Directive 8020 – Recensione

Recensito su PlayStation 5

Carter Directive 8020
Supermassive torna con un nuovo racconto nello spazio

Supermassive Games è stata una vera rivelazione per me quando, nel 2016, trovai il coraggio di avviare per la prima volta Until Dawn, uno dei titoli che mi ha aperto le porte del genere survival horror.

Un’opera capace di rinnovare il concetto stesso di horror videoludico, assottigliando ulteriormente il confine tra cinema e videogioco. Un’esperienza costruita interamente attorno alle scelte del giocatore, dove ogni decisione plasma il destino dei personaggi e altera il corso degli eventi, trasformando la tensione in qualcosa di profondamente personale.

Sono passati ormai più di dieci anni e il percorso intrapreso da Supermassive Games sembra essersi lentamente arenato davanti all’enorme successo di Until Dawn. Tra alti e bassi, la software house ha continuato a inseguire quella formula capace di ridefinire l’horror narrativo moderno, senza però riuscirci davvero.

Ed è proprio in questo contesto che arriva Directive 8020, il quinto capitolo dell’antologia di The Dark Pictures: un progetto ambizioso, deciso non solo a raccogliere l’eredità dell’esclusiva PlayStation, ma persino a superare quello che per anni è sembrato un traguardo irraggiungibile. Ma sarà davvero così? Scopriamolo insieme in questa recensione.

DIRECTIVE 8020 Recensione
Directive 8020 – Recensione | Un misterioso organismo alieno prende il controllo della Cassiopeia

Directive 8020 – Recensione | Una missione per salvare l’umanità

Il quinto capitolo della The Dark Pictures Anthology ci catapulta a bordo della Cassiopeia, una nave spaziale diretta verso Tau Ceti F, pianeta considerato compatibile con la sopravvivenza della razza umana.

Quella che dovrebbe essere una “semplice” missione esplorativa si trasforma però rapidamente in un incubo. A poche ore dall’arrivo, un enigmatico organismo alieno invade la nave, insinuandosi tra le sue buie aree e mettendo a rischio non solo la missione, ma la sopravvivenza stessa dell’intera squadra.

L’equipaggio si ritroverà dunque costretto a compiere scelte morali difficili davanti a minacce indescrivibili, nella speranza di tornare sani e salvi sulla terra.

Il gameplay

Il gameplay di Directive 8020 mantiene la classica struttura narrativa tipica delle opere di Supermassive Games, cercando però di ampliare la formula con alcune aggiunte piuttosto coraggiose. Il titolo introduce infatti numerose sezioni stealth, che ricordano vagamente quelle di The Last of Us, nelle quali il giocatore è chiamato a sgattaiolare tra i nemici evitando di essere scoperto, oltre a brevi meccaniche difensive in caso di avvistamento.

A questa si aggiunge un’esplorazione più decisa e marcata rispetto al passato, con stanze da sbloccare e percorsi alternativi che offrono ricompense extra come dettagli aggiuntivi sulla trama e sulla storia dei personaggi.

Si tratta però di novità che finiscono per risultare piuttosto basilari, superficiali e, alla lunga, anche ripetitive. Il design della Cassiopeia, appare poco ispirato e le aree esplorabili raramente invogliano il giocatore a deviare dal percorso principale per scoprire nuovi dettagli o segreti. Dall’inizio alla fine dell’avventura mi è sembrato di percorrere sempre le stesse stanze, tra l’altro troppo simili agli ambienti presenti sulla USG Ishimura di Dead Space.

I collezionabili utili ad approfondire trama e background dei personaggi sono tanti e aggiungono un ulteriore strato al gameplay del titolo, ma durante le sezioni più caotiche dell’avventura tendono inevitabilmente a passare in secondo piano.

Da questo punto di vista non nutrivo particolari aspettative: il vero punto di forza delle produzioni Supermassive è sempre stata la narrazione. Le nuove fasi stealth avrebbero potuto rappresentare un’aggiunta interessante, ma solo se sviluppate con una maggiore profondità.

Directive 8020
Directive 8020 Recensione | Le fasi Stealth ricordano molto quelle di The Last of Us

La Trama

Nemmeno la trama riesce a convincere fino in fondo. Sebbene le premesse fossero estremamente promettenti, arrivati ai titoli di coda, la storia finisce per apparire scontata e, in alcuni momenti, persino confusionaria. Una volta terminato, resta forte la sensazione di trovarsi davanti a un’opera dal grande potenziale, ma privata di alcuni passaggi fondamentali.

Il vero punto debole, però, è un altro: Directive 8020 non fa davvero paura. Gli jumpscare non mancano, ma raramente riescono a generare quella tensione autentica in grado di lasciare il giocatore con quel costante senso di inquietudine che caratterizzava, per esempio, Until Dawn.

I personaggi, al contrario, sono realizzati con cura e, nonostante la durata piuttosto contenuta dell’avventura, riescono comunque a trasmettere empatia e vicinanza al giocatore. Resta però uno dei problemi ormai storici delle produzioni Supermassive, ovvero le espressioni facciali. Pur contando su modelli estremamente dettagliati e realistici, le animazioni dei volti appaiono ancora troppo rigide e artificiali, finendo talvolta per spezzare l’immersione nelle scene più emotive.

Dal punto di vista tecnico, invece, il titolo convince. Le cutscene, mostrano una notevole cura artistica e un eccellente livello di dettaglio. Anche la colonna sonora accompagna efficacemente l’esperienza, alternando tracce capaci di adattarsi ai diversi momenti dell’avventura e di sostenere la tensione narrativa.

Turning Points Directive 8020
Directive 8020 – Recensione | Arrivano i Turning Points

Arrivano i Turning Points, un nuovo modo di vivere la storia

La vera novità di Directive 8020 è rappresentata dai Turning Points, un sistema di rewind che permette al giocatore di tornare indietro e modificare le proprie scelte. Un’aggiunta che, idealmente, funziona bene soprattutto in termini di rigiocabilità, ma che personalmente consiglierei di utilizzare soltanto durante una seconda playthrough. Parte del fascino delle produzioni Supermassive Games risiede proprio nell’incertezza delle decisioni prese e nelle conseguenze imprevedibili che ne derivano.

Il titolo può inoltre essere affrontato sia in modalità co-op locale che online grazie alla modalità “Serata al Cinema”, opzione che consente a un gruppo di giocatori di vivere insieme l’avventura alternandosi nelle scelte e nel controllo dei personaggi. Un’aggiunta sicuramente gradita, se non fosse per la durata abbastanza contenuta dell’esperienza, che finisce inevitabilmente per limitare il potenziale della componente multiplayer.

Directive 8020 – Recensione | Conclusione

In conclusione, Directive 8020 è un progetto estremamente ambizioso che, purtroppo, finisce spesso per essere schiacciato proprio dal peso delle sue idee. Le nuove aggiunte al gameplay cercano di rinnovare la formula classica di Supermassive Games, ma in più occasioni sembrano allontanarsi dall’identità che aveva reso memorabili le opere precedenti.

La trama fatica a lasciare il segno, complice forse di una scrittura poco incisiva e un ritmo narrativo discontinuo, mentre il cast riesce comunque a distinguersi grazie a personaggi ben caratterizzati e credibili. Convincente invece il comparto tecnico, sostenuto da modelli dettagliati, una buona direzione artistica e un comparto sonoro capace di accompagnare efficacemente l’avventura.

Restano ottime le nuove aggiunte, come i Turning Points e la modalità cooperativa, che valorizzano la rigiocabilità e la condivisione dell’esperienza con altri giocatori. Tuttavia, tra il level design poco ispirato, le sezioni stealth superficiali e un coefficiente horror che raramente riesce davvero a inquietare, Directive 8020 dà spesso la sensazione di essere un’occasione mancata più che una vera evoluzione della formula Supermassive.

Un’esperienza discreta e a tratti interessante, che però difficilmente verrà ricordata come il salto di qualità che molti fan si aspettavano.

6.1
Un horror ambizioso che riesce a intrattenere, ma raramente a terrorizzare

Pro

  • Personaggi originali e interessanti
  • Comparto tecnico solido e curato
  • Turning Points e co-op multiplayer

Contro

  • Durata contenuta dell'opera
  • Ambienti "piatti" e privi di originalità
  • Scene Stealth ed esplorazione molto superficiali
  • Trama confusionaria
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