The Rain

Evita la pioggia se vuoi sopravvivere.

Così il trailer lanciato da Netflix presenta The Rain, serie sci-fi di carattere thriller dall’ambientazione post-apocalittica. Niente dialoghi e crescente tensione in quaranta secondi per anticipare ciò che ci aspetta in primavera dalla prima produzione danese su cui Netflix ha investito, probabilmente sperando di replicare il successo della tedesca Dark.

Creata da Jannik Tai Mosholt, Esben Toft Jacobsen e Christian Potalivo i tre autori di cartoon per i più piccoli come Il grande orso e Kiwi og Strit, non si presentano in vesti totalmente inedite, ma rafforzano il loro legame in una serie che punta al mercato globale.

The Rain si apre in un mondo diverso da quello che conosciamo: un virus letale portato dalla pioggia ha quasi sterminato la popolazione scandinava. Due gemelli danesi, che hanno vissuto nella sicurezza del loro bunker per anni, decidono di uscire alla ricerca di altri sopravvissuti, esplorando quel che resta della loro terra, trasformata ma non disabitata. Ai due ragazzi si uniscono altri giovani sopravvissuti con cui viaggiare e lottare in un mondo dalle nuove regole, ma in cui i ragazzi ritrovano i sentimenti e le problematiche lasciate nel mondo di sei anni prima.

La storia si presenta così come qualcosa di più di un thriller o di un’opera sulle orme di The walking dead, in sé c’è anche lo spirito di un racconto di formazione stimolato da input e scenari diversi.
Nel cast troveremo Alba August (Reliance), Mikkel Boe Følsgaard (Il testamento), Lucas Lynggaard Tønnesen (Department Q: the keeper of lost causes), Lars Simonsen (The bridge, Brotherhood), Iben Hjejle (Dicte, Alta fedeltà), Angela Bundalovic (Dark horse), Sonny Lindberg (Il testamento), Jessica Dinnage (The Guilty – Il Colpevole), Lukas Løkken (One-Two-Three now!) e Johannes Kuhnke (Force majeure).

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L'autore

La mia prima e più grande storia d'amore si chiama Giappone ed è un sentimento tanto complesso che spazia dagli anime agli hosomaki, dallo shintoismo ai samurai, dai seiyuu al j-rock. Quando da adolescente poi vidi il making-off di Kill Bill con Quentin Tarantino che urlava "il sangue è arte!", capii di non aver mai capito niente di Cinema e di essermi nuovamente innamorata. Così Giappone e Cinema sono diventati i responsabili del mio scrivere, dei miei titoli universitari e del mio essere qui.

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