Brigandine Abyss – Recensione PS5

Recensito su PlayStation 5

Editoria & Trasparenza

Codice digitale fornito gratuitamente dal produttore/editore per fini editoriali.

Brigandine abyss recensione cover

A qualche anno di distanza dalla grande sopresa che fu The Legend of Runersia, la serie Brigandine torna sui nostri schermi con un nuovo capitolo, Brigandine Abyss, e ci riporta in un mondo fantasy in cui la guerra sembra essere la soluzione a tutti i problemi. Vediamo come se la cava nella nostra recensione di Brigandine Abyss!

Brigandine Abyss Recensione – Un mondo in bilico

L’incipit narrativo della modalità storia di Brigandine Abyss è piuttosto semplice; un malvagio cancelliere prende il controllo del proprio regno e proclama la rinascita dell’antico impero di Abyssloa, che aveva tentato di conquistare il continente secoli prima.

Il giocatore deve quindi scegliere tra sei diverse fazioni, le cui storie, seppur indipendenti, porteranno ad una graduale comprensione del mondo di gioco, andando così a inserirsi in un contesto narrativo più ampio. Si tratta di una scelta che paga sul lungo periodo, seppur con qualche riserva.

La prima è a livello di pacing; la campagna viene portata avanti attraverso battaglie evento, attivate automaticamente dopo un certo numero di turni dalla precedente. Vista la durata delle battaglie, di cui parleremo più avanti, si tratta però di diverse ore di gioco, durante le quali la trama sparisce totalmente, limitandosi a bloccare l’invasione di determinati castelli che saranno appunto parte di eventi successivi.

La seconda riserva è proprio di carattere narrativo. Le fazioni e i personaggi sono fortemente più rilevanti a livello di ideali e personalità rispetto ai titoli precedenti della serie, ma proprio questo rende ancora più evidente lo scollamento tra questi elementi e il gameplay.

Indipendentemente dalla nostra fazione, sia essa composta da nobili cavalieri, da banditi o da pacifiche fate, lo scopo ultimo di Brigandine Abyss è infatti uno solo; impedire al malvagio impero di conquistare il continente nell’unico modo che conosciamo: conquistandolo noi stessi ed eliminando ogni forma di resistenza.

Brigandine abyss recensione storia
La storia di Brigandine Abyss è raccontata anche tramite l’ausilio di sequenze animate.

Un loop che funziona

Questa situazione nasce da una scelta particolare per un titolo strategico: la totale assenza qualsiasi forma di diplomazia. Tutto ciò che non è parte del nostro regno è automaticamente un nemico da invadere o da cui essere invasi, in linea del resto con i precedenti titoli della serie.

Di per sé questo non sarebbe un problema, lo diventa quando le varie campagne mettono in scena reti di relazioni tra fazioni e personaggi che vengono incredibilmente mantenute durante l’inevitabile invasione, condita da scenette di leader che informano amichevolmente di voler sfidare l’altro prima di mettere a ferro e fuoco la relativa città e ricevere un’altrettanto amichevole di dichiarazione di rispetto e sudditanza.

Certo, l’assenza di rapporti diplomatici è un problema anche a livello strategico; facciamo un passo indietro e analizziamo più nel dettaglio il loop di Brigandine Abyss e cosa esso comporta.

La partita inizia sulla mappa del mondo, dove i castelli delle varie fazioni sono chiaramente indicati da colori e vessilli diversi e collegati da linee che indicano i possibili movimenti di truppe; è dunque possibile per ogni castello invadere (o essere invaso) solo da quelli direttamente collegati, non più di quattro, mentre è invece possibile muovere le proprie truppe in qualsiasi castello da noi controllato, a prescindere dalla distanza, impiegheranno comunque un turno ad arrivare.

Ci troviamo nella prima delle tre fasi che scandiscono una stagione, equivalente ad un turno di gioco, la fase di organizzazione, durante la quale potremo dare ordine di spostare le truppe, inviarle in missione alla ricerca di risorse, acquistare ed equipaggiare pezzi di equipaggiamento, reclutare nuovi combattenti, migliorare i nostri castelli e via dicendo.

La seconda fase è quella di attacco, dove daremo ordine alle nostre truppe di attaccare uno o più castelli confinanti, ordine che verrà poi eseguito nella fase di invasione sotto forma di combattimento tattico a turni, che analizzeremo in seguito. Il loop in sé appare piuttosto semplice, ma presta il fianco a grosse carenze strategiche che inficiano l’esperienza di gioco. Vediamole più nel dettaglio.

Brigandine abyss recensione mappa
La mappa del mondo è estremamente rilevante in Brigandine Abyss.

Una strategia poco strategica

Partiamo da ciò che funziona; le truppe sono composte da un leader che comanda un massimo di cinque unità, ciascuna delle quali ha un costo in punti comando tale che la cui somma non possa eccedere i punti comando del leader. I leader possono essere generici mercenari acquistati con denaro o veri e propri personaggi provenienti dalla nostra fazione o da altre che abbiamo sconfitto.

I leader stanziati stabilmente in un castello potranno dedicarsi, come accennato, alla raccolta di risorse o all’incremento del livello di sé stessi e delle proprie truppe, ma durante queste missioni saranno impossibilitati a partecipare a battaglie offensive o difensive, rischiando così di lasciare il castello sguarnito e prono a invasioni, a meno di avere altre truppe in standby.

Questo è particolarmente rilevante durante una nostra invasione, dal momento che le truppe meglio addestrate partiranno all’attacco, lasciando eventualmente la propria base più vulnerabile all’attacco di altri castelli confinanti. Ma se le truppe di riserva non sono di livello piuttosto alto, non saranno un deterrente sufficiente ai vicini. Questo, come detto, funziona, ed è di gran lunga la componente strategica più riuscita in Brigandine Abyss. Veniamo al resto.

Ciascun castello più ospitare un gran numero di leader e unità, ma solo tre leader e le relative truppe potranno combattere in una battaglia offensiva o difensiva. Questo significa che un castello con una decina di leader in difesa, anche qualora essi non siano impegnati in missioni, avrà il proprio destino deciso da un 3 VS 3.

La sua caduta spedirà tutti i superstiti nel castello più vicino della stessa fazione, dove, di nuovo, non potranno combattere dal momento che esso avrà già le proprie truppe, e così via, fino alla sconfitta totale della fazione.

Le unità perse in combattimento potranno essere resuscitate con una spesa minima senza avere penalità di alcun tipo in statistiche o esperienza, rendendo l’intera campagna subordinata alla creazione di 3-4 gruppi di personaggi che seguano la propria direttiva di invasione colpendo più castelli nello stesso turno e impedendo ad essi di invadere a loro volta quelli rimasti sguarniti.

Anche la componente gestionale di Brigandine Abyss lascia ben poco spazio alla strategia. I castelli possono essere potenziati per produrre più oro e più risorse, ma le risorse stesse servono solo a migliorare i castelli, rendendo l’unico vantaggio, comunque rilevante, la possibilità di reclutare truppe diverse e di livello più alto.

Sarebbe stato molto apprezzato il reclutamento di truppe più potenti legate all’utilizzo di determinate risorse, ma non è così e necessitano tutte del solo oro, in quantità che diventano totalmente irrilevanti dopo pochi turni, considerata anche la totale assenza di costi di mantenimento.

Ultimo ma non ultimo, le fazioni, come detto molto numerose, sono pressoché identiche tra loro, ad eccezione dei leader iniziali, dei relativi bonus, e delle truppe producibili. I leader nemici possono però essere reclutati, e le truppe sono legate al castello piuttosto che alla fazione, quindi ogni partita che arrivi al midgame sarà estremamente simile a prescindere dalla fazione scelta, per poi diventare totalmente identica endgame.

Si tratta di un problema di rigiocabilità non da poco per un titolo che in realtà è eccessivamente longevo, proponendo non solo sei campagne da una ventina di ore ciascuna, ma anche un mission mode che permetta di selezionare una qualsiasi delle 24 fazioni e completare uno specifico obiettivo, come conquistare il continente in un certo numero di turni.

Brigandine abyss recensione battaglia
Il combattimento a turni di Brigandine Abyss è senza lode e senza infamia.

Il sistema di combattimento

Un breve cenno al sistema di combattimento di Brigandine Abyss, che si presenta come un classico rpg tattico a turni in cui dovremo muovere ogni nostra unità, generalmente tre leader e le rispettive truppe che sono però selezionabili individualmente, prima di lasciare il turno al nemico.

La particolarità di Brigandine Abyss è che la sconfitta di un leader porta all’immediata scomparsa delle sue truppe, rendendoli quindi bersagli prioritari di azioni offensive e difensive, ma allo stesso tempo molto potenti e utili in prima linea.

I castelli hanno generalmente una propria mappa che riprende la regione circostante, rendendo le stesse relativamente varie, anche perchè non esistono battaglie campali ma solo quelle combattute in fase di invasione; menzione a parte meritano le battaglie evento della modalità storia, generalmente più interessanti e diverse per ogni campagna.

Il sistema di combattimento in sé è nella media, certamente lontanissimo da titoli come Fire Emblem Engage (qui la recensione), ma funziona; gli si può rimproverare un’eccessiva lentezza, dovuta in buona parte alla quantità di punti salute delle truppe in campo e al loro numero. Più difficile da giustificare l’assenza di modelli individuali per la maggior parte dei leader, che compaiono con il modello generico della loro classe, ad eccezione di una manciata di capi fazione.

Conclusione

Brigandine Abyss è un’occasione persa e un evidente passo indietro rispetto a The Legend of Runersia, che, nonostante evidenti limiti, mostrava molto più carattere. Ciò non significa che Abyss non riesca a catalizzare l’attenzione del giocatore, tutt’altro, ma l’esperienza è molto meno gratificante di quanto non possa essere.

Brigandine Abyss è disponibile per Playstation 5, Xbox Series S|X, Nintendo Switch 2 e PC. Se sei interessato all’acquisto del gioco, puoi farlo seguendo questo link su Steam!

6.1
Uno strategico senza troppa strategia

Pro

  • Colorare mappe è sempre gratificante
  • Il sistema di combattimento non è male...

Contro

  • ... ma è troppo lento
  • La componente strategica è appena abbozzata
  • Le partite diventano praticamente uguali dopo le primissime ore di gioco, nonostante le numerose fazioni giocabili
Ti è piaciuto quello che hai letto? Vuoi mettere le mani su giochi in anteprima, partecipare a eventi esclusivi e scrivere su quello che ti appassiona? Unisciti al nostro staff! Clicca qui per venire a far parte della nostra squadra!

Potrebbe interessarti anche

Lascia un commento