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In questo articolo
  1. Okko The Exiled - Recensione PC - un viaggio nella terra dei demoni
  2. Un combat system che cresce insieme a voi
    1. Sentire il battito per colpire forte
  3. Boss fight: il vero banco di prova
  4. Esplorare Kutala tra platform e segreti
  5. Una pixel art che sa farsi guardare
  6. Conclusioni

Chi, come me, ha vissuto buona parte degli anni ’90 con un controller tra le mani ricorderà bene quanto gli action platform fossero praticamente ovunque. Era un genere capace di assumere mille forme diverse, ma che spesso partiva da ingredienti molto semplici: livelli a scorrimento, salti, nemici da affrontare e boss ad attenderci alla fine del percorso.

Oggi quella formula non è certo scomparsa, ma è cambiata parecchio, assorbendo nel tempo elementi provenienti da metroidvania, action RPG e persino giochi ritmici. Okko The Exiled sembra nascere proprio dall’incontro tra queste due epoche.

Il nuovo progetto di Frozen Flame Interactive, piccolo studio fondato nel 2017 da Matthew Strnad, recupera l’immediatezza degli action platform di una volta e prova a reinterpretarla attraverso una progressione più moderna.

Pubblicato da Eastasiasoft e disponibile da oggi, 30 settembre, su PC, ci porta nella terra demoniaca di Kutala con combattimenti, esplorazione, sezioni platform e grandi boss, ma soprattutto con un combat system che cresce insieme al protagonista, tra nuove abilità, combo e una curiosa meccanica legata al battito del cuore.

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Le avventure di Okko The Exiled iniziano da qui, The Old Throne.

Okko The Exiled – Recensione PC – un viaggio nella terra dei demoni

Al centro dell’avventura troviamo naturalmente Okko. Dopo mille anni trascorsi nell’ombra, il protagonista impugna nuovamente il Mighty Fang e parte alla volta di Kutala con un obiettivo tutt’altro che semplice: sconfiggere uno dopo l’altro i signori della regione, arrivare al Demon Lord Yalda e ristabilire il collegamento tra il suo mondo isolato e i cieli, adempiendo così a un antico giuramento.

La premessa narrativa serve soprattutto a dare un contesto al viaggio e alla successione delle diverse zone. Kutala non rappresenta infatti soltanto un fondale sul quale combattere, ma un piccolo mondo fantasy costruito attorno a creature demoniache, personaggi eccentrici e luoghi che invitano all’esplorazione.

Un ruolo importante viene ricoperto da The Old Throne, l’area hub nella quale Okko può incontrare diversi alleati, acquistare oggetti, recuperare informazioni e potenziare le proprie capacità. Anche questo luogo nasconde alcuni segreti, contribuendo a spezzare la progressione lineare tipica di molti platform a scorrimento.

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L’esplorazione è abbastanza lineare ma non povera di insidie

Un combat system che cresce insieme a voi

Nelle prime battute potreste persino sottovalutare il sistema di combattimento. Okko dispone inizialmente di un repertorio piuttosto essenziale e gli avversari delle prime zone non oppongono una resistenza tale da costringervi a studiare particolari strategie. Proseguendo nell’avventura, però, il gioco comincia ad aggiungere un pezzo dopo l’altro e vi invita gradualmente ad abbandonare l’approccio più elementare.

Gli avversari possono essere lanciati in aria, raggiunti e colpiti nuovamente prima che tocchino terra. Potete rimbalzare sulle loro teste attraverso gli attacchi verso il basso, deviare determinate offensive e utilizzare la posizione dei nemici per continuare a muovervi sul campo. Più che sulla quantità assoluta delle mosse, il combat system lavora sulla possibilità di concatenarle e mantenere una certa continuità durante lo scontro.

Ed è qui che entra in gioco la progressione. Sconfiggendo i vari boss, Okko ottiene nuove abilità che modificano concretamente sia il combattimento sia l’esplorazione. Lo scatto rende immediatamente il protagonista più agile e permette di sottrarsi rapidamente a un’offensiva per tornare subito all’attacco.

Il doppio salto amplia invece le possibilità nelle sezioni platform, ma diventa altrettanto utile in battaglia per correggere una traiettoria o guadagnare altezza. L’uppercut aggiunge infine un nuovo tassello alle combo, permettendovi di scagliare un nemico verso l’alto e seguirlo per continuare l’offensiva in aria.

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Il combat system risulta divertente anche contro i nemici base

Sono capacità piuttosto semplici se considerate singolarmente, ma funzionano perché vengono progressivamente integrate all’interno dello stesso sistema. Dopo qualche ora vi ritroverete così a scattare verso un avversario, lanciarlo con un uppercut, raggiungerlo con il doppio salto e continuare a colpirlo prima di utilizzare un secondo nemico come punto di appoggio.

La differenza tra l’Okko delle prime fasi e quello che controllerete più avanti è evidente, e la sensazione di crescita passa soprattutto attraverso il controller anziché essere affidata esclusivamente all’aumento delle statistiche. A completare l’arsenale ci pensano le anime di fuoco, sfere infuocate che Okko può evocare per attaccare dalla distanza.

Il corpo a corpo rimane comunque centrale, ma avere un’opzione offensiva a distanza permette di mantenere la pressione quando avvicinarsi non è conveniente e soprattutto aggiunge un’ulteriore possibilità alle combo.

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Battere i Boss equivale a sbloccare diverse abilità per Okko che facilità esplorazione e combattimento

Sentire il battito per colpire forte

La meccanica che caratterizza maggiormente il sistema rimane però quella legata al battito cardiaco di Okko. Attraverso la Heart Energy è possibile entrare nella Focus Mode e, una volta attivata, dovrete sincronizzare i vostri attacchi con il battito del protagonista. Colpendo con il giusto tempismo aumenterete l’efficacia delle offensive e riuscirete a superare più facilmente alcune difese nemiche.

Non si tratta quindi del classico potenziamento temporaneo da attivare e dimenticare. Il gioco vi chiede di modificare momentaneamente il vostro modo di combattere, passando dalla frenesia delle combo alla necessità di trovare un ritmo preciso.

È una buona idea e soprattutto una meccanica capace di dare una propria identità al combat system, anche perché durante le boss fight vi troverete a dover seguire il battito mentre cercate contemporaneamente di interpretare gli attacchi avversari.

Peccato che non sia sempre comunicata nel migliore dei modi. Quando lo schermo si riempie di effetti, nemici e animazioni, mentre la colonna sonora continua a fare il proprio lavoro, individuare il ritmo corretto può risultare meno intuitivo del necessario. Un feedback più evidente avrebbe probabilmente aiutato, soprattutto durante le prime ore.

Qualche rigidità emerge anche nella concatenazione delle mosse. Alcuni attacchi interrompono il movimento di Okko più bruscamente di quanto ci si aspetterebbe e il rimbalzo sui nemici richiede un minimo di pratica prima di risultare naturale.

Non sono problemi tali da compromettere il sistema, ma considerando quanto il gioco punti sulla continuità tra movimento e combattimento, si tratta di piccole imperfezioni che inevitabilmente si fanno notare.

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Andare a segno con i colpi tramite il battito cardiaco vi permetterà di fare critico a ripetizione

Boss fight: il vero banco di prova

È soprattutto davanti ai boss che tutte queste meccaniche trovano finalmente lo spazio necessario per esprimersi. Gli avversari principali sono generalmente più grandi dei nemici comuni e costruiscono gli scontri attorno a pattern da riconoscere, finestre offensive e momenti nei quali è necessario capire quando allontanarsi.

Qui non basta semplicemente continuare ad attaccare. Scatto e doppio salto diventano fondamentali per evitare alcune offensive, mentre la Focus Mode richiede di scegliere attentamente il momento in cui rischiare qualcosa in più. Anche uppercut e attacchi a distanza trovano una maggiore utilità, soprattutto quando il boss concede poco spazio per il combattimento ravvicinato.

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In Okko The Exiled abbiamo due tipi di boss, quelli dei livelli minori, tosti e vari

Sono proprio questi scontri a mostrare il potenziale del sistema, ma evidenziano contemporaneamente uno dei limiti dell’avventura: i nemici comuni raramente vi costringono a utilizzare davvero tutto quello che avete imparato. Diverse creature possiedono pattern abbastanza semplici e, una volta compreso come affrontarle, possono essere eliminate affidandosi alle soluzioni più efficaci.

In altre parole, Okko The Exiled vi consegna progressivamente una bella cassetta degli attrezzi, ma non sempre costruisce situazioni che vi obblighino ad aprirla completamente. Utilizzare combo elaborate diventa spesso una scelta del giocatore più che una necessità, ed è un peccato perché quando il gioco decide realmente di mettervi alla prova dimostra che il sistema possiede una buona profondità.

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E poi ci sono le Divinità, le vere sfide da affrontare

Esplorare Kutala tra platform e segreti

Le nuove capacità non servono esclusivamente durante i combattimenti. La progressione modifica anche il modo in cui attraversate Kutala e alcune zone assumono un significato differente dopo aver ottenuto scatto e doppio salto.

Durante l’esplorazione incontrerete piattaforme inizialmente irraggiungibili, percorsi secondari e oggetti che invitano a tornare sui propri passi. Non siamo davanti a una struttura particolarmente complessa, ma il gioco riesce a utilizzare le capacità acquisite per dare un minimo di profondità alle mappe e impedire che tutto si riduca a un semplice percorso da sinistra verso destra.

Tra una zona e l’altra si torna all’Old Throne, che funziona come hub centrale dell’avventura. Qui potete incontrare diversi personaggi, acquistare ciò che vi serve e prepararvi prima di ripartire. La struttura concede così qualche pausa tra le sezioni più movimentate e contribuisce a dare al viaggio di Okko una sensazione di progressione più marcata.

Il platform rimane generalmente accessibile e raramente raggiunge livelli di difficoltà particolarmente elevati. Alcune sezioni sfruttano bene le capacità ottenute, mentre altre risultano più convenzionali. Anche qui la leggera rigidità di alcuni movimenti può farsi sentire, soprattutto quando il gioco pretende di concatenare rapidamente salti, rimbalzi e attacchi.

Una pixel art che sa farsi guardare

Se il combat system rappresenta il cuore dell’esperienza, la pixel art è sicuramente ciò che catturerà per primo la vostra attenzione. Okko The Exiled è davvero piacevole da vedere, soprattutto quando il protagonista entra in azione.

Le animazioni accompagnano bene uppercut, rimbalzi, attacchi e combo aeree, dando a Okko una personalità che difficilmente sarebbe emersa con un comparto visivo più essenziale. Anche i boss sfruttano molto bene questa impostazione, occupando porzioni importanti dello schermo e dando agli scontri principali un impatto nettamente superiore rispetto alle battaglie contro i nemici comuni.

Kutala alterna scenari colorati, creature demoniache e personaggi eccentrici mantenendo una buona coerenza visiva. Non tutte le aree riescono però a sorprendere allo stesso modo e qualche ambiente avrebbe beneficiato di una maggiore varietà, soprattutto considerando quanto tempo trascorrerete esplorando e tornando in alcune zone.

Nel complesso, però, il comparto artistico rimane uno degli aspetti più riusciti della produzione e contribuisce parecchio a dare personalità a un’avventura che, sul piano strutturale, percorre spesso strade già conosciute.

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Alcune ambientazioni sono davvero stupefacenti

Conclusioni

Se amate gli action platform 2D, Okko The Exiled vi sembrerà inizialmente piuttosto familiare. Frozen Flame Interactive non cerca di rivoluzionare il genere e molte delle sue idee affondano le radici in meccaniche che abbiamo incontrato numerose volte. La differenza la fa il modo in cui queste vengono progressivamente messe insieme.

Il combat system cresce insieme a Okko e diventa sensibilmente più divertente quando scatto, doppio salto, uppercut, anime di fuoco e Focus Mode iniziano a dialogare tra loro. Il sistema del battito cardiaco rappresenta l’elemento più personale del pacchetto e riesce ad aggiungere una componente ritmica interessante, soprattutto durante le boss fight.

Rimangono alcune rigidità nei movimenti, una leggibilità non sempre perfetta della Focus Mode e soprattutto nemici comuni che diventano prevedibili troppo velocemente, finendo per sfruttare solo in parte le numerose possibilità offensive concesse al giocatore.

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Una storia semplice ma profonda

La storia accompagna il viaggio senza lasciare particolarmente il segno, mentre l’esplorazione svolge bene il proprio compito senza raggiungere la complessità delle produzioni più ambiziose del genere.

Disponibile da oggi, 30 settembre, su PC, Okko The Exiled rimane comunque una piacevole sorpresa. Non perché inventi qualcosa di completamente nuovo, ma perché sotto la sua bella corazza di pixel nasconde un action più tecnico e ragionato di quanto possa sembrare inizialmente.

Avrei voluto qualche situazione in più capace di mettere davvero alla prova tutte le capacità di Okko, ma quando combattimento, movimento e battito cardiaco riescono a trovare lo stesso ritmo, l’avventura di Frozen Flame Interactive mostra senza difficoltà il meglio di sé.

7Buono
Il voto di GameSource

Un action platform dal cuore pulsante

Pro
  • Combat system più profondo di quanto sembri
  • Progressione delle abilità ben integrata nel gameplay
  • Pixel art e animazioni molto curate
Contro
  • Nemici comuni spesso troppo prevedibili
  • Qualche rigidità nei movimenti e nelle combo
  • Meccanica del battito non sempre chiarissima
Recensito su PC
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L'autore

Appassionato di videogiochi dalla tenera età di cinque anni, partendo dal mitico Commodore 64 non ho mai mancato una generazione videoludica. Oltre ai videogiochi, sono anche appassionato di manga e anime, dilettandomi anche con il disegno. Insomma, un nerd fatto e finito.

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