Elements Destiny – Anteprima Gamescom 2026
Durante questa Gamescom mi sono imbattuto in un JRPG davvero peculiare, il suo nome è elements destiny
Lontano dai riflettori accecanti e dal frastuono dei colossi a budget illimitato che in questi giorni monopolizzano i padiglioni della Koelnmesse, mi sono ritagliato lo spazio per un prezioso coverage hands-on dedicato a Elements Destiny.
Avendo avuto il privilegio di sviscerare una corposa build preliminare per ben novanta minuti, ho potuto constatare pad alla mano come l’opera si configuri come un rigoroso tributo filologico all’epoca d’oro dei JRPG a turni, sorretto da un’impalcatura ludica fieramente e squisitamente tradizionale.
Il verdetto, a margine di questa estesa vertical slice, è di quelli che scaldano il cuore di chi fa questo mestiere: muovendomi sotto i radar del chiassoso mainstream fieristico, mi sono inaspettatamente trovato al cospetto di una fulgida perla autoriale, una potenziale sleeper hit capace di sprigionare un fascino magnetico fin dai primissimi istanti di gioco.
Un art direction fantastica
Spostando la lente d’ingrandimento sull’impianto visivo, l’opera svela una direzione artistica di rara ricercatezza, capace di imporre una cifra stilistica tanto peculiare quanto ammaliante.
A infondere una dirompente vitalità diegetica all’intero progetto è, in primis, la caratura spettacolare delle illustrazioni bidimensionali: veri e propri virtuosismi grafici che riescono nell’arduo compito di far letteralmente respirare il mondo di gioco e i suoi protagonisti
A questa magistrale componente illustrativa fa da contraltare una gestione della pixel art a dir poco certosina.
Lungi dall’essere un mero e ruffiano espediente nostalgico, l’estetica a 16-bit del titolo denota una padronanza assoluta del medium retrò.
Una cura autoriale che si manifesta plasticamente in una cura maniacale per il micro-dettaglio dei singoli sprite e in una fluidità cinetica delle animazioni che sfiora l’eccellenza, conferendo una fisicità e un dinamismo formidabili a ogni singolo fotogramma dell’avventura.
Spostando la lente d’ingrandimento sull’impianto visivo, l’opera svela una direzione artistica di rara ricercatezza, capace di imporre una cifra stilistica tanto peculiare quanto ammaliante.
A infondere una dirompente vitalità diegetica all’intero progetto è, in primis, la caratura spettacolare delle illustrazioni bidimensionali: veri e propri virtuosismi grafici che riescono nell’arduo compito di far letteralmente respirare il mondo di gioco e i suoi protagonisti.
A questa magistrale componente illustrativa fa da contraltare una gestione della pixel art a dir poco certosina.
Lungi dall’essere un mero e ruffiano espediente nostalgico, l’estetica a 16-bit del titolo denota una padronanza assoluta del medium retrò.
Una cura autoriale che si manifesta plasticamente in una cura maniacale per il micro-dettaglio dei singoli sprite e in una fluidità cinetica delle animazioni che sfiora l’eccellenza, conferendo una fisicità e un dinamismo formidabili a ogni singolo fotogramma dell’avventura.

Una trama con degli spunti interessanti
Spostando il focus analitico sull’architettura narrativa, la porzione di intreccio sviscerata in questa sede fieristica lascia presagire un potenziale diegetico a dir poco magnetico.
L’intero concept poggia su un innesco drammaturgico crudo e affascinante: un macabro loop onirico in cui la protagonista è condannata a rivivere, come in un trauma psicologico reiterato, il proprio brutale assassinio per mano di una misteriosa figura all’interno di una cornice sacrale.
Questa visione mortifera funge da perfetto inciting incident, tramutando l’angoscia in motore dell’azione e innescando un vero e proprio pellegrinaggio esoterico alla ricerca dei templi elementali, seguendo rigorosamente le “molliche di pane” narrative disseminate dal carnefice stesso.
Si tratta di un hook di rara potenza, un prologo che getta basi solidissime e che non vedo l’ora di dissezionare nella sua interezza quando, in fase di recensione, potrò finalmente mettere le mani sul codice finale del titolo.

Un buon sistema di combattimento con qualche sbavatura
A conti fatti, per chiunque sia alla ricerca di un JRPG squisitamente collaudato e fieramente ancorato all’ortodossia del genere, Elements Destiny rappresenta il proverbiale porto sicuro, vantando indubbiamente tutte le credenziali per imporsi come un validissimo esponente di stampo tradizionale.
Tuttavia, quando si indaga l’ecosistema indipendente, è intellettualmente doveroso esigere quel guizzo di follia e quell’azzardo autoriale capaci di scardinare le convenzioni precostituite.
Dal panorama indie ci si aspetta storicamente la scintilla della sovversione, il coraggio di osare dove i tripla A non possono spingersi.
E sebbene non vi sia la minima intenzione di sminuire la pregevole caratura di un’opera che si prospetta indubbiamente solida, non posso esimermi dal segnalare un palpabile conservatorismo meccanico.
Nello specifico, la sintassi del combat system si adagia su binari fin troppo rassicuranti, prestando il fianco a una marcata carenza di originalità. Manca, in sintesi, quella coraggiosa sperimentazione sistemica che avrebbe permesso all’infrastruttura ludica di compiere il definitivo salto di qualità, elevando il titolo da “ottimo tributo” a vera e propria rivelazione.
Elements Destiny si prospetta davvero un ottimo titolo
A corollario di questa disamina fieristica, Elements Destiny si consolida inequivocabilmente come un baluardo dell’ortodossia ruolistica, ergendosi a JRPG classico di caratura pregevole.
A trainare verso l’alto il peso specifico di questa produzione concorrono, in misura determinante, un preziosismo estetico fuori dal comune e una costellazione di inneschi drammaturgici che hanno saputo esercitare sul sottoscritto una genuina fascinazione intellettuale.
Al netto delle fisiologiche riserve sistemiche evidenziate in precedenza, l’intreccio ha piazzato un hook cognitivo talmente affilato da rendere febbricitante l’attesa per il rilascio della build finale: un appuntamento editoriale imprescindibile che non vedo l’ora di onorare, sviscerando l’opera nella sua assoluta interezza in rigorosa sede di review.
Vi lascio in conclusione la pagina steam del titolo, e il nostro scorso editoriale sulla Gamescom 2026.