulla carta, arriva troppo lentamente per compensare la sensazione di stare battendo sempre gli stessi tasti. È un gioco figlio di due generazioni fa, e The Lord of the Rings: War in the North Legacy Edition riesce a fartelo dimenticare giusto giusto per il suo primo mezzo capitolo.

The Lord of the Rings War in the North Legacy Edition – Recensione PS5 Pro (4)
Alcuni stat check sparsi nei capitoli risultano ingiusti, e un ostacolo troppo grande per essere superato in single player

I muri del gioco – lasciati da Aspyr per motivi che non capisco del tutto – sono evidenti: io stesso sono bloccato a metà gioco da un boss che statisticamente non riesco ad abbattere. Aggiungici il fatto che con 3 colpi questo riesce a fare carne da macello dei miei due compagni, che diventano quindi impossibili da resuscitare senza morire io stesso, e ben capisci quanto l’età del gioco si veda, e quanto sia evidente che, almeno in questo contesto, un po’ di lavoro di balancing ed economy design fosse necessario, soprattutto visto quanto War in the North si fa intendere dal target di giocatori arcade.

Qualche enorme nota di demerito va all’economy design delle pozioni salute e a come il gioco gestisce l’equipaggiamento.

Del primo aspetto c’è poco da dire: il mio counter di pozioni era quasi costantemente a zero. Non perché ne usassi troppe, ma proprio perché in un capitolo se ne troveranno forse 3-4… collettivamente, ossia per tutto il gruppo. La questione equipaggio è grave allo stesso livello: ogni personaggio infatti raccoglierà tutto quello che ha davanti senza troppa coscienza, e mi sono trovato ripetutamente l’inventario del mio main pieno di pezzi di armatura utilizzabili solo da uno degli altri 2 personaggi.

Anche le interazioni con il “mercante”, qui un cono di luce presente ogni paio di checkpoint durante i livelli, sono a dir poco ostiche: potremo infatti solo vendere oggetti che il singolo personaggio ha addosso, non avendo quindi accesso ad un deposito o equipaggiamento collettivo al quale attingere per guadagnare qualche moneta. Dovremo interagire con il mercante 3 volte consecutive per vendere tutto quello che riteniamo inutile, e per poter comprare pezzi di armatura o armi più potenti di quelle che abbiamo addosso. Un tedio imbarazzante, dato il poco lavoro di codice che fixarlo avrebbe richiesto.

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Il rispetto della lore e dell’estetica di Jackson è inattaccabile

Tra gli altri difetti che The Lord of the Rings: War in the North Legacy Edition avrebbe potuto correggere e non ha corretto, c’è anche il sistema di respec. Riallocare i punti abilità dei tuoi personaggi ha un costo in monete di gioco talmente alto da essere praticamente proibitivo nella prima metà del gioco. Questo significa che una scelta fatta nelle prime ore, magari prima di capire davvero come funziona il sistema, o su quali poteri ha più senso investire, ti segue per tutto il tempo nel quale non potrai permetterti un respec.

In un gioco originalmente pensato per tre giocatori che potevano specializzarsi naturalmente in tre ruoli diversi, questa rigidità aveva una logica. In un remaster che si vuole più accessibile al singolo giocatore del 2026, è un’occasione mancata evidente, o più che altro è il tipo di decisione di design che nel 2011 era accettabile, ma oggi è l’anticristo del game design.

Hot-swap e QoL: il lavoro che Aspyr ha fatto bene

La Legacy Edition non è una rimasterizzazione pigra in tutto, però.

Aspyr ha lavorato su diversi fronti concreti, e il più importante per chi gioca in singolo è l’introduzione dell’hot-swap tra i tre personaggi in qualsiasi momento durante il gameplay. Nel 2011 il gioco era costruito quasi esclusivamente attorno alla co-op a tre giocatori, e affrontarlo in solitaria significava affidare i tuoi compagni a un’IA che non eccelleva nella sopravvivenza. Ora puoi passare liberamente tra Eradan, Andriel e Farin, e la differenza nella pratica è piuttosto sensibile: gestire le diverse tipologie di nemici con il personaggio più adatto è finalmente possibile senza aspettare che l’IA prenda la decisione giusta. Detto questo, e come accennavo già prima, contro nemici più coriacei e contro i boss, aspettati un wipe piuttosto veloce dei 2 personaggi che non controlli. Incrociare le dita diventerà un rituale, fidati.

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La varietà estetica degli ambienti è evidente, ma i capitoli sono troppo lunghi perché un singolo tipo di environment non arrivi a stancare

Altre aggiunte di rilievo sono segreti e piccole aree nascoste ora visibili all’intero gruppo, un HUD permanente con salute a schermo, mana ed esperienza, e l’autosalvataggio regolare. Piccole cose, ma pensate con cura per chi si avvicina oggi al titolo senza la nostalgia dei quindici anni di cult following. Questo ovviamente non diminuisce l’impatto di tutti gli altri spigoli di The Lord of the Rings: War in the North Legacy Edition, però è legittimo riconoscere i piccoli sforzi di Aspyr in questa revisione.

La performance è solida: 60fps costanti su PS5, anche nelle scene più caotiche con decine di nemici a schermo. Qualche frame skip occasionale c’è, quando le arene si popolano all’improvviso, ma niente che rompa l’esperienza o ti distacchi mentalmente dal button mashing. La fedeltà visiva è migliorata rispetto all’originale, ma rimane quella di un gioco del 2011 con un restyling rispettoso, non di una ricostruzione da zero. Le texture hanno più definizione, l’illuminazione è più pulita, ma le animazioni facciali e la rigidità generale dei movimenti raccontano ancora chiaramente la loro data di nascita. Mi hanno però sorpreso le animazioni della corsa dei personaggi, molto fedeli a quelle della loro controparte cinematografica.

Un difetto che non riguarda l’originale ma il lavoro di Aspyr è il sound design: la differenza di qualità più evidente è quella fra le cutscene e il gameplay. Se nelle prime tutto è mixato a dovere, nel gameplay il volume delle voci è leggermente più basso della soundtrack e degli SFX, cosa che risulta in un tocco di rabbia quando, non avendo sentito la richiesta di aiuto dei tuoi compagni, te li ritrovi entrambi in fin di vita proprio quando più servivano.

The Lord of the Rings War in the North Legacy Edition – Recensione PS5 Pro (3)
L’introduzione di nemici grossi e pericolosi ma senza barra di vita rende alcuni momenti frustranti oltre il limite

Conclusioni: The Lord of the Rings: War in the North Legacy Edition vale il viaggio di Andata e Ritorno?

La risposta dipende quasi interamente da chi sei tu.

Se sei cresciuto con i film di Jackson e hai sempre voluto esplorare le zone di Middle-Earth che non hanno mai avuto spazio sullo schermo, The Lord of the Rings: War in the North Legacy Edition ti offre esattamente quello: un viaggio nel Nord che nessun altro gioco ti ha mai dato, con un rispetto intoccabile per la lore e per il mondo creato da Tolkien e soprattutto portato a schermo da Jackson. Il doppiaggio è ancora buono, la storia è onesta con i propri limiti, e il loop di combattimento, nella sua semplicità, ha quel brivido arcade da hack and slash che ogni tanto si ha voglia di ritrovare.

Se invece arrivi senza quel bagaglio affettivo, quello che trovi è un action RPG del 2011 con qualche miglioria sensata ma anche molti difetti strutturali che nessuna remaster, per quanto rispettosa, può riuscire levigare del tutto (ma dovrebbe almeno provarci). I capitoli sono lunghi e ripetitivi, infatti, e i boss possono bloccarti in momenti che sembrano più frustranti che impegnativi, come quello che ancora blocca me. La co-op rimane l’ambiente naturale del gioco e forse l’unico modo per finirlo, anche se in questa revisione il single player è più… “praticabile”.

The Lord of the Rings: War in the North Legacy Edition è un prodotto che senza dubbio merita di esistere, e che merita la seconda chance che Aspyr gli ha dato. Posso però solo consigliarlo a chi in qualche modo sa già perché vuole giocarlo o che vuole giocarlo. Agli altri, forse, direi di attendere altro, o l’arrivo del titolo su un servizio in abbonamento, perché la fatica del deglutire le sue parti più amare non vale sicuramente i suoi momenti più positivi.

The Lord of the Rings War in the North Legacy Edition – Recensione PS5 Pro (2)
La gestione dell’inventario è legnosa e andava revisionata
7
Se sai di volerlo giocare, giocalo, altrimenti c'è altro, del mondo LOTR, che sicuramente può offrirti un momento ludico più raffinato e meno spigoloso

Pro

  • Il combat system sa essere soddisfacente, per circa 15 minuti
  • Il rispetto per la lore e l'estetica del LOTR di Jackson è intoccabile
  • Doppiaggio molto buono, con una Laura Bailey e un Nolan North agli inizi
  • Single player gestibile, ma non sembra ancora il modo migliore di giocare

Contro

  • Ripetitività fuori scala
  • Diventa tutto button mashing
  • Alcuni stat check troppo duri, al punto da diventare frustranti
  • IA dei compagni molto elementare
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