Kynseed – Recensione PS5
Codice digitale fornito gratuitamente dal produttore/editore per fini editoriali.
Prima fatica di PixelCount Studios, piccola realtà britannica nata dalle ceneri di Lionhead Studios, Kynseed arriva finalmente su console, forte di anni di aggiornamenti e integrazioni alla versione PC, uscita ufficialmente nel 2022 e che ha saputo nel tempo costruire e difendere grandi apprezzamenti di critica e pubblico.
Kynseed – Recensione PS5 – Un viaggio tra fate e frutteti
Kynseed è ambientato a Quill, mondo che rispecchierebbe in maniera abbastanza evidente un ideale di vita bucolica in un contesto medievale, se non fosse saturo di elementi fantasy ispirati al folkore britannico, fortemente rilevanti ai fini della narrazione e del gameplay. Controlliamo infatti un personaggio a scelta tra due gemelli, che potremo personalizzare attraverso un semplice editor; entrambi i personaggi, orfani, verranno adottati da un uomo rimasto vedovo, e cresceranno nella sua fattoria.
Una delle particolarità di Kynseed è che il prologo ci metterà nei panni di un personaggio appena dodicenne, per un periodo prestabilito che può rivelarsi piuttosto lungo, anche una dozzina di ore. Durante questa fase avremo alcune limitazioni, come l’impossibilità di lasciare la prima regione e la necessità di andare a dormire a una certa ora, ma Kynseed lascia grande libertà su come trascorrere questo periodo, potendo ad esempio scegliere di aiutare in fattoria, di esplorare la regione, di fare amicizia con i numerosissimi e interessanti NPC, di iniziare a cimentarsi in attività secondarie e via dicendo.
Si tratta insomma di un’ottima introduzione per un titolo che si rivela eccezionale nel dosare l’interesse del giocatore, proponendo direttamente e indirettamente una serie di compiti che si rivelano sempre abbastanza vicini da essere raggiungibili, e nel contempo fonte di soddisfazione laddove si trovi il tempo di fermarsi e voltarsi ad ammirare la strada fatta quasi senza rendersene conto.
Il tempo è denaro
Iniziamo la nostra analisi del gameplay di Kynseed partendo da un elemento che è delizia e purtroppo anche un po’ croce del titolo di PixelCount Studios, un elemento che si presenta come cuore dell’avventura per poi passare, purtroppo, in secondo piano: la gestione del tempo.
Come in Stardew Valley, con cui ha sicuramente molti elementi in comune pur rivelandosi ben lontano dall’esserne considerabile un clone, Kynseed ha un sistema di passaggio del tempo basato sul ciclo annuale delle stagioni, ciascuna delle quali ridotta a due settimane, che influisce sull’ambiente di gioco, su flora e fauna ottenibili, sugli ortaggi coltivabili e via dicendo. Fino a qui tutto normale.
Nel corso della storia incontreremo però ben presto Fairweather, potente spirito che firmerà un contratto con il protagonista: l’accettazione del Kynseed. Questo è un seme fatato da piantare nella fattoria che permetterà al nostro eroe di trasferire la propria coscienza e abilità nel corpo del figlio, di sangue o adottato, in caso di morte, eventualità che avverrà automaticamente al raggiungimento del 50esimo anno di età, oppure per scelta, qualora il giocatore volesse passare immediatamente il Kynseed ad un discendente.
Si tratta di una meccanica piuttosto drastica, ma pienamente in linea con un titolo che, dietro a personaggi allegri e ad un mondo in relativa pace, nasconde tematiche ben più dark rispetto ad altri esponenti del genere.
Non finisce però qui; l’accordo con Fairweather, volto alla sconfitta, generazioni dopo, del malvagio mostro Jabberwock da parte del protagonista e dei suoi discendenti, include l’utilizzo degli anni di vita del protagonista come valuta per ottenere potenti reliquie da Fairweather stesso o per resuscitare l’eroe stesso in caso di morte in battaglia, meccanica che analizzeremo più avanti.
Il sistema è estremamente interessante, e porta potenzialmente a strategie sul lungo periodo più o meno moralmente accettabili, come “l’addestramento” dei propri figli fin dalla tenera età per migliorarne determinate statistiche che verranno poi ereditate con il passaggio del Kynseed, ma ha un problema che è nel contempo fondamentale e irrilevante. Non serve.
Per quanto infatti Kynseed abbia una storia piuttosto lunga, che nel caso di chi scrive ha occupato una cinquantina di ore, quel tempo è stato condensato in meno di due anni di gioco.
Il mio personaggio quindi, che a fine prologo, all’età di 18 anni, era stato investito di una forma di immortalità al solo scopo di imbarcarsi in una missione multigenerazionale contro un nemico in grado di minacciare il mondo intero… a meno di 20 era seduto davanti al caminetto di casa pronto a raccogliere le mele dal frutteto il mattino dopo, e con due figli appena nati ma ben lontani dall’essere di aiuto.
Si tratta di una situazione francamente divertente, figlia anche di mie scelte che hanno portato, ad esempio, a non comprare oggetti da Fairweather durante la storia per non vedere morire personaggi più anziani in cui avevo investito in amicizia e che, tornando al cinismo che un po’ pervade il gioco, mi erano utili per gestire negozi e riparazioni di ponti e edifici (ci arriveremo).
Sta di fatto che l’intero sistema non è necessario, e forse nemmeno ottimale, al completamento della storia, risultando quindi paradossalmente centrale e ridondante, utile perlopiù in partite lunghissime. Ciò non significa però che il gioco in sé non funzioni, tutt’altro.

La strada per la leggenda
Facciamo dunque un passo indietro; lo scopo del contratto, e del gioco stesso, è trovare e sconfiggere il Jabberwock. A tale proposito sarà necessario uscire dalla regione in cui eravamo confinati da bambini, ed esplorare in lungo e in largo Quill e i suoi interessanti biomi.
Verremo quindi insigniti di un magico oggetto in grado di tracciare la nostra reputazione, che dovremo portare al massimo livello, quello di leggenda, per poter affrontare e sconfiggere il mostro. Buona parte delle meccaniche di Kynseed hanno dunque come scopo ultimo la creazione di questa reputazione.
Ad esempio, potremo acquistare varie tipologie di negozio (taverna, apotecario, emporio, fabbro), ulteriormente specializzabili nella vendita di prodotti ancora più specifici, come armi, attrezzi o accessori nel caso del fabbro. Ogni vendita, e ogni cliente soddisfatto, porteranno a un aumento della nostra reputazione.
Potremo dunque lavorare personalmente oppure assumere NPC, sulla base del loro livello di amicizia e delle loro statistiche, per ricoprire diversi ruoli all’interno di un negozio, assegnando loro sia la paga che gli specifici orari di lavoro, tenendo presente che avranno bisogno di riposo per non perdere efficienza.
Un impiegato stanco o nervoso può rivelarsi lento o scortese, portando all’insoddisfazione del cliente e all’abbassamento della reputazione stessa, così come è deleteria l’assenza di prodotti da vendere o materiali con cui produrli, certamente ordinabili ma per i quali dovremo aspettare svariati giorni, portando quindi alla necessità di mantenere un efficiente piano di approvvigionamento che tenga conto delle necessità di ogni negozio.
Sarebbe inutile soffermarsi ulteriormente su questi aspetti, basti pensare che ogni negozio ha caratteristiche completamente diverse, l’apotecario ad esempio fa uso degli effetti di ogni singola erba, fiore o parte di mostro del gioco per craftare manualmente cure che siano efficaci su pazienti individuali sulla base dello specifico problema, o combinazione di essi, che li affligge, il fabbro raccoglie ordinazioni che richiedano specifici oggetti nell’arco di qualche giorno, e via dicendo.
Insomma, si tratta di un sistema complesso e relativamente profondo, quantomeno quantitativamente. Le cose da fare sono veramente tantissime, e incastrarle richiede un buon livello di organizzazione. Gestire i negozi, specialmente puntando alla produzione di reputazione piuttosto che di denaro, renderà ad esempio estremamente costoso l’utilizzo della funzione di ordinazione dei materiali, che spesso dovremo procurarci direttamente per risparmiare.
Se però scegliamo di andare a recuperare minerali per il fabbro, non potremo nel contempo recuperare erbe per l’apotecario, o piantare e raccogliere ortaggi da vendere nell’emporio, o pescare pesci; il tutto è ulteriormente reso più interessante dalla contemporanea presenza di due tipologie di abilità, una legata all’utilizzo di specifici attrezzi, come appunto la canna da pesca, l’altro alla consegna di prodotti di un certo livello a specifici NPC maestri di una determinata arte, come appunto la pesca.

Il sistema di combattimento
Una menzione a parte la merita il sistema di combattimento, disponibile solo nelle regioni più avanzate, certamente non cuore dell’esperienza di Kynseed ma comunque rilevante e molto più appagante di quanto sembri. Trattasi di un sistema in tempo reale in cui il giocatore consuma stamina per muoversi verticalmente tra tre posizioni, per affrontare fino a quattro nemici posti sull’altro lato dello schermo e schierati a rombo.
Alla pressione di ogni tasto corrisponde un attacco con la spada, o una combo, indirizzato alla relativa posizione, esattamente come sono posizionati i tasti stessi di un Dualsense nel caso di Playstation 5. Quadrato attaccherà dunque il vertice sinistro della formazione nemica, mentre triangolo colpirà il vertice alto, ricordando però che non tutte le posizioni sono attaccabili allo stesso modo e in qualsiasi momento.
Si tratta di un sistema che per certi aspetti riprende quello di Valkyrie Profile (qui la recensione), pur in qualche modo invertendolo, e assegnando ad ogni tasto la posizione da colpire piuttosto che quella del membro del party che debba lanciare l’attacco.
Il combattimento si svolge quindi muovendosi verticalmente tra le tre posizioni a disposizione del personaggio, cercando di non finire la stamina e nel contempo di risparmiarne abbastanza da contrattaccare.
Il personaggio non sale di livello, pur ottenendo molto raramente punti bonus da assegnare a specifiche statistiche, e il miglioramento nel combattimento avviene innanzitutto tramite l’apprendimento del pattern di ogni nemico, in secondo luogo da qualità e tipologia dell’equipaggiamento. E’ inoltre possibile utilizzare vari oggetti, sia offensivi che difensivi, così come portare animali che possano aiutarci in battaglia con abilità specifiche.

Conclusione
Potrei andare avanti ancora a lungo nel descrivere l’enormità, talvolta quasi opprimente, delle meccaniche di Kynseed, ma questo non aggiungerebbe nulla a questa recensione, e anzi, toglierebbe frecce all’arco di un titolo pieno zeppo di contenuti e di sorprese, che deve sicuramente limare ancora qualcosa per sfidare i giganti del genere, ma che non è così lontano da essi come una prima e superficiale impressione potrebbe far pensare.
Kynseed è disponibile per PlayStation 4, Playstation 5, Xbox One, Xbox Series S|X, Nintendo Switch e PC. Se sei interessato all’acquisto del gioco, puoi farlo seguendo questo link su Steam!
Un titolo eccellente
Pro
- Atmosfera e personaggi piacevoli e interessanti
- Riesce a mantenere l'attenzione del giocatore con una serie di microtask perfettamente calibrati
- Tantissime attività da svolgere...
Contro
- ... a volte persino troppe
- Alcune meccaniche sono un po' ridondanti