Stranger Than Heaven - immagine dell'editoriale
Il gioco Stranger Than Heaven Xbox Series X, PC, PlayStation 5In uscita il 15 Gen 2027
In questo articolo
  1. 1915 (Kokura - Fukuoka): Il fumo delle fonderie e i margini dell’Impero
  2. 1929 (Kure - Hiroshima): L’ombra dell’Arsenale e la legge dei Porti
  3. 1943 (Minami - Osaka): Gli spettacoli sull’orlo del baratro
  4. 1951 (Atami - Shizuoka): Le terme, i turisti e le ceneri del Dopoguerra
  5. 1965 (Shinjuku - Tokyo): Il caos psichedelico della modernità
  6. Conclusione

A fare da sfondo a tutte le formidabili uscite che si sono susseguite in questi mesi e che culmineranno con l’uscita del colosso GTA 6, sta passando fin troppo in sordina un titolo che promette veramente grandissime cose. Stiamo parlando di Stranger Than Heaven, la nuova creatura di Ryu Ga Gotoku Studio in uscita il 15 gennaio 2027, che non si limita ad essere un semplice spin-off dell’acclamata serie Yakuza. Stranger Than Heaven, infatti, può essere definito come un vero e proprio romanzo sulla criminalità e sulla sociologia del Giappone, passando in rassegna cinquant’anni di storia e cercando di riproporre al meglio ogni epoca.

Un aspetto che punta ad essere fulcro dell’esperienza narrativa e ludica del nuovo gioco targato SEGA e su cui la stessa azienda sta spingendo molto nella propria campagna promozionale. Proprio in questi giorni SEGA sta concludendo la tornata di trailer in cui vengono mostrate le varie epoche che vivremo nei panni del protagonista Makoto Daito, mettendo in risalto i vari aspetti che contraddistinguono ogni anno preso in esame.

Ogni epoca vuole rappresentare un diverso stadio della storia giapponese del XX secolo, con un focus particolare sulla modernizzazione e sul cambiamento della società tra i vari periodi. Di riflesso, viene analizzata anche l’evoluzione della violenza e del controllo sociale, raccontando uno spaccato di vita di un immigrato, un mezzosangue, un emarginato sociale che ha come obiettivo quello di affermarsi e di diventare qualcuno negli ambienti criminali giapponesi.

1915 (Kokura – Fukuoka): Il fumo delle fonderie e i margini dell’Impero

Kokura, attuale centro cittadino di Kitakyushu, è una città situata nell’isola di Kyushu, nella parte meridionale del Giappone. In Stranger Than Heaven Kokura è il primo impatto di Makoto nella società giapponese, e l’accoglienza non è decisamente delle migliori. Volendo dare un contesto, il Giappone si trova nella Taisho tardiva, stretto tra la spinta imperialista della Prima Guerra Mondiale e una rivoluzione industriale spietata che sta cambiando radicalmente il paese.

Ciò che vediamo, infatti, dalla rappresentazione fornita da RGG in Stranger Than Heaven è una città grigia, satura di fumo e caratterizzata dalla disperazione operaia che molto ricorda gli ambienti descritti da Dickens nei suoi romanzi. In questo contesto anche la criminalità si sta sviluppando, ed è ancora in uno stato primordiale rispetto alla malavita dei colletti bianchi che conosciamo oggi.

Figure di spicco in questo contesto erano i tekiya (mercanti girovaghi) e i bakuto (giocatori d’azzardo), attivi nelle zone industriali e principalmente nei mercati. Questi yakuza ante-litteram gestivano bische clandestine e, soprattutto, il mercato nero dei beni di prima necessità, sfruttando la disperazione della gente per crearne un vero e proprio business. Ovviamente lo strumento principale dei tekiya e dei bakuto era la violenza, unica arma possibile in un’ottica in cui o si uccide o si viene uccisi. Proprio in questi anni prende vita quella che sarà la più grande organizzazione yakuza di tutti i tempi: la Yamaguchi-gumi.

Come dicevamo, il primo impatto di Makoto in Giappone non è stato dei migliori. Fuggito da San Francisco, il protagonista di Stranger Than Heaven sperava di trovare nel Giappone una terra salvifica, pronta ad accoglierlo viste le sue origini nipponiche, ma molto presto dovrà fare i conti con l’inferno di fumo e spietatezza che gli si parerà davanti. Kokura, tuttavia, è anche il posto in cui Makoto inizia a conoscere e sperimentare il potere della musica e dell’intrattenimento, elementi chiave dell’intera esperienza ludica e narrativa.

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1929 (Kure – Hiroshima): L’ombra dell’Arsenale e la legge dei Porti

Nella seconda parte del suo viaggio, Makoto si sposterà a Kure, nella prefettura di Hiroshima. L’anno è il 1929 e molti di voi già sapranno cosa successe: è l’anno della Grande Depressione globale, partita nell’ottobre del 1929 dal crollo della borsa di Wall Street e, successivamente, allargata a tutte le economie mondiali, inclusa quella nipponica.

Un avvenimento dalla portata inimmaginabile che sconvolse l’economia giapponese, rendendo ancora più evidenti le disuguaglianze sociali e alimentando una deriva nazionalista e militarista. In questo senso, la città di Kure non è una città qualunque: è il cuore pulsante dell’arsenale navale dello Stato. Sostanzialmente è il Quartier Generale della Marina imperiale giapponese, dove vengono forgiate le gigantesche corazzate che caratterizzeranno il Giappone nell’imminente Seconda Guerra Mondiale. Inoltre, e questo in riferimento in generale a tutto il Giappone, gli anni Trenta sono un periodo di estrema tensione geopolitica e in cui le influenze straniere si fanno sempre più pressanti.

In questo crescente clima di militarizzazione, la yakuza comincia a prendere corpo e a strutturarsi in maniera più organica, stringendo patti di sottomissione vera e propria con le forze di polizia — che disponevano di una potenza in termini di mezzi e uomini nettamente inferiore rispetto alla malavita. Tali circostanze portano proprio il porto di Kure ad essere il crocevia più importante per la criminalità giapponese. Merci di contrabbando, passaggi di informazioni segrete e sviluppo di ideologie radicali sono tutti elementi che caratterizzano la vita attorno alla città portuale.

In Stranger Than Heaven Makoto vive e si muove in un ambiente estremamente complicato, dove riuscire ad affermarsi e plasmare la propria identità non è semplice, in particolare per un immigrato come il protagonista. Tuttavia, è proprio qui che Makoto evolve e da semplice sopravvissuto diventa un vero e proprio showman, impegnato nell’organizzazione di spettacoli in cui può dar sfogo a tutta la sua creatività e irriverenza, sfidando apertamente la censura soffocante dell’epoca.

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1943 (Minami – Osaka): Gli spettacoli sull’orlo del baratro

Piena Seconda Guerra Mondiale. Dopo l’agguato teso dalla marina militare giapponese alla base americana di Pearl Harbor, il conflitto sta prendendo una piega inaspettata: gli Alleati infatti, con l’ingresso degli Stati Uniti in guerra, stanno riguadagnando terreno e il presagio di sconfitta aleggia inesorabile tra le fila delle potenze dell’Asse (Germania-Italia-Giappone).

L’economia nipponica è messa in ginocchio dallo sforzo bellico, i beni di prima necessità vengono razionati, le perdite al fronte cominciano ad essere tante e la popolazione viene schiacciata sotto il giogo della Tokko (la polizia speciale giapponese che per molti superava in brutalità la Gestapo nazista). Minami, paradossalmente, viveva una sorta di parallelismo: da una parte la vita glamour del distretto di Osaka continuava a rappresentare fonte di divertimento anche in un periodo di guerra; dall’altra, la paura e la privazione si mostravano in tutta la loro durezza.

In periodo di guerra la yakuza inizia a prosperare grazie al mercato nero dei beni essenziali, che le fa acquisire anche una certa popolarità e approvazione (in certi casi) da parte della popolazione, che vedeva quasi più di buon occhio l’operato della banda criminale piuttosto che della polizia di stato. In più, la yakuza aumenta il controllo sulle bische clandestine e più in generale sulla vita notturna, con spiragli lasciati aperti dal governo per cercare di deviare l’attenzione della gente dalle disfatte al fronte.

Quanto descritto per Makoto nel periodo passato a Kure, a Minami raggiunge l’apice della concretizzazione. Dal momento che il protagonista deve cercare di barcamenarsi tra la corruzione delle forze dell’ordine e le infinite reti di spionaggio che strangolano il Giappone, Makoto usa come arma non solo pugni e coltelli, ma il palcoscenico. Attraverso di esso non solo fa spettacolo, ma crea una vera e propria trincea psicologica, un atto di resistenza borderline nei confronti di un mondo e di una società che stanno lentamente collassando davanti ai suoi occhi.

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1951 (Atami – Shizuoka): Le terme, i turisti e le ceneri del Dopoguerra

La guerra è finita: il Giappone ha perso, ha vissuto le tragedie di Hiroshima e Nagasaki e il conto delle vite stroncate si aggira tra i 2,6 e i 3 milioni di persone. Il 1951 è proprio l’anno in cui viene siglato il Trattato di San Francisco (che entrò in vigore nel 1952), il quale sancì la conclusione della guerra in Asia e la fine dell’occupazione Alleata sul suolo giapponese. Per il Paese è l’inizio della ricostruzione post-bellica, che vedrà inevitabilmente forti contaminazioni culturali da parte dell’Occidente, in particolare degli Stati Uniti.

Atami è una celebre località termale situata sulle coste di Shizuoka che ben presto diventa un luogo sia di svago per le masse — segnate tragicamente dagli avvenimenti appena trascorsi — sia il punto centrale per il turismo giapponese. Nel 1950, infatti, viene proclamata Città Internazionale del Turismo e della Cultura, dando inizio al suo grande boom turistico.

Sfruttando l’ondata di aria nuova e di vera rinascita economica e culturale, la yakuza comincia ad insidiarsi nelle alte sfere del potere politico, legami che culmineranno successivamente negli anni Ottanta con lo scandalo legato al coinvolgimento del Primo Ministro Tanaka negli affari della malavita.

In Stranger Than Heaven, Atami è il palcoscenico della rimozione collettiva. Il contrasto visivo tra il blu rilassante del mare, il vapore delle terme e la violenza sotterranea dei nuovi clan riflette il conflitto interiore di Makoto: un uomo diviso tra due mondi (americano e giapponese) che assiste alla nascita del “nuovo Giappone”, un Paese disposto a cancellare il proprio passato nel sangue e nel compromesso pur di tornare a ballare.

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1965 (Shinjuku – Tokyo): Il caos psichedelico della modernità

Il Giappone sta voltando pagina: la tragedia della Seconda Guerra Mondiale è ormai alle spalle, mentre il boom economico che travolgerà il Paese dopo le Olimpiadi di Tokyo del 1964 è pienamente in corso. Sta nascendo una nazione moderna, urbanizzata, con una mentalità più aperta al diverso e alle idee dei giovani. L’industrializzazione tecnologica, inoltre, sta prendendo il sopravvento, consegnando alla società nipponica un primato mondiale in questo senso.

Shinjuku è la rappresentazione fatta a città di questo fermento. È il quartiere del divertimento sfrenato di Tokyo, dove neon, insegne luminose e cabaret proiettano i barlumi di una subcultura urbana inarrestabile.

La modernizzazione non colpisce solo la società giapponese, ma investe anche la malavita. La yakuza, infatti, abbandona gradualmente i suoi tratti rurali e di strada per abbracciare una cultura della criminalità moderna, quella dei colletti bianchi, che usano le strette di mano al posto dei pugni. Proprio in questo periodo vengono gettate le basi dei grandi cartelli con l’exploit della Yamaguchi-gumi e l’affermazione — proprio nella città di Tokyo — della Sumiyoshi-kai. Il crimine, in certi casi, monopolizza i canali dell’intrattenimento di massa, della speculazione edilizia e della vita notturna in generale.

È il capitolo conclusivo di Stranger Than Heaven e della storia di Makoto Daito: cinquant’anni di Giappone racchiusi in un’unica opera. Shinjuku rappresenta paradossalmente il trionfo e la condanna della modernità: un luogo in cui un uomo che ha vissuto sofferenze atroci, l’emarginazione e la violenza cerca di tirare le somme della propria esistenza. Chiude il cerchio dimostrando che, nonostante tutto, il Giappone ha sì cambiato pelle molte volte, ma allo stesso tempo non ha mai perso la sua natura brutale e al contempo affascinante.

Stranger Than Heaven - immagine 5 dell'editoriale

Conclusione

Mentre scrivevo questo editoriale, mi sono reso conto di quanto i videogiochi sappiano rappresentare una fonte di cultura impressionante. Non ho mai provato un particolare interesse per il mondo orientale — da sempre sono stato un semplice appassionato di Storia — e quell’ambiente non aveva mai attirato la mia curiosità. Eppure, con l’arrivo di Stranger Than Heaven e il conseguente recupero della saga di Yakuza (che non avevo mai giocato prima d’ora), è scoppiata in me una passione nascosta per la yakuza e per la criminalità giapponese. A dimostrazione del fatto che i videogiochi possono rivelarsi uno strumento di approfondimento culturale incredibile, capace di accendere curiosità laddove i libri o i normali documentari avevano fallito.

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L'autore

Sono Cristian Gatti, giornalista pubblicista classe 2001 e laureato in Scienze della Comunicazione. La mia storia con i videogiochi è iniziata sul divano di casa, tra le sfide in famiglia a colpi di titoli sportivi, ed è cresciuta a pane e match competitivi su Call of Duty. Con il tempo ho scoperto che i pixel sanno anche raccontare grandi storie: oggi, oltre alle sfide online, mi lascio catturare da action e GDR capaci di fondere una narrazione profonda a un gameplay che non lascia tregua. Su queste pagine unisco l'approccio giornalistico a tutto ciò che rende unico questo medium.

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