Trails in the Sky 2nd Chapter Recensione PS5
Codice digitale fornito gratuitamente dal produttore/editore per fini editoriali.
L’anno scorso, Trails in the Sky 1st Chapter è arrivato sul mercato sorprendendo tantissimi videogiocatori grazie al suo eccezionale cast di personaggi, buon gameplay a turni e soprattutto un comparto tecnico in grado di rimediare al principale problema della sua versione originale: l’estetica invechiata male.
Pur avendo apprezzato molto il remake del primissimo “Trails”, nella recensione dell’anno scorso vi anticipai come il gioco non raggiungesse i picchi di altri titoli della saga, limitandosi ad essere un’esperienza solida con pochi picchi ma nessun baratro.
Trails in the Sky 2nd Chapter Recensione PS5
Trails in the Sky 2nd Chapter non potrà contare sul fattore novità del primo capitolo. Le aspettative sono molto più alte, specie dopo il finale di 1st Chapter, il comparto grafico è lo stesso (più o meno) e il sistema di combattimento deve dimostrare di potersi evolvere, senza cadere nei dubbi bilanciamenti di titoli come Trails into Reverie (o in generale, la saga Cold Steel).
Ma la discriminante che ha sempre dettato il successo o il fallimento della serie Trails, o The Legend of Heroes, sta in una sola cosa: la storia. Tutto il comparto videoludico è sempre solido, con l’eccezione dell’estetica che può non garbare, ma è grazie alla storia e ai suoi personaggi che un Trails si differenzia come “migliore” o “peggiore” del precedente o successivo.
Trails in the Sky 2nd Chapter, sotto questo punto di vista, non delude, ma mentirei se non dicessi che ci mette troppo ad ingranare la marcia.

La conclusione (?) della saga di Liberl
Parto subito da un punto molto importante. Se siete tra quelle persone che han apprezzato Trails in the Sky 1st First ma avreste voluto una storia più completa, 2nd Chapter vi darà esattamente quello che volete. Nonostante esista un gioco chiamato Trails in the Sky the Third, la saga di Liberl e soprattutto la storia di Estelle e Joshua arriva ad una conclusione in questo capitolo.
Third è più un’enorme DLC con tanto fanservice, che funge da epilogo per i personaggi secondari di Sky e come prologo per la duologia di Crossbell e la pentalogia di Cold Steel. Se vi è capitato di leggere la mia recensione di Silent Hill f o il mio approfondimento sul creatore, Ryukishi07, avrete letto dell’esistenza dei “fandisk”, sequel molto semplici di visual novel venduti come bonus per i fan.
Third è un fandisk. Tutto questo per dirvi, Trails in the Sky 2nd Chapter ha già un grandissimo vantaggio come prodotto, sia standalone, sia in ottica dell’esperienza generale di un nuovo giocatore di Trails. Finisce. Già solo per questo, mi aspetto molti fan apprezzeranno più questo secondo atto rispetto al precedente, nonostante le basi messe da 1st Chapter siano importantissimo nell’ottica del successo di 2nd Chapter.
L’obiettivo della scrittura in questo gioco è quello di essere uno specchio al primo. Se il predecessore si basava su uno schema ricorrente pensato per introdurre due personaggi giocabili per capitolo, fino a radunarli tutti per il gran finale, questo mette in atto lo stesso per gli antagonisti.
Il risultato è…onestamente, un po’ raffazzonato. I capitoli sono molto più corti e soffrono un po’ di prevedibilità. Il problema è essenzialmente che il punto forte della scrittura di Sky sta nei dialoghi e nelle interazioni tra il cast. Tutto passa attraverso i personaggi, dalla costruzione di un legame emotivo indispensabile per essere interessato agli eventi, al worldbuilding sia di Liberl che del continente espanso di Zemuria.
Trails in the Sky 1st Chapter funziona perchè ha un cast molto carismatico e perché questo cast ha molto spazio per ha molto spazio dedicato al dialogare tra loro. Second Chapter, funziona per lo stesso motivo. I momenti migliori dell’esperienza, tolti gli ultimi due capitoli, vengono dagli eventi che sviluppano e arricchiscono i legami tra i personaggi giocabili.
Non importa che questi siano vecchi, come Tita e Agate, o nuovi, come il graditissimo arrivo di Kevin Graham, il gioco brilla quando si può concentrare sullo sviscerare i loro problemi e usarli per creare dei payoff emotivi da legare a qualsiasi conflitto sia in corso nella storia.
Tuttavia, per applicare questo stesso schema agli antagonisti, serve molta inventiva. Non puoi prendere un cattivone, metterlo nel party per 5-10 ore di gioco e poi avere un colpo di scena in cui tradisce tutti, perlomeno non per cinque volte di seguito.

Allora, l’obiettivo degli scrittori è quello di prendere i personaggi giocabili che han già avuto molto screentime nel primo gioco, come Olivier, Scherazarde, Joshua e Estelle, e presentare nuovi personaggi che fungano da loro rivali. L’idea è buona, l’esecuzione ha sia risultati eccezionali, sia risultati mediocri.
Da giocatore di lunga data della serie, il quale però ha cominciato con Cold Steel, mi sono sorpreso di come la rivalità incentrata su Olivier sia…dimenticabile. Nella saga di Erebonia, il personaggio creato per specchiare il bardo è tra i più memorabili e divertenti della saga, ma la sua prima apparizione mi ha un po’ deluso.
Posso dire una cosa simile della rivalità tra Zin e il suo vecchio compagno della scuola Taito, molto memorabile nell’attuale saga di Calvard. L’inizio della loro storia, trattato nel capitolo 2 di Trails in the Sky 2nd Chapter, è stato probabilmente il punto più basso dell’esperienza. Il loro primo scontro rimane troppo sul vago a livello di motivazioni e si conclude in modo molto anti-climatico e stupido nella presentazione.
Fortunatamente, la resa dei conti finale rimedia, ma a quello di arriveremo. Isolo questi due esempi negativi (che poi, sono tutti gli esempi negativi che ho) per arrivare al vero problema di The Second, un problema che condivide con il suo fratello minore Trails Into the Azure.
I capitoli di cui vi ho appena parlato sono rispettivamente il primo e il secondo. Durano molto meno dei successivi e molto, molto meno di quanto non durino i vari capitoli di 1st Chapter (un paio d’ore a testa contro una decina) ma non funzionano come una buona introduzione al gioco, specie considerando il prologo molto forte.
Essenzialmente, Trails in the Sky 2nd Chapter tira il freno a mano, prima di mettere la sesta. Dal terzo capitolo, il ritmo è molto migliore, la scrittura più interessante e in generale l’esperienza diventa molto memorabile, tuttavia non posso ignorare quanto poco abbia apprezzato capitolo 2, specie dopo un capitolo 1 solido ma non bellissimo.
L’Ouroboros che funziona.
Se da una parte ci sono le rivalità di Capitolo 1 e 2 che non partono benissimo, dall’altra ci sono i capitoli 3-4-6 che invece introducono (o sviluppano, nel caso di Joshua) delle dinamiche molto interessanti. I cattivi di Trails in the Sky 2nd Chapter fanno parte dell’organizzazione Ouroboros, una misteriosa unione della quale, anche al fronte dello scontro diretto, si sa veramente poco.
Questi personaggi sono divisi in due categorie: Enforcer e Anguis. Gli Enforcer sono agenti semi-liberi portati ad aiutare con i vari piani dell’organizzazione, gli Anguis sono gli studiosi che organizzano questi piani e chiedono approvazione per eseguirli alla “Grandmaster”, figura ancora più misteriosa dell’Ouroboros stesso.
Il primo Trails in the Sky rappresenta la fase uno del Gospel Plan, conclusasi con la liberazione del Reverie e la disattivazione della misteriosa struttura nascosta sotto il castello della capitale, Grancel. Trails in the Sky 2nd Chapter copre il resto del piano. L’organizzazione esce allo scoperto, prima con degli esperimenti, poi con una serie sempre più caotica di azioni imprevedibili.
Al centro del conflitto ci sono le figure del “Professore” e del Luogotenente Lorence, due personaggi introdotti in 1st Chapter. Nel ruolo di antagonisti principali, entrambi brillano. Il “Professore” è un bastardo come si sono visti raramente nella serie, carismatico nel suo essere costantemente irritante e senza alcuna qualità redentrice.

Una ventata d’aria fresca rispetto agli Anguis dei prossimi due grandi piani, molto più onorevoli e cavallereschi. A livello tematico, il “Professore” si scontra molto bene con il pregio principale di Estelle. Dove la protagonista è perennemente positiva e solare, anche al costo di essere immatura, l’antagonista è accecato dal nichilismo.
Sono due tipi di cecità opposti, con vantaggi e svantaggi esattamente contrari. Il loro scontro e l’eventuale risoluzione evidenzia chiaramente il tema ricorrente dell’intera saga, quello del cercare aiuto nelle persone attorno e la tesi per cui le difficoltà possono essere superate solo mettendo da parte le differenze e usando le connessioni tra le persone come propria forza.
Sia Estelle che il “Professore” capiscono questa verità ma il modo in cui vi ci interagiscono è completamente diverso, rendendo il loro scontro memorabile. Tralaltro, Estelle è talmente positiva che ha non uno, ma due antagonisti diretti specificatamente a lei.
Anche l’altro antagonista è molto memorabile, tanto che diventerà uno dei personaggi più amati della saga da qui a Horizon. Non mi dilungo troppo su questo conflitto, è veramente impossibile parlarne senza spoiler, ma lo apprezzerete sicuramente se siete fan di Estelle.
Anche il personaggio di Lorence (a cui mi riferisco col nome del primo gioco per non spoilerare) è molto ben gestito, per quanto penso sarà molto più impattante per un nuovo giocatore piuttosto che per uno che ha già giocato altri Trails, in quanto è un tipo di antagonista abbastanza comune nella saga.

Meglio di First?
In linea di massima, Trails in the Sky 2nd Chapter riesce ad essere una storia più avvincente rispetto al predecessore, nonostante due capitoli e due antagonisti che non sono riusciti benissimo. Questo anche grazie ad un atto finale mastodontico e molto ben realizzato, dove persino i due Enforcer mal presentati riescono a brillare.
In particolare, lo scontro tra Zin e il suo rivale, alla fine riesce ad essere molto memorabile, nonostante sia il rapporto peggio introdotto del gioco. Tuttavia, non so se la storia di Second sia considerabile “migliore” rispetto a quella di First, questo perché i due giochi rappresentano due facce opposte della medaglia narrativa della saga.
Sky 1st Chapter è un titolo ben fatto, con dialoghi divertenti, un cast memorabile ma al contempo un ritmo molto lento e pochi climax. Solido, ma si prende pochi rischi. Trails in the Sky 2nd Chapter perde un po’ di brio nell’interazione tra il cast principale, perché c’è meno tempo per concentrarsi su quello, e ha un problema di ripetitività tra alcuni capitoli.
Di contro espande il mondo rendendolo molto più interessante, ha un ritmo decisamente più veloce e ha diversi climax narrativi, bossfight avvincenti e payoff ai dilemmi introdotti dal primo atto, riuscendo al contempo a lasciare delle intrigantissime briciole per introdurre Erebonia e North Ambria.
Entrambi gli approcci son ben eseguiti. Non siamo nel caso di giochi come i Cold Steel, dove i capitoli lenti e solidi sono molto meglio realizzati di quelli successivi. Quindi quale dei due atti preferiate dipenderà moltissimo dal vostro gusto. Personalmente, mi trovo a preferire 2nd Chapter, per quanto riconosco non sia il miglior “secondo Trails”, titolo che continua ad andare ad Azure, il quale è essenzialmente una versione migliorata di Sky 2nd Chapter.
Va bene la storia, ma il resto?
Ovviamente, un gioco non è solo la sua storia ma il motivo per cui mi son concentrato così a lungo su di essa è perché…sul resto avrei solo da ripetermi! Trails in the Sky 2nd Chapter si presenta come un JRPG a turni, con leggerissime meccaniche da JRPG tattico, molto divertente e ben equilibrato.
Si tratta di una continuazione molto semplice e poco innovativa rispetto al primo gioco. Le meccaniche sono le stesse, ad essersi evoluta è la personalizzazione delle build, ora con molte più gemme per creare combinazioni molto più forti.
Di contro, i boss sono stati enormemente potenziati, con tanti nemici in grado di ri-alzarsi dopo essere andati KO e delle Rage Mode molto più pericolose. Nonostante la mia esperienza con la saga e il mio aver puntato su una build full Craft, di solito estremamente potente, il gioco è riuscito a mettermi in difficoltà fino alla fine, con il dungeon finale che mi ha riservato qualche meritato game over.
Sistema di combattimento completamente promosso, per quanto mi aspetto di vedere opinioni contrastanti sull’abilità di auto-risuscitazione di alcuni nemici. A livello grafico, questo remake è una goduria. Considerando le risorse limitate di Falcom, non potevano puntare sul rendere tutto bellissimo, ma han fatto un buon lavoro per rendere la visione d’insieme molto gradevole, riuscendo al contempo a dare il tutto per tutto nell’animazione delle craft.
Ogni abilità è molto ben realizzata, con personaggi molto espressivi e stilosi. Per chi vorrà tornare su Sky, questi due remake sono praticamente perfetti. Un particolare merito alla realizzazione del dungeon finale, estremamente affascinante e probabilmente il mio nuovo dungeon finale preferito della serie, perlomeno a livello estetico.
Di contro, continuo a pensare che la musica sia buona, con alcune tracce eccezionali come Silver Will, ma lontana dai picchi della serie. Non la considererei un difetto, se avessi molto altro da criticare, ma fatto sta che Trails in the Sky 2nd Chapter è veramente ben realizzato e quando tutto va bene, le parti più deboli spiccano di più.
Mi chiedo se anche i due capitoli più deboli di cui ho parlato prima non mi urtino particolarmente proprio perchè il resto va dall’ottimo all’eccezionale. Una cosa è certa, se posso permettermi di scrivere così tanto su dei problemi che in altri giochi nemmeno noterei, significa che l’esperienza generale è davvero speciale.
Trails in the Sky 2nd Chapter Recensione PS5 di un remake al limite della perfezione di un gioco che è al limite della perfezione. Al di fuori di un paio di capitoli un po’ lenti, ma allo stesso tempo molto corti, c’è poco che riesco a criticare a questo titolo. Se la vostra avventura con Trails inizia da qua, mi aspetto che adorerete l’arco di Liberl e non mi stupirei se lo consideraste un gioco da 10. Io personalmente, non posso evitare di paragonarlo ad un altro titolo molto simile, Trails to Azure e pensare di aver preferito quest’ultimo. Essenzialmente, un gioco quasi perfetto che non risulta “meno” di altri per ragioni obiettive, ma puro gusto personale. Imperdibile per i fan dei JRPG.
Trails in the Sky 2nd Chapter è un remake pressoché perfetto
Pro
- Un remake pressoché perfetto
- Animazioni in combattimento magnifiche
- Storia avvincente e ben scritta
- Buona colonna sonora
- Sistema di combattimento divertente
Contro
- Un paio di capitoli troppo lenti
- Colonna sonora meno memorabile di altri Trails