Tactics Ogre: Reborn – Provato

Le prime ore di Tactics Ogre: Reborn presentano un remake valido, ma dalle qualità diverse da quanto ci si possa aspettare.

Tactics Ogre: Reborn è l’ennesimo progetto strano della Square Enix del 2022. Un remake di un classico per PlayStation, basato su un primo remake per PSP e che non usa il gettonato stile HD-2D che sembra così adatto al genere. Uno dei migliori JRPG strategici di sempre rinasce per la generazione attuale con lo stesso stile pixel-art che lo ha sempre caratterizzato, ma una pletora di cambiamenti per adattarlo allo stile moderno. Ho potuto provarlo per qualche ora e le sensazioni sono…contrastanti. Se da un lato Tactics Ogre: Reborn si regge in piedi grazie alle basi solidissime da cui nasce, dall’altro la scelta di mantenere il vecchio stile (e soprattutto i vecchi sprite) lasciano la sensazione di un’opportunità persa. 

Tactics Ogre: Reborn

Come ho già accennato, Tactics Ogre: Reborn sembra essere un ottimo gioco, eccezionale perfino, ma ciò non dovrebbe sorprendere nessuno. Un remake di Let us Cling Together non può essere niente meno di ottimo senza andare a stravolgere il contenuto originale, cosa che qua non succede. Il classico stile strategico è conservato alla perfezione, con qualche cambio qua e là per renderlo più rapido (come l’introduzione di un bottone fast forward) o per mischiare le carte in gioco. Con solo il primo capitolo alle spalle è presto per tirare somme sul nuovo sistema di leveling che sostituisce il rigido livello di classe, ma  il ragionamento che ci sta dietro mi piace, a patto che il gioco non diventi troppo semplice grazie ad esso.

Una cosa su cui ho già avuto buonissime sensazioni è la nuova IA. Sin dalle prime battaglie, Tactics Ogre: Reborn è tosto perché le IA si muovono in modo intelligente. A differenza di tanti altri giochi del genere, dove le fasi iniziali presentano scontri con nemici molto passivi,  in questo gioco servirà stare attenti ad ogni mossa sin da subito. La difficoltà non è tanto alta da costituire un muro e ritengo che centri il perfetto equilibrio per insegnare le meccaniche al giocatore novizio ma coinvolgere anche immediatamente quello esperto.

Tactics Ogre: Reborn

La narrativa mostra sin dall’inizio di essere di alto livello, non tanto per gli eventi presentati ma per i dialoghi. Era da parecchio tempo che non mi capitava in mano un titolo Square Enix con una scrittura tanto solida sugli scambi di battute tra i personaggi presenti. I loro legami sono caratterizzati subito senza spiegoni noiosi ma tramite le loro parole, azioni e emozioni. Sicuramente aiuta un doppiaggio che, perlomeno nella versione Giapponese da me testata, è di altissimo livello. Un remake di giochi di questa era è sempre prezioso per mostrare cosa, con l’evoluzione grafica, abbiamo perso in ambito narrativo, dove ora è più complesso esprimersi  a causa sia degli alti costi di produzione che limitano gli sviluppatori, sia dell’essenza stessa del 3D che rende difficile mostrare le scene crude che spopolavano nel videogioco narrativo anni ’90.

La nuova colonna sonora è molto bella. Si tratta di uno standard per prodotti Square Enix, ma è sempre importante sottolineare l’impegno della compagnia verso il comparto sonoro spesso sottovalutato. Le OST originali sono state registrate dal vivo e fortunatamente l’orchestra utilizzata sembra di buon livello. Le melodie vengono esaltate dagli strumenti, piuttosto che soffocate come succede in altre produzioni orchestrali per i videogiochi.

Tactics Ogre: Reborn


Il primo impatto con Tactics Ogre: Reborn è ottimo, come mi aspettavo. Escludendo gli sprite dei personaggi, che secondo me potevano essere resi molto più espressivi (sia con l’uso del HD-2D che non) e il resto del prodotto sembra altrettanto solido. Le modifiche nel progresso dei personaggi e la nuova IA sono entrambe aggiunte molto interessanti, ma che mi riservo di valutare meglio in sede di recensione dell’intera esperienza.

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