Nonostante Annapurna Interactive oggi sia ben diversa dalla compagnia indie che era ai suoi esordi, continua a dedicarsi alla pubblicazione di titoli che mirano a trasmettere esperienze profondamente personali di ogni tipo. Solamente lo scorso maggio abbiamo visto l’affascinante e controverso Mixtape parlarci dell’inizio dell’età adulta, ora con Forever Ago il team di Third Shift affronta l’ultima fase della vita con un’avventura narrativa profonda e suggestiva, ma forse troppo poco coraggiosa.

Alfroad
Forever Ago ci mette nei panni di Alfred, un signore ormai anziano in viaggio col suo camper attraverso i luoghi che hanno segnato la storia della relazione con la moglie Audrey, deceduta da poco. Alfred reca con sé un diario dove l’amata ha segnato per lui una serie di attività da fare in sua memoria.
Dal parco dove si sono baciati per la prima volta da adolescenti, il suo viaggio procederà verso nord, lungo la Pacific Coast degli USA, attraverso varie tappe legate alla loro storia durata oltre cinquant’anni. Un viaggio in solitaria dolceamaro che gli riporterà alla mente i ricordi della vita insieme, ma che inevitabilmente sottolineerà anche la mancanza.
Proprio la perdita della moglie (oltre che l’età) ha visibilmente reso Alfred insofferente e burbero. In lui percepiamo una rudezza eretta come un muro attorno a sé, che usa per non far avvicinare nessuno e non permettere alle proprie emozioni di esprimersi. Nelle prime fasi di gioco la sua asprezza e sgarbatezza verso il prossimo lo renderanno naturalmente detestabile.
Proseguendo nella sua (non sempre tranquilla) avventura on the road e incontrando diverse persone lungo il viaggio, l’atteggiamento di Alfred si ammorbidirà gradualmente, lasciandoci intravedere meglio il conflitto che lo affligge sotto la sua scorza. I personaggi secondari sono ben caratterizzati, peccato solo che appaiano per poco tempo e non hanno abbastanza spazio per svilupparsi meglio e creare un legame più forte con il giocatore.

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Non si può pianificare la vita
Inizialmente Alfred è arrabbiato col mondo per un principio ineluttabile: le cose cambiano. La stazione di servizio ha cambiato gestione, il loro diner preferito non serve lo stesso menu, il camper fa le bizze… e la moglie non c’è più. Lui invece vorrebbe che le cose non fossero cambiate, e questo lo rende testardo e scorbutico.
Quello di Forever Ago è un viaggio di riconciliazione verso la vita e la sua insita amarezza. Il percorso di Alfred non lo porterà a diventare una persona diversa, quanto piuttosto ad accettare gli imprevisti e il cambiamento, che possono essere affrontati solo in armonia col prossimo; e soprattutto ad affrontare i rimpianti che si sono raggrumati dentro di lui dalla perdita di Audrey.

Se avete capito il tipo di trama tratteggiata da Forever Ago, vi sarete resi conto che non è propriamente una storia originale. Storie e temi simili si sono già visti nel corso di vari medium, uno per tutti il film Disney “Up”. Ma sarebbe ingiusto giudicare il titolo di Third Shift per il grado di originalità, o per la relativa prevedibilità della vicenda.
Quello che mi è più dispiaciuto, invece, è il fatto che Forever Ago non si sofferma abbastanza sulla parte più scomoda e dolorosa dei ricordi del protagonista. Durante il viaggio vedremo periodicamente memorie della vita di Alfred e Audrey, e nella seconda metà osserveremo anche i ricordi meno idilliaci (che non vi spoilererò), che saranno quelli che causeranno logoranti sensi di colpa in Alfred.
Purtroppo questi episodi non vengono approfonditi, e non vediamo ricordi in cui i due affrontano e risolvono tali problemi. Il gioco procede senza indugiarvi, sottintendendo tra le righe che tra i due non siano rimasti dissidi. A mio parere è un’occasione mancata di dare spazio all’umanità delle vite comuni e dei rapporti, fatti di imperfezioni, contrasti e rammarichi.

Slow walking simulator
Forever Ago è un titolo che si basa in modo predominante sulla narrativa, scegliendo di lasciare le meccaniche gameplay all’osso. È quello che si può definire a tutti gli effetti un walking simulator, e lo dico senza alcun intento denigratorio. Si può esplorare camminando in giro (lentamente, data l’età di Alfred), si può interagire con oggetti e leggere testi su cartelli o fogli vari, si parla con alcune persone. Si potrebbe considerare un film interattivo che dura circa tre ore.
Non ci sono minacce, nemici o enigmi; solo compiti da portare a termine. Sono però presenti delle piccole curiosità opzionali da trovare in giro. Trovando alcuni mucchi di petali disseminati in alcune aree, è possibile ricostruire dei ricordi opzionali di Alfred e Audrey, utili solo a darci un’idea più completa del loro rapporto, e come una sorta di collezionabili per chi è alla ricerca di un completamento al 100%.
Alfred può anche impugnare la sua fida macchina fotografica e immortalare qualsiasi soggetto o panorama che desiderate. Alla fine di ogni capitolo del suo viaggio potrete scegliere fino a quattro foto da allegare nel suo prezioso diario.
Non ho intenzione di criticare la carenza di elementi gameplay di Forever Ago. È una caratteristica di un sottogenere di giochi che non incentrano il proprio fulcro nella sfida, quindi semplicemente non è per tutti i palati. È però vero che quello di Alfred è un viaggio lungo e raramente se ne percepisce il peso, la portata. Anche quando si troverà in difficoltà, non sarà mai niente che non si potrà superare facendolo camminare dritto. Il movimento è il modo in cui i walking simulator coinvolgono il giocatore, e Third Shift ci sono riusciti poco.

Il Nord non dimentica
Lo stile grafico di Forever Ago è estremamente semplice, ma ispirato. Lo stile colorato e cartoonesco lo fa sembrare un fumetto interattivo, più che un film. Nella loro semplicità, gli ambienti trasmettono un certo fascino selvaggio, e la scelta di poter fare delle foto liberamente è stata molto azzeccata.
Occasionalmente ho notato dei cali di frame rate e rari casi di stuttering, ma niente di grave. Ho trovato fastidiosa, invece, la poca precisione nelle occasioni in cui dovevo interagire con un oggetto, che mi ha costretto più di una volta a riposizionare Alfred e muovere la telecamera finché non appariva la scritta del comando.
Una storia come quella di Alfred e Audrey meritava di essere accompagnata da una colonna sonora emozionante, e il compositore Clark Aboud è stato decisamente all’altezza del compito con le sue tracce delicate e melanconiche, perfette per farci riflettere e coinvolgere emotivamente. Guardare i titoli di coda con la canzone “Nothing Goes Away” di sottofondo è stato davvero toccante.
Un plauso anche ai doppiatori che hanno fatto un ottimo lavoro per dare vita e spessore ai personaggi coinvolti.
Forever Ago è un’avventura narrativa toccante che non pretende di mirare alla luna con idee innovative, ma che si prende il suo tempo per raccontare una storia e un punto di vista non scontato. Il titolo di debutto di Third Shift non è sicuramente perfetto, e di certo non si espone troppo e rimane su un livello di narrazione confortante.
Ma Forever Ago è un’opera sincera, che ci chiede di metterci nei panni di questo anziano brontolone che, un po’ in ritardo, impara il valore del tempo a nostra disposizione, e ad accettare che la vita è cangiante e imprevedibile.
Un'avventura narrativa imperfetta, ma sincera e che saprà coinvolgervi emotivamente.
- Storia emotivamente coinvolgente
- Personaggi ben caratterizzati
- Musica e doppiaggio di buon livello
- Poco spazio al lato più oscuro dei ricordi di Alfred
- Scarso coinvolgimento di gameplay nel peso del viaggio
- Qualche fastidio nell’interazione con gli oggetti

