Kusan City of Wolves – Recensione

Recensito su PlayStation 5

Editoria & Trasparenza

Codice digitale fornito gratuitamente dal produttore/editore per fini editoriali.

Kusan City of Wolves Recensione 5

Esistono soluzioni diverse per risolvere un problema. Alcune persone scelgono la diplomazia, altre il confronto, altre ancora provano semplicemente a ignorarlo nella speranza che questo sparisca da solo. Ci sono delle situazioni, poi, in cui ci si ritrova all’interno di una metropoli cyberpunk piena zeppa di individui armati e criminali tecnologici. In quei casi, Kusan City of Wolves sceglie senza dubbi il pugno.

Gli action top-down basati su stanze chiuse e strette e combattimenti ad alta intensità hanno costruito negli anni una filosofia molto precisa in cui il giocatore entra in un ambiente, osserva il pericolo, compie una serie di azioni perfette (o quasi) e accetta che, molto probabilmente, qualcosa andrà storto e morirà. La morte non rappresenta quindi una punizione, ma una fase del processo di apprendimento.

Kusan City of Wolves, sviluppato da CIRCLEfromDOT e pubblicato da PQube, guarda inevitabilmente a Hotline Miami e alla tradizione degli action dall’alto caratterizzati da livelli brevi, morte frequente e una continua ricerca della perfezione. Tuttavia, invece di puntare principalmente sulla strategia e sulla pianificazione, costruisce la propria identità attorno al combattimento corpo a corpo, trasformando il pugno nel vero protagonista dell’esperienza.

Dopotutto, il successo di Hotline Miami ha trasformato questa formula in un vero e proprio punto di riferimento per gli appassionati del genere. Il titolo di Dennaton Games ha dimostrato come pochi elementi ben calibrati posso bastare a creare un’esperienza particolarmente intensa, composta da una visuale dall’alto, una grande attenzione al posizionamento, armi sempre più letali e livelli costruiti per essere rigiocati fino a raggiungere la perfezione.

Kusan City of Wolves Recensione

Kusan City of Wolves senza mezzi termini

Come il genere richiede, il sistema di combattimento rappresenta il cuore di Kusan City of Wolves. Il protagonista dispone inizialmente di una meccanica apparentemente semplice: un pugno. Tale scelta, che potrebbe sembrare inizialmente limitata e poco bilanciata rispetto al variegato armamentario nemico, considerando anche la quantità di giochi che hanno cercato di costruire sistemi di combattimento sempre più complessi, funziona, eccome.

Premendo rapidamente il pulsante dedicato (R1 nel mio caso) è possibile eseguire un colpo immediato e reattivo, mentre mantenendolo premuto il pugno può essere caricato per ottenere maggiore potenza. Questa seconda possibilità richiede circa uno o due secondi di preparazione, rallentando leggermente il ritmo del gioco ma risultando coerente con la necessità di scegliere il momento giusto per agire.

Il pugno, da mero strumento offensivo, diventa nel corso dell’esperienza una vera e propria estensione del protagonista, un mezzo che può essere utilizzato sì per colpire ma anche per sfruttare (e disintegrare completamente) l’ambiente circostante e persino per interagire con alcuni oggetti dello scenario, come scatoloni da lanciare contro i nemici.

Per rendere più completo il combattimento, il gioco permette l’utilizzo di un coltello da lancio, componente che diventa fondamentale per spezzare la distanza dagli avversari e alternare combattimenti ravvicinati con attacchi dal medio raggio. Questa combinazione rende gli scontri molto più dinamici ed evita che l’esperienza si trasformi in una semplice rissa da bar sulla falsa riga di un Bud Spencer qualsiasi.

Sono presenti anche diverse armi da fuoco, tra cui pistola, balestra, fucile a pompa e revolver. Ogni arma possiede caratteristiche differenti, percepibili nella velocità di utilizzo, nella pesantezza e nella gestione delle munizioni. Il gioco non incentiva il ricorso spasmodico alle stesse poiché, in alcuni livelli soprattutto, la scarsità di proiettili rende impossibile affidarsi esclusivamente alle armi da fuoco.

La scelta di non inserire una mira libera (quanto meno in via automatica) si dimostra corretta. In Kusan City of Wolves gli eventi si susseguono a una velocità elevata e gestire manualmente ogni singolo colpo avrebbe probabilmente trasformato ogni stage in un concentrato di frustrazione. La mira automatica permette, al contrario, di concentrarsi principalmente sul movimento e sul posizionamento, con un occhio alla distribuzione nella mappa degli avversari.

Kusan City of Wolves Recensione 2

Non manca inoltre un sistema di parry legato esclusivamente al pugno. Si tratta di una meccanica non semplice da padroneggiare (a tratti impossibile) durante gli scontri più concitati, vuoi perché lo schermo viene invaso da nemici e attacchi simultanei, vuoi perché la finestra di parry non è così ampia. Contro i boss, però, diventa quasi fondamentale, avvicinando sensibilmente il gioco al mondo soulslike.

Difatti, è proprio in questi scontri che Kusan City of Wolves cambia leggermente volto. La morte quale parte del processo di apprendimento è sì l’elemento principe del genere, quasi a voler avvicinarsi all’esperienza dei vecchi cabinati arcade. Eppure, contro i boss, l’errore permette di conoscere meglio i pattern dell’avversario e prepararsi alla successiva occasione.

Uno degli aspetti più riusciti del gioco è infatti la facilità di transizione tra vita e morte. La regola è semplice: se vieni colpito, muori istantaneamente. Se colpisci un nemico, muore lui. Un sistema estremamente equilibrato, almeno fino al momento in cui si realizza che dall’altra parte dello schermo ci sono molte più persone interessate alla seconda opzione.

Kusan City of Wolves salva automaticamente dopo aver superato un piano degli edifici assaltati, ma ogni area deve essere completata senza commettere alcun errore. Il reset è rapido e dopo una sconfitta si torna immediatamente all’azione, questa volta armati di maggiore conoscenza sulle posizioni nemiche e sulla disposizione della mappa.

Tuttavia, imparare un livello a memoria non è sufficiente per garantire il successo. I nemici possono muoversi in modo leggermente diverso rispetto al tentativo precedente e potrebbero alternarsi fra di loro durante l’attacco. Esiste quindi una componente di imprevedibilità che impedisce agli stage di trasformarsi in semplici sequenze da imparare e ripetere meccanicamente.

Per ottenere punteggi elevati, e arrivare al massimo possibile, è necessario concatenare continuamente gli attacchi, sia con armi da fuoco sia attraverso il combattimento corpo a corpo. La stretta finestra temporale per mantenere la combo obbliga il giocatore a muoversi costantemente e spesso richiede anche improvvisazioni frenetiche piuttosto che previsione durante l’attacco.

Kusan City of Wolves – Recensione 3

Qualità della IA nemica e un sistema di crescita peculiare

A proposito di intelligenza artificiale dei nemici, si deve sottolineare il buon lavoro svolto dal team di sviluppo nel proporre una difficoltà complessivamente bilanciata. Pur senza comportamenti particolarmente avanzati, gli avversari riescono a mantenere sempre alta la pressione durante lo stage, seguendo rapidamente il giocatore all’interno delle stanze e punendo ogni minimo errore.

Uno degli aspetti più positivi è la capacità dei nemici di adattarsi agli ambienti. Difatti, raramente questi rimangono bloccati contro pareti o ostacoli, ma cercano percorsi alternativi per raggiungere il più velocemente possibile il protagonista. Non mancano, però, alcune situazioni più imprevedibili, soprattutto durante le sezioni ambientate in strada con automobili in movimento.

In questi momenti può capitare che alcuni nemici vengano travolti dai veicoli presenti nello scenario, trasformando, nella pratica, un potenziale ostacolo per il protagonista in un alleato completamente involontario. Sono proprio le sezioni ambientate all’aperto a rappresentare alcuni dei momenti più eccentrici di Kusan City of Wolves. Come detto, il traffico diventa un’ulteriore minaccia da gestire, i nemici arrivano da più direzioni e lo spazio aperto tende a modificare il ritmo rispetto ai combattimenti all’interno degli edifici.

Il caos aumenta ma è sempre un caos leggibile per il giocatore, che obbliga sì a prendere decisioni rapide senza mai però perdere completamente il controllo della situazione. Ancora più riuscite risultano le sequenze in sella alla moto, una parentesi (breve, ahimè) che richiama apertamente il fascino dei vecchi cabinati arcade. Considerata la loro qualità, avrebbero meritato di essere riproposte con maggiore frequenza nel corso dell’avventura.

La progressione rappresenta uno degli elementi più interessanti dell’esperienza e che permette una massima personalizzazione. Il sistema di potenziamenti utilizza una struttura basata su tessere da sbloccare spendendo denaro e materiali raccolti durante le partite e da inserire all’interno di una griglia chiusa. Il giocatore non può semplicemente equipaggiare ogni miglioramento sbloccato, perché lo spazio a disposizione è limitato.

Questo obbliga a scegliere attentamente quali potenziamenti utilizzare e quali sacrificare, creando una componente strategica che si integra perfettamente con la natura arcade del gioco, a seconda anche dello stage che deve affrontare (o del boss da sconfiggere). Le tessere possono inoltre essere ottimizzate riducendone le dimensioni attraverso la spendita di componenti da trovare nella mappa.

In ultimo, il sistema di valutazione finale, con voti che vanno da C fino a SS, rappresenta il primo incentivo alla rigiocabilità. Completare un livello non è mai davvero la fine dell’esperienza, perché una valutazione semplicemente positiva porta inevitabilmente al desiderio di migliorare il proprio punteggio. Tutto quindi assume rilevanza per determinare il punteggio, tempi, combo e pulizia dell’esecuzione.

Kusan City of Wolves Recensione 4

Il neon di Kusan a chiudere 

Entrare in Kusan City of Wolves non è molto diverso dal risvegliarsi in una stanza le cui pareti si restringono progressivamente, una sorta di condanna cromatica che si veste da noir e che costringe a guardare dritto nell’oscurità di una metropoli cyberpunk in cui il nero non è più esclusivamente un colore ma rappresenta l’ombra che si cala sulla città.

L’impatto estetico è quello di una graphic novel sporca, dove il contrasto violento tra l’oscurità e l’elettricità dei neon rosa, viola e giallo disegna un mondo che sembra esistere solo per mettere alla prova il protagonista. Le onomatopee che esplodono a schermo, come “WHOOSH” o “CHOKE”, non sono semplici decorazioni, ma diventano le trascrizioni dell’azione frenetica che si manifesta.

Quando il controllo passa nelle tue mani, la città cambia pelle e rivela pixel art meticolosa, pulita, carica di dettagli che vanno dalle superfici riflettenti agli oggetti pronti a frantumarsi sotto i tuoi colpi. Si percepisce una coerenza incredibile tra le sequenze narrative e il gioco vero e proprio e la sensazione è quella di muoversi in un organismo in cui ogni dettaglio è stato curato dal team di sviluppo.

La pulizia della pixel art non ha soltanto una funzione estetica, ma anche pratica. La palette cromatica e il contrasto tra gli elementi presenti a schermo permettono di distinguere sempre con precisione munizioni, armi, oggetti dello scenario e nemici, riuscendo a mantenere elevata la leggibilità anche durante gli scontri più frenetici.

Il tutto si combinata con una colonna sonora composta dall’artista hip-hop Loptimist, la quale non si limita ad accompagnare il giocatore ma lo tallona come un’ombra durante ogni fase di gioco. È un battito rap e cyberpunk che accelera insieme al gameplay, mutando ritmo negli scontri con la puntualità di un ingranaggio perfetto.

A livello sonoro, ogni sparo e ogni pugno possiedono un’identità così definita da restituire al giocatore una sensazione di peso fisico brutale, come se ogni colpo ricevuto costituisse una colpa da espiare nel proprio corpo e ben si inseriscono in quella che è l’atmosfera sonora complessiva che viene riprodotta di sottofondo.

Kusan City of Wolves non intende quindi stravolgere le leggi del genere, preferendo costruire una prigione di acciaio perfettamente oliata, in cui l’equilibrio tra il caos degli scontri e la precisione dei comandi è assoluto. Certo, si avverte qualche incertezza, come una varietà di scenari che non sempre stupisce o alcuni stage, come le sezioni in moto, che risultano mozzati rispetto all’esperienza complessiva.

Eppure, è un’esperienza che ti lascia addosso la sensazione di aver lottato contro un meccanismo più grande di te, dimostrando che, anche all’interno di una formula ormai consolidata, esiste ancora spazio per trovare una propria identità. Lo fa rinunciando a rincorrere la spettacolarità fine a sé stessa e affidandosi invece a un combat system solido e a una progressione intelligente. Un mix tra brutalità e raziocinio, tra la sete di vendetta e la necessità di ponderare ogni azione.

8.5
Kusan City of Wolves trova il proprio equilibrio in un combat system convincente, una direzione artistica di carattere e un ritmo che non concede tregua. Un action capace di valorizzare ogni sua meccanica, trasformando precisione e adattamento nei veri strumenti del divertimento.

Pro

  • Combat system immediato e soddisfacente
  • Ottimo ritmo degli scontri
  • Progressione ben strutturata grazie al sistema delle tessere
  • Direzione artistica di grande personalità, con una pixel art curata e un’estetica cyberpunk/noir molto riconoscibile.
  • Rigiocabilità infinita degli stage grazie al sistema di valutazione

Contro

  • Alcune idee interessanti vengono sfruttate poco, come le sezioni in moto che risultano troppo brevi rispetto al loro potenziale.
  • Il sistema di parry non sempre convince, soprattutto negli scontri più caotici dove la finestra di risposta appare troppo stretta.
  • La varietà di ambientazioni non è sempre all’altezza, con alcuni scenari che rischiano di risultare poco sorprendenti.
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