Emerge una vecchia intervista del 2018 rilasciata a Yoko Taro, l’eccentrico direttore di NieR Automata, dal portale The Guardian (via GamesRadar+), a proposito dell’opera pubblicata nel 2017 capace di conquistare gran parte di critica e pubblico.
Nella circostanza, Taro raccontava che il gioco è venuto esattamente come egli voleva che fosse, ma è stato anche cauto nel stare il più lontano possibile da Square Enix per realizzare la sua visione creativa nella suddetta opera.
Se con il primo NieR del 2010 c’erano due protagonisti diversi, un personaggio più burbero e più grande nella versione Xbox 360 e un protagonista più giovanile in quella PS3, in Occidente entrambe le versioni utilizzavano il protagonista più anziano. Tuttavia, come spiegava Taro, il risultato in termini di vendite non furono entusiastiche. Discorso molto differente invece per quanto riguarda Automata.

Con NieR Automata ha vinto la libertà creativa
Il capolavoro action del 2017 si rivelò un grande successo nel lungo termine, complice non solo l’accoglienza ma anche il raggiungimento dei 10 milioni di copie vendute. Per Yoko Taro l’essersi preso ogni libertà di espressione creativa gli aveva permesso di realizzare ciò che desiderava:
Per Nier: Automata non mi è stato detto di prendere un certo tipo di pubblico come riferimento. Ho semplicemente creato quello che volevo e ho cercato di restare nascosto da Square Enix il più possibile.
Il direttore continuava il discorso aggiungendo un po’ della sua solita autoironia:
Ad essere onesto, penso di creare giochi normali pensati per persone normali. Ma alla fine, quando pubblico quei giochi normali, le persone strane li trovano strani e li apprezzano. Il ché probabilmente significa che c’è qualcosa che non va in me.
D’altronde non sarebbe da Yoko Taro manifestare la sua particolarità caratteriale e quella sana autoironia, soprattutto la maschera gigante di Emil dal volto lunare che indossa sempre nelle comparse in foto o in pubblico. Come egli sostiene, pensa di essere una “persona distorta e insopportabile al lavoro”, ma forse è solo per il fatto di realizzare “giochi normali per persone strane”. In chiusura trovate qui la recensione di NieR Automata: The End of YoRHa Edition.











