In questo articolo
Il panorama dei videogiochi ha visto negli ultimi tempi la rinascita di molti titoli dallo stile classico, soprattutto attraverso il moderno formato in HD-2D di Square Enix, ma la presenza tra essi di Final Fantasy Resonance rappresenta un evento senza precedenti per l’intera saga. Questo particolare capitolo, nato dalle fondamenta dell’universo mobile di Brave Exvius, sceglie con coraggio di abbandonare i budget stratosferici per abbracciare un’estetica nostalgica ma incredibilmente raffinata.
Il Team Asano firma un’opera che dimostra la forza latente dei titoli di fascia media, capaci di regalare emozioni anche attraverso il ritorno a meccaniche di ruolo consolidate e a una narrazione lineare. Final Fantasy Resonance rappresenta inoltre il primo vero capitolo della serie principale a unirsi alla prestigiosa lineup in HD-2D, finora riservata a opere minori o revisioni di glorie del passato.
La scelta di adottare questo stile dimostra come la passione e la cura per i dettagli possano superare la necessità di un comparto visivo fotorealistico. Il risultato è un tributo sincero e appassionato ai quarant’anni di storia di un franchise che ha plasmato l’intero genere dei giochi di ruolo giapponesi. E sono quindi pronto a raccontarvi tutto sul viaggio di Rain e dei suoi compagni.
Final Fantasy Resonance Recensione: ritorno alla leggenda dei cristalli
La trama di Final Fantasy Resonance poggia a piene mani sulle fondamenta storiche del franchise, riportando al centro della scena il mito dei cristalli, in questo caso sette, custodi dell’equilibrio del pianeta. La narrazione si apre con un prologo drammatico ambientato ben sette secoli prima degli eventi principali, dove l’Archwitch e la sua potente evocazione Bahamut affrontano una misteriosa figura in armatura nera.
Nel presente conosciamo Rain, giovane e valoroso comandante dello squadrone aereo del regno di Grandshelt, e il suo fidato amico d’infanzia Lasswell, vice comandante serio e disciplinato. Inviati dal Re a indagare sulla scomparsa della barriera magica del tempio della Terra, i due cavalieri assistono impotenti alla distruzione del primo cristallo per mano di Veritas of the Dark.
Il nemico attacca successivamente la capitale, costringendo i protagonisti a fuggire per proteggere i cristalli rimasti e la misteriosa Fina, una ragazza priva di memoria apparsa proprio dal cristallo distrutto. La storia prosegue con un ritmo incalzante che porta il gruppo di Rain a viaggiare in lungo e in largo attraverso diversi biomi, dove nuovi alleati si uniscono al gruppo arricchendo un cast ricco e ben caratterizzato.
La forza della sceneggiatura risiede nella capacità di sviluppare i legami tra i personaggi principali in modo naturale e coinvolgente. Rain incarna la figura del leader idealista e impulsivo, pronto a sacrificarsi per difendere gli deboli e guidare i compagni nelle situazioni più disperate. Lasswell rappresenta l’ancora di salvezza del gruppo, bilanciando la foga del protagonista con un atteggiamento riflessivo, severo e strettamente legato al senso del dovere.
Fina aggiunge un tocco di spensieratezza e mistero all’intreccio, dimostrandosi al contempo una figura chiave grazie alla sua innata capacità di evocare gli Esper. Ciascun capitolo della campagna si focalizza su una terra differente, ognuna con la sua storia locale e i suoi grattacapi da risolvere, offrendo approfondimenti narrativi sul mondo di gioco che mantengono costante la curiosità del giocatore.
L’antagonista di Final Fantasy Resonance, Veritas of the Dark, e il gruppo dei Sworn Six di Paladia si confermano una minaccia costante e temibile durante l’intera campagna. Le apparizioni dei cavalieri in armatura nera sono sempre accompagnate da un forte senso di ineluttabilità, mettendo a dura prova la tenuta fisica e psicologica dei protagonisti.
I continui ribaltamenti di fronte e le rivelazioni legate al passato dell’Archwitch contribuiscono a creare un mosaico narrativo complesso, capace di catturare l’attenzione sia dei neofiti sia dei fan di vecchia data. La narrazione inoltre non risulta mai eccessivamente derivativa, riuscendo a rielaborare i cliché tradizionali del genere con intelligenza.

Xbox nel caos: chiusure di studi e Game Pass a rischio [Sourcecast s26: e13]
Iscriviti al canale →
Un sistema di combattimento basato sullo Stagger
Il sistema di combattimento di Final Fantasy Resonance adotta la classica struttura a turni, rimodernandola con meccaniche dinamiche e altamente strategiche. La gestione delle debolezze elementali risulta ancora più fondamentale che in passato, non solo indebolire le difese avversarie ma anche e soprattutto per portare i nemici nello stato di Stagger.
Raggiungere questo stato permette infatti al party di azzerare il turno avversario e agire una seconda volta, offrendo un vantaggio tattico decisivo per dominare gli scontri più complessi. Inoltre, mandare l’intero gruppo nemico in Stagger sblocca un’azione extra devastante, in quanto a valle del secondo turno dei personaggi sarà possibile utilizzare l’attacco finale di una delle Vision equipaggiate.
Le sequenze in CGI che accompagnano gli attacchi speciali delle Vision sono qualitativamente incredibili e riescono a trasmette sul campo di battaglia la straordinaria potenza di eroi appartenenti a diverse dimensioni. Ma quindi che cosa sono le Vision?
Le Vision solo il vero cuore pulsante del gameplay di Final Fantasy Resonance, e sono echi cristallizzati di guerrieri leggendari che possono essere equipaggiati dai protagonisti per sbloccare abilità uniche. Qui il fattore nostalgia è molto potente, dato che le Vision più importanti sono sicuramente quelle dei protagonisti dei diversi capitoli della saga, come Cloud Strife, Tidus, e molto altri.
Ogni Vision accumula in battaglia esperienza in modo autonomo rispetto a quella del personaggio che l’ha equipaggiata, e permette di creare build personalizzate, dando la possibilità di combinare ruoli simili o opposti rispetto alla classe base del personaggio. Le abilità e le tecniche passive apprese dalla Vision salendo di livello rimangono infatti disponibili per il personaggio anche quando questa viene sostituita.
Spendendo gli appositi punti abilità infatti, ogni personaggio di Final Fantasy Resonance può equipaggiare le abilità delle Vision con cui ha stretto un legame. Questo sistema è molto intelligente ed essenziale per proseguire nell’avventura e spinge il giocatore a potenziare costantemente nuove Vision per creare eroi bilanciati e pronti ad ogni evenienza.
La progressione delle Vision richiede una pianificazione attenta però, perché Vision guadagnerà punti esperienza solo se equipaggiata in battaglia. Se una Vision viene assegnata a un nuovo personaggio infatti, il suo livello individuale torna temporaneamente a zero, imponendo per lui un nuovo percorso di crescita. Inoltre, per evolvere le magie già possedute (come da Fire a Fira) occorre portare i frammenti di magilite raccolti al Moogle della Luce.
La magilite non è però semplice da ottenere come sempre e richiede quindi del tempo per dedicarsi allo sviluppo completo delle proprie Vision. Ma come si ottengono nuove Vision? Anche in questo caso, per ottenere molte Vision diverse sarà necessario esplorare in lungo e in largo la mappa del mondo, dato che sono presenti diversi santuari sparsi per le mappe.
In questi luoghi occorre rispondere a tre domande dai risvolti ambigui legate alla storia dei guerrieri leggendari della saga di Square Enix. Nonostante la marcata componente nostalgica possa sembrare un semplice elemento di fan service, il meccanismo si integra bene nella struttura di gioco e non appare mai troppo forzato.
Tornando al sistema di combattimento di Final Fantasy Resonance, l’assenza di una modalità automatica dimostra la volontà degli sviluppatori di mantenere sempre al centro dell’attenzione l’abilità e le decisioni tattiche del giocatore. Si può aumentare la velocità degli scontri, ma i personaggi andranno sempre controllati dal giocatore.

Un mondo vivo ricco di sfide e contenuti secondari
L’abbiamo già brevemente accennato, ma l’esplorazione rappresenta un altro dei punti cardine di Final Fantasy Resonance, e devo ammettere che offre discrete soddisfazioni, grazie a mappe bilanciate che non risultano mai troppo ampie o dispersive. Il viaggio attraverso il continente può infatti essere affrontato a piedi, a bordo di un fidato Chocobo o solcando i cieli con l’aeronave, senza far mai percepire frustrazione o noia.
Torna infatti la mappa del mondo tanto cara ai vecchi capitoli della serie, che potrà essere esplorata agilmente con ogni mezzo a nostra disposizione. La presenza del teletrasporto rapido verso tutti i luoghi già visitati fin dai primi minuti garantisce un’eccellente riduzione dei tempi morti e rende il gioco moderno e accessibile.
E come da tradizione in Final Fantasy Resonance sono presenti una gran quantità di contenuti secondati. Nei vari angoli del mondo si nascondono as esempio dungeon opzionali dove affrontare boss segreti e leggendari come la potente Ultima Weapon e il maestro di spada errante Gilgamesh. Questi contenuti secondari si integrano molto bene all’interno della cornice narrativa principale, offrendo brevi missioni utili ad approfondire la lore del mondo.
Risolvere queste attività permette inoltre di ottenere pezzi di equipaggiamento rari e i frammenti di magilite necessari per potenziare i poteri delle Vision. Fina può inoltre evocare sul campo di battaglia i potentissimi Esper, i quali agiscono in autonomia per tre turni fornendo un supporto decisivo durante gli scontri più impegnativi.
La varietà e soprattutto la non eccessiva lunghezza dei contenuti secondari di Final Fantasy Resonance spinge il giocatore a voler esplorare ogni singolo angolo del continente senza mai generare un senso di ripetitività. Le battaglie contro i boss opzionali richiedono una conoscenza approfondita delle meccaniche di Stagger e un utilizzo spinto delle abilità passive accumulate.
Ottenere nuovi Esper per Fina attraverso il completamento dei dungeon dedicati è quindi decisamente consigliato per chiunque voglia approcciare i contenuti più hardcore dell’esperienza. La sfida proposta dalla campagna principale si mantiene tutto sommato equilibrata, ma per i boss opzionali sarà necessario un pizzico d’ingegno e la giusta preparazione strategica piuttosto che il semplice livello dei personaggi.

Veste grafica in HD-2D e comparto tecnico su PlayStation 5
Dal punto di vista visivo, il lavoro svolto dal Team Asano è davvero eccellente, grazie ad un utilizzo intelligente della tecnologia HD-2D. Le scene di intermezzo in pixel art sono animate con grande maestria, come le sequenze dedicate ai colpi speciali di Esper e Vision. L’uso dell’illuminazione e la cura riposta nei dettagli delle ambientazioni regalano panorami suggestivi, capaci di evocare le atmosfere dei grandi classici dell’era a 16bit.
Su PlayStation 5 (la versione che abbiamo testato noi) le prestazioni di Final Fantasy Resonance si mantengono granitiche e stabili, mostrando una pulizia tecnica eccellente per un’esperienza priva di bug o incertezze durante le battaglie. Il motore grafico gestisce con disinvoltura la sovrapposizione di effetti particellari, luci dinamiche e ombre dettagliate sulle strutture tridimensionali degli ambienti.
Le fasi di combattimento traggono grande vantaggio da questa veste estetica, proponendo animazioni fluide per ciascun attacco e una resa visiva straordinaria per gli incantesimi più potenti. Qualche piccola riserva emerge unicamente nella gestione dell’interfaccia utente, specialmente durante la consultazione dei menu e nella gestione dell’equipaggiamento dei personaggi.
Risulta talvolta poco pratico passare tra le diverse schede degli eroi, e anche durante gli scontri non è purtroppo immediato verificare quali elementi siano già stati testati contro i nemici, dato che l’interfaccia mostra solo la debolezza o la resistenza di ogni nemico. Peculiare inoltre la presenza di un caricamento separato quando si entra in negozi e abitazioni direttamente dalla mappa cittadina.
Titoli come i remake dei primi capitoli di Dragon Quest e il recente Elliot ci avevano infatti abituati alla bellezza di poter entrare e uscire dagli appartamenti delle città senza bisogno di alcun caricamento. Il comparto sonoro vanta invece una colonna sonora orchestrale di altissima fattura, con composizioni che accompagnano ogni momento dell’avventura con temi orchestrali epici, malinconici o incalzanti a seconda della situazione a schermo.
Anche il doppiaggio di Final Fantasy Resonance si rivela di ottima fattura, seppure sia limitato esclusivamente alle sequenze della trama principale, decisione che potrebbe far storcere il naso a chi cercava un’esperienza interamente doppiata. Ciononostante, la qualità del lavoro svolto sulla colonna sonora compensa ampiamente questa scelta di produzione, regalando un accompagnamento audio memorabile.
Molto più pesante è invece la mancanza della localizzazione dei testi in lingua italiana, che in un gioco con una forte impronta narrativa come questo risulta poco giustificabile. Ci siamo purtroppo ormai abituati a questo comportamento, ma dispiace sempre vedere un gioco con un nome così importante venire rilasciato nel nostro paese senza la localizzazione italiana.

Conclusione
Final Fantasy Resonance dimostra in modo inequivocabile come il fascino storico del franchise Square Enix possa brillare anche lontano dai budget spaventosi delle produzioni tripla A. La dimensione contenuta dell’opera non rappresenta infatti un limite, ma dimostra il potere delle produzioni medie di sperimentare e offrire storie ed esperienze coinvolgenti.
Questo capitolo propone un’avventura appassionante e tecnicamente riuscita, confermando che il ritorno alle origini rappresenta la strada ideale per entusiasmare la community tra le lunghe attese dei blockbuster di stampo cinematografico. Se questo esperimento riceverà il giusto riscontro, la compagnia giapponese potrebbe inaugurare una nuova stagione per i giochi di ruolo tradizionali.
La capacità di proporre un sistema di combattimento profondo e un’esplorazione appagante ma moderna permette a Final Fantasy Resonance di rivaleggiare a testa alta con gli altri esponenti del genere. La risposta del pubblico a questo capitolo potrebbe segnare una svolta fondamentale per la strategia editoriale di Square Enix nei prossimi anni.
In conclusione, la combinazione tra narrazione, estetica e sistema di combattimento messa in piedi dal Team Asano crea un mix irresistibile per chiunque sia cresciuto con i capitoli storici della serie, ma anche accessibile per le nuove leve del genere. La speranza è quindi che questo capitolo possa rappresentare solo l’inizio di una lunga serie di produzioni simili destinate a esplorare nuove storie e mondi.
Final Fantasy Resonance dimostra che la magia originaria della serie è ancora viva e pronta a conquistare le nuove generazioni di videogiocatori. Vi ricordiamo che Final Fantasy Resonance sarà disponibile dal prossimo 22 ottobre 2026 su PC, Nintendo Switch, PlayStation 5 e Xbox Series X|S.
Il fascino immortale dei cristalli risplende nel meraviglioso stile HD-2D
- Sistema di combattimento a turni profondo, dinamico e arricchito dall'ottima gestione delle Vision.
- Direzione artistica magistralmente realizzata in HD-2D.
- Trama lineare ma scritta con cura, sorretta da un cast di personaggi ben caratterizzato.
- Totale assenza della localizzazione dei testi e dei menu in lingua italiana.
- Interfaccia utente leggermente macchinosa nelle schermate di gestione dell'equipaggiamento.
- Doppiaggio limitato unicamente alle sequenze narrative principali e caricamenti separati tra esterni e interni.
GameSource su Google Aggiungici alle tue fonti preferite: Google ti mostrerà più spesso i nostri articoli.
Aggiungi alle fonti preferiteStupid Never Dies – Recensione PS5

