Onimusha: Way of the Sword – Recensione PS5

Recensito su PlayStation 5

Editoria & Trasparenza

Codice digitale fornito gratuitamente dal produttore/editore per fini editoriali.

Onimusha: Way of the Sword cover

Se avete qualche anno di esperienza videoludica sulle spalle, probabilmente il nome Onimusha vi farà tornare immediatamente ai tempi di PlayStation 2. Era l’inizio degli anni Duemila e Capcom decise di portarci nel Giappone feudale con una serie che, partendo da alcune intuizioni figlie dei suoi grandi successi dell’epoca, riuscì rapidamente a trovare una propria identità.

Da Warlords fino a Dawn of Dreams, passando per Samurai’s Destiny e Demon Siege, Onimusha cambiò più volte pelle senza perdere quel carattere che gli aveva permesso di conquistarsi uno spazio importante nel catalogo della compagnia giapponese. Poi, dal 2006, praticamente il silenzio.

Vent’anni dopo ci ritroviamo davanti a Onimusha: Way of the Sword, e già questo rende il suo arrivo qualcosa di particolare. Perché riportare Onimusha sul mercato nel 2026 non significa semplicemente recuperare una vecchia IP e affidarsi alla nostalgia di chi c’era allora.

Nel frattempo il genere action è cambiato profondamente e, soprattutto dopo l’esplosione dei soulslike, anche il modo in cui affrontiamo e giudichiamo un combattimento all’arma bianca è molto diverso.

La domanda che mi sono fatto prima di iniziare a giocare credo quindi sia la stessa che potrebbe venire in mente a molti di voi: c’è ancora spazio per Onimusha? E soprattutto, come si può riportare in vita una serie del genere senza trasformarla nell’ennesimo action che cerca di imitare quello che ha funzionato negli ultimi quindici anni?

Capcom avrebbe potuto prendere la strada più semplice. Ha preferito invece cercare un equilibrio tra passato e presente, modernizzando una formula inevitabilmente invecchiata senza rinunciare alla personalità della serie.

Qualche influenza contemporanea si percepisce, ed era praticamente impossibile che non fosse così, ma Onimusha: Way of the Sword vuole prima di tutto essere Onimusha, non la risposta di Capcom a Dark Souls o Sekiro.

Ed è proprio da qui che voglio partire per raccontarvi questo ritorno. Perché dopo vent’anni non mi interessava ritrovare esattamente l’Onimusha che avevo lasciato su PlayStation 2, quanto capire se quella stessa identità potesse ancora funzionare nel 2026. Dopo aver passato più di 30 ore insieme a Miyamoto Musashi ed esplorato Kyoto, una risposta finalmente ce l’ho.

Onimusha: Way of the Sword – Recensione PS5 – Una storia di demoni, rivalità e crescita

Onimusha: Way of the Sword chiarisce fin dalle prime battute la volontà di ripartire con una storia capace di funzionare anche per chi della saga conosce poco o nulla. Nessun legame narrativo diretto con i vecchi capitoli: questa volta Capcom mette al centro Miyamoto Musashi, reinterpretando liberamente una delle figure più celebri della storia giapponese e affidandogli le fattezze dell’indimenticabile Toshirō Mifune.

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Come da tradizione, il viso di Musashi è ispirato all’attore Toshirō Mifune

Il Musashi che incontriamo è però ancora lontano dalla leggenda che conosciamo. È giovane, impulsivo, arrogante quanto basta e ha un obiettivo piuttosto semplice: seguire la Via della Spada e dimostrare di essere il guerriero più forte contando esclusivamente sulle proprie capacità.

Peccato che il suo arrivo a Kyoto, soffocata da un misterioso miasma e invasa dai Genma, lo faccia immediatamente scontrare con la realtà. Musashi viene sopraffatto e ucciso proprio dalle creature che pensava di poter affrontare con la sola forza della sua lama.

Ed è praticamente qui che comincia davvero la sua storia. Finito all’Inferno insieme al rivale Sasaki Ganryu, Musashi incontra un enigmatico vecchio che offre a entrambi un Guanto Oni e la possibilità di tornare nel mondo dei vivi. Il patto è semplice: eliminare quanti più Genma possibile e assorbirne le anime. Un dono che Musashi non accoglie esattamente a braccia aperte. Per lui affidarsi a un potere sovrannaturale significa quasi barare, e questo conflitto diventa uno dei temi centrali dell’avventura.

All’interno del Guanto risiede inoltre Shizuka, lo spirito di un Oni che accompagnerà Musashi durante il viaggio. Il rapporto tra i due cresce insieme al protagonista e diventa importante soprattutto quando le convinzioni apparentemente incrollabili del samurai iniziano a vacillare. Onimusha: Way of the Sword vuole infatti raccontare soprattutto come Musashi arrivi a diventare un vero Onimusha, mettendone alla prova non soltanto l’abilità con la spada, ma anche l’orgoglio e l’integrità emotiva.

Nel corso dell’avventura incontreremo anche Takamura, possessore di un Guanto Oni e protettore delle porte dell’Inferno, e Okuni, giovane ballerina con un certo talento come sarta.

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I compagni di Musashi saranno preziosi per il suo percorso

Sono personaggi che acquistano progressivamente maggiore spessore e che, proprio come Musashi, hanno i propri demoni da affrontare. E stavolta non parlo necessariamente dei Genma.

Non aspettatevi una trama particolarmente originale o una sequenza infinita di colpi di scena. Onimusha: Way of the Sword racconta una storia abbastanza classica, ma rispetto agli Onimusha del passato dedica molta più attenzione alla crescita del protagonista e alla caratterizzazione di alcuni comprimari. Musashi parte convinto che per diventare il migliore gli bastino una spada e il proprio talento, ma quello che gli succede durante il viaggio lo costringe progressivamente a mettere in discussione proprio queste certezze.

Percorrere la via della spada

Se avete giocato i vecchi Onimusha, una delle prime cose che noterete è quanto sia cambiato il modo di combattere. Le telecamere fisse, figlie anche dei Resident Evil dell’epoca, sono ormai un ricordo: adesso l’inquadratura segue Musashi alle spalle e tutto diventa inevitabilmente più veloce, dinamico e spettacolare.

Il combat system è anche decisamente più tecnico. Si attacca, si schiva, si contrattacca, ma soprattutto si para tantissimo, ed è proprio qui che secondo me Onimusha: Way of the Sword dà il meglio di sé.

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Ci sono anche delle coperture che possono essere utili anche per sbilanciare gli avversari

Quando iniziate a prendere confidenza con i tempi degli avversari, gli scontri acquistano un ritmo fantastico: parata, risposta, schivata, nuovo attacco e magari quell’Issen piazzato esattamente nel momento giusto che fa sempre la sua bella figura. C’è una sorta di flow da imparare e, quando tutto funziona, combattere con Musashi è una goduria.

Peccato che i Genma comuni non riescano sempre a valorizzarlo. Anche quando siamo circondati, Way of the Sword tende a gestire gli scontri contro un nemico alla volta, mentre gli altri aspettano educatamente il proprio turno. Avete presente i vecchi Assassin’s Creed? Ecco, siamo più o meno da quelle parti.

Il risultato è che spesso abbiamo tutto il tempo di concentrarci su un avversario, farlo a fette e passare tranquillamente al successivo. La situazione migliora nelle fasi finali, quando i nemici diventano finalmente più aggressivi e bisogna prestare attenzione a quello che succede intorno a noi, ma avrei preferito vedere questa cattiveria molto prima.

La ripetitività emerge anche durante i continui salvataggi dei cittadini di Kyoto. All’inizio fa piacere fermarsi a dare una mano, alla decima volta un po’ meno: davanti a una casa, vicino a un portone oppure in mezzo alla strada, cambia il posto ma la situazione rimane praticamente la stessa.

Farlo conviene per ottenere ricompense e materiali, ma senza questo incentivo molti di questi combattimenti sarebbero tranquillamente evitabili.

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La parata è un elemento centrale del combat system e anche spettacolare da vedere

I boss sono tutta un’altra storia

Quando entrano in scena i boss, invece, cambia completamente la musica. Sono sicuramente tra le cose che mi sono piaciute maggiormente: spettacolari e cinematografici quanto basta, ma soprattutto abbastanza tecnici da costringerci a capire chi abbiamo davanti.

Non è un gioco punitivo e non vuole esserlo, ma entrare in uno scontro pensando di risolvere tutto premendo attacco non vi porterà lontano. C’è il boss contro cui conviene concentrarsi sulle parate, quello che invita maggiormente alla schivata e quello che costringe a mescolare entrambe le soluzioni fino a trovare il ritmo corretto.

Ogni boss possiede una barra della salute e una della resistenza. Parate, contrattacchi e Issen consumano rapidamente quest’ultima e, una volta azzerata, si attiva una breve sequenza durante la quale scegliere quale parte dell’avversario colpire.

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Onimusha: Way of the Sword non ha una struttura a boss rush

A seconda del bersaglio possiamo puntare su maggiori danni oppure ottenere più anime, preziose per alimentare le armi Oni e la trasformazione di Musashi.

Gli scontri sono ben differenziati e non mi hanno mai dato la sensazione di affrontare la stessa battaglia con una skin diversa. I boss attraversano due fasi e diventano progressivamente più aggressivi.

Forse persino troppo in un paio di occasioni, quando verso la fine sembrano improvvisamente ricordarsi di avere un appuntamento e iniziano ad attaccare senza lasciarci respirare. In quei momenti il bel flow fatto di parate, schivate e contrattacchi rischia di saltare e non rimane che sperare nella parata giusta. O di avere ancora una cura. Preferibilmente entrambe.

E occhio alla seconda fase: morire può significare ricominciare lo scontro dall’inizio, anche quando mancavano pochi colpi alla vittoria. Chi frequenta i soulslike starà già annuendo con aria rassegnata. Io vi ho avvisato.

Armi, abilità e progressione di Musashi

Anche la crescita di Musashi è stata rivista in maniera importante. Nei vecchi Onimusha la progressione passava principalmente attraverso armi ed equipaggiamento; Onimusha: Way of the Sword introduce invece un sistema più articolato, senza trasformarsi nell’ennesimo action RPG fatto di build, livelli e decine di statistiche.

Tutta la progressione passa attraverso lo Specchio dello Spirito. È qui che si potenzia l’equipaggiamento, si spendono le anime accumulate e si sbloccano nuove abilità. Per migliorare Musashi servono materiali specifici come ferro, tessuto di canapa, cotone, Miasmite e oggetti lasciati da determinati nemici.

L’abbigliamento interviene principalmente su vita e resistenza, la spada aumenta potenza d’attacco, Issen e armi Oni, mentre il Guanto Oni migliora, tra le altre cose, la velocità di assorbimento delle anime. Ogni elemento raggiunge un massimo di cinque livelli.

Mi è dispiaciuto però che questi miglioramenti non abbiano conseguenze sull’aspetto dell’equipaggiamento. Esistono spade esteticamente differenti ottenibili attraverso alcune attività, ma sono essenzialmente varianti cosmetiche: niente moveset o caratteristiche differenti. Se volete, potete tranquillamente completare l’intera avventura con la katana iniziale.

Abilità e poteri Oni

A dare maggiore profondità alla crescita troviamo due alberi delle abilità, alimentati principalmente dalle anime rosse dei Genma e dai gioielli gialli e blu. Il primo amplia il repertorio di Musashi: si interviene sugli Issen, sull’Arco Oni, sulle capacità furtive e sugli slot dedicati agli amuleti, utili per ottenere differenti bonus passivi.

Il secondo riguarda invece le abilità Oni. La Visione Oni individua forzieri e segreti nascosti, la Forza Oni permette di spezzare determinate difese e superare ostacoli legati al miasma, mentre l’Agilità Oni consente di correre lungo alcune pareti e raggiungere zone precedentemente inaccessibili.

Ed è qui che Capcom, secondo me, avrebbe potuto fare molto di più. Queste capacità funzionano nell’esplorazione, ma incidono troppo poco sul combattimento. Considerando quanto sia riuscito il sistema di base, integrarli maggiormente nelle combo avrebbe dato ancora più profondità agli scontri.

Le armi Oni hanno invece cambiato completamente funzione rispetto al passato. Non sostituiscono più la katana, ma diventano potenti abilità da utilizzare nel momento opportuno. Duo Celestiale permette, ad esempio, di ottenere anime gialle e recuperare salute, mentre Scuoti-Terra è utilissimo per massacrare la resistenza dell’avversario. Frusta-Venti tiene a bada i nemici infliggendo danni continui e il Flauto della Fenice offre invece un’opzione offensiva dalla distanza.

Nel complesso la progressione svecchia parecchio quella dei vecchi Onimusha, ma rimane elementare rispetto agli action moderni. Non è necessariamente un male, perché Onimusha non deve diventare un action RPG solo perché oggi va di moda, ma alcune idee sembrano fermarsi proprio quando iniziavano a diventare interessanti.

Se questo reboot rappresenta davvero un nuovo inizio, spero che Capcom sviluppi maggiormente questi elementi nei prossimi capitoli.

Esplorazione limitata

La struttura dell’avventura è invece molto più vicina al passato. Onimusha: Way of the Sword è suddiviso in otto zone, tutte relativamente contenute e costruite principalmente per accompagnarci verso l’obiettivo successivo. A fare eccezione è Est Kyoto, che funziona come hub principale. Qui torneremo per proseguire la storia, parlare con i personaggi e aiutare gli abitanti attraverso diverse missioni secondarie.

La maggior parte si riduce a recuperare un oggetto, eliminare determinati mostri oppure dare la caccia a specifici Genma comparsi nelle altre aree. Niente di particolarmente impegnativo: servono soprattutto ad aumentare la longevità e procurarci materiali utili alla crescita di Musashi.

Qualche sorpresa però c’è. Alcune quest dedicate direttamente alla città di Kyoto sono decisamente più divertenti e permettono di fare luce su questioni che vi consiglio di scoprire da soli. Ed è proprio questo a rendere ancora più evidente quanto si potesse fare di più con i contenuti secondari, soprattutto nel post game.

Le altre zone sono decisamente più lineari e spesso assomigliano a lunghi corridoi mascherati da aree più ampie. Si procede, si combatte, si prende una deviazione per aprire un forziere e poi si ritorna sul percorso principale.

I poteri Oni aggiungono un minimo di backtracking, permettendo di raggiungere successivamente punti inizialmente inaccessibili, ma raramente si ha la sensazione di stare davvero esplorando.

Quando viene sbloccato il trasferimento rapido attraverso lo Specchio dello Spirito, anche quel minimo di esplorazione tende a ridursi ulteriormente. Ed è un peccato perché alcune ambientazioni sono splendide.

Più volte mi sono trovato davanti a edifici, montagne e strutture che avrei voluto raggiungere, salvo poi scoprire che erano semplicemente parte dello scenario.

Non serviva trasformare Onimusha in un open world. La linearità non è il problema. Sarebbe bastata una maggiore verticalità, magari attraverso un sistema di arrampicata più libero, qualche percorso alternativo e più segreti realmente nascosti per sfruttare meglio ambientazioni che spesso rimangono soltanto un bellissimo sfondo.

Da questo punto di vista Onimusha: Way of the Sword rimane sorprendentemente vicino ai predecessori: percorsi lineari, deviazioni, enigmi e backtracking.

Solo che vent’anni dopo, con mappe apparentemente più ampie e standard molto diversi per gli action in terza persona, certi limiti si percepiscono inevitabilmente di più.

Il RE Engine non sbaglia il colpo

Sul fronte tecnico, Onimusha: Way of the Sword è davvero un bel vedere. Il RE Engine valorizza soprattutto le ambientazioni, con una Kyoto fatta di templi, strade devastate, interni ricchi di dettagli e scenari sovrannaturali accompagnati da un’ottima gestione dell’illuminazione e degli effetti.

E proprio alcune zone permettono al gioco di mostrare uno dei suoi lati più sorprendenti: la componente horror. Ci sono momenti in cui Way of the Sword cambia completamente atmosfera, sfruttando spazi angusti, oscurità e alcuni personaggi davvero ben caratterizzati per mettere addosso una discreta inquietudine.

Non voglio dirvi quali siano queste sezioni, ma posso anticiparvi che l’orrore è molto più presente di quanto mi aspettassi e, in alcuni momenti, persino più marcato rispetto ai vecchi capitoli.

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Il RE Engine fa un lavoro spettacolare

Non parliamo chiaramente di un survival horror, ma ci sono situazioni nelle quali Way of the Sword riesce a diventare genuinamente disturbante, e il RE Engine sembra trovarsi perfettamente a proprio agio quando Capcom decide di spingere in questa direzione.

Anche i personaggi convincono. Musashi beneficia naturalmente delle maggiori attenzioni, con il volto ispirato a Toshirō Mifune che funziona benissimo nelle sequenze ravvicinate, mentre i Genma presentano un design spesso grottesco accompagnato da un sistema di smembramento che rende gli scontri ancora più brutali.

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La modalità fotografica vi permetterà di immortalare ambienti mozzafiato

60 fps praticamente sempre solidi

La cosa che ho apprezzato maggiormente durante l’intera avventura è stata però la fluidità. Ho giocato privilegiando le prestazioni e bloccando il framerate a 60 fps e, durante la mia partita, Onimusha: Way of the Sword è rimasto praticamente sempre fluido, anche negli scontri più movimentati e quando lo schermo iniziava a riempirsi di nemici, anime ed effetti Oni.

In un action costruito così tanto sul tempismo di parate, schivate e Issen, avere una risposta costante fa davvero la differenza. E soprattutto il gioco rimane leggibile quando comincia il caos: non mi è praticamente mai capitato di perdere completamente di vista quello che stava succedendo.

Non tutte le ambientazioni hanno naturalmente lo stesso livello qualitativo e capita di incontrare elementi meno rifiniti, ma complessivamente la resa visiva è di ottimo livello.

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Bloccando gli fps a 60 potrete godervi gli scontri senza problemi

È soprattutto quando RE Engine e direzione artistica lavorano insieme che Way of the Sword mostra i muscoli, con le sezioni dal taglio più orrorifico che rappresentano probabilmente l’esempio migliore.

Dopo vent’anni di assenza era importante che Onimusha tornasse tecnicamente al passo con i tempi e da questo punto di vista Capcom ha centrato l’obiettivo.

Personalmente mi tengo stretti i 60 fps: con un combat system così veloce e basato sul tempismo, la modalità Prestazioni è quella che mi ha permesso di godermi al meglio il ritorno di Onimusha.

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Onimusha: Way of the Sword ha una bella componente horrorifica

Conclusioni

Dopo vent’anni di assenza, Onimusha: Way of the Sword è il ritorno che la serie meritava, anche se non tutto funziona con la stessa efficacia. Capcom ha avuto il merito di non inseguire ciecamente le mode del momento, evitando di trasformare Onimusha nell’ennesimo soulslike e costruendo invece un action che conserva una propria identità.

Il nuovo combat system è senza dubbio il protagonista dell’esperienza: tecnico, spettacolare e tremendamente soddisfacente quando parate, schivate e Issen iniziano a concatenarsi con il giusto ritmo, raggiungendo il suo apice durante degli scontri con i boss davvero riusciti.

Dall’altra parte rimane la sensazione che questa nuova strada abbia ancora parecchio margine di crescita. L’esplorazione è troppo limitata, le attività secondarie diventano presto ripetitive e la progressione, pur essendo molto più articolata rispetto al passato, avrebbe potuto sfruttare meglio abilità e poteri Oni per ampliare ulteriormente un combat system già eccellente.  Sono difetti che si sentono, soprattutto considerando quanto alcune idee sembrino soltanto sfiorare il loro vero potenziale.

Ma se Way of the Sword doveva dimostrare che Onimusha ha ancora un posto nel panorama degli action moderni, per me la risposta è assolutamente sì. Capcom è riuscita a riportare la saga nel 2026 senza snaturarla, mantenendo quel mix di samurai, demoni e atmosfere horror che l’ha sempre resa riconoscibile.

Non è ancora l’Onimusha definitivo, ma è una base solidissima dalla quale ripartire. E dopo aver aspettato vent’anni per rivedere questa serie, stavolta spero davvero che per il prossimo capitolo non dovremo aspettarne altri venti.

8.5
Onimusha è tornato, e sa ancora colpire.

Pro

  • Combat system tecnico, fluido e appagante
  • Boss fight spettacolari e ben differenziate
  • Ottima atmosfera e comparto tecnico

Contro

  • Esplorazione troppo lineare e poco sfruttata
  • Nemici comuni e attività secondarie ripetitivi
  • Progressione e poteri Oni poco approfonditi
Vai alla scheda di Onimusha: Way of the Sword
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