Dinoblade – Recensione

Recensito su Steam

Editoria & Trasparenza

Codice digitale fornito gratuitamente dal produttore/editore per fini editoriali.

Un grande dinosauro teropode minaccioso che stringe un enorme spadone di metallo tra le fauci in un'ambientazione rocciosa e nebbiosa.
Artwork principale di Dinoblade: il carismatico dinosauro protagonista pronto al combattimento con la sua colossale lama tra le fauci.

Quando pensi al concept di un prodotto, di certo non pensi a dare uno spadone a un dinosauro. Se ci si siede a un tavolo di brainstorming per ideare un nuovo videogioco, la mente tende a seguire binari ben definiti: il cavaliere medievale, il soldato del futuro, magari un ninja antropomorfo. Eppure, gli sviluppatori di Dinoblade hanno deciso di fare tabula rasa di ogni logica commerciale convenzionale, ponendosi una sola, semplicissima domanda: “E se prendessimo una creatura preistorica e le mettessimo in mano un’arma sproporzionata?”. Il risultato di questa premessa tanto surreale quanto irresistibile è un titolo che cattura l’attenzione fin dal primo secondo. Ma quando l’effetto novità svanisce e ci si ritrova pad alla mano per completare un’avventura di circa 15 ore, il gioco mostra la sua vera natura, fatta di alti visivamente strabilianti, strutture chiaramente ispirate ai soulslike e bassi meccanici che non possono essere ignorati.

L’arte della scherma preistorica in Dinoblade

L’elemento che salta immediatamente all’occhio fin dalla prima ora di gioco giocando a Dinoblade, e che continua a stupire per tutta la durata dell’avventura, è lo straordinario lavoro svolto sulle animazioni e sulle coreografie. Il team di sviluppo è riuscito nell’impresa tutt’altro che banale di rendere credibile (e incredibilmente bello da vedere) il modo in cui una creatura di tale stazza gestisce l’inerzia di un’enorme lama, come la Prima Lama di Akai.

Ogni fendente, ogni schivata e ogni combinazione di attacchi è una vera e propria danza di distruzione. Il protagonista non si limita a oscillare sgraziatamente la spada: usa la coda come perno per bilanciare i fendenti, sfrutta il peso del proprio corpo per dare slancio alle stoccate e si avvita in aria con una grazia felina e minacciosa al tempo stesso. Guardare il gioco in movimento è un piacere per gli occhi. Le transizioni tra una mossa e l’altra sono fluide, prive di stacchi bruschi, e restituiscono una sensazione di continuità stilistica rara per produzioni di questo tipo. Sotto il profilo puramente coreografico e visivo, Dinoblade supera a pieni voti l’esame della spettacolarità.

Il falò rappresenta un punto di ristoro e progressione dell'avventura.
Il protagonista si trova davanti a un falò acceso all’interno di una grotta illuminata da luce naturale proveniente dall’esterno.

L’arte della scherma preistorica

Fin dalla prima ora, la struttura di Dinoblade rivela marcate influenze soulslike: il riposo presso le Pietre del Salvataggio (con relativo respawn dei nemici e ripristino delle cariche curative), l’allocazione di punti esperienza per aumentare attributi come Vitalità, Forza, Risonanza e Tempra, oltre a un albero delle abilità chiamato Arti del Manesimo (con tecniche spettacolari come Fendente Astrale o il Ruggito dell’Alpha). Persino il sistema di combattimento integra meccaniche di parata e deviazione tempestiva per azzerare la postura del nemico e scatenare il Contrattacco Istintivo.

Purtroppo, la cura quasi maniacale riposta nel settore visivo e nelle animazioni non trova un perfetto corrispettivo nella resa tattile del sistema di combattimento. Il più grande difetto di Dinoblade risiede infatti nel suo feedback dei colpi, un elemento vitale per qualsiasi gioco d’azione che basi la sua identità sullo scontro all’arma bianca.

Quando ti ritrovi a maneggiare uno spadone gigantesco nei panni di una bestia di diverse tonnellate, ti aspetti che ogni impatto con il corpo dei nemici produca una scossa viscerale, una resistenza fisica, un micro-rallentamento nell’animazione o un effetto sonoro sordo capace di trasmettere tutta la violenza del fendente. In Dinoblade, purtroppo, questo non avviene in modo soddisfacente.

La lama sembra spesso “scivolare” attraverso i modelli poligonali dei nemici come se stesse fendendo l’aria o il burro. Le reazioni degli avversari ai colpi ricevuti sono spesso ritardate, poco incisive o del tutto assenti mentre eseguono le proprie routine di attacco. Questa sconnessione tra ciò che si vede su schermo (una sequenza di mosse maestosa ed epica) e ciò che si percepisce con il controller crea una costante sensazione di “leggerezza”, togliendo mordente e soddisfazione anche alle combo più complesse e ai fendenti caricati. Il combat system rimane divertente da esplorare, ma perde quella forza viscerale che avrebbe potuto trasformarlo in un capolavoro del genere.

Schermata del menu di Dinoblade con gli attributi Vitalità, Forza, Risonanza e Tempra, utilizzabili per migliorare il personaggio.
Il menu degli attributi permette di personalizzare la crescita del personaggio.

Longevità, boss fight e progressione: 15 ore di caccia

Portare a termine la campagna principale di Dinoblade richiede circa 15 ore, una durata ottimale per un’esperienza di questa natura. Gli sviluppatori sono stati bravi a non cedere alla tentazione di allungare artificialmente il brodo con mappe gigantesche ma vuote o missioni secondarie monotone. Il percorso di gioco è perlopiù lineare, intervallato da arene di combattimento, brevi sezioni esplorative in canyon e grotte, e imponenti scontri con i boss.

Il ritmo si mantiene sostenuto per la prima metà dell’avventura, sorretto dalla curiosità di sbloccare nuove abilità, evocazioni e spade, testando l’efficacia dei propri upgrade. Già nel tutorial della prima ora ci si scontra con KIRA, The Exile, un boss aggressivo dotato di una falce montata sulla coda che richiede un buon tempismo tra schivate e parate. Questi scontri evidenziano la bontà del game design dei boss: l’imponenza degli avversari e la necessità di imparare i loro pattern d’attacco mettono a dura prova i riflessi del giocatore, riportando in alto l’adrenalina.

Tuttavia, superata la boa delle 8-10 ore, subentra una certa ripetitività. La varietà dei nemici ordinari non è particolarmente elevata e, complice la telecamera che nelle fasi più caotiche o negli spazi stretti tende a disorientare, ci si ritrova spesso ad applicare le medesime strategie per superare la maggior parte degli incontri.

Il protagonista affronta il boss KIRA, The Exile, in un'arena rocciosa mentre la barra della salute del nemico è visibile nella parte superiore dello schermo.
Scontro contro KIRA, il primo boss di Dinoblade.

Settore tecnico e direzione artistica

Sul piano meramente visivo, Dinoblade offre scorci suggestivi grazie all’uso di un’illuminazione d’impatto (con supporto a Lumen e riflessi evoluti nelle impostazioni grafiche PC). I paesaggi naturali, che spaziano da foreste nebbiose e grotte oscure fino a canyon rocciosi illuminati dalla luna, fanno da sfondo decoroso alle battaglie, pur soffrendo di una certa aridità cromatica nelle fasi avanzate. Il motore di gioco garantisce una buona fluidità, elemento essenziale per mantenere la leggibilità delle animazioni durante i combattimenti.

Ottimo anche il comparto audio: la colonna sonora, ricca di percussioni tribali e ottoni maestosi, sottolinea con grande efficacia la drammaticità degli scontri con i boss. I versi e i ruggiti delle creature sono ben campionati, anche se l’audio dei colpi flette verso il basso quando si tratta di restituire il senso d’impatto della spada sulla pelle o sulle corazze nemiche.

Conclusioni Dinoblade

Dinoblade è un esperimento riuscito a metà, ma che merita comunque di essere vissuto. È un titolo che parte da una premessa assurda e la porta avanti a testa alta, regalando un’avventura da 15 ore visivamente spettacolare e sorretta da un lavoro sulle animazioni davvero encomiabile. Se siete disposti a chiudere un occhio su un feedback dei colpi un po’ troppo “leggero” e su una varietà di nemici non eccezionale, troverete ad attendervi un’esperienza d’azione fresca, spensierata e visivamente travolgente. Un ottimo punto di partenza per un franchise che, con i giusti ritocchi al sistema di collisioni e all’impatto fisico, potrebbe davvero fare il salto di qualità definitivo.

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7.1
Dinoblade è un'avventura spettacolare e visivamente travolgente da 15 ore, mossa da animazioni straordinarie e un concept folle, anche se un feedback dei colpi un po' troppo leggero impedisce al combat system di raggiungere l'eccellenza.

Pro

  • Coreografie e animazioni del protagonista straordinarie da vedere
  • Concept originale, folle e visivamente d'impatto
  • Progressione stile soulslike ben integrata con abilità e attributi
  • Ottima longevità (15 ore) senza troppi tempi morti

Contro

  • Feedback dei colpi debole
  • Visuale e telecamera a tratti caotiche nei momenti più concitati
  • Varietà dei nemici ordinari limitata sulla media-lunga distanza
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