Puddle – Recensione Puddle

Il mondo degli indie è sempre meno indipendente ed alternativo di quanto le dicerie vogliano far credere, tant’è vero che Puddle, il gioco qui recensito, è distribuito da Konami. Un bene o un male? In senso assoluto non si può dire, ma in questo caso probabilmente è servito a dare più ampio respiro ad un prodotto nato come progetto studentesco e che ora si appresta a raccogliere critiche in maniera più attenta e sicuramente più impegnata.
 

Un gioco "bagnato"

Puddle è un gioco bidimensionale basato sulla fisica, in particolar modo su gravità e dinamica dei fluidi. L’obiettivo è quello di riuscire a trasportare un agglomerato liquido (che può essere di diversi tipi, come ad esempio acqua, olio, acido, nitroglicerina o altro ancora a seconda del livello) alla fine di un percorso nel minor tempo possibile e con la minor perdita di massa. Peculiarità: si deve muovere l’ambiente, non la sostanza, che rimarrà, quindi, quasi immobile.

Usando i grilletti del vostro pad, che si tratti di Xbox360 o di Playstation 3, si ruota gradualmente lo schermo verso le rispettive direzioni, dando così accelerazione gravitazionale al fluido. La sfida si basa sul dosare opportunamente tale spinta per attraversare percorsi intricati ed evitare ostacoli in grado di assorbirlo, farlo evaporare, bruciare, o, più in generale, disperderlo. Il concetto è semplice ed immediato e si presenta in una buona varietà di puzzle, ma la sua fruibilità è minata da una meccanica poco curata che rende l’esperienza frustrante. Anzitutto, i fluidi non assumono i comportamenti realistici che ci si aspetterebbe, ma saggiatone (virtualmente) le caratteristiche si potrebbe comunque giocare tranquillamente. Perché "potrebbe"? Tutta colpa della telecamera. Questa, oltre a lasciare un campo visivo piuttosto stretto che spesso non permette di prevedere il percorso, si fissa sulla massa di liquido più grande, lasciando al di fuori tutta la dispersa e rischiando di farvi perdere totalmente il controllo della situazione, trasformando l’esperienza in un continuo "tenta e ritenta", quasi basato più sulla casualità che non sull’effettiva capacità del giocatore. Un vero peccato perché, imprevedibilmente, gli elementi di contorno del gioco sono di tutt’altro livello: le ambientazioni sono molto varie e curate dal punto di vista stilistico, donando un fascino unico ed originale ad ognuna di esse – impossibile non rimanere ammaliati dal livello disegnato su carta o da quello nel corpo umano – e combinate ad un accompagnamento sonoro di grande atmosfera invogliano a proseguire quasi più per scoprire ciò che vien dopo che per desiderio di completarlo.

Come aggiunta al gioco principale notiamo la presenza di una modalità sandbox denominata "laboratorio", in cui poter gingillarsi con i vari oggetti e fluidi sbloccabili: il laboratorio, purtroppo, risulta essere molto limitato sia nella forma che nelle possibilità, in quanto lo spazio utile è una schermata ristretta il cui fine ultimo è diventare lo sfondo del menù principale, cosa su cui onestamente non c’è ragione di perdere tempo.
 

Riepilogo

In summa, Puddle è un titolo riuscito a metà, parzialmente fallito come gioco a causa di alcune lacune di controllo, ma in grado di rivelare un profilo artistico che merita l’attenzione dei giocatori desiderosi di un’esperienza a suo modo meritevole, magari attendendo un taglio al prezzo che possa renderlo più accessibile ai curiosi e meno gravoso per tutti.

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