Tactics Ogre: Let Us Cling Together – Recensione Tactics Ogre: Let Us Cling Together

Square Enix torna a brillare… di luce riflessa.

Per quanto la rinascita ruolistica di PSP stesse già dando i suoi frutti negli ultimi mesi del 2010, quello che mancava alla console handheld di casa Sony era un vero e proprio capolavoro per risorgere. Il quadro è stato completato il 25 Febbraio con l’uscita del remake di quello che è stato il padre dei JRPG tattici: non stiamo ovviamente parlando di Final Fantasy Tactics, a cui spesso viene attribuito quel titolo, bensì di Tactics Ogre: Let Us Cling Together.
È bene precisare che i meriti non sono tutti di Square Enix, visto che il titolo originario è stato sviluppato da Quest e pubblicato da Atlus: SE assunse Matsuno, Yoshida e Sakimoto inglobando la casa stessa e ne acquisì i diritti; tuttavia le implementazioni aggiunte in questo capitolo sono estremamente valide e giustificano un abbandono momentaneo dell’idiosincrasia dei fan di vecchia data della casa.

Politica e guerra prevalgono sul fantasy

La storia di LUCT vi mette nel bel mezzo di un conflitto bellico all’interno del mondo di Valeria: Denam Pavel e sua sorella Catiua sono i protagonisti del plot, la cui cornice a sfondo politico sacrifica parzialmente l’elemento fantasy in favore di un realismo più marcato. La caratteristica principale della trama è la possibilità di intraprendere tre diversi path per arrivare alla conclusione del titolo: chaotic, law, neutral sono le tre opzioni che selezionerete indirettamente nei numerosi dialoghi  in cui sarete interpellati.
Non sono presenti sensazionali colpi di scena, ma la narrazione è fluida e arricchita da un numero esorbitante di personaggi, ben caratterizzati, con cui il giocatore dovrà interagire: il background è curato tramite una delle opzioni del Warren Report, un diario di guerra dove sono raccolte statistiche sulle battaglie, curiosità e anche le descrizioni dei character qualora si voglia approfondirli.
Rispetto alla versione originale sono stati introdotti nuovi dialoghi, la cui traduzione, così come quelli revisionati, è di ottima fattura a dispetto dei precedenti creati dalla localizzazione di Final Fantasy Tactics.
 


 

Il gameplay è di ampia portata: fino a dodici pedine schierabili sulla griglia, campi di battaglia estesi e variegati e circa trenta job selezionabili sono le caratteristiche principali del titolo. Il Job System si sviluppa tramite l’acquisizione di Experience e Skill Point, che vengono ottenuti come di consueto dopo la battaglia: interessante è notare che il primo parametro è proporzionale alle azioni compiute in battaglia e obbliga ad utilizzare in maniera attiva tutti i personaggi sul campo: anche in questo caso il numero di abilità, magie e skill garantisce variabili pressoché infinite a chi volesse sbizzarrirsi in strategie alternative.
Inoltre, i job ora crescono come una classe vera e propria, non abbinata ad un singolo personaggio, ma valida per tutta la compagine: un sistema simile si era visto recentemente in Valkyria Chronicles.

La novità sostanziale rispetto al capitolo originale è l’introduzione del Chariot System: il sistema consente di riavvolgere le ultime 50 mosse eseguite in battaglia e ripartire in un punto a discrezione del giocatore. Bistrattato prima della release (e tuttora) dagli hardcore gamer, la feature risulta invece utile per chi cercasse un primo approccio ai tattici ed allo stesso tempo non farà storcere il naso ai veterani che non lo utilizzeranno, visto che la ricompensa è inserita sotto forma di Titles ottenibili: in definitiva, promosso.
 



La longevità del titolo, come avrete dedotto, è molto elevata: difficilmente si potrà rimanere sotto le 60-70 ore anche con una singola path, a cui si sommano numerose quest di reclutamento dei personaggi e non solo; la modalità New Game+ vi consentirà di ripetere qualsiasi passaggio all’interno della storia. Qualora si voglia completare il titolo in ogni suo singolo elemento è molto facile che si superino le 110-120 ore.


I magnifici 4.

Fra i ritocchi apportati da Square Enix rientra anche la OST, composta da Sakimoto e Iwata (Final Fantasy Tactics, Vagrant Story): gli arrangiamenti sono quantomai azzeccati in ogni situazione; lo stesso discorso vale per Yoshida, i cui lavori potranno essere ammirati all’interno dell’artbook della limited edition Europea.

Con l’anteprima non ci eravamo andati troppo lontani, ma non eravamo sufficientemente ottimisti: invece il titolo è un capolavoro a tutti gli effetti, adatto sia a chi vuole accostarsi al genere che ai veterani, nella trama e nei personaggi, negli scenario e nelle musiche e non ci sono punti deboli che non giustifichino un acquisto.

Ci voleva. Ci voleva un titolo simile per risollevare gli ultimi mesi di SE passati fra un flop di Lord of Arcana e review negative per Dissidia: la speranza è quella che il titolo riscuota un successo sufficiente per far capire ai piani alti che mettere nelle mani di Matsuno progetti più importanti che un remake PSP, per quanto sia stato totalmente apprezzato. E dato che ci è concesso sognare, perchè non un nuovo capitolo della saga?

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